Sei anni fa gli Emirati Arabi Uniti normalizzarono le relazioni con Israele firmando gli Accordi di Abramo. Quattro anni fa il presidente israeliano, Isaac Herzog, ha effettuato una visita ufficiale negli Emirati Arabi Uniti.

• Inizialmente gli Emirati Arabi Uniti hanno cercato di sfuggire alle conseguenze della guerra contro l’Iran. Per questo, l’Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) ha spento i transponder delle proprie navi e, per sfuggire ai radar dei Guardiani della Rivoluzione, ha trasbordato il petrolio su petroliere straniere. In questo modo sarebbe riuscita a esportare sei milioni di tonnellate di greggio su quattro diverse navi.
Per fermare questo traffico, il 4 maggio l’Iran ha bombardato l’Emirato di Fujairah.

• Secondo il Wall Street Journal, all’inizio di aprile l’aviazione degli Emirati ha bombardato una raffineria sull’isola iraniana di Lavan. L’operazione era stata attribuita erroneamente agli Stati Uniti o a Israele, ma Teheran aveva risposto contro gli Emirati e il Kuwait. A oggi non risulta alcun’altra azione militare contro l’Iran da parte di uno Stato arabo.

• Il 13 maggio una nave battente bandiera panamense, la Namu, è stata attaccata al largo degli Emirati Arabi Uniti. Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (CNUDUM), un attacco a una nave è ritenuto atto di guerra contro lo Stato di cui batte bandiera e non contro lo Stato operatore, in questo caso la società sudcoreana HMM.

La nave è stata rimorchiata fino al porto di Dubai. Seul si guarda bene dall’accusare qualsiasi Stato. Secondo gli esperti, lo squarcio nello scafo sarebbe stato causato dal lancio di due droni.

• Il 12 maggio, durante una conferenza, l’ambasciatore degli Stati Uniti a Gerusalemme, Micke Huckabee, ha detto: «Posso spendere una parola di ammirazione per gli Emirati Arabi Uniti? Penso che gli Emirati siano un esempio. Sono stati i primi ad aderire agli Accordi di Abramo, ma guardate i vantaggi che ne hanno tratto.

Israele ha appena inviato loro batterie e personale del Duomo di Ferro per aiutarli a usarle. Come è possibile? Perché esiste un rapporto straordinario tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele, fondato sugli Accordi di Abramo».

• Il 13 maggio l’ufficio del primo ministro israeliano ha pubblicato un breve comunicato: «Nel bel mezzo dell’Operazione Leone Ruggente, il primo ministro Netanyahu si è recato in segreto negli Emirati Arabi Uniti, dove ha incontrato il presidente, sceicco Mohamed bin Zayed.

Questa visita ha portato a una svolta storica nelle relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti».

• Il 14 maggio il ministero degli Esteri degli Emirati ha pubblicato un comunicato: «Gli Emirati Arabi Uniti smentiscono le notizie che circolano riguardo a una presunta visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti, o sull’accoglienza di qualsiasi delegazione militare israeliana nel nostro Paese».

Gli Emirati Arabi Uniti ribadiscono che le loro relazioni con Israele sono pubbliche e condotte nell’ambito dei ben noti e ufficialmente dichiarati Accordi di Abramo; quindi, non sono frutto di accordi non trasparenti o non ufficiali. Di conseguenza, ogni affermazione relativa a visite inattese o accordi non resi noti è del tutto infondata, salvo annuncio ufficiale da parte delle competenti autorità degli Emirati Arabi Uniti.

Gli Emirati Arabi Uniti esortano i media a dare prova di accuratezza e professionalità, nonché ad astenersi dal diffondere informazioni non verificate o dal promuovere narrazioni politiche fuorvianti».

Traduzione
Rachele Marmetti