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Stranadinatura

@ardes30

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Ci vuole un fiore

Oggi non è stato un grande fiore ad attirare il mio sguardo.

È stata la verbena, con i suoi piccoli fiori viola, discreti e silenziosi. È stata lei a fermare il mio passo.

Da lontano era solo una macchia di colore. Ma più mi avvicinavo, più scoprivo un mondo nascosto. Ogni fiorellino aveva una propria delicatezza e, insieme agli altri, sembrava raccontare che la bellezza non nasce dall’essere soli, ma dal custodirsi a vicenda.

Li ho osservati uno a uno. Li ho fotografati, non per conservare un’immagine, ma per trattenere la sensazione che mi avevano regalato. Come se, allontanandomi, avrei perso qualcosa di importante.

Mi sono chiesta perché.

Forse perché, senza accorgermene, sto imparando a riconoscere una bellezza diversa. Quella che non ha bisogno di imporsi. Quella che non grida, ma aspetta semplicemente qualcuno disposto a fermarsi.

Mentre osservavo quei piccoli petali viola, ho avuto la sensazione di non stare guardando soltanto un fiore.

Stavo guardando una parte di me.

Quella che ha bisogno di rallentare. Che è stanca del rumore. Che desidera respirare senza dover dimostrare nulla.

Negli ultimi tempi ho cercato grandi risposte e cambiamenti evidenti. Eppure è stato un fiore minuscolo a ricordarmi che la vita si rivela nei dettagli. Non tutto ciò che conta fa rumore. A volte sussurra.

La verbena mi ha ricordato che la delicatezza non è fragilità. È una forma di coraggio. Il coraggio di fiorire senza cercare di essere al centro dello sguardo. Di essere discreti, senza diventare invisibili.

Forse questo incontro non riguarda il fiore.

Riguarda il mio modo di guardare.

Forse la mia anima mi sta chiedendo di rallentare. Di smettere di inseguire solo ciò che è grande o straordinario e di tornare a riconoscere il valore delle piccole cose. Un colore che cattura lo sguardo. Un fiore che danza nel vento. Un istante che non ha bisogno di spiegazioni per essere importante.

Porto con me questa immagine come un promemoria.

Se oggi mi sono fermata davanti alla verbena, forse è perché anche dentro di me sta sbocciando qualcosa di silenzioso. Qualcosa che non ha fretta di essere compreso, ma solo di essere accolto.

Perché, quando un’anima è pronta a ritrovarsi, basta un piccolo fiore per ricordarle la strada.

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Le luci della sera

Le luci della sera si adagiano sul prato, allungando ombre silenziose come sentieri del tempo.

Il sole, nascosto appena oltre gli alberi, lascia cadere sulla terra le sue ultime monete d’oro.

L’erba risplende di una luce gentile, ogni filo sembra custodire un frammento di cielo, mentre i tronchi e le fronde si vestono di riflessi che il giorno dona prima di partire.

Nel silenzio del parco tutto rallenta.

Le altalene riposano immobili, custodi discreti delle risate del pomeriggio, e attendono la notte come vecchi narratori che hanno terminato il loro racconto.

Le lunghe ombre attraversano il prato come dita leggere che accarezzano la terra e il vento porta con sé il profumo dell’erba tagliata, fresco e semplice come un ricordo felice.

Tra le chiome gli uccelli cantano ancora, ma le loro voci si fanno più dolci, più calme; sono i saluti del giorno che si chiude, il richiamo sereno verso i nidi nascosti tra i rami.

E mentre il cielo conserva il suo azzurro più limpido, la sera entra in punta di piedi, senza fretta, senza rumore, portando una pace che non si può trattenere tra le mani ma che riempie il cuore.

In quell’istante sospeso tra luce e notte, tra il gioco e il riposo, la natura sembra sussurrare: “Anche la fine del giorno può essere una forma di bellezza.”

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