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Stranadinatura

@ardes30

✍️🐦‍🔥🤲🏻🙏🏻💞

La geografia del dolore

Mi sono chiesta tante volte come si possa dormire dopo aver passato il giorno a distruggere qualcuno. Come si possano chiudere gli occhi sapendo di aver cercato il punto esatto in cui fare più male, preso una fragilità conosciuta, una paura confessata in un momento di fiducia, una ferita mostrata senza difese, e averla trasformata in un’arma.

Come si possa guardare una persona consumarsi lentamente e continuare a provocarla, umiliarla, farla dubitare di se stessa. Spingerla fino al limite e poi, quando finalmente esplode, indicarla e dire: «Vedete? È lei quella sbagliata.»

È una delle forme più crudeli di violenza: ferire qualcuno fino a farlo reagire e poi usare la sua reazione come prova della sua colpa.

E tu rimani lì, incredula, a chiederti come sia possibile che nessuno abbia visto tutto ciò che è accaduto prima di quell’ultimo istante.

Io sono stata stanca.

Stanca di dover spiegare ciò che sentivo. Stanca di difendermi da ferite che non avevo provocato. Ferite che non sanguinano, non lasciano lividi, non compaiono nelle fotografie. Eppure entrano lentamente dentro di te e si siedono nelle stanze più profonde dell’anima.

Stanca di sentirmi dire, in modi diversi, che ero troppo sensibile, troppo fragile, troppo emotiva, troppo difficile.

Quando, in realtà, stavo semplicemente cercando di sopravvivere a qualcosa che mi stava consumando.

La cosa più dolorosa non è stata soltanto essere ferita. È stato essere ferita proprio da chi avrebbe dovuto proteggermi. Da chi conosceva le mie debolezze perché gliele avevo affidate, le mie paure perché mi ero mostrata senza maschere, i miei punti più fragili perché avevo avuto il coraggio di fidarmi.

E forse è questo che fa più male: scoprire che la fiducia, nelle mani sbagliate, può diventare una mappa per arrivare al cuore.

Non immaginavi che un giorno qualcuno avrebbe imparato a memoria la geografia del tuo dolore, soltanto per sapere esattamente dove colpire.

Essere consumati lentamente è difficile da spiegare.

Non succede tutto in un giorno. Succede una parola alla volta, un silenzio alla volta, una provocazione alla volta. Una piccola umiliazione nascosta dentro una frase. Un gesto che ti fa dubitare di te. Un’accusa che ti costringe a difenderti per qualcosa che non hai fatto.

E tu resisti.

All’inizio resisti perché ami. Poi perché speri. Poi perché vuoi capire. Poi perché vuoi salvare ciò che resta.

E infine resisti soltanto perché non sai ancora come si fa a smettere di combattere per la propria vita interiore.

E allora ti domandi:

«Come ho potuto permettere che arrivasse così lontano dentro di me?»

Ma non eri debole.

Eri fiduciosa.

Non eri ingenua.

Eri capace di amare.

Non eri incapace di reagire. Stavi cercando disperatamente di non distruggere ciò che avevi costruito.

Hai sopportato perché speravi che l’amore potesse ancora riconoscere l’amore. Hai perdonato perché dentro di te c’era ancora una parte che aspettava di essere vista. Hai dato possibilità perché non volevi credere che una persona che avevi amato potesse diventare proprio il luogo da cui avresti dovuto proteggerti.

E questa è forse la parte che nessuno vede: mentre ti ferivano, tu continuavi a cercare una spiegazione che potesse salvare anche loro.

Persino quando avresti avuto mille ragioni per andartene, una parte di te continuava a chiedersi: «E se domani cambiasse?»

Ma il domani è arrivato.

E non ha cambiato loro.

Ha cambiato te.

Poi arriva un momento in cui qualcosa dentro si spezza. E finalmente inizi a smettere di essere ciò che gli altri hanno bisogno che tu sia.

Per molto tempo ho pensato di dover diventare diversa. Più forte. Più fredda. Più distante. Meno capace di sentire.

Poi ho capito.

Non devo diventare una persona che non può più essere ferita. Devo diventare una persona che, quando viene ferita, sa tornare a se stessa.

Perché io non sono le parole che mi sono state dette. Non sono le umiliazioni che ho subito. Non sono le accuse, le provocazioni, né il momento in cui ho perso la pazienza dopo essere stata spinta oltre ogni limite.

Io sono anche tutto ciò che è rimasto vivo nonostante tutto.

Sono quella parte di me che, mentre tutto crollava, continuava a cercare una finestra.

Sono la donna che ha pianto, ma non ha smesso di guardare avanti. Quella che ha avuto paura e ha continuato a camminare.

E allora raccogli la donna che eri prima di cominciare a dubitare di te.

Quella che rideva senza chiedersi se disturbasse. Quella che amava senza paura. Quella che entrava in una stanza senza domandarsi se fosse abbastanza. Quella che non aveva ancora imparato a chiedere permesso per esistere.

E lentamente torni.

Un giorno, forse senza nemmeno accorgertene, smetterai di chiederti perché qualcuno abbia scelto di farti male.

Perché alcune domande non meritano tutta la vita che consumano.

Non avrai più bisogno che la persona che ti ha spezzata sia anche quella che deve ricomporti.

Quel giorno non avrai bisogno di vendetta.

Avrai qualcosa di molto più grande:

la tua libertà.

Non tornerai quella di prima. Sarai diversa.

Più silenziosa davanti a ciò che non merita spiegazioni. Più attenta a chi lasci entrare. Più fedele a te stessa. Meno disposta a confondere l’amore con la sopportazione.

E finalmente capirai che non sei rinata quando qualcuno ha smesso di ferirti.

Sei rinata quando hai smesso di permettere a ciò che ti aveva ferita di decidere chi saresti diventata.

Allora raccoglierai i pezzi.

Non per ricostruire la donna che eri, ma per costruire, pezzo dopo pezzo, quella che nessuno potrà più convincere di non meritare la luce.

Perché dopo essere stata spinta così tante volte verso il buio, hai finalmente imparato una cosa:

non tutto ciò che viene spezzato è perduto.

A volte, proprio nelle crepe, entra la luce.

E questa volta,

la luce

la scegli tu.

Un mattino ti sveglierai e ti accorgerai che qualcosa è cambiato.

Non avrai dimenticato.

Ma non farà più rumore.

Il passato sarà ancora lì, ma non avrà più le chiavi di casa tua.

E guardandoti allo specchio non vedrai più una donna distrutta.

Vedrai una donna che è passata attraverso il fuoco senza diventare cenere.

E forse allora comprenderai che la tua rinascita non sarà diventare più dura.

Sarà diventare più vera.

Non chiuderai il cuore.

Lo proteggerai.

Non smetterai di amare.

Smetterai di tradire te stessa per essere amata.

Non diventerai fredda.

Diventerai libera.

E quando qualcuno proverà ancora a convincerti che sei troppo fragile, troppo intensa, troppo sensibile, troppo difficile da amare, sorriderai piano.

Perché saprai finalmente che la sensibilità non era la tua condanna.

Era la parte di te che è rimasta viva.

Quella che, nonostante tutto, ha continuato a sentire, a sperare, a cercare la luce.

E sarà proprio quella parte, quella che credevi distrutta, a prenderti per mano e portarti fuori.

Verso una vita che ancora non conosci.

Verso una casa interiore dove nessuno potrà più entrare con le scarpe sporche sul tuo cuore.

E lì, finalmente, respirerai.

Non perché il dolore non sia mai esistito, ma perché avrà smesso di decidere chi sei.

E allora potrai dirgli:

«Ti ho attraversato.

Mi hai cambiata.

Mi hai tolto molto.

Ma non mi hai tolto me.»

E sarà quello il giorno in cui capirai davvero di essere rinata.

Non quando avrai dimenticato ciò che ti è stato fatto, ma quando, guardando tutto ciò che è rimasto di te, scoprirai che la cosa più importante è ancora intatta:

la tua capacità di amare senza più abbandonare te stessa.

E quella volta, quando tornerai a casa dentro di te, non te ne andrai mai più.

🎶🫂💞

Vince chi molla

(Nicolò Fabi)

Lascio andare la mano

che mi stringe la gola

Lascio andare la fune

Che mi unisce alla riva

Il moschettone nella parete

L'orgoglio e la sete

Lascio andare le valigie

I mobili antichi

Le sentinelle armate in garritta

A ogni mia cosa trafitta

Lascio andare il destino

Tutti i miei attaccamenti

I diplomi appesi in salotto

Il coltello tra i denti

Lascio andare mio padre e mia madre

E le loro paure

Quella casa nella foresta

Un umore che duri davvero

Per ogni tipo di viaggio

Meglio avere un bagaglio leggero

Distendo le vene

E apro piano le mani

Cerco di non trattenere più nulla

Lascio tutto fluire

L'aria dal naso arriva ai polmoni

Le palpitazioni tornano battiti

La testa torna al suo peso normale

La salvezza non si controlla

Vince chi molla

Vince chi molla

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Perchè devi pe' forza tornà nell'unico posto dove puoi riprendere fiato. Che è l'unico posto in cui l'aria è respirabile per i tuoi polmoni malati. In fondo a quella botola, in mezzo a tutte quelle spine brutte e contorte. [...]

Hai fatto tutto quello che serve per rende un ragazzino felice. Quindi non è colpa tua, non hai sbagliato niente, non è colpa di nessuno. Non lo so che è, forse ci so delle emozioni a cui qualcuno di noi non c’ha accesso. Lo sai che stanno là, dietro a una porta, però non sai come aprirla.

Ma questo non lo puoi di’ a chi te vole bene, perché sennò si danna l’anima.[…]

La posso delude in mille modi ma non voglio che pensa che tutto quello che ha fatto non è servito a niente

“Ma questo non lo puoi dì a chi te vole bene, perché sennò si danna l’anima.”

🎶🎙️🦋💞

Sei nell’anima

(Gianna Nannini)

Vado punto e a capo, così

Spegnerò le luci e da qui sparirai

Pochi attimi

Oltre questa nebbia

Oltre il temporale

C′è una notte lunga e limpida, finirà

Ma è la tenerezza

Che ci fa paura

Sei nell'anima

E lì ti lascio per sempre

Sospeso e immobile, fermo immagine

Un segno che non passa mai

Vado punto e a capo, vedrai

Quel che resta indietro non è

Tutto falso e inutile, capirai

Lascio andare i giorni

Tra certezze e sbagli

E una strada stretta stretta, fino a te

Quanta tenerezza

Non fa più paura

Sei nell′anima

E lì ti lascio per sempre

Sei in ogni parte di me

Ti sento scendere

Fra respiro e battito

Sei nell'anima

Sei nell'anima

In questo spazio indifeso

Inizia tutto con te

Non ci serve un perché

Siamo carne e fiato

Na-na, na-na, na-na, na-na

Na-na, na-na, na-na, na-na

Na-na, na-na, na-na, na-na (goccia a goccia)

Na-na, na-na, na-na, na-na (fianco a fianco)

Na-na, na-na, na-na, na-na

Na-na, na-na, na-na, na-na

Na-na, na-na, na-na, na-na

🎶🎵🎤💪🏻🐦‍🔥🌟

Un'emozione da poco

(Anna Oxa)

C'è una ragione che cresce in me

E l'incoscienza svanisce

E come un viaggio nella notte, finisce

Dimmi, dimmi, dimmi che senso ha

Dare amore a un uomo senza pietà

Uno che non si è mai sentito finito

Che non ha mai perduto, mai

Per te, per te una canzone

Mai una povera illusione, un pensiero banale

Qualcosa che rimane, invece

Per me, per me, più che normale

Che un'emozione da poco mi faccia stare male

Una parola detta piano basta già

Ed io non vedo più la realtà

Non vedo più a che punto sta

La netta differenza

Fra il più cieco amore e la più stupida pazienza

No, io non vedo più la realtà

Né quanta tenerezza ti dà

La mia incoerenza

Pensare che vivresti benissimo anche senza

C'è una ragione che cresce in me

E una paura che nasce

L'imponderabile confonde la mente

Finché non si pente

E poi, per me più che normale

Che un'emozione da poco mi faccia stare male

Una parola detta piano basta già

Ed io non vedo più la realtà

Non vedo più a che punto sta

La netta differenza fra il più cieco amore

E la più stupida pazienza

No, io non vedo più la realtà

Né quanta tenerezza ti dà

La mia incoerenza

Pensare che vivresti benissimo anche senza

No, io non vedo più la realtà

Pensare che vivresti benissimo anche senza

No, no, io non vedo più la realtà

Né quanta tenerezza ti dà

La mia incoerenza

Pensare che vivresti benissimo anche senza

…Tre di notte ….🙄 ….💭

✍️💭💞

Ci vuole un fiore

Oggi non è stato un grande fiore ad attirare il mio sguardo.

È stata la verbena, con i suoi piccoli fiori viola, discreti e silenziosi. È stata lei a fermare il mio passo.

Da lontano era solo una macchia di colore. Ma più mi avvicinavo, più scoprivo un mondo nascosto. Ogni fiorellino aveva una propria delicatezza e, insieme agli altri, sembrava raccontare che la bellezza non nasce dall’essere soli, ma dal custodirsi a vicenda.

Li ho osservati uno a uno. Li ho fotografati, non per conservare un’immagine, ma per trattenere la sensazione che mi avevano regalato. Come se, allontanandomi, avrei perso qualcosa di importante.

Mi sono chiesta perché.

Forse perché, senza accorgermene, sto imparando a riconoscere una bellezza diversa. Quella che non ha bisogno di imporsi. Quella che non grida, ma aspetta semplicemente qualcuno disposto a fermarsi.

Mentre osservavo quei piccoli petali viola, ho avuto la sensazione di non stare guardando soltanto un fiore.

Stavo guardando una parte di me.

Quella che ha bisogno di rallentare. Che è stanca del rumore. Che desidera respirare senza dover dimostrare nulla.

Negli ultimi tempi ho cercato grandi risposte e cambiamenti evidenti. Eppure è stato un fiore minuscolo a ricordarmi che la vita si rivela nei dettagli. Non tutto ciò che conta fa rumore. A volte sussurra.

La verbena mi ha ricordato che la delicatezza non è fragilità. È una forma di coraggio. Il coraggio di fiorire senza cercare di essere al centro dello sguardo. Di essere discreti, senza diventare invisibili.

Forse questo incontro non riguarda il fiore.

Riguarda il mio modo di guardare.

Forse la mia anima mi sta chiedendo di rallentare. Di smettere di inseguire solo ciò che è grande o straordinario e di tornare a riconoscere il valore delle piccole cose. Un colore che cattura lo sguardo. Un fiore che danza nel vento. Un istante che non ha bisogno di spiegazioni per essere importante.

Porto con me questa immagine come un promemoria.

Se oggi mi sono fermata davanti alla verbena, forse è perché anche dentro di me sta sbocciando qualcosa di silenzioso. Qualcosa che non ha fretta di essere compreso, ma solo di essere accolto.

Perché, quando un’anima è pronta a ritrovarsi, basta un piccolo fiore per ricordarle la strada.

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Non esistono persone risolte. Esistono persone che continuano ad attraversarsi

di dott. Carlo d'Angelo

Negli ultimi anni sento ripetere sempre più spesso una parola.

“Tu sei irrisolto.”

“Lei è una persona irrisolta.”

“Prima risolviti, poi potrai amare.”

Lo sento dire ovunque. Nei social. Nelle relazioni. Perfino tra professionisti.

E ogni volta mi domando: quando abbiamo deciso di ridurre un essere umano a ciò che non ha ancora risolto? La parola “irrisolto” è diventata una nuova etichetta. E, come tutte le etichette, rischia di chiudere la persona invece di comprenderla. Non parlerei mai di persone risolte o irrisolte. Direi piuttosto che siamo tutti esseri umani in continuo attraversamento. L’essere umano non è un’equazione. Non è un problema matematico. Non esiste un giorno in cui possiamo dire:

“Ecco, adesso sono definitivamente risolto.”

Finché viviamo continuiamo a incontrare parti nuove di noi. Ferite che non conoscevamo.

Desideri inattesi. Paure che credevamo superate.La vita non ci consegna una versione definitiva di noi stessi. Ci consegna continue soglie. Per questo diffido dell’espressione “persona irrisolta.” Non perché non esistano conflitti interiori. Ma perché nessuno coincide con i propri conflitti. L’uomo è sempre più grande di ciò che ancora non comprende di sé. Anche i grandi pensatori. Anche i terapeuti. Anche chi ha dedicato una vita intera a conoscere l’animo umano. Non esistono persone completamente risolte. Esistono persone che hanno imparato a dialogare con la propria incompiutezza.

Ed è una differenza enorme. La maturità non consiste nel non avere più ferite. Consiste nel non lasciare che siano le ferite a decidere tutta la nostra vita. Per questo non chiederei mai a qualcuno:

“Sei risolto?” Gli chiederei piuttosto:

“Come stai attraversando ciò che oggi la vita ti sta consegnando?” Perché è lì che abita l’umano. Non nella perfezione. Ma nel cammino. Non esistono persone risolte. Esistono uomini e donne che hanno smesso di vergognarsi della propria incompiutezza. Perché non è la soluzione a renderci umani. E’ il coraggio di continuare ad attraversare la vita senza smettere di cercare la verità di noi. L’essere umano non è una persona risolta o irrisolta. E’ una persona in continua trasformazione. Questo, a mio avviso, è molto più rispettoso dell’umano e ci libera da un linguaggio che, spesso, pretende di spiegare una persona con una sola parola.

…Attraversare 💞

« Come stai attraversando ciò che oggi la vita ti sta consegnando ? »

🎼🎶🎤💞🥹

Mistral gagnant

(Renaud)

À m'asseoir sur un banc, cinq minutes, avec toi

Et regarder les gens, tant qu'y en a

Te parler du bon temps, qui est mort ou qui reviendra

En serrant dans ma main tes petits doigts

Pis donner à bouffer à des pigeons idiots

Leur filer des coups de pied pour de faux

Et entendre ton rire qui lézarde les murs

Qui sait surtout guérir mes blessures

Te raconter un peu comment j'étais, minot

Les bombecs fabuleux qu'on piquait chez l'marchand

Car-en-sac et Minto, caramels à un franc

Et les Mistral Gagnants

À remarcher sous la pluie, cinq minutes, avec toi

Et regarder la vie, tant qu'y en a

Te raconter la Terre en te bouffant des yeux

Te parler de ta mère, un petit peu

Et sauter dans les flaques pour la faire râler

Bousiller nos godasses et s'marrer

Et entendre ton rire comme on entend la mer

S'arrêter, repartir en arrière

Te raconter surtout les Carambars d'antan et les Coco Boers

Et les vrais Roudoudous qui nous coupaient les lèvres

Et nous niquaient les dents

Et les Mistral Gagnants

À m'asseoir sur un banc, cinq minutes, avec toi

Regarder le soleil qui s'en va

Te parler du bon temps, qui est mort et je m'en fous

Te dire que les méchants, c'est pas nous

Que si moi je suis barge, ce n'est que de tes yeux

Car ils ont l'avantage d'être deux

Et entendre ton rire s'envoler aussi haut

Que s'envolent les cris des oiseaux

Te raconter, enfin, qu'il faut aimer la vie

L'aimer même si le temps est assassin et emporte avec lui

Les rires des enfants

Et les Mistral Gagnants

Et les Mistral Gagnants

🌲🌳🐦‍⬛🌴☘️🌱🪵🔆💞

Le luci della sera

Le luci della sera si adagiano sul prato, allungando ombre silenziose come sentieri del tempo.

Il sole, nascosto appena oltre gli alberi, lascia cadere sulla terra le sue ultime monete d’oro.

L’erba risplende di una luce gentile, ogni filo sembra custodire un frammento di cielo, mentre i tronchi e le fronde si vestono di riflessi che il giorno dona prima di partire.

Nel silenzio del parco tutto rallenta.

Le altalene riposano immobili, custodi discreti delle risate del pomeriggio, e attendono la notte come vecchi narratori che hanno terminato il loro racconto.

Le lunghe ombre attraversano il prato come dita leggere che accarezzano la terra e il vento porta con sé il profumo dell’erba tagliata, fresco e semplice come un ricordo felice.

Tra le chiome gli uccelli cantano ancora, ma le loro voci si fanno più dolci, più calme; sono i saluti del giorno che si chiude, il richiamo sereno verso i nidi nascosti tra i rami.

E mentre il cielo conserva il suo azzurro più limpido, la sera entra in punta di piedi, senza fretta, senza rumore, portando una pace che non si può trattenere tra le mani ma che riempie il cuore.

In quell’istante sospeso tra luce e notte, tra il gioco e il riposo, la natura sembra sussurrare: “Anche la fine del giorno può essere una forma di bellezza.”

✍️💞