Bliss

Fic per il COW-T, prompt "prima volta", missione 6

Akaya x fem!Liliadent (Leanor Krauzer)




I suoi capelli brillano al sole, quando si allargano sul cuscino, così biondi da parere oro colato, e le sue gambe sono così lunghe, sono così lisce. Quando preme i palmi sulle cosce bianche, allargandole sul materasso, la pelle è morbida, calda, così invitante che Akaya deve trattenersi per non affondarvi il viso, chiudervi i denti per marcarla di rosso e farla propria. Invece continua a premere e a muovere appena le dita, i pollici che scivolano sotto l’elastico delle mutandine nere e lo tirano. La vede tremare, appena appena, anche se i suoi occhi azzurri come il ghiaccio non lasciano mai il suo viso.
-If you don’t touch me soon, I’ll kill you- sibila, con quella bella bocca rosa che Akaya vorrebbe non finire mai di mordere e baciare, e anche se non capisce bene tutte le parole, il timbro è fin troppo esplicito.
-Hey, modera i toni- la rimbecca, stizzito, ma non è arrabbiato davvero, non quando le sue dita si arricciano attorno al tessuto e lei trattiene distintamente il fiato, i denti bianchi che fanno capolino tra le labbra prima che la bocca si schiuda in un gemito quando la sfiora, l’indice che scivola nelle pieghe umide della sua intimità. E non può nemmeno rimbeccarla con qualche insulto, non quando lei ruota il capo facendo piovere ciocche biondo oro sulle spalle nude e la sua schiena si inarca, così tanto che i piccoli seni sodi gli sfiorano il petto e gli rubano un brivido. Non resiste, non più, afferra  quegli slip così severi da essere oltraggiosi e glieli cala alle ginocchia, prima di premere le dita su di lei, dentro di lei, muovendo le falangi a cercare la consistenza più solida del clitoride mentre allunga il collo per baciarle il viso, prima la fronte imperlata di piccole gocce di sudore e poi le guance e le palpebre chiuse e infine la bocca, facendola schiudere per la sua lingua, ingoiando tutti i suoni di piacere che riesce a strapparle. Sente le sue mani sottili tra i capelli, le unghie curate graffiargli il capo, la nuca, le spalle, la sente ansimare e tremare e stringersi a lui, cercare il suo corpo. Si allontana dalla sua bocca quasi con rimpianto, aprendo lentamente gli occhi per guardarla, ed è così bella, così sfatta e abbandonata e attraente, con le guance rosse e la maschera algida ormai in frantumi, che si ritrova a deglutire alla fitta di desiderio che gli stringe l’addome e gli incendia il sangue nelle vene. Poi il suo sguardo scende, accarezzando il suo corpo nudo, e i suoi occhi vengono richiamati al suo sesso, lì dove le sue dita scompaiono tra pliche rosate, già lucide e bagnate del suo piacere.
Lui preme, la sfiora, la schiude, allarga le dita e la ascolta gemere piano il suo nome, con quell’accento straniero che lo fa rabbrividire, anche se non più di fastidio o di ira repressa. Si spinge appena più a fondo e sospira quando le corte unghie curate si piantano tremanti nelle sue spalle.
-Ti… piace?- bisbiglia, piano, pianissimo, quasi avesse timore della sua risposta, quasi avesse terrore di sapere di star sbagliando e di procurarle invece dolore, sconforto. Di aver rotto quel sottile qualcosa che si è instaurato tra loro tra una partita e un incontro fugace, negli anni e che ora avrebbe dovuto raggiungere il suo completamento – che quella prima volta possa invece essere l’ultima, che possa ora odiarlo e non desiderarlo più.
Lei non risponde a parole, non riesce. Annuisce, i capelli ormai sudati che spiovono attorno al suo viso, e poi s’inarca ancora una volta, e Akaya smette infine di pensare, perso completamente nei suoi occhi blu e nel calore del suo corpo.

-Acc, se Sanada-senpai si accorge che non ho ancora iniziato ad allenarmi mi ammazza-
Akaya s’infila i pantaloncini di corsa, rischiando di inciampare e rovinare al suolo, ma non ci dà peso: ondeggia, cambia il proprio baricentro allargando una gamba, e afferra brutalmente la maglietta abbandonata da un lato della stanza –Hai visto i miei polsini?-
Nessuna risposta. Volta il capo, già furibondo, ma vede che Leonor gli sta sorridendo, in silenzio. La cosa lo frastorna, perché anche dopo anni trascorsi prima a punzecchiarsi, poi a rincorrersi e infine a cercarsi, vedere le sue labbra arcuarsi rimane un evento d’eccezione; e lei ne approfitta, sporgendosi per depositargli un bacio sulle labbra.
-I can always kick his ass for you, you know- sussurra, come se gli stesse rivelando un segreto, mentre gli infila le agognate fasce di stoffa attorno alle mani.
-Certo, così mi ritroverei con una fidanzata ospedalizzata, un coach infortunato e un carico di allenamento decuplicato. Sanada-san non ti farebbe sconti solo perché sei una ragazza, sai?-
-Well, then I really have to crucifige him next time I see him on the courts-
Akaya ride, gettando la chioma nera sulle spalle e dimenticandosi un istante di essere in ritardo, di non poter restare con lei un’altra ora, un altro mese, un altro anno a ruzzolare in quel letto sfatto.
Anche lei si abbandona a una risatina, nascondendola dietro le lunghe dita della mano. Poi si fa più vicina, calciando via le lenzuola per inginocchiarsi sul materasso e stringerlo tra le braccia.
-Quando finisci- mormora, e Akaya deve chiudere gli occhi e respirare piano per non rabbrividire e arrendersi a non uscire più dall’albergo, perché sentirla parlare la sua lingua è tutta un’altra cosa –Torna qui-
Non si prende la briga di rispondere. Stringe i palmi callosi attorno all’ovale perfetto del suo viso, baciandola con ogni fibra del suo essere, poi schizza a raccattare il borsone delle racchette e quello degli asciugamani e si affretta a scappar via dalla stanza, rosso in viso e quasi trasognato.
Sarà un miracolo se riuscirà a centrare una pallina, oggi, ma che importa?

 

In love and business

Fic per il cow-t, missione 3



Tezuka si è sempre considerato una persona abbastanza paziente. Certo, non ha mai tollerato molto alcuni atteggiamenti frivoli e poco seri di alcuni suoi kohai, né la trasgressione delle regole da parte di chi lo circonda. E nemmeno c’è mai andato leggero con chi interrompeva il normale andamento degli allenamenti per aizzare una scazzottata, arrivare in ritardo, o scatenare una crisi di pianto isterico nei primini.
E se qualche volta ha rimproverato qualche professore con un po’ troppa arroganza, è eprché l’ignoranza non gli è mai piaciuta e nemmeno lo sfoggio di incompetenza.
Ma nel complesso, è una persona paziente. Anche se Atobe lo sta mettendo alla prova.
-Keigo- sibila, cercando di tener bassa la voce nonostante il nervosismo. Atobe gli rivolge un’occhiata e fa un vago cenno di scuse con la mano, continuando a confabulare fitto di mercati e azioni al telefono con chissà chi.
Tezuka prende un bel respiro, cercando di calmarsi.
-Keigo- ripete, sforzandosi di mantenere un controllo che non sente di avere –Per favore, ho…-
Atobe lo guarda di nuovo, e ha la decenza di coprire il ricevitore con una mano prima di rivolgergli un frettoloso:
-Un minuto solo, Tezuka, mein liebe, devo sistemare questa faccenda- per poi tornare a parlare con il suo interlocutore e ignorarlo un’altra volta.
È troppo. Tezuka si alza dalla poltrona, si avvicina a rapidi passi, e approfittando della sua distrazione gli sottrae il telefono dalla mano, chiude la conversazione e lo lancia dall’altra parte della stanza.
Atobe emette uno squittio indignato, ma non ha tempo di dire nulla perché Tezuka è subito su di lui, a chiudergli la bocca con un bacio e a iniziare a sbottonare la camicia. La sorpresa si stempera in fretta, e quando si separano Atobe sorride, mefistofelico
-Ce ne hai messo di tempo per ingelosirti, amore…-

Honey

Fic per il COW-T, missione 3



Ogni tanto, Bunta un po’ si pente di essere tanto sbruffone e sicuro di sé. Perché è facile dar sfoggio del proprio genio quando la palla danza secondo il suo volere e asseconda tutte le istruzioni che le detta con la racchetta. Non è altrettanto facile quando non ha un compagno che gli copra le spalle o quando si ritrova in situazioni in cui è solo e senza sapere che fare. Come quando Akira-chan aveva ingoiato uno dei soldatini ed era diventato blu come un puffo e i loro genitori erano fuori casa. O come quando lui e Jackal si erano persi, in quarta elementare, e il giapponese di Kuwahara era ancora incerto ed era toccato a lui cercare un adulto responsabile.
O come adesso. Che Jirou è sdraiato sotto di lui, nudo e stupendo e con le guance rosse come ciliegie, i capelli biondi sparsi sul cuscino in un’aureola dorata, e Bunta non sa da dove iniziare a toccarlo.
-Marui-kun- ansima Akutagawa, e poi gli sorride, sempre entusiasta, sempre fiducioso. Marui deglutisce, sentendo il sudore colargli freddo lungo la schiena e quel famigliare desiderio pulsare tra le gambe.
-Non chiamarmi così, quando stiamo…. Quando siamo da soli- gli dice, e cerca di ignorare il fatto che la voce gli si sia incrinata. Deglutisce e gli posa una mano sull’addome, incerta e insicura, ma Jirou trattiene lo stesso il fiato, fissandola affascinato.
-Ok- mormora, e Marui lo vede far forza sul futon per spingere i fianchi verso le sue dita –Ok… Bunta-kun?-
Marui espira tutto d’un botto, avvertendo tutto il sangue defluirgli dal cervello e scivolare molto, molto più in basso. Morirà, ne è certo.
Ma Jirou gli sorride, ed è così bello, che l’unica cosa che Marui può fare è baciarlo e lasciare che sia solo l’istinto a guidarlo.

I just wanna keep calling your name

La situazione gli è decisamente sfuggita di mano.
O forse, il controllo sugli eventi Tezuka non ce l’ha mai avuto, perché altrimenti avrebbe troncato tutto molti, molti anni fa, o addirittura non avrebbe mai permesso che potesse nascere qualcosa tra lui e quello che si era autoproclamato il suo nemico giurato, ma che col tempo era diventato l’esatto opposto.
E ora non si ritroverebbe a soffocare un gemito, coi pantaloni arrotolati alle caviglie e il telefonino incastrato tra la spalla e l’orecchio, a gracchiargli sussurri e ansimi che gli spezzano il cuore.
-Atobe- rantola, stringendo il pugno attorno alla propria erezione un po’ più forte, un po’ più veloce –Keigo…- e vorrebbe riuscire in qualche modo a trasmettere tutto quello che sta provando (la nostalgia dei suoi baci, la struggente mancanza delle sue mani sul suo corpo, il vuoto che gli scava nel petto l’assenza del suo sguardo) ma le parole gli restano incastrate in gola.
Atobe, però, le sente lo stesso. Lo capisce come nessun altro ha mai potuto, come nessun altro è mai riuscito, e dall’altra parte del mondo il suo respiro si incrina.
-Kunimitsu, mein liebe, mi manchi così tanto- lo sente mormorare –Quanto vorrei essere lì a coprirti di baci, a farti godere… perché vuoi venire, vero, Tezuka? Vuoi venire per me…-
E Tezuka non può negarglielo (non ha mai potuto negargli nulla, maledizione), stringe quel telefono come se ne andasse della sua stessa vita, e geme, geme, e viene, lo sperma caldo che gli sporca le dita e l’orgasmo che finalmente gli rilassa le membra.
Atobe è bloccato a Tokyo dal terzo consiglio di amministrazione di fila, lui è a Parigi per altre tre settimane, e passerà un mese prima che riescano a vedersi di persona.
A volte, vorrebbe non aver mai impugnato una racchetta. 

Something just like this

Fanfiction per il COW-T, missione 3


-Perché io?-
Yukimura lo guarda, stranito, come se gli fosse appena spuntata una seconda testa dalle spalle o fosse stato rapito dagli alieni.
-Perché… perché no?!-
Sanada abbassa lo sguardo sulla racchetta che ancora stringe in pugno e che d’improvviso gli appare uno strumento estraneo. Più ci pensa, più la cosa non pare avere alcun senso.
-Perché io non…- tenta di argomentare –Non sono… come te. Non sono brillante, o piacevole, o… non fate che ripetermi che dovrei urlare di meno e sorridere di più, non credo che…-
-Sanada, non ti permettere mai più di denigrare in questo modo la persona che amo- la voce di Yukimura è così tagliente, così vibrante di… rabbia e frustrazione, che Sanada si volta di scatto verso di lui, stupefatto. Seiichi ha le guance tinte di rosso acceso e gli occhi umidi e lucidi, mentre parla –E tu mi piaci proprio perché sei tu. Perché sei testardo, e inamovibile, e fissato con il tennis quanto me. Perché… perché mi hai sempre ascoltato e mi hai dato retta per tutti questi anni, perché mi hai fatto ragionare anche quando di vivere non avevo più voglia. È vero, non sei perfetto- continua, bloccando le rimostranze di Sanada –Ma non lo sono neppure io. Non voglio un principe uscito da una fiaba, voglio… soltanto te-
Sanada batte le palpebre, preso in contropiede. Lo guarda fisso, per minuti che paiono ore, e poi, finalmente, annuisce bruscamente con il capo.
E lo afferra per la felpa, strattonandolo più vicino per schiantare la sua bocca sulla sua—e di certo non è perfetto, non è piacevole, non è un bacio da favola, ma Yukimura non ha mai voluto niente di tutto ciò. Quindi sorride, e ricambia con tutto il trasporto che ha in corpo, mentre il sole tramonta alle loro spalle.

untitled

Fic per il COW-T, missione 3


Il materasso del letto di Fuji è straordinariamente molleggiato, ma non abbastanza da farlo rimbalzare via.
-Uh… Fujiko…- balbetta, sforzandosi di non arrossire, quando Fuji lo spinge sdraiato e poi gli sale cavalcioni del bacino.
-Taka-san?- risponde quello, con tono gentile ma senza fiato. Si sfila rapido la cravatta, prima di gettarla via e iniziare a sbottonarsi la camicia.
-F-forse stiamo andando tro…troppo velocemente e…- cerca di ragionare, anche se è difficile, quando Fuji si sfila sensualmente l’indumento dalle spalle, e poi gli arpiona la maglietta.
-O magari potremmo andare più veloce e liberarti da tutti questi vestiti- chioccia.
-Ma… potremmo fare qualcos’altro… guardare un film, o…- la voce gli si incrina, perché Fuji ha pensato bene di roteare i fianchi per premerli contro i suoi.
Fuji, che ha già le mani sulla sua cintura, si ferma. Lo guarda dritto negli occhi, e Taka-san vorrebbe scappar via a nascondersi per l’imbarazzo.
-Taka-san, ho intenzione di far l’amore con te. Se tu non hai voglia, o non vuoi, questo è il momento buono per dirlo-
La voce di Fuji ha una sfumatura dolce, delicata. Takashi rimane in silenzio, poi, rassicurato dal fatto che Shusuuke non s'è ancora mosso, prende coraggio.
-Io… non mi sento ancora pronto-
Fuji batte le palpebre, immobile come una statua. Poi il suo sorriso si accentua, e subito si alza dalle sue gambe.
-Non c’è problema- risponde, e anche se pare un po’ rigido, Takashi capisce subito che va tutto bene, che non ce l’ha con lui, e che non ha rovinato tutto.
-Grazie- bofonchia, timoroso, ma Fuji si volta e gli schiocca un bacio sulla guancia.
-Sei così adorabile, Taka-san. Allora, che film guardiamo?-
Il resto della serata lo trascorrono avvolti in una coperta, accoccolati assieme sul divano e commentando la performance degli attori sullo schermo.

And now it's gonna be me and you

Fic per il COW-T, missione 3



C’è un tipo che lo sta fissando da quasi mezzora.
Kawamura non sa bene che fare. Ha accettato di accompagnare Akutsu solamente per accontentare sua madre e controllare che non si azzuffasse con nessuno e non si ubriacasse, ma Akutsu è sparito da una vita assieme a un ragazzino che a malapena gli arrivava al gomito mollandolo al bancone del bar, e ora è da solo.
A disagio, sorseggia un altro sorso della sua cocacola e getta un’occhiata allo sconosciuto. È un bel ragazzo, dai tratti fini e perfettamente cesellati incorniciati da un caschetto di capelli castani. Sembra tener sempre gli occhi chiusi, se non fosse che è già la terza volta che intravede uno spicchio d’iride azzurra puntarsi su di lui e… ooops, è la quarta. Imbarazzato, distoglie lo sguardo puntandolo sul proprio bicchiere.
-Non mi pare di averti mai visto prima-
Takashi sobbalza, rischiando di strozzarsi dallo spavento. Si volta, e lo sconosciuto si è fatto più vicino. Ora gli sorride e lo osserva senza il minimo accenno di pudore, quasi fosse un succulento pezzo di carne in esposizione dal macellaio. È una sensazione che gli torce lo stomaco e drizzare i capelli sulla nuca, e la cosa peggiore è che non gli dispiace affatto.
è stranamente… piacevole.
-N…no- balbetta –è la prima volta… sono con un amico…-
Lo sconosciuto lo scruta di nuovo. Poi gli tende una mano.
-Un amico poco intelligente, a lasciarti qui da solo. Balli?-
Kawamura è sul punto di rifiutare. “Non fidarti degli sconosciuti” eccetera, e quel tipo pare volerlo mangiare con gli occhi. Eppure… eppure quel brivido che gli trasmette è irresistibile, e finisce con l’alzarsi in piedi e prendere la sua mano senza quasi accorgersene. L’altro la stringe, e lo trascina sulla pista da ballo, pronto a cambiargli completamente la vita.

Only you

Fic per il COW-T, prompt "miriade", missione 1



Sono parecchie settimane che Yukimura si comporta in modo strano.
Ha iniziato, già da qualche mese, ad evitare il suo sguardo, o ad arrossire se per caso lo sorprende intento a fissarlo. Sanada ha iniziato a chiedersi se per caso la sua forma tennistica avesse qualcosa che non andasse, e che quella botta che ha rimediato durante una sessione particolarmente cruenta di kendo con suo fratello non abbia inficiato la sua postura e i suoi movimenti; ma Renji lo aveva rassicurato che era tutto a posto. Non prima di fissarlo in silenzio per un minuto buono.
Poi, Seiichi ha iniziato a lasciar cadere qualunque cosa tenesse tra le mani appena transitava nelle sue vicinanze. Alla terza racchetta finita per terra Sanada si era preoccupato da morire e l’aveva trascinato a fare un check up d’urgenza, annullando gli allenamenti, ma per fortuna non era emerso nulla. Anche se Yukimura era rimasto rosso come un peperone per tutta la visita e gli aveva tolto il saluto per tre giorni.
Poi ha iniziato a spogliarsi. O a sollevarsi la maglia. O a piegarsi e ad abbassarsi i pantaloncini, mettendo in piena vista fin troppi centimetri del suo corpo… e facendo svenire tutte le sue fan, sulle gradinate. Sanada, come presidente del comitato disciplinare, aveva dovuto prenderlo da parte e ricordargli qual era l’atteggiamento più consono coi vestiti.
E poi…
-Mi sono fidanzato con il capitano della squadra femminile- aveva annunciato, l’ultima volta che lui e Renji erano rimasti a pianificare gli allenamenti. Sanada aveva battuto le palpebre, cercando di ricordare chi fosse la fanciulla in questione, e poi si era complimentato.
Ora però è imbambolato dietro la club house, coi piedi che paiono piombo e il cuore che vorrebbe uscirgli dalla gola, perché Yukimura e quella ragazza si stanno baciando, e una parte di lui vorrebbe separarli brutalmente, allontanare quella ragazzina e sibilarle che Yukimura non è suo, non può toccarlo, e se lo farà ancora le staccherà la testa. L’altra vorrebbe scappare a chiudersi in camera e non uscire mai più. Sono due impulsi talmente diversi che non sa che fare, se non restare a fissare la scena finché Yukimura non apre gli occhi, lo vede, e si scosta dalla ragazza con un sorriso.
E d’improvviso diventa tutto insopportabilmente soffocante, e Sanada volta i tacchi per tornare di corsa alla clubroom, talmente di corsa che ci arriva ansimando.
Yukimura non ci mette molto a raggiungerlo.
-Sanada- ansima –non è…-
-Non è decoroso da parte del capitano un atteggiamento del genere- lo interrompe, e anche se il suono della sua stessa voce lo sorprende (tremante e metallica, come se stesse sforzando di contenersi) tenta di ignorare la miriade di domande, di emozioni, di paure che gli si sono affacciate di colpo nel petto. Le ignora, le ingoia, e stringe i pugni –Se ti avesse visto qualche kohai saresti diventato il pettegolezzo della scuola, e a questo punto della stagione non possiamo permetterci distrazioni-
Yukimura lo fissa inebetito, aprendo e chiudendo la bocca come un pesce. Sembra che voglia dirgli qualcosa, poi ci ripensa; poi che voglia dirgliene un’altra, e di nuovo si zittisce. Alla fine abbassa lo sguardo, prima di rialzarlo pieno di astio.
-Non dirmi cosa devo o non devo fare. Proprio tu che… non capisci proprio niente!-
Sanada aggrotta la fronte, contrariato. Cosa c’entra ora questo?
-Che vorresti dire?- sibila, furioso, e per un istante Yukimura sembra pronto a vomitargli addosso tonnellate di veleno.
Poi, di colpo, si blocca. Lo fissa, batte le palpebre, e la sua espressione si tramuta in una maschera di comprensione.
-Ma certo… -mormora, e Sanada non capisce.
-Cosa?!- chiede, perché ormai di questi sbalzi di umore ne ha abbastanza, e vuole chiarire questa faccenda.
Ma Yukimura scuote il capo, afferrandolo per le spalle.
-Devi perdonarmi, Sanada. Mi sono completamente dimenticato che tu sei… tu, e che certi approcci sono completamente inutili. Ti chiedo per favore di perdonare la mia stupidità- risponde, inchinandosi un paio di volte. Sanada ne avrebbe di cose da dire, ma deve ancora cercare di rimettere a posto tutti i pezzi del proprio stato d’animo e alla fine riesce solo ad annuire, guardandolo sfrecciare fuori dalla club house senza dire una sola parola.
Rimasto solo, il cuore continua a martellargli nel petto, e si chiede cosa voglia dire.

L’indomani, la notizia della rottura tra Aiko Midori e Yukimura Seiichi è sulla bocca di tutta la scuola. Notizie della sceneggiata che la ragazza ha piantato in piedi quando il capitano del club di tennis le ha comunicato la sua intenzione di troncare la relazione rimbalzano da una parte all’altra dei corridoi, della palestra, della sala mensa. C’è chi dice che Yukimura ha ricevuto una cinquina poderosa, c’è chi bisbiglia che la poverina si è limitata a scoppiare in lacrime di fronte alla crudeltà mostrata dal Kami no ko; un paio di tremule voci da parte del club femminile di tennis cercano di spiegare che in realtà la cosa si è svolta molto tranquillamente e con somma dignità da parte di entrambi e che Midori-chan è tranquilla e serena e niente affatto distrutta dall’evento, ma vengono facilmente zittite e ignorate. Sanada sbuffa e tenta di ignorare quella strana sensazione di… sollievo che si srotola come un serpente sinuoso appena qualcuno della sua classe riporta in auge l’argomento.
Quando Yukimura Seiichi fa ingresso nella sua aula, però, piomba istantaneamente il silenzio. Sanada alza lo sguardo, rigido, e Yukimura gli sorride.
Prima di far scivolare una busta sul suo banco.
-La mia dichiarazione- dice, senza il minimo cenno d’imbarazzo, e l’intera aula inizia a bisbigliare freneticamente su che diavolo vorrà mai dire quella frase. Sanada agrotta la fronte, prendendo la lettera e rigirandola tra le dita.
-Dichiarazione di cosa?- chiede, allarmato, ricordando un foglio pieno di obbrobri ortografici e un’altra testa riccia intenta a scrutarlo con astio nella stessa posizione.
Yukimura, però, non è Akaya e non vuole sfidarlo a tennis. Sorride, e si piega verso di lui per poter sussurrare al suo orecchio senza essere udito dal resto della scuola.
-D’amore- mormora, piano, e Sanada strabuzza gli occhi e salterebbe sulla sedia, se Yukimura non fosse rapido a poggiargli una mano sulla spalla e a fermarlo –Perché mi piaci, Genichirou. Mi piaci tanto e voglio stare con te-
Sanada smette di respirare. Annaspa, diventando rapidamente di un bel color gambero, e gran parte dei suoi compagni di classe lo guardano straniti, non riuscendo a comprendere cosa sta succedendo. Yukimura si scosta, lasciandogli spazio per assimilare la notizia che, per qualche assurda ragione, Yukimura ha una cotta per lui.
-Allora? Cosa mi rispondi?-
La voce di Seiichi è strana, ed è quello che lo riscuote dal caos della sua mente. Pare incerta, quasi… spaventata. E nei suoi occhi brilla un timore che nemmeno di fronte l’operazione con cui ha rischiato la vita Sanada è sicuro di aver mai visto. Ed è quello che gli fa capire, che c’è solo una risposta che può dargli…
Perché anche dopo vent’anni, quando riusciranno finalmente a ritrovarsi di fronte a un impiegato comunale, con Renji e Fuji ai loro lati come testimoni e gran parte del resto del circuito tennistico alle loro spalle, quando prenderà in mano quel sottile anello d’oro per infilarglielo al dito, quando lo vedrà fare altrettanto, quando Yukimura lo guarderà negli occhi e anche se sarà invecchiato, con qualche ruga e non più così etereo da parere divino, Sanada non potrà rispondergli altro che, semplicemente,
-Sì-

Party in the USA

Fic per il cow-t, missione 3



Logan odia le feste.
O meglio: odia certi tipi di feste: quelli in cui la musica commerciale rimbomba dagli stereo disturbando il suo udito sensibile, in cui la gente più che parlarsi si struscia e basta, e in cui al posto della birra circolano strani intrugli dai colori improponibili.
Perché diavolo nella SUA scuola sia stata organizzata una festa del genere, quindi, non gli è molto chiaro. Ororo gli ha sì propinato una qualche scusa (sul fatto che a fine esami gli studenti avevano pur diritto a divertirsi, e anche il corpo docente poteva concedersi una serata di svago), ma non è che se la sia bevuta.
Il problema, è che mentre lui odia quel genere di feste, a quanto pare Kurt le adora. Al punto che è un’ora che ha preso possesso della pista da ballo, scatenato come non mai; e il problema, quello vero, è che è assolutamente splendido. Il modo in cui i suoi fianchi si muovono a ritmo con la musica, il modo in cui sorride, libero e felice, il modo in cui i capelli neri seguono l’ondeggiare del capo.
Logan ingoia un’altra boccata di birra, sentendo i pantaloni diventare un po’più stretti.
-Che faccia seria, mon ami-
Quasi si strozza, non aspettandosi che qualcuno gli rivolga parola. Gambit non si fa tanti scrupoli, sorridendogli e approfittandone per sottrargli la bottiglia di mano –Dovresti andare a divertirti, prima qualcuno prenda il tuo posto…- e incurante del fatto di poter venir affettato come un salame, Remy ammicca in direzione di Kurt, che è appena scivolato tra le braccia di un’altra aitante signorina.
-...fatti gli affari tuoi- è la risposta che riceve, però Logan non tenta di riprendersi la birra; bensì  si avventura sulla pista, a spalle squadrate e denti stretti. Remy sorride, divertito. Sarà una serata interessante. 

It's all about that bass

Fic per il COW-T, missione 3


-Conti di unirti a me, prima o poi?-
Tezuka sospira rassegnato, recuperando il segnalibro e infilandolo tra le pagine del volume che stava leggendo, prima di chiuderlo e riporlo sul comodino. Poi si volta verso il proprio fidanzato.
Salvo strabuzzare (impercettibilmente) gli occhi e sobbalzare nella poltrona.
Atobe sorride, soddisfatto della sua reazione.
-Allora, ti piaccio?- cantilena, iniziando a camminare verso di lui. Sono solo pochi passi, dalla porta del bagno al lato del letto, ma a Tezuka paiono un’eternità, perché non riesce a togliere gli occhi di dosso a quelle gambe…
Atobe indossa una gonna. No, non una gonna qualunque, Atobe ha indosso un completino da cameriera nero, con un vezzoso grembiule bianco, che a malapena gli copre un quarto di cosce. A corredo dell'abito succinto, si è infilato delle calzette bianche, delle scarpe di vernice, e due fiocchi tra i capelli.
Tezuka non riesce nemmeno a pensare.
Almeno finché Atobe non gli si pianta davanti, lo studia per qualche istante, e senza molte cerimonie gli si accomoda in grembo, allargando le gambe attorno ai suoi fianchi per mettersi comodo; perché a quel punto il sangue gli rotola via dal cervello con particolare irruenza, quando si rende conto che Atobe ha indosso delle mutandine di pizzo.
Non solo non riesce a pensare, non riesce nemmeno a respirare.
-Atobe- ansima, cercando disperatamente di mantenere un contegno e il controllo di sé stesso. Ma con Atobe è tutto perfettamente inutile: sorride, passandogli le braccia attorno al collo, e gli sussurra all’orecchio.
-Tezuka…  sei stato disattento-
E Tezuka non avrebbe mai dovuto, ma le cosce di Atobe sono morbide e calde e le sue mani si muovono quasi da sole, infilandosi sotto la gonna; e allora può soltanto arrendersi e baciarlo, per togliergli quel ghigno strafottente dalle labbra.
Game, set and match.