Bliss
Fic per il COW-T, prompt "prima volta", missione 6
Akaya x fem!Liliadent (Leanor Krauzer)
I suoi capelli brillano al sole, quando si allargano sul cuscino, così biondi da parere oro colato, e le sue gambe sono così lunghe, sono così lisce. Quando preme i palmi sulle cosce bianche, allargandole sul materasso, la pelle è morbida, calda, così invitante che Akaya deve trattenersi per non affondarvi il viso, chiudervi i denti per marcarla di rosso e farla propria. Invece continua a premere e a muovere appena le dita, i pollici che scivolano sotto l’elastico delle mutandine nere e lo tirano. La vede tremare, appena appena, anche se i suoi occhi azzurri come il ghiaccio non lasciano mai il suo viso.
-If you don’t touch me soon, I’ll kill you- sibila, con quella bella bocca rosa che Akaya vorrebbe non finire mai di mordere e baciare, e anche se non capisce bene tutte le parole, il timbro è fin troppo esplicito.
-Hey, modera i toni- la rimbecca, stizzito, ma non è arrabbiato davvero, non quando le sue dita si arricciano attorno al tessuto e lei trattiene distintamente il fiato, i denti bianchi che fanno capolino tra le labbra prima che la bocca si schiuda in un gemito quando la sfiora, l’indice che scivola nelle pieghe umide della sua intimità. E non può nemmeno rimbeccarla con qualche insulto, non quando lei ruota il capo facendo piovere ciocche biondo oro sulle spalle nude e la sua schiena si inarca, così tanto che i piccoli seni sodi gli sfiorano il petto e gli rubano un brivido. Non resiste, non più, afferra quegli slip così severi da essere oltraggiosi e glieli cala alle ginocchia, prima di premere le dita su di lei, dentro di lei, muovendo le falangi a cercare la consistenza più solida del clitoride mentre allunga il collo per baciarle il viso, prima la fronte imperlata di piccole gocce di sudore e poi le guance e le palpebre chiuse e infine la bocca, facendola schiudere per la sua lingua, ingoiando tutti i suoni di piacere che riesce a strapparle. Sente le sue mani sottili tra i capelli, le unghie curate graffiargli il capo, la nuca, le spalle, la sente ansimare e tremare e stringersi a lui, cercare il suo corpo. Si allontana dalla sua bocca quasi con rimpianto, aprendo lentamente gli occhi per guardarla, ed è così bella, così sfatta e abbandonata e attraente, con le guance rosse e la maschera algida ormai in frantumi, che si ritrova a deglutire alla fitta di desiderio che gli stringe l’addome e gli incendia il sangue nelle vene. Poi il suo sguardo scende, accarezzando il suo corpo nudo, e i suoi occhi vengono richiamati al suo sesso, lì dove le sue dita scompaiono tra pliche rosate, già lucide e bagnate del suo piacere.
Lui preme, la sfiora, la schiude, allarga le dita e la ascolta gemere piano il suo nome, con quell’accento straniero che lo fa rabbrividire, anche se non più di fastidio o di ira repressa. Si spinge appena più a fondo e sospira quando le corte unghie curate si piantano tremanti nelle sue spalle.
-Ti… piace?- bisbiglia, piano, pianissimo, quasi avesse timore della sua risposta, quasi avesse terrore di sapere di star sbagliando e di procurarle invece dolore, sconforto. Di aver rotto quel sottile qualcosa che si è instaurato tra loro tra una partita e un incontro fugace, negli anni e che ora avrebbe dovuto raggiungere il suo completamento – che quella prima volta possa invece essere l’ultima, che possa ora odiarlo e non desiderarlo più.
Lei non risponde a parole, non riesce. Annuisce, i capelli ormai sudati che spiovono attorno al suo viso, e poi s’inarca ancora una volta, e Akaya smette infine di pensare, perso completamente nei suoi occhi blu e nel calore del suo corpo.
-Acc, se Sanada-senpai si accorge che non ho ancora iniziato ad allenarmi mi ammazza-
Akaya s’infila i pantaloncini di corsa, rischiando di inciampare e rovinare al suolo, ma non ci dà peso: ondeggia, cambia il proprio baricentro allargando una gamba, e afferra brutalmente la maglietta abbandonata da un lato della stanza –Hai visto i miei polsini?-
Nessuna risposta. Volta il capo, già furibondo, ma vede che Leonor gli sta sorridendo, in silenzio. La cosa lo frastorna, perché anche dopo anni trascorsi prima a punzecchiarsi, poi a rincorrersi e infine a cercarsi, vedere le sue labbra arcuarsi rimane un evento d’eccezione; e lei ne approfitta, sporgendosi per depositargli un bacio sulle labbra.
-I can always kick his ass for you, you know- sussurra, come se gli stesse rivelando un segreto, mentre gli infila le agognate fasce di stoffa attorno alle mani.
-Certo, così mi ritroverei con una fidanzata ospedalizzata, un coach infortunato e un carico di allenamento decuplicato. Sanada-san non ti farebbe sconti solo perché sei una ragazza, sai?-
-Well, then I really have to crucifige him next time I see him on the courts-
Akaya ride, gettando la chioma nera sulle spalle e dimenticandosi un istante di essere in ritardo, di non poter restare con lei un’altra ora, un altro mese, un altro anno a ruzzolare in quel letto sfatto.
Anche lei si abbandona a una risatina, nascondendola dietro le lunghe dita della mano. Poi si fa più vicina, calciando via le lenzuola per inginocchiarsi sul materasso e stringerlo tra le braccia.
-Quando finisci- mormora, e Akaya deve chiudere gli occhi e respirare piano per non rabbrividire e arrendersi a non uscire più dall’albergo, perché sentirla parlare la sua lingua è tutta un’altra cosa –Torna qui-
Non si prende la briga di rispondere. Stringe i palmi callosi attorno all’ovale perfetto del suo viso, baciandola con ogni fibra del suo essere, poi schizza a raccattare il borsone delle racchette e quello degli asciugamani e si affretta a scappar via dalla stanza, rosso in viso e quasi trasognato.
Sarà un miracolo se riuscirà a centrare una pallina, oggi, ma che importa?
Akaya x fem!Liliadent (Leanor Krauzer)
I suoi capelli brillano al sole, quando si allargano sul cuscino, così biondi da parere oro colato, e le sue gambe sono così lunghe, sono così lisce. Quando preme i palmi sulle cosce bianche, allargandole sul materasso, la pelle è morbida, calda, così invitante che Akaya deve trattenersi per non affondarvi il viso, chiudervi i denti per marcarla di rosso e farla propria. Invece continua a premere e a muovere appena le dita, i pollici che scivolano sotto l’elastico delle mutandine nere e lo tirano. La vede tremare, appena appena, anche se i suoi occhi azzurri come il ghiaccio non lasciano mai il suo viso.
-If you don’t touch me soon, I’ll kill you- sibila, con quella bella bocca rosa che Akaya vorrebbe non finire mai di mordere e baciare, e anche se non capisce bene tutte le parole, il timbro è fin troppo esplicito.
-Hey, modera i toni- la rimbecca, stizzito, ma non è arrabbiato davvero, non quando le sue dita si arricciano attorno al tessuto e lei trattiene distintamente il fiato, i denti bianchi che fanno capolino tra le labbra prima che la bocca si schiuda in un gemito quando la sfiora, l’indice che scivola nelle pieghe umide della sua intimità. E non può nemmeno rimbeccarla con qualche insulto, non quando lei ruota il capo facendo piovere ciocche biondo oro sulle spalle nude e la sua schiena si inarca, così tanto che i piccoli seni sodi gli sfiorano il petto e gli rubano un brivido. Non resiste, non più, afferra quegli slip così severi da essere oltraggiosi e glieli cala alle ginocchia, prima di premere le dita su di lei, dentro di lei, muovendo le falangi a cercare la consistenza più solida del clitoride mentre allunga il collo per baciarle il viso, prima la fronte imperlata di piccole gocce di sudore e poi le guance e le palpebre chiuse e infine la bocca, facendola schiudere per la sua lingua, ingoiando tutti i suoni di piacere che riesce a strapparle. Sente le sue mani sottili tra i capelli, le unghie curate graffiargli il capo, la nuca, le spalle, la sente ansimare e tremare e stringersi a lui, cercare il suo corpo. Si allontana dalla sua bocca quasi con rimpianto, aprendo lentamente gli occhi per guardarla, ed è così bella, così sfatta e abbandonata e attraente, con le guance rosse e la maschera algida ormai in frantumi, che si ritrova a deglutire alla fitta di desiderio che gli stringe l’addome e gli incendia il sangue nelle vene. Poi il suo sguardo scende, accarezzando il suo corpo nudo, e i suoi occhi vengono richiamati al suo sesso, lì dove le sue dita scompaiono tra pliche rosate, già lucide e bagnate del suo piacere.
Lui preme, la sfiora, la schiude, allarga le dita e la ascolta gemere piano il suo nome, con quell’accento straniero che lo fa rabbrividire, anche se non più di fastidio o di ira repressa. Si spinge appena più a fondo e sospira quando le corte unghie curate si piantano tremanti nelle sue spalle.
-Ti… piace?- bisbiglia, piano, pianissimo, quasi avesse timore della sua risposta, quasi avesse terrore di sapere di star sbagliando e di procurarle invece dolore, sconforto. Di aver rotto quel sottile qualcosa che si è instaurato tra loro tra una partita e un incontro fugace, negli anni e che ora avrebbe dovuto raggiungere il suo completamento – che quella prima volta possa invece essere l’ultima, che possa ora odiarlo e non desiderarlo più.
Lei non risponde a parole, non riesce. Annuisce, i capelli ormai sudati che spiovono attorno al suo viso, e poi s’inarca ancora una volta, e Akaya smette infine di pensare, perso completamente nei suoi occhi blu e nel calore del suo corpo.
-Acc, se Sanada-senpai si accorge che non ho ancora iniziato ad allenarmi mi ammazza-
Akaya s’infila i pantaloncini di corsa, rischiando di inciampare e rovinare al suolo, ma non ci dà peso: ondeggia, cambia il proprio baricentro allargando una gamba, e afferra brutalmente la maglietta abbandonata da un lato della stanza –Hai visto i miei polsini?-
Nessuna risposta. Volta il capo, già furibondo, ma vede che Leonor gli sta sorridendo, in silenzio. La cosa lo frastorna, perché anche dopo anni trascorsi prima a punzecchiarsi, poi a rincorrersi e infine a cercarsi, vedere le sue labbra arcuarsi rimane un evento d’eccezione; e lei ne approfitta, sporgendosi per depositargli un bacio sulle labbra.
-I can always kick his ass for you, you know- sussurra, come se gli stesse rivelando un segreto, mentre gli infila le agognate fasce di stoffa attorno alle mani.
-Certo, così mi ritroverei con una fidanzata ospedalizzata, un coach infortunato e un carico di allenamento decuplicato. Sanada-san non ti farebbe sconti solo perché sei una ragazza, sai?-
-Well, then I really have to crucifige him next time I see him on the courts-
Akaya ride, gettando la chioma nera sulle spalle e dimenticandosi un istante di essere in ritardo, di non poter restare con lei un’altra ora, un altro mese, un altro anno a ruzzolare in quel letto sfatto.
Anche lei si abbandona a una risatina, nascondendola dietro le lunghe dita della mano. Poi si fa più vicina, calciando via le lenzuola per inginocchiarsi sul materasso e stringerlo tra le braccia.
-Quando finisci- mormora, e Akaya deve chiudere gli occhi e respirare piano per non rabbrividire e arrendersi a non uscire più dall’albergo, perché sentirla parlare la sua lingua è tutta un’altra cosa –Torna qui-
Non si prende la briga di rispondere. Stringe i palmi callosi attorno all’ovale perfetto del suo viso, baciandola con ogni fibra del suo essere, poi schizza a raccattare il borsone delle racchette e quello degli asciugamani e si affretta a scappar via dalla stanza, rosso in viso e quasi trasognato.
Sarà un miracolo se riuscirà a centrare una pallina, oggi, ma che importa?