Good films make my life better.
Così si reinterpreta un classico in chiave femminista (spiegatelo alla Fennell). Senza prendersi troppo sul serio, Maggie Gyllenhaal gioca con i generi e con un intero immaginario cinematografico e citazionistico. Il risultato è una critica sociale feroce, puntuale e volutamente folle, che omaggia tanto lo spirito anticonformista di Mary Shelley quanto la portata rivoluzionaria della sua opera.