Pseudoepigrafia

opere attribuita, volutamente o per errore, a un autore che non ne è responsabile
(Reindirizzamento da Pseudoepigrafo)

Con pseudoepigrafia (dal greco antico ψευδής, pseudès, "falso" e ἐπιγραφή, epigraphè, "iscrizione") si intende l'attribuzione di un'opera a un autore non responsabile della stesura del testo in questione.

Diffusione

modifica

Tale attribuzione può derivare da un errore della tradizione o da deliberata scelta di falsificazione. L'attribuzione di un'opera ad un personaggio illustre e spesso anteriore, comunque conosciuto ai più, ha lo scopo di attirare l'attenzione dei lettori e di donare al testo un'attendibilità che non avrebbe altrimenti. Discorso a parte merita la questione degli studi biblici: gli studiosi protestanti definiscono pseudoepigrafi gli scritti giudaici di argomento biblico composti tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C., che gli esegeti cattolici chiamano apocrifi, termine riservato dai protestanti esclusivamente ai libri deuterocanonici, che fanno parte del canone accettato dalla Chiesa cattolica.

Pseudepigrafi greci

modifica

Nell'antichità vi sono molti esempi di scritti la cui paternità fu attribuita ad autori diversi dagli originali, anche perché autori prolifici ebbero più imitazioni e falsificazioni, come per Omero, Aristotele, Demostene o Plutarco.

A Omero, proprio in quanto principe dei poeti, vennero attribuite numerose opere riconducibili all'epica: tra le molte che conosciamo, si sono conservati gli Inni omerici, 33 inni a varie divinità e la Batracomiomachia, poema eroicomico che narra le vicende di una guerra tra il Regno dei Topi e il Regno dei Ranocchi. Perduto è, invece, il Margite, poema parodico perduto che narrava in maniera comica i viaggi dello sciocco Margite, sorta di opposto di Odisseo dell'Odissea. A Omero venivano attribuiti anche, in tutto o in parte, altri poemi del Ciclo epico, non solo di quello troiano ma anche di quello tebano, andati perduti.

Nel caso di Plutarco, le Vite dei dieci oratori (Vitae Decem Oratorum), una serie di biografie dei dieci oratori attici selezionati nel canone alessandrino, basate su Cecilio di Calacte e utilizzate anche da Fozio[1]; inoltre, le Dottrine dei filosofi (Placita philosophorum; in greco antico Περὶ τῶν ἀρεσκόντων φιλοσόφοις φυσικῶν δογμάτων?). Altra opera spuria, ma comunque pregevole, è il trattato Sulla musica. Gli Stromateis (in greco antico Στρωματεῖς?), fonte importante per la filosofia presocratica, vengono, inoltre, anch'essi erroneamente attribuiti a Plutarco[2], così come il trattato De liberis educandis.

In ambito filosofico, notevoli i Versi Aurei (ἔπη χρυσᾶ o χρύσεα ἔπη), 71 versi scritti in esametro dattilico, tradizionalmente attribuiti a Pitagora, e il trattato Περὶ φύσιος κόσμω καὶ ψυχᾶς (Sulla natura del cosmo e dell'anima), che riassume le teorie che Timeo difende nel Timeo di Platone, scritto tra l'inizio del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C.[3]. Tra le opere attribuite ad Aristotele ed entrate nel suo corpus vi sono i Problemata, De mirabilibus auscultationibus, De mundo (IV e III secolo a.C.), Retorica ad Alessandro, Physiognomica (circa 300 a.C.), De Melisso Xenophane et Gorgia, Economico, Grande Etica, De coloribus.

Ancora, in ambito oratorio, per Demostene, i discorsi XLVI, XLIX (Contro Timoteo), L (Contro l'arconte Policle), LII (Contro Callippo di Peania), LIX (Contro Neera) e forse la XLVII sono attribuiti ad Apollodoro di Pasione e sulle sei lettere a lui attribuite ci sono forti dubbi.

Pseudepigrafi latini

modifica

Invece nella letteratura latina emergono, tra gli altri, la cosiddetta Quinta Catilinaria e la Responsio Catilinae attribuite a Marco Tullio Cicerone[4]. Ancora, in questo contesto oratorio vanno interpretate le due invettive trasmesse nel corpus sallustiano, l’Invectiva in Ciceronem (ritenuta autentica ancora nella prima età imperiale), esercizio scolastico, nella forma della prosopopea, e la controreplica, l’Invectiva in Sallustium, falsificazione composta nelle scuole di retorica in età più tarda, post augustea.

In campo poetico, abbiamo la intera Appendix Vergiliana, con spunti tematici ricondibucibili alle opere di Virgilio, contenente il Catalepton (dal greco κατά λεπτόν "scelta spicciola", tipica espressione callimachea), una raccolta di quindici epigrammi, la Ciris, un epillio in 540 versi, che narra di una storia d'amore, la Copa, breve idillio di ispirazione campestre, di 38 versi in distici elegiaci, Dirae e Lydia, in 183 esametri, che sembra costituire una variazione sul tema delle confische dei campi, popolare come soggetto letterario a causa delle Bucoliche virgiliane e, infine, il Moretum, 122 versi in esametri, che, sempre sulla falsariga bucolica, descrive la sveglia di un contadino all'alba e la preparazione della focaccia ripiena del titolo.

Ancora in ambito poetico, il cosiddetto Corpus Tibullianum, termine con cui si identifica l'insieme delle opere di Tibullo e di altri poeti del cosiddetto "circolo di Messalla". Questa raccolta di elegie ed epigrammi risale al I secolo a.C. ed è di grande importanza per comprendere il clima letterario romano della prima età augustea. Il libro include 6 elegie dell'ignoto Ligdamo, molto probabilmente uno pseudonimo, di cui è stata proposta l'identificazione con lo stesso Tibullo, il Panegirico di Messalla, poemetto di modesto valore risalente al 31-30 a.C. e 11 componimenti, suddivisibili in due gruppi, composti rispettivamente cinque da un autore ignoto e sei da Sulpicia.

In campo filosofico, tra le opere esistenti erroneamente attribuite ad Apuleio figurano il Peri Hermeneias (Sull'interpretazione), una breve versione latina di una guida alla logica aristotelica, lo Asclepio, parafrasi latina di un dialogo greco perduto (Il Discorso Perfetto) con protagonisti Asclepio ed Ermete Trismegisto, lo Herbarium Apuleii Platonici.

  1. Cfr. R. M. Smith, Photius on the ten orators, in "GRBS", n. 33 (1992), pp. 59-189.
  2. D. E. Marietta, Introduction to Ancient Philosophy, M.E. Sharpe, 1998, p. 190 n. 11.
  3. Cfr. l'edizione di M. Baltes, Timaios Lokros, Über die Natur des Kosmos und der Seele, Leiden, Brill, 1972.
  4. G. La Bua, Osservazioni sui pseudepigrapha ciceroniani e la ‘tradizione catilinaria’, in «Incontri di filologia classica», XX (2020-2021).

Voci correlate

modifica

Altri progetti

modifica

Collegamenti esterni

modifica
Controllo di autoritàGND (DE) 4998210-2
  Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura