Naqada III
Naqada III o semainiano è l'ultima delle tre fasi della cultura di Naqada dell'Antico Egitto predinastico, successiva alle fasi di Naqada I e Naqada II. Secondo le datazioni al radiocarbonio, la cultura di Naqada III è collocata approssimativamente tra il 3325 e il 3000 a.C.,[2] tra il 3350 e il 2920 a.C. circa secondo altre stime,[3] o tra il 3200 e il 3000 a.C.[4] Il periodo si articola in più sottofasi — IIIA1, IIIA2, IIIB, IIIC1, IIIC2 e IIID — la cui cronologia relativa è ancora oggetto di ricerca e discussione tra gli specialisti, data la scarsità delle fonti archeologiche e la difficoltà di identificare con certezza i sovrani attestati.[5]

Durante il Naqada III il processo di formazione dello Stato, iniziato durante il Naqada II, raggiunge la sua fase conclusiva: fanno la loro comparsa sovrani a capo di regni indipendenti e in conflitto tra loro, i cui nomi sono noti per lo più da iscrizioni su ceramiche o lastre in pietra provenienti dalle sepolture.[6] Tra questi figurano Iri Hor, Scorpione II e Ka, appartenenti alla cosiddetta Dinastia 0, corrispondente al Naqada IIIB.[3] Al Naqada IIIA è invece ricondotta la Dinastia 00, termine introdotto da Günter Dreyer per indicare i sovrani locali del periodo precedente.[3]
Il periodo si conclude con la formazione di un unico Stato e l'avvio del periodo dinastico. Narmer, tradizionalmente identificato con il semi-leggendario Menes, è considerato il primo unificatore dell'Egitto e fondatore della I dinastia egizia, appartenente all'epoca tinita (da Tini, città di origine dei sovrani).[6]
Il Naqada III è caratterizzato da importanti innovazioni: la comparsa dei primi geroglifici egizi, l'uso regolare del serekht per indicare il nome del sovrano, le prime necropoli reali — tra cui Umm el-Qa'ab ad Abido — e una produzione materiale ricca che include tavolozze cerimoniali in grovacca, statuette di alta qualità e ceramiche con decorazioni caratteristiche.[6][7]
Cronologia e suddivisioni
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Il Naqada III è l'ultima fase della cultura di Naqada, che costituisce il periodo preistorico più importante dell'antico Egitto. A seconda delle fonti, è datato approssimativamente tra il 3325 e il 3000 a.C.,[2] tra il 3350 e il 2920 a.C. circa secondo altre stime,[3] oppure tra il 3200 e il 3000 a.C.[4] Il periodo corrisponde alle «date di sequenza» (Sequence Dates, abbreviate SD) da 63 a 76 stabilite da Flinders Petrie.[9] Dal punto di vista della cronologia del Vicino Oriente antico, il Naqada III si colloca alla transizione tra il Calcolitico e la prima età del bronzo.[10]
La periodizzazione della cultura di Naqada fu elaborata originariamente da Petrie nei primi anni del Novecento,[11][12] a partire dagli scavi condotti nelle necropoli preistoriche dell'Alto Egitto. Il sistema di Petrie si basava su una seriazione tipologica della ceramica, che permetteva di stabilire una cronologia relativa indipendentemente da dati assoluti. Nel corso del Novecento la periodizzazione è stata progressivamente rivista e affinata.[5] Il Naqada III è attualmente suddiviso nelle sei sottofasi IIIA1, IIIA2, IIIB, IIIC1, IIIC2 e IIID secondo la cronologia di Hendrickx, revisione aggiornata del sistema di Kaiser che distingueva ulteriormente il Naqada IIIB nelle sottofasi IIIB1 e IIIB2; ciascuna sottofase corrisponde a specifiche caratteristiche del repertorio ceramico e funerario.[5]
- Ceramica Naqada III da vari siti.
- Giara cilindrica Naqada III, tipo caratteristico del periodo IIIB. Metropolitan Museum of Art, New York.[13]
- Vaso da vino con serekht, 3300–2900 a.C.
Storia
modificaFormazione dello Stato
modificaIl periodo protodinastico egizio fu caratterizzato da un processo progressivo di unificazione politica, culminato nella formazione di un unico Stato e nell'avvio del Periodo arcaico. È in questa fase che la lingua egizia fu registrata per la prima volta in forma di geroglifici.[6] Lungo il corso del Nilo sorsero numerose piccole città-stato che, nel corso dei secoli, si ridussero attraverso conflitti e conquiste a tre entità principali nell'Alto Egitto: Thinis, Naqada e Ieracompoli (Nekhen). Stretta tra Thinis e Nekhen, Naqada fu la prima a essere assorbita. Thinis conquistò poi il Basso Egitto, mentre il rapporto tra Thinis e Ieracompoli/Nekhen rimane incerto: le due entità potrebbero essersi unite pacificamente, con la famiglia reale thinita al governo di tutto l'Egitto. I re thiniti furono sepolti ad Abido, nella necropoli di Umm el-Qa'ab.[6]
Il periodo fu segnato da conflitti costanti con le popolazioni del Delta del Nilo, presumibilmente per il controllo delle redditizie rotte commerciali con il Levante, fonte di legname pregiato, vino e altre merci di grande valore.[14]
- Vaso in pietra con fregio di uccelli, Naqada III.
La «Città dell'Oro» e i rapporti con la Mesopotamia
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Il nome «Naqada» (in egizio antico Nubt) significa letteralmente «Città dell'Oro», e riflette la straordinaria ricchezza aurifera del deserto orientale egizio e la posizione strategica di Naqada e della città antistante di Copto per il commercio di quel metallo prezioso.[17] Lo sfruttamento dei metalli preziosi del deserto orientale, unito allo sviluppo dell'agricoltura nella pianura alluvionale — che generava surplus agricolo in grado di alimentare la domanda di manufatti artigianali — rese questa regione economicamente molto più avanzata rispetto al Basso Egitto coevo.[18]
Naqada si trovava al centro di una rete commerciale aurifera che stimolò il coinvolgimento diretto di mercanti mesopotamici, che portarono con sé artisti e personale specializzato, introducendo stili e pratiche della Mesopotamia. Lo sfruttamento dell'oro favorì probabilmente anche lo sviluppo delle prime strutture proto-statali organizzate in Egitto.[19] Le importazioni mesopotamiche furono particolarmente intense durante la tarda fase Gerzeana (Naqada II), in corrispondenza delle culture Protoletterata b e c della Mesopotamia (periodo di Uruk).[20]
La produzione aurifera è documentata dalla creazione di manufatti in oro risalenti già al 3500 a.C. circa. L'estrazione avveniva principalmente nei graniti antichi e recenti del deserto orientale, attraverso cave a cielo aperto e scavi sotterranei di modesta profondità.[21]
- Coltello in selce con manico in oro, Naqada III (c. 3050–2920 a.C.). Los Angeles County Museum of Art.[22]
Espansione nel Basso Egitto
modificaLe popolazioni del Naqada II e del Naqada III si espansero progressivamente verso nord, nel Basso Egitto, soppiantando la cultura di Maadi.[23] La città di Maadi fu conquistata già durante il Naqada IIc-d.[23] Entro la fine del Naqada II, verso il 3200 a.C., le culture del Basso Egitto furono assorbite dalla cultura di Naqada dell'Alto Egitto.[23] I siti della cultura maadiana di Buto, Tell Ibrahim Awad, Tell el-Rub'a e Tell el-Farkha furono abbandonati e cedettero il posto alla cultura del Naqada III.[23]
Relazioni con il Levante
modificaEsistono solide prove archeologiche di insediamenti egizi nel Canaan meridionale durante il periodo protodinastico, interpretati come colonie o empori commerciali.[6] Gli archeologi Pierre de Miroschedji e Moain Sadeq hanno proposto una classificazione dell'attività egizia nel Levante in tre aree distinte: una zona di insediamento permanente comprendente Tell es-Sakan (che potrebbe essere stato il centro amministrativo) ed En Besor; un'area di frequentazione stagionale lungo la costa settentrionale; e, oltre queste, una zona di interazione tra Egizi e Cananei verso est e nord.[24]
Innovazioni tecnologiche
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Il Naqada III fu un periodo di notevoli innovazioni culturali e tecnologiche, alcune delle quali costituiscono le prime attestazioni note nella storia dell'antico Egitto. È in questa fase che compaiono i primi geroglifici egizi, impiegati inizialmente a scopi amministrativi e cerimoniali.[6] Le prime narrazioni grafiche su tavolozze da cosmesi risalgono al Naqada III, così come il primo uso regolare del serekht, il cartiglio rettangolare che racchiudeva il nome del sovrano e ne affermava l'autorità regale.[6]
Un'altra innovazione attribuita a questo periodo è la navigazione a vela. Le prime raffigurazioni di imbarcazioni a vela in Egitto risalgono al Naqada III, documentate su ceramica decorata e tavolozze cerimoniali.[26] Questa invenzione, tuttavia, non fu indipendente: le prime attestazioni di imbarcazioni a vela nel Golfo Persico risalgono al periodo Ubaid della Mesopotamia (c. 5500–5000 a.C.), millenni prima delle prime rappresentazioni egizie.[27]
- Percussore per il ritocco della selce (inv. S 4029), seconda vista. Museo Egizio di Torino.[25]
- Tavolozza cerimoniale con serekht, tardo Naqada III, c. 3200–3100 a.C. Metropolitan Museum of Art, New York.[28]
- Frammento di tavolozza cerimoniale con figura maschile e bastone, c. 3200–3100 a.C.
Cultura materiale
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Il Naqada III è caratterizzato da una produzione materiale ricca e articolata, che riflette sia la crescente complessità delle strutture sociali e politiche del periodo sia l'intensificarsi dei contatti commerciali con la Mesopotamia e il Levante.[19] Rispetto alle fasi precedenti si osserva una progressiva standardizzazione dei repertori ceramici e una trasformazione delle arti figurative: le elaborate sculture in avorio del Naqada II lasciano spazio alle grandi tavolozze in grovacca a decorazione narrativa,[7] mentre la produzione statuaria continua a sviluppare le convenzioni iconografiche predinastiche.[1] I materiali preziosi di provenienza esotica — lapislazzuli dall'Afghanistan, corniola dall'India e dall'Arabia, oro dal deserto orientale — testimoniano l'ampiezza delle reti di scambio che alimentavano le élite di questo periodo.[1][21]
Tavolozze cerimoniali
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Durante il Naqada III le elaborate sculture in avorio caratteristiche del Naqada II furono progressivamente sostituite da tavolozze cerimoniali in grovacca.[7] Molte delle tavolozze più note appartengono a questo periodo, tra cui la Tavolozza della caccia (Hunters Palette) e la Tavoletta di Narmer. Nella fase iniziale del Naqada IIIA (sottofasi IIIA1 e IIIA2) le tavolozze cerimoniali sono prevalentemente di forma rettangolare.[31]
Ceramica
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La ceramica del Naqada impiega principalmente due tipi di argilla. Il primo è un'argilla grigia di origine alluvionale, ricca di ossido ferroso, che diventa rossa o bruna in cottura ossidante. Il secondo tipo è un'argilla di origine calcarea o marnosa — ottenuta da corsi d'acqua e uadi — con alto contenuto di calcio, di colore giallastro o bianco allo stato crudo e cremoso dopo la cottura. La maggior parte della ceramica del Naqada III appartiene a questo secondo tipo.[35]
Il Naqada III praticò in varia misura quasi tutti i tipi ceramici noti del periodo Naqada, ma la produzione fu prevalentemente monocroma, con decorazioni semplici a rilievo. I principali tipi, classificati da Petrie con le sue "date di sequenza", sono:
- ceramica chiara (tipo L, Late ware), in argilla marnosa calcarea: divenne la produzione dominante del Naqada III
- ceramica decorata (tipo D, Decorated ware), con superfici beige-rosate e pitture in ocra o bruno: scomparve con l'inizio del Naqada III
- ceramica a cima nera (tipo B, Black Top ware), con corpo rosso lucidato e cima nera: è un tipo arcaico già noto dalla cultura di Badari
- ceramica di forme elaborate (tipo F, Fancy Forms) comprende vasi di foggia fantasiosa o zoomorfa
- ceramica rossa lucidata (tipo P, Polished Red ware) è presente nelle fasi Naqada IIB, IIC e IID
- ceramica grezza (tipo R, Rough ware) ha inclusi vegetali che bruciano in cottura producendo una superficie irregolare
- ceramica a manico ondulato (tipo W, Wavy-handled ware) comprende vasi con manici ondulati che nel tempo divennero di forma cilindrica.[35]
Durante il Naqada IIIA la ceramica decorata (D) e quella rossa lucidata (P) calarono sensibilmente, mentre la ceramica chiara (L) aumentò notevolmente; la ceramica a manico ondulato (W) sussistette solo con decorazione a bande.[31] Nel Naqada IIIB la ceramica L dominò la produzione, affiancata da importanti quantità di ceramica W sotto forma di vasi cilindrici incisi; la ceramica grezza (R), in particolare nelle varianti a base appuntita, risultava in declino.[31]
- Vaso ad anse ondulate (classe W), argilla cotta (inv. P 1165), periodo predinastico. Museo Egizio di Torino.[36]
- Vaso ad anse ondulate (classe W), argilla cotta (inv. S 507), periodo predinastico. Museo Egizio di Torino.[37]
- Vaso ad anse ondulate (classe W), argilla cotta (inv. S 212), periodo predinastico. Museo Egizio di Torino.[38]
- Giara (classe R), argilla cotta (inv. S 4048), periodo predinastico. Museo Egizio di Torino.[39]
- Coppa (classe R), argilla cotta (inv. S 4076), periodo predinastico. Museo Egizio di Torino.[40]
Statuette
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Le più note statuette del periodo Naqada III provengono da Tell el-Farkha, nel Delta orientale del Nilo. Nel settore del kom orientale fu rinvenuto un deposito contenente frammenti di foglia d'oro, perline di corniola e guscio d'uovo di struzzo appartenenti a una collana e due grandi coltelli in selce. Una volta riassemblati, i frammenti d'oro costituivano due statuette raffiguranti uomini nudi in piedi: la più grande misura 60 cm, la più piccola 30 cm.[1] Le statuette presentano grandi orecchie sporgenti, falli di dimensioni eccezionali e unghie di mani e piedi accuratamente modellate. Gli occhi erano in lapislazzuli proveniente dall'odierno Afghanistan.[1] I soggetti sono raffigurati calvi, privi di barba, con grandi orecchie sporgenti e muniti di grandi guaine peniene, una delle quali decorata con una fascia intagliata.[1] La figura più grande porta anche una collana.[1] Il nucleo interno delle statuette, ora decomposto, era in legno, rivestito da sottili fogli d'oro fissati con 140 rivetti dorati.[1]
Queste caratteristiche rientrano nelle convenzioni stilistiche dell'arte egizia predinastica, analoghe ad altre statuette note dello stesso periodo. Le statuette d'oro raffigurerebbero con ogni probabilità un sovrano predinastico e il suo successore durante la festa giubilare Heb-Sed, e adornavano verosimilmente un santuario nel settore del kom occidentale.[41] Sono attribuite al Naqada IIIB (c. 3200–3000 a.C.), o forse anche al Naqada IIIA (c. 3300 a.C.).[1] Sono considerate le più antiche rappresentazioni conosciute di sovrani dell'antico Egitto.[1]
- Statuetta dorata maschile (30 cm), Tell el-Farkha, Naqada IIIB, c. 3200–3000 a.C. Museo Egizio del Cairo.[1]
- Statuette maschili con guaine peniene, Ieracompoli, Naqada III–Dinastia I (3300–2890 a.C.).[42]
- Figurina umana dal deposito principale di Ieracompoli, Naqada III. Ashmolean Museum, inv. E.294.[43]
Guaine peniene
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Numerose statuette maschili del periodo Naqada I–III recano guaine peniene, attributo caratteristico di molte società di cacciatori-raccoglitori.[44] Tali raffigurazioni compaiono a Ieracompoli, ad Abido, sul coltello di Gebel el-Arak e nelle statuette dorate di Tell el-Farkha.[44] Le guaine erano tenute in posizione da stringhe di cuoio legate alla vita e forse anche alla base.[44]
È stato ipotizzato che alcune delle corna di rinoceronte decorate rinvenute nelle tombe dello stesso periodo possano essere identificate con le guaine peniene rappresentate nelle statuette, o almeno con rappresentazioni simboliche di esse.[44] Le guaine peniene (in egizio antico karnatiw) potrebbero anche aver avuto un impiego medico, come erronea misura preventiva contro la schistosomiasi e il contagio da cercarie.[45]
- Statuette femminili, Ieracompoli, tardo predinastico, Naqada III–Dinastia I.
- «Uomo MacGregor», statuetta maschile predinastica in avorio con guaina peniena. Ashmolean Museum, Oxford.
Dinastia 0
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La Dinastia 0 è il nome convenzionale con cui si indicano i sovrani egizi della fase finale del Naqada III (corrispondente al Naqada IIIB), che governarono su parti dell'Alto Egitto prima dell'unificazione.[5] I loro nomi erano incisi nella forma del serekht su una varietà di superfici, tra cui ceramiche e pareti di tombe.[6] Il periodo fu caratterizzato da conflitti costanti con le popolazioni del Delta del Nilo, presumibilmente per il controllo delle rotte commerciali con il Levante.[14]
Tra i sovrani della Dinastia 0 vi erano figure oscure come Iri Hor, Ka e Horo Scorpione II, il cui nome potrebbe derivare dalla dea Selkis, antica protettrice dei re.[46] Il periodo si concluse con l'ascesa di Narmer, considerato il primo re della I dinastia egizia e primo unificatore dell'Egitto. I re thiniti della Dinastia 0 e della I dinastia furono sepolti ad Abido, nella necropoli di Umm el-Qa'ab.[6]
Tra i reperti più significativi del periodo vi è la Mazza dello Scorpione, attribuita a Horo Scorpione II e conservata all'Ashmolean Museum di Oxford, che raffigura il sovrano con la corona bianca dell'Alto Egitto nell'atto di compiere un rito agricolo o di scavo di canali.[46]
Per l'Alto Egitto sono attestati i seguenti sovrani, in ordine approssimativo: A, Conchiglia digitata, Pesce, Elefante, Cicogna, Toro, Scorpione I, Coccodrillo, Iri Hor, Ka, Horo Scorpione II, Narmer.[6] Per il Basso Egitto sono invece attestati: Hedju Hor, Ny-Hor, Ni-Neith, Hat-Hor, Pu, Hsekiu, Khayu, Tiu, Thesh, Neheb, Wazner, Mekh, Falco doppio, Wash.[6]
- Individuo che porta offerte sulla Mazza minore di re Scorpione II.[46]
- Tavolozza del Toro (E 11255), c. 3100 a.C., tardo Naqada III. Museo del Louvre, Parigi.[48]
Genetica degli Egizi dell'epoca tinita
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Nel 2025 è stato pubblicato il primo studio in grado di sequenziare l'intero genoma di un antico egizio del periodo iniziale della storia dinastica, fornendo per la prima volta dati genetici diretti sulla popolazione emersa dal Naqada III.[49] Prima di questo studio, la sequenziazione del genoma completo di antichi Egizi del periodo predinastico e protodinastico non era ancora stata realizzata, principalmente a causa delle difficili condizioni di conservazione del DNA in Egitto.[49]
L'individuo analizzato, noto in letteratura con il codice NUE001 («individuo di Nuwayrat»), è un maschio adulto di status relativamente elevato, datato con il radiocarbonio al 2855–2570 a.C., rinvenuto a Nuwayrat, in una grotta 265 km a sud del Cairo. Il corpo era stato deposto intatto in un grande vaso di argilla circolare, senza imbalsamazione, all'interno di una tomba rupestre: questa circostanza ha favorito una conservazione insolitamente buona dello scheletro e del suo DNA.[49]
L'analisi genetica ha rivelato che la maggior parte del suo genoma è riconducibile all'ascendenza del Neolitico nordafricano, mentre circa il 20% è di origine mesopotamica orientale.[49]
Lo studio fornisce prove dirette di un'ascendenza genetica legata alla Mezzaluna Fertile orientale nell'antico Egitto, suggerendo flussi migratori antichi dalla Mesopotamia verso l'Egitto che si affiancano agli scambi di oggetti e pratiche culturali già documentati archeologicamente — animali e piante domesticate, sistemi di scrittura — nel corso del Naqada III.[49] Questo dato è coerente con un modello di espansione culturale e demografica dalla regione mesopotamica che coinvolse sia l'Anatolia sia l'Egitto nel corso del IV millennio a.C.[49] Gli antenati mesopotamici dell'individuo di Nuwayrat potrebbero essere migrati verso l'Egitto durante il Neolitico, oppure in un periodo più recente attraverso percorsi terrestri nel Vicino Oriente o rotte marittime nel Mediterraneo o nel Mar Rosso.[49]
Note
modifica- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Ciałowicz, 2012, pp. 88–90
- 1 2 Dee et al., 2013
- 1 2 3 4 Hendrickx, 2006, pp. 92, tavola II.1.7
- 1 2 Shaw, 2000, p. 481
- 1 2 3 4 Hendrickx, 2011, pp. 65–68
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Shaw, 2000, p. 479
- 1 2 3 Josephson e Dreyer, 2015, p. 169
- ↑ Kemp, 2018, pp. 14, 44, fig. 2.6
- ↑ Naqada chronology, su Digital Egypt for Universities, University College London. URL consultato il 20 marzo 2026.
- ↑ Hendrickx, 1996, p. 64
- ↑ Petrie, 1901, Cap. II, pp. 4–8
- ↑ Petrie, 1921
- ↑ Cylindrical Jar, su The Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 20 marzo 2026.
- 1 2 Josephson e Dreyer, 2015, p. 165
- ↑ (EN) Chris Scarre e Brian M. Fagan, Ancient Civilizations, Routledge, 2016, p. 106, ISBN 978-1317296089.
- ↑ Klemm et al., 2001, p. 659, fig. 9
- ↑ Joffe, 2000, p. 113
- ↑ Bard, 2000, p. 58
- 1 2 Joffe, 2000, pp. 113–123
- ↑ Joffe, 2000, p. 115
- 1 2 Klemm et al., 2001, pp. 643–659
- ↑ Ripple-flake Knife with Gold Handle, su LACMA Collections. URL consultato il 20 marzo 2026.
- 1 2 3 4 Bard, 2000, p. 59
- ↑ de Miroschedji e Sadeq, 2005, pp. 155–169
- 1 2 Percussore per il ritocco della selce (S 4029), su Collezione online, Torino, Museo Egizio. URL consultato il 20 marzo 2026.
- ↑ Vinson, 2013
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- ↑ Tavolozza da cosmesi (S 618), su Collezione online, Torino, Museo Egizio. URL consultato il 20 marzo 2026.
- 1 2 3 Dee et al., 2014, p. 320
- ↑ Tavolozza da cosmesi (S 619), su Collezione online, Torino, Museo Egizio. URL consultato il 20 marzo 2026.
- ↑ Tavolozza da cosmesi (S 4034), su Collezione online, Torino, Museo Egizio. URL consultato il 20 marzo 2026.
- ↑ Vaso ad anse ondulate, classe W (S 11170), su Collezione online, Torino, Museo Egizio. URL consultato il 20 marzo 2026.
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Collegamenti esterni
modifica- (EN) The Political Unification of Egypt in the Naqada Period, su ucl.ac.uk.