David Attenborough
Sir David Frederick Attenborough (Isleworth, 8 maggio 1926) è un divulgatore scientifico e naturalista britannico[1].
| Sir David Attenborough | |
|---|---|
| Nome completo | Sir David Frederick Attenborough |
| Trattamento | Sir David |
| Nascita | Isleworth, 8 maggio 1926 |
| Dinastia | Attenborough |
| Padre | Frederick Levi Attenborough |
| Madre | Mary Attenborough |
| Figli | Robert Attenborough Susan Attenborough |
| Religione | Anglicana (ufficialmente) Agnosticismo |

La sua carriera come presentatore ebbe inizio nel 1954 con Zoo Quest e si è estesa per ben otto decenni. Nel corso della sua attività ha realizzato e presentato alcune fra le più celebri serie documentaristiche naturalistiche, tra cui le nove serie che compongono The Life Collection, Natural World, Wildlife on One, il franchise di Planet Earth, The Blue Planet e Blue Planet II. È l'unica persona ad aver vinto premi BAFTA in produzioni realizzate in bianco e nero, a colori, in alta definizione, in 3D e in 4K. Nel corso della sua vita ha inoltre ricevuto decine di lauree honoris causa e numerosi riconoscimenti, fra cui tre Emmy Awards per la miglior narrazione e un Emmy Award come miglior personalità televisiva diurna non quotidiana.
Attenborough ricoprì anche importanti incarichi dirigenziali presso la BBC, dove negli anni Sessanta e Settanta fu controller di BBC Two e direttore della programmazione di BBC Television. Se nella prima fase della sua carriera il suo lavoro si concentrò soprattutto sulle meraviglie del mondo naturale, in seguito la sua voce si è fatta sempre più esplicita a sostegno delle cause ambientali. Ha promosso il ripristino della biodiversità del pianeta, il contenimento della crescita della popolazione, la transizione verso le energie rinnovabili, la mitigazione del cambiamento climatico, la riduzione del consumo di carne e la destinazione di aree sempre più vaste alla conservazione della natura. A proposito della sua attività di divulgatore e della sua passione per il mondo naturale, NPR ha osservato che Attenborough «ha percorso il globo, condividendo le sue scoperte e il suo entusiasmo con il suo caratteristico modo di narrare, fatto di toni sommessi e quasi sussurrati».[2] Nel Regno Unito è ampiamente considerato un vero e proprio tesoro nazionale, anche se egli stesso non ama questa definizione.[3][4][5]
Primi anni e famiglia
modificaDavid Frederick Attenborough nacque l'8 maggio 1926 a Isleworth, nel Middlesex,[6][7] e crebbe a College House, all'interno del campus dello University College di Leicester, dove suo padre Frederick ricopriva l'incarico di preside.[8] Era il secondo di tre figli maschi: il fratello maggiore, Richard, sarebbe poi diventato attore e regista, mentre il fratello minore, John, lavorò come dirigente presso la casa automobilistica italiana Alfa Romeo.[9] Durante la Seconda guerra mondiale, i suoi genitori accolsero inoltre in casa, attraverso una rete britannica di volontariato nota come Refugee Children's Movement, due ragazze ebree rifugiate provenienti dalla Germania.[10]
Fin dall'infanzia Attenborough coltivò una profonda passione per il mondo naturale, raccogliendo fossili, pietre e altri esemplari naturali.[11] Fu incoraggiato in questo interesse quando la giovane Jacquetta Hawkes mostrò ammirazione per la sua collezione.[12] Trascorreva inoltre molto tempo nei terreni dell'università. Intorno agli undici anni venne a sapere che il dipartimento di zoologia aveva bisogno di una grande quantità di tritoni; tramite suo padre si offrì di fornirli al prezzo di tre pence l'uno. La loro provenienza, che allora non rivelò, era uno stagno adiacente al dipartimento.[13] Un anno dopo, la sorella adottiva Marianne gli regalò un pezzo d'ambra contenente creature preistoriche; circa sessant'anni più tardi, quell'oggetto sarebbe diventato il fulcro di «The Amber Time Machine», un episodio della sua serie Natural World.[14]
Nel 1936 Attenborough e suo fratello Richard assistettero a una conferenza di Grey Owl (Archibald Belaney) alla De Montfort Hall di Leicester, rimanendo colpiti dal suo appello alla conservazione della natura. Secondo Richard, David fu profondamente impressionato dalla determinazione di quell'uomo nel salvare il castoro, dalla sua profonda conoscenza della flora e della fauna delle regioni selvagge canadesi e dai suoi avvertimenti sul rischio di un disastro ecologico qualora il delicato equilibrio naturale fosse stato distrutto. All’epoca l’idea che l’umanità stesse mettendo in pericolo la natura, depredandone e saccheggiandone sconsideratamente le ricchezze, era ancora poco diffusa; eppure essa sarebbe rimasta fino a oggi parte integrante del pensiero di David.[15] Nel 1999 Richard diresse un film biografico su Belaney intitolato Grey Owl.[16]
Attenborough studiò alla Wyggeston Grammar School for Boys di Leicester.[17] Nel 1945 ottenne una borsa di studio per il Clare College di Cambridge, dove studiò geologia e zoologia; fu membro del Sedgwick Club, associazione universitaria di ambito scientifico, e conseguì una laurea in scienze naturali.[18] Nel 1947 fu chiamato a svolgere il servizio militare nella Royal Navy e trascorse due anni di stanza nel Galles del Nord e nel Firth of Forth.[12]
Carriera
modificaI primi anni alla BBC
modificaDopo aver lasciato la marina, Attenborough trovò impiego presso una casa editrice come revisore di libri scientifici per ragazzi. Ben presto, però, rimase deluso da quel lavoro e nel 1950 si candidò alla BBC per un posto come produttore di programmi parlati per la radio.[19] Pur non ottenendo quell'incarico, il suo curriculum attirò successivamente l'attenzione di Mary Adams, responsabile del dipartimento Talks (cioè dei programmi di approfondimento e divulgazione) del nascente servizio televisivo della BBC.[20] Come la maggior parte dei britannici dell'epoca, Attenborough non possedeva ancora un televisore e nella sua vita aveva visto un solo programma televisivo.[21]
Accettò l'offerta della Adams di frequentare un corso di formazione di tre mesi e nel 1952 entrò alla BBC a tempo pieno. Iniziò inizialmente come produttore per il dipartimento Talks, che si occupava di tutte le trasmissioni non di fiction. All'inizio gli fu sconsigliato di apparire in video, perché Mary Adams riteneva che avesse denti troppo grandi,[19] ma ciò non gli impedì di avviare la propria carriera televisiva. Tra i suoi primi progetti figurarono il quiz Animal, Vegetable, Mineral? e Song Hunter, una serie dedicata alla musica folk presentata da Alan Lomax.[19]
Il suo legame con i programmi di storia naturale cominciò quando produsse e presentò la serie in tre parti Animal Patterns.[22] Il programma, realizzato in studio, mostrava animali provenienti dallo zoo di Londra, mentre il naturalista Julian Huxley illustrava temi come il mimetismo, l'aposematismo e i comportamenti di corteggiamento. Proprio grazie a questa trasmissione Attenborough conobbe Jack Lester, curatore del rettilario dello zoo, e insieme decisero di realizzare una serie su una spedizione di raccolta di animali. Nacque così Zoo Quest, trasmessa per la prima volta nel 1954. Attenborough ne divenne il presentatore quasi per caso, in seguito alla malattia di Lester.[23]

Nel 1957, a Bristol, fu formalmente istituita la BBC Natural History Unit. Ad Attenborough fu chiesto di farne parte, ma egli rifiutò, non volendo lasciare Londra, dove viveva con la sua giovane famiglia. Fondò invece un proprio dipartimento, la Travel and Exploration Unit,[24] che gli consentì di continuare a presentare Zoo Quest e al tempo stesso di produrre altri documentari, tra cui le serie Travellers' Tales e Adventure.[24] All'inizio degli anni Sessanta si dimise dal personale stabile della BBC per iscriversi a un corso post-laurea in antropologia sociale presso la London School of Economics, alternando gli studi a nuove riprese sul campo.[25] Tuttavia, prima di completare il titolo, accettò l'invito a rientrare alla BBC come responsabile di BBC Two.[26]
La carriera dirigenziale alla BBC
modificaNel marzo 1965 Attenborough divenne Controller di BBC Two, succedendo a Michael Peacock.[27] Fece inserire nel contratto una clausola che gli permetteva di continuare occasionalmente a realizzare programmi. Nello stesso anno filmò gli elefanti in Tanzania e nel 1969 realizzò una serie in tre parti sulla storia culturale dell'isola indonesiana di Bali. Per il film A Blank on the Map del 1971 partecipò alla prima spedizione occidentale diretta in una remota valle montana della Nuova Guinea, alla ricerca di una tribù perduta.[28]
BBC Two, lanciato nel 1964, aveva inizialmente faticato a conquistare il pubblico. Quando Attenborough ne assunse la guida, eliminò rapidamente la bizzarra mascotte a forma di canguro e riorganizzò il palinsesto. Intendeva fare di BBC Two un canale diverso e complementare rispetto agli altri, e cominciò a costruire una proposta ampia e originale che avrebbe definito l'identità dell'emittente per decenni. Sotto la sua direzione trovarono spazio musica, arti, intrattenimento, archeologia, comicità sperimentale, viaggi, teatro, sport, economia, scienza e storia naturale. Spesso, nell'arco di una sola serata, il pubblico si trovava davanti a un insieme volutamente eclettico di generi. Tra i programmi che commissionò vi furono Man Alive, Call My Bluff, Chronicle, The Old Grey Whistle Test, Monty Python's Flying Circus e The Money Programme.[29] Con l'arrivo della televisione a colori, Attenborough introdusse anche lo snooker nei palinsesti della BBC, convinto che le palline colorate rappresentassero un perfetto esempio delle potenzialità del nuovo formato.[30] Il programma Pot Black fu in seguito considerato uno dei fattori che contribuirono al grande boom di popolarità di questo sport negli anni Ottanta.[31]
Una delle sue decisioni più importanti fu commissionare una serie di tredici episodi sulla storia dell'arte occidentale, pensata anche per valorizzare la qualità del nuovo servizio televisivo a colori in UHF offerto da BBC Two. Trasmessa nel 1969 e accolta con entusiasmo unanime, Civilisation, presentata da Sir Kenneth Clark, divenne il modello dei grandi documentari d'autore, informalmente soprannominati «progetti a mazza da demolizione» per la loro portata monumentale.[32][33] Altri seguirono, tra cui The Ascent of Man di Jacob Bronowski, anch'essa commissionata da Attenborough, e America: A Personal History of the United States di Alistair Cooke. Attenborough riteneva che anche la storia dell'evoluzione fosse un argomento ideale per una serie di quel tipo. Condivise l'idea con Christopher Parsons, produttore della Natural History Unit, che coniò il titolo Life on Earth e tornò a Bristol per iniziare la pianificazione del progetto. Attenborough desiderava fortemente esserne anche il presentatore, ma ciò non sarebbe stato possibile finché fosse rimasto in un ruolo dirigenziale.[34]
Nel periodo in cui guidava BBC Two, Attenborough respinse anche la candidatura di Terry Wogan a presentatore del canale, spiegando che non c'erano posti adatti disponibili. Molti anni dopo, nel 2016, riconobbe che quella valutazione era stata condizionata da considerazioni oggi discutibili, ricordando che il canale aveva già un annunciatore irlandese e che, all'epoca, si pensava che averne due sarebbe apparso ridicolo.[35] Ha inoltre ammesso di aver autorizzato la cancellazione di molte registrazioni televisive per ridurre i costi, compresa una serie di Alan Bennett, decisione di cui in seguito si pentì.[36]
Nel 1969 Attenborough fu promosso a direttore dei programmi, diventando responsabile dell'offerta di entrambe le reti BBC.[37] I suoi compiti, che comprendevano l'approvazione dei bilanci, la partecipazione alle riunioni del consiglio e il licenziamento del personale, lo allontanarono ormai molto dall'attività concreta di realizzazione dei programmi. Quando nel 1972 il suo nome cominciò a circolare tra i possibili candidati alla carica di Direttore Generale della BBC, telefonò al fratello Richard per confessargli che non aveva alcuna voglia di quel ruolo. All'inizio dell'anno successivo lasciò quindi l'incarico, tornando a dedicarsi a tempo pieno alla creazione di programmi e liberandosi così per scrivere e presentare la grande epopea naturalistica che aveva in mente.[11]
Dopo le dimissioni, Attenborough divenne un collaboratore esterno della BBC e cominciò a lavorare al progetto successivo, un viaggio in Indonesia con una troupe della Natural History Unit. Ne nacque, nel 1973, la serie Eastwards with Attenborough, simile nello spirito ai vecchi Zoo Quest, ma con la novità del colore. Attenborough spiegò di voler lavorare in Asia perché fino ad allora la maggior parte dei documentari naturalistici si era concentrata sull'Africa.[38] Nello stesso anno fu invitato a tenere la tradizionale Christmas Lecture della Royal Institution, dedicata al tema The Language of Animals.[39] Dopo Eastwards with Attenborough cominciò a scrivere i copioni di Life on Earth.[40]
Data l'ambizione del progetto, la BBC decise di cercare un accordo con una rete americana per garantirne il finanziamento. Mentre le trattative procedevano, Attenborough lavorò a vari altri progetti televisivi. Presentò una serie sull'arte tribale, The Tribal Eye (1975), e un'altra sulle grandi esplorazioni, The Explorers (1975). Nello stesso anno condusse anche una serie per ragazzi dedicata alla criptozoologia, Fabulous Animals, in cui comparivano creature mitiche come sirene e unicorni.[41] Alla fine, la BBC concluse un accordo di coproduzione con Turner Broadcasting, e Life on Earth entrò in produzione nel 1976.[42] Nel 1979 Attenborough visitò la Repubblica Popolare Cinese e fu tra i primi a riferire al pubblico occidentale dell'esistenza della politica del figlio unico.[43]
La serie Life
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Con Life on Earth, trasmessa nel 1979, Attenborough diede inizio a un corpus di opere che sarebbe diventato un vero punto di riferimento nella cinematografia naturalistica e avrebbe influenzato un'intera generazione di documentaristi. La serie fissò molti dei tratti distintivi della produzione naturalistica della BBC. Affrontando il tema con serietà e tenendosi costantemente aggiornato sulle scoperte scientifiche più recenti, Attenborough e la sua squadra conquistarono la fiducia degli studiosi, che permisero loro di avvicinarsi ai soggetti dei programmi con un grado di accesso prima raro.[44]
Un altro elemento decisivo del successo di Life on Earth fu l'innovazione tecnica. Per ottenere le immagini che desiderava, vennero sviluppati nuovi metodi di ripresa, con particolare attenzione a eventi e animali che fino a quel momento non erano mai stati filmati. I viaggi aerei internazionali resero possibile costruire ogni episodio come un itinerario globale, con Attenborough che visitava più località del mondo nello stesso episodio e talvolta cambiava addirittura continente nel giro di una singola sequenza. Pur comparendo come volto della serie, limitò il più possibile il proprio tempo in camera, per lasciare maggiore spazio ai soggetti.[45]
Cinque anni dopo il successo di Life on Earth, la BBC lanciò The Living Planet. Questa volta Attenborough organizzò l'intera serie attorno al tema dell'ecologia, ossia agli adattamenti degli esseri viventi al proprio ambiente. Anche questo progetto si rivelò un grande successo critico e commerciale e generò ingenti vendite internazionali per la BBC. Nel 1990 The Trials of Life completò la trilogia originaria di Life, concentrandosi sul comportamento animale nelle diverse fasi dell'esistenza.[46]
Negli anni Novanta Attenborough continuò a usare il titolo «Life» per una serie di documentari d'autore. Nel 1993 presentò Life in the Freezer, la prima serie televisiva dedicata in modo sistematico alla storia naturale dell'Antartide. Pur avendo ormai superato la normale età pensionabile, si lanciò poi in indagini sempre più specialistiche sul mondo vivente, a partire dalle piante. Queste ultime costituivano un soggetto particolarmente difficile per i produttori, che dovevano costruire ore di televisione attorno a esseri apparentemente immobili. Ne nacque The Private Life of Plants (1995), che grazie alla tecnica del time-lapse mostrò le piante come organismi dinamici, arrivando a vincere un Peabody Award.[47]
Spinto dall'entusiasmo di un ornitologo della Natural History Unit, Attenborough rivolse quindi la sua attenzione agli uccelli. Poiché non era né un birdwatcher né uno specialista del settore, ritenne di essere più adatto ad affrontare l'argomento dal punto di vista del comportamento. Così nacque The Life of Birds (1998), che l'anno seguente gli valse un secondo Peabody Award.[48] L'ordine delle successive serie «Life» fu spesso determinato dallo sviluppo delle tecnologie di ripresa. Per The Life of Mammals (2002) furono impiegate telecamere a bassa luminosità e a infrarossi, capaci di rivelare per la prima volta il comportamento dei mammiferi notturni. La serie contiene anche alcuni celebri momenti in cui Attenborough appare accanto ai soggetti filmati, tra cui scimpanzé, una balenottera azzurra e un orso grizzly. I progressi della macrofotografia permisero poi di osservare per la prima volta il comportamento naturale di creature molto piccole, e nel 2005 Life in the Undergrowth introdusse il pubblico al mondo degli invertebrati.[49]
A questo punto Attenborough si rese conto di aver trascorso vent'anni a costruire, quasi inconsapevolmente, una collezione di programmi dedicati a tutti i principali gruppi di animali e piante terrestri. Mancavano soltanto rettili e anfibi. Quando nel 2008 andò in onda Life in Cold Blood, ebbe la soddisfazione di completare l'insieme, poi riunito in un'enciclopedia in DVD intitolata Life on Land. Commentò allora che la storia evolutiva era ormai completa e che l'impresa si era conclusa, aggiungendo però di sperare che quei programmi avessero ancora qualcosa da dire sul mondo anche cinquant'anni dopo.[50]
Nel 2010 Attenborough affermò tuttavia che anche First Life, dedicata alla storia dell'evoluzione precedente a Life on Earth, avrebbe dovuto essere inclusa a pieno titolo nella serie «Life». Nel documentario Attenborough's Journey dichiarò che proprio quel lavoro, più di quanto avesse inizialmente compreso, completava davvero l'insieme.[51]
Oltre Life on Earth
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Accanto alla serie Life, Attenborough continuò a lavorare a molti altri documentari televisivi, per lo più nel campo della storia naturale. Nel 1987 scrisse e presentò The First Eden, dedicato all'influenza dell'uomo sulla storia naturale del bacino del Mediterraneo. Due anni più tardi diede spazio alla sua passione per i fossili con Lost Worlds, Vanished Lives.[52] Nel 1990 partecipò alla serie della BBC Prisoners of Conscience, richiamando l'attenzione sul caso del poeta sudanese Mahjoub Sharif.[53]
Attenborough possiede anche una notevole cultura musicale. Tra il 1975 e il 1983 apparve in 14 dei 127 episodi di Face the Music.[54]
Fu inoltre la voce narrante di tutti gli episodi di Wildlife on One, una serie naturalistica di BBC One trasmessa in 253 episodi tra il 1977 e il 2005. Nel suo momento di massima popolarità raggiungeva ogni settimana da otto a dieci milioni di spettatori, mentre l'episodio del 1987 Meerkats United fu votato dagli spettatori della BBC come il miglior documentario naturalistico di sempre.[55] Attenborough ha narrato anche oltre 50 episodi di Natural World, la principale serie naturalistica di BBC Two. Il suo predecessore, The World About Us, era stato creato proprio da Attenborough nel 1969 come veicolo per la televisione a colori.[56] Nel 1997 narrò inoltre i BBC Wildlife Specials, ciascuno dedicato a una specie particolarmente carismatica e realizzato per celebrare il quarantesimo anniversario della Natural History Unit.[57]
Come autore e narratore, Attenborough continuò a collaborare con la Natural History Unit anche nel nuovo millennio. Alastair Fothergill, produttore senior con cui aveva già lavorato in The Trials of Life e Life in the Freezer, stava realizzando The Blue Planet (2001), la prima serie davvero completa sulla vita marina.[58] Poiché le riprese subacquee rendevano difficile l'uso di un presentatore in video, Fothergill scelse di affidare ad Attenborough la narrazione. Lo stesso gruppo di lavoro si riunì poi per Planet Earth (2006), il più grande documentario naturalistico mai realizzato per la televisione e la prima serie naturalistica della BBC a essere girata in alta definizione.[59]
Nel 2009 Attenborough scrisse insieme ad altri e narrò Life, una serie in dieci episodi incentrata su straordinari comportamenti animali,[60] e fu anche la voce di Nature's Great Events, dedicata ai grandi spettacoli della natura legati ai cambiamenti stagionali.[61] Nel gennaio dello stesso anno la BBC gli commissionò una serie di venti monologhi radiofonici di dieci minuti sulla storia naturale, intitolati David Attenborough's Life Stories, trasmessi il venerdì sera su Radio 4.[62]
Nel 2011 Fothergill gli affidò un ruolo ancora più importante in Frozen Planet, grande serie dedicata alla storia naturale delle regioni polari. In questo caso Attenborough comparve in video e firmò anche l'episodio conclusivo, oltre a prestare la propria voce alla narrazione. Presentò e narrò poi anche la prima produzione in 4K della Unit, Life Story. Per Planet Earth II (2016) tornò come narratore e presentatore, mentre la musica principale fu composta da Hans Zimmer.[63][64]

Nell'ottobre 2014 la BBC annunciò tre nuovi documentari speciali con Attenborough come protagonista, all'interno di una più ampia ondata di nuovi programmi naturalistici. Attenborough's Paradise Birds e Attenborough's Big Birds furono trasmessi su BBC Two, mentre Waking Giants, dedicato alla scoperta di gigantesche ossa di dinosauro in Sud America, andò in onda su BBC One.[65] La BBC commissionò inoltre ad Atlantic Productions una serie in tre parti, Great Barrier Reef, presentata da Attenborough nel 2015. Si trattava del decimo progetto realizzato insieme da Attenborough e Atlantic e segnava il ritorno del naturalista in un luogo che aveva filmato per la prima volta nel 1957.[66][67]
Alla radio, Attenborough continuò a essere uno dei presentatori di Tweet of the Day su BBC Radio 4, programma che avviò una seconda stagione nel settembre 2014.[68] Strinse anche una collaborazione con Sky, lavorando a documentari per il nuovo canale tridimensionale Sky 3D. Il primo progetto comune fu Flying Monsters 3D, film dedicato agli pterosauri trasmesso il giorno di Natale del 2010.[69] Un anno più tardi seguì The Penguin King 3D. Il successivo progetto in 3D, Conquest of the Skies, realizzato dalla squadra che aveva firmato il premiato David Attenborough's Natural History Museum Alive, fu trasmesso da Sky 3D nel periodo natalizio del 2014.[70]
Attenborough narrò anche tre serie di David Attenborough's Natural Curiosities per il canale britannico Watch, con la terza trasmessa nel 2015. Prestò inoltre la sua voce a A Majestic Celebration: Wild Karnataka, primo documentario naturalistico di alto profilo realizzato in India.[71] Blue Planet II andò in onda nel 2017 con Attenborough nuovamente in veste di presentatore.[72] La serie fu accolta con entusiasmo dalla critica e ottenne il più alto ascolto televisivo britannico del 2017, con 14,1 milioni di spettatori.[73][74] Si ritiene inoltre che abbia contribuito in modo duraturo a far crescere l'attenzione del pubblico, dei media e della politica sul tema dell'inquinamento da plastica.[75][76] In seguito Attenborough fu la voce narrante di Dynasties (2018), serie in cinque parti in cui ogni episodio era dedicato a una specie diversa.[77][78] Nel 2021 presentò la serie in tre episodi Attenborough's Life in Colour[79] e The Mating Game, articolata in cinque puntate.[80]
Nel 2022 tornò a occuparsi di vita preistorica con Dinosaurs: The Final Day e Prehistoric Planet, trasmessi rispettivamente in aprile e in maggio.
Impegno ambientalista
modificaCon l'arrivo del nuovo millennio, i documentari d'autore di Attenborough assunsero un tono sempre più apertamente ambientalista. In State of the Planet (2000) utilizzò le prove scientifiche più aggiornate e interviste ai principali scienziati e conservazionisti per valutare l'impatto delle attività umane sul mondo naturale. In seguito affrontò in modo esplicito anche i temi del riscaldamento globale in The Truth about Climate Change (2006) e della crescita della popolazione umana in How Many People Can Live on Planet Earth? (2009). Nel 2007 contribuì inoltre al progetto della BBC Saving Planet Earth, dedicato alla sorte delle specie minacciate, in occasione del cinquantesimo anniversario della Natural History Unit.[81][82]
Nel 2019 Attenborough narrò per Netflix la serie in otto episodi Our Planet.[83] Diversamente da gran parte dei suoi precedenti lavori per la BBC, questa serie sottolineava lungo tutti gli episodi il ruolo distruttivo delle attività umane, mentre in passato tali preoccupazioni venivano spesso concentrate nella parte finale delle opere.[84] Nello stesso anno narrò anche Wild Karnataka, documentario dedicato alle foreste del Karnataka, in India.[85] Sempre nel 2019 andò in onda su BBC One il documentario speciale Climate Change – The Facts, incentrato sul cambiamento climatico e caratterizzato da un tono decisamente più cupo rispetto ai suoi lavori precedenti per la BBC.[86][87] A questo fece seguito Extinction: The Facts, in parte basato sul rapporto IPBES del 2019 sul declino della biodiversità.[88][89]
Nel 2020 Attenborough narrò il film documentario David Attenborough: A Life on Our Planet, che si presenta come una sorta di testimonianza personale: una riflessione sulla sua lunga carriera di naturalista e sulle sue speranze per il futuro del pianeta.[90] Il film fu distribuito su Netflix il 4 ottobre 2020.[91] Tra i lavori successivi per la stessa piattaforma figurò anche Breaking Boundaries: The Science of Our Planet, uscito il 4 giugno 2021.[92] Nell'ottobre 2020 Attenborough iniziò inoltre le riprese a Cambridge per The Green Planet.[93] Nel 2021 narrò anche A Perfect Planet, serie in cinque episodi per BBC One dedicata alle scienze della Terra.[94]
Attenborough ebbe un ruolo di primo piano anche nella preparazione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (COP26) e tenne un discorso alla cerimonia di apertura.[95] In quell'occasione dichiarò che gli esseri umani sono «i più grandi risolutori di problemi che siano mai esistiti sulla Terra» ed espresse il proprio ottimismo per il futuro, concludendo che, se nella sua vita aveva assistito a un terribile declino, nella vita delle generazioni più giovani si sarebbe potuto e dovuto assistere a una meravigliosa ripresa.[96]
Nel 2022 il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente riconobbe Attenborough come Champion of the Earth, premiandolo per la sua dedizione alla ricerca, alla divulgazione e alla difesa della natura e del suo ripristino.[97][98]
Idee e impegno pubblico
modificaAmbiente
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I programmi di Attenborough hanno spesso incluso riferimenti all'impatto della società umana sul mondo naturale. L'ultimo episodio di The Living Planet, per esempio, è dedicato quasi interamente alla distruzione dell'ambiente da parte dell'uomo e ai possibili modi per arrestarla o invertirla. Nonostante ciò, Attenborough è stato talvolta criticato per non aver dato sufficiente rilievo ai messaggi ambientalisti. Nel 2018, durante la promozione di Dynasties, osservò infatti che ripetere continuamente nei programmi i messaggi sulle minacce alla fauna selvatica poteva risultare respingente per il pubblico.[99]
Alcuni ambientalisti ritengono che programmi come quelli di Attenborough offrano un'immagine falsata di una natura incontaminata e idilliaca, senza riconoscere abbastanza chiaramente come anche queste aree siano sempre più minacciate dall'espansione delle attività umane.[100][101][102][103] Tuttavia, il tono più urgente assunto dal messaggio ecologista in opere come Extinction: The Facts, che affronta la persistente sesta estinzione di massa, Climate Change – The Facts e A Life on Our Planet, realizzate tra il 2019 e il 2020, ha ricevuto ampi apprezzamenti.[104][105][106][107] In Seven Worlds, One Planet, Attenborough discute inoltre l'impatto devastante che la deforestazione sta avendo sul pianeta e sulle specie che lo abitano.[108]
Nel 2005 e nel 2006 Attenborough sostenne un progetto di BirdLife International volto a fermare l'uccisione degli albatri da parte dei pescherecci che praticano la pesca con il palangaro.[109] Appoggiò inoltre la campagna del WWF per far dichiarare protetti 220.000 chilometri quadrati di foresta pluviale nel Borneo.[110] È vicepresidente di The Conservation Volunteers,[111] vicepresidente di Fauna and Flora International,[112] presidente di Butterfly Conservation[113] e presidente emerito del Leicestershire and Rutland Wildlife Trust.[114]
Nel 2003 Attenborough lanciò un appello a nome del World Land Trust per creare una riserva di foresta pluviale in Ecuador in memoria di Christopher Parsons, produttore di Life on Earth e suo amico personale, scomparso l'anno precedente.[115] Nello stesso anno contribuì anche al lancio di ARKive,[116] progetto globale ideato da Parsons con l'obiettivo di raccogliere materiali di storia naturale in una biblioteca digitale. ARKive era un'iniziativa di Wildscreen, di cui Attenborough era patrono.[117] In seguito divenne anche patrono del World Land Trust. Nel 2020 sostenne inoltre una campagna di Fauna and Flora International che chiedeva una moratoria globale sull'estrazione mineraria in acque profonde, a causa del suo impatto sulla vita marina.[118]
Durante la pandemia di COVID-19, Attenborough sostenne pubblicamente la Zoological Society of London (ZSL) e i suoi programmi di conservazione, colpiti dalle conseguenze economiche della crisi sanitaria.
Durante la pandemia di COVID-19, Attenborough sostenne pubblicamente la Zoological Society of London (ZSL) e i suoi programmi di conservazione, colpiti dalle conseguenze economiche della crisi sanitaria.[119] Nel 2020 fu nominato membro del Consiglio dell'Earthshot Prize,[120] iniziativa promossa dal principe William per individuare soluzioni ai problemi ambientali.[121][122] È inoltre patrono dei Friends of Richmond Park e fa parte del comitato consultivo della rivista BBC Wildlife.[123]
Inizialmente Attenborough si mostrò scettico riguardo all'influenza umana sul cambiamento climatico e dichiarò che una conferenza ascoltata nel 2004 lo convinse definitivamente della responsabilità dell'uomo. Rimase comunque in silenzio sul tema fino al 2006.[124][125] In seguito partecipò alla COP26 come «People's Advocate» dell'evento, esortando i leader mondiali ad agire per ridurre le emissioni.[126][127] Sostenne inoltre il teatro di Glyndebourne nella sua richiesta di autorizzazione alla costruzione di una turbina eolica in un'area di notevole pregio paesaggistico, intervenendo anche nell'inchiesta pubblica a favore del progetto.[128] Nel documentario del 2020 David Attenborough: A Life On Our Planet, Attenborough invita inoltre ad adottare una dieta vegetariana o almeno a ridurre il consumo di carne, sottolineando che il pianeta non può sostenere miliardi di carnivori.[129]
Popolazione umana
modificaAttenborough ha spesso collegato gli effetti antropici sull'ambiente alla crescita della popolazione umana.[130][131][132] Le sue posizioni sulla sovrappopolazione[133] e sul controllo demografico hanno attirato anche critiche.[134] È patrono di Population Matters,[135] organizzazione benefica britannica che promuove la pianificazione familiare, il consumo sostenibile e l'idea di una popolazione umana compatibile con i limiti ecologici del pianeta.[136][137] In un'intervista del 2013 a Radio Times, Attenborough definì gli esseri umani una sorta di «piaga della Terra»[138][139] e giudicò folle, in termini demografici, l'idea di inviare cibo ai paesi colpiti da carestie senza affrontare il problema della crescita della popolazione.[134][140] Ha più volte chiesto un dibattito più ampio su questo tema,[134] ricordando che, da quando iniziò a realizzare programmi sessant'anni prima, la popolazione mondiale era triplicata.[141]
Secondo Attenborough, migliorare i diritti delle donne in tutto il mondo rappresenta uno dei modi più efficaci per limitare il tasso di natalità.[142] Ha inoltre affermato che «chiunque pensi che si possa avere una crescita infinita in un ambiente finito è o un pazzo o un economista».[142]
Opinioni sull'evoluzione e sul creazionismo
modificaAttenborough si considera un agnostico.[143] Quando gli viene chiesto se l'osservazione del mondo naturale gli abbia dato fede in un creatore, tende spesso a rispondere con un esempio divenuto celebre, riferendosi al verme parassita Onchocerca volvulus:
Attenborough ha spiegato di ritenere che le prove presenti ovunque nel pianeta mostrino con chiarezza che l'evoluzione è la migliore spiegazione della diversità della vita. Ha anche aggiunto che, per quanto lo riguarda, se esiste un essere supremo, questi avrebbe scelto proprio l'evoluzione organica come mezzo per dare origine al mondo naturale. In un'intervista per BBC Four con Mark Lawson, alla domanda se avesse mai avuto una fede religiosa, rispose semplicemente di no.[145] In un'altra occasione dichiarò che l'idea di credere in Dio, in realtà, non gli era mai venuta spontaneamente.[146]
Nel 2002 Attenborough si unì a un'iniziativa promossa da importanti religiosi e scienziati per opporsi all'inserimento del creazionismo nei programmi scolastici delle scuole indipendenti britanniche finanziate dallo Stato ma sostenute da sponsor privati, come quelle della Emmanuel Schools Foundation.[147] Nel 2009 affermò che il Libro della Genesi, sostenendo che il mondo fosse stato creato affinché l'uomo lo dominasse, aveva insegnato a generazioni intere di persone di poter controllare la natura, contribuendo così alla devastazione di vaste aree del pianeta. Spiegò inoltre alla rivista Nature che proprio per questo il darwinismo e il fatto dell'evoluzione sono di importanza cruciale.[148]
Sempre nel 2009 la BBC trasmise uno speciale di un'ora intitolato Charles Darwin and the Tree of Life. In relazione al programma, Attenborough dichiarò che molte persone gli scrivevano dicendo che l'evoluzione sarebbe «solo una teoria», ma che ciò è fuorviante: l'evoluzione, a suo giudizio, è un fatto storico solido quanto si possa immaginare, sostenuto da prove provenienti da ogni ambito. A essere teoria è semmai il meccanismo della selezione naturale, cioè la spiegazione di come l'evoluzione avvenga. La realtà storica che i dinosauri abbiano dato origine agli uccelli o che i mammiferi abbiano prodotto le balene, invece, non sarebbe affatto teoria nel senso comune del termine.[149] Attenborough si oppone fermamente sia al creazionismo sia alla sua variante del cosiddetto «disegno intelligente», e definì «davvero terribile» il risultato di un sondaggio secondo cui un quarto degli insegnanti di scienze delle scuole pubbliche riteneva che il creazionismo dovesse essere insegnato accanto all'evoluzione nelle lezioni di scienze.[149]
Nel marzo 2009 apparve nel programma Friday Night with Jonathan Ross. In quell'occasione dichiarò che l'evoluzione, a suo avviso, non esclude necessariamente l'esistenza di Dio, e accettò l'etichetta di agnostico, riassumendo la propria posizione con le parole: «Io non lo so, né in un senso né nell'altro, ma non credo che l'evoluzione sia incompatibile con la fede in Dio».[150]
Attenborough ha inoltre firmato, insieme al biologo evoluzionista Richard Dawkins e ad altri importanti scienziati, una dichiarazione coordinata dalla British Humanist Association, che chiedeva il divieto del creazionismo nei programmi scolastici di scienze e una più ampia diffusione dell'insegnamento dell'evoluzione nelle scuole.[151]
La BBC e il servizio pubblico radiotelevisivo
modificaAttenborough è da sempre un sostenitore della BBC[152], del servizio pubblico radiotelevisivo e del canone televisivo. Ha affermato che il servizio pubblico è una delle cose che distinguono il Regno Unito e che gli fanno desiderare di viverci,[153] e ritiene che esso non possa essere ridotto a una semplice somma di singoli programmi, ma possa funzionare efficacemente solo come una rete la cui riuscita si misura non soltanto in base alla dimensione del pubblico, ma anche alla varietà della programmazione.[154]
Attenborough ha espresso più volte l'idea che vi siano sempre state persone desiderose di smantellare la BBC, aggiungendo che il canone ne costituisce il fondamento stesso e che, senza di esso, la radiotelevisione si trasformerebbe in una sorta di deserto.[155] Ha anche manifestato rammarico per alcune delle trasformazioni introdotte negli anni Novanta dal direttore generale John Birt, che instaurò un mercato interno all'interno dell'azienda, ridusse e chiuse alcuni dipartimenti e affidò gran parte della produzione a società private esterne.[156]
Pur ritenendo che le politiche di Birt abbiano avuto effetti negativi, Attenborough ha comunque ammesso che la BBC doveva cambiare.[156][157] Nel 2008 criticò inoltre i palinsesti televisivi della BBC, osservando che le due reti principali, BBC One e BBC Two, nate inizialmente come complementari, finivano ormai spesso per trasmettere contemporaneamente programmi di carattere simile, contraddicendo così la stessa ragione per cui era stato creato un secondo canale.[154]
Politica
modificaNel 1998 Attenborough si definì un «banale e noioso liberale di sinistra» e dichiarò di ritenere che l'economia di mercato producesse miseria.[156] Nel 2013 si unì ai chitarristi rock Brian May e Slash per opporsi alla politica del governo britannico relativa all'abbattimento dei tassi nel Regno Unito, partecipando a una canzone dedicata proprio a questi animali.[158] Fu inoltre una delle duecento personalità pubbliche che firmarono una lettera al Guardian in cui si esprimeva la speranza che la Scozia votasse per rimanere parte del Regno Unito nel referendum del 2014.[159] Prima delle elezioni generali del 2015 fu tra i vari personaggi famosi che sostennero la candidatura parlamentare di Caroline Lucas del Partito Verde.[160] Nel 2016 espresse apertamente le sue preoccupazioni riguardo alla Brexit.[161]
In un'intervista del 2020 Attenborough criticò anche gli eccessi del capitalismo, ritenendoli uno dei motori dello squilibrio ecologico. Affermò che «gli eccessi che il sistema capitalistico ci ha portato devono essere in qualche modo frenati» e che «l'avidità non conduce davvero alla gioia», pur precisando che ciò non significava affatto che il capitalismo fosse morto.[162] Espresse inoltre rammarico per la mancanza di cooperazione internazionale sul cambiamento climatico, sostenendo che nessuna nazione dovrebbe dominare il pianeta.[163] Nel 2021 dichiarò ai leader del 47º vertice del G7 che affrontare il cambiamento climatico era ormai tanto una sfida politica quanto una questione scientifica o tecnologica, e chiese un'azione più decisa.[164] Aggiunse anche che l'umanità si trova sull'orlo di destabilizzare l'intero pianeta.[165]
Nel 2023 il periodico New Statesman ha descritto Attenborough come una figura «preziosa per la diplomazia verde» del Regno Unito, collocandolo al ventitreesimo posto nella lista delle personalità di sinistra più influenti della Gran Bretagna, davanti a numerosi politici eletti.[166]
Vita privata
modificaFamiglia
modificaNel 1950 Attenborough sposò Jane Elizabeth Ebsworth Oriel. Jane morì nel 1997.
Attenborough e la moglie ebbero due figli, Robert e Susan.[167] Robert è docente senior di bioantropologia presso la School of Archaeology and Anthropology della Australian National University di Canberra.[168] Susan, invece, è un'ex direttrice di scuola primaria.[17] Lo stesso Attenborough vive nel sud-ovest di Londra, nei pressi di Richmond Park.[169]
Religione
modificaAttenborough è agnostico.[170][171] I suoi genitori non gli trasmisero alcuna fede religiosa durante l'infanzia, e lui stesso ha dichiarato che l'idea di credere in Dio «non gli venne mai davvero in mente». Ha anche affermato di non sentirsi abbastanza sicuro da definirsi ateo e di non ritenere che la teoria dell'evoluzione escluda necessariamente l'esistenza di una divinità.[172] Per non aver attribuito un ruolo a Dio nei suoi documentari, ha ricevuto critiche da parte dei creazionisti.[172]
Nel 2002 fu tra i vari scienziati che, insieme ad alcuni membri del clero, si opposero pubblicamente all'inserimento del creazionismo nei programmi scolastici di scuole indipendenti finanziate dallo Stato ma sostenute da sponsor privati, come quelle della Emmanuel Schools Foundation.[172]
Salute
modificaNel giugno 2013 Attenborough si sottopose all'impianto di un pacemaker e, nel 2015, a una sostituzione di entrambe le ginocchia con protesi.[173] Nel settembre 2013, parlando della possibilità di ritirarsi, osservò con ironia che, se si fosse guadagnato da vivere spaccando carbone, sarebbe stato davvero felice di smettere; ma poiché invece trascorreva il tempo viaggiando per il mondo e osservando le cose più straordinariamente interessanti, si considerava estremamente fortunato.[174]
Onorificenze, premi e riconoscimenti
modifica«Ha viaggiato in tutto il mondo, condividendo le sue scoperte e il suo entusiasmo con il suo inconfondibile modo di narrare, quasi in un semisussurro. Parla come se stesse rivelando dei segreti e riesce a coinvolgere il pubblico con un linguaggio tanto semplice da risultare immediatamente comprensibile, rendendo contagioso il suo senso di meraviglia. E quando compare sul posto accanto a uno dei soggetti dei suoi programmi, il risultato è magico.»
— recensione di NPR dedicata a Attenborough's Journey, definito un omaggio a un divulgatore animato da una profonda passione per la natura[2]
Il contributo di Attenborough alla divulgazione televisiva e alla cinematografia naturalistica gli ha assicurato un riconoscimento internazionale. È stato definito «il grande comunicatore, l'educatore senza pari»[175] e anche «il più grande divulgatore televisivo del nostro tempo».[149] I suoi programmi vengono spesso citati come esempio di ciò che il servizio pubblico radiotelevisivo dovrebbe essere, persino da parte di critici della BBC, e hanno influenzato un'intera generazione di autori e registi di documentari naturalistici.[176]
Titoli onorifici
modificaEntro il gennaio 2013 Attenborough aveva ricevuto 32 lauree honoris causa da università britanniche,[177] più di qualunque altra persona.[178][179] Nel 1980 fu insignito di un riconoscimento dall'Open University, con la quale ebbe uno stretto rapporto per tutta la sua carriera. Ha ricevuto lauree honoris causa in scienze dalla Durham University (1982)[180] e dall'Università di Cambridge (1984),[181] nonché lauree honoris causa in filosofia dall'Università di Oxford (1988)[181] e dall'Università di Gand (1997)[182]
Nel 2006 i due fratelli maggiori Attenborough tornarono nella loro città natale per ricevere il titolo di Distinguished Honorary Fellows dell'Università di Leicester, «in riconoscimento di una lunga e distinta opera di servizio all'università».[183] David Attenborough aveva già ricevuto da quell'ateneo una laurea honoris causa in lettere nel 1970, e nel 1990 era stato nominato cittadino onorario della città di Leicester. Nel 2013 divenne anche cittadino onorario di Bristol.[184] Nel 2010 ricevette inoltre lauree honoris causa dalla Nelson Mandela Metropolitan University e dalla Nottingham Trent University.[185][186]
Attenborough ha ricevuto anche il titolo di Honorary Fellow dal Clare College di Cambridge (1980),[187] dalla Zoological Society of London (1998),[188] dalla Linnean Society (1999),[189] dall'Institute of Biology poi divenuto Royal Society of Biology (2000)[190] e dalla Society of Antiquaries (2007). È inoltre Honorary Patron della North American Native Plant Society,[191] patrono del Museum of Richmond[192] ed è stato eletto membro corrispondente della Australian Academy of Science.[193]
Riconoscimenti pubblici
modificaAttenborough è stato il soggetto di numerosi programmi televisivi della BBC. Life on Air (2002) esaminò l'eredità del suo lavoro, mentre Attenborough the Controller (2002) si concentrò sugli anni in cui fu alla guida di BBC Two. Comparve inoltre in modo rilevante in The Way We Went Wild (2004), serie dedicata ai presentatori di programmi naturalistici, e in 100 Years of Wildlife Films (2007), realizzata in occasione del centenario del documentario naturalistico. Nel 2006 i telespettatori britannici furono invitati a votare i loro «momenti preferiti di Attenborough» in un sondaggio di UKTV organizzato per celebrare l'ottantesimo compleanno del divulgatore. La clip vincitrice mostrava Attenborough mentre osservava le straordinarie capacità imitative dell'uccello lira superbo.[194]
Nello stesso anno fu indicato come la celebrità più degna di fiducia del Regno Unito in un sondaggio di Reader's Digest,[195] mentre nel 2007 vinse il Living Icon Award del programma The Culture Show.[196] È stato inserito tra i 100 Greatest Britons in un sondaggio della BBC del 2002 ed è annoverato tra i primi dieci «Heroes of Our Time» secondo la rivista New Statesman.[197] Nel settembre 2009 il Natural History Museum di Londra inaugurò l'Attenborough Studio, parte del complesso del Darwin Centre.[198]
Nel 2012 Attenborough figurò tra le icone culturali britanniche scelte dall'artista Sir Peter Blake per comparire in una nuova versione della celebre copertina dell'album dei Beatles Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, creata per celebrare le figure culturali britanniche più importanti della sua vita.[199] Nello stesso anno fu incluso anche nella serie radiofonica di BBC Radio 4 The New Elizabethans, realizzata in occasione del Giubileo di diamante di Elisabetta II. Una commissione composta da accademici, giornalisti e storici lo inserì infatti tra le persone del Regno Unito le cui azioni, durante il regno di Elisabetta II, avevano avuto un impatto significativo sulla vita nel paese.[200]
Una nave britannica per la ricerca polare fu battezzata RRS Sir David Attenborough in suo onore. Sebbene un sondaggio online avesse visto prevalere il nome ironico Boaty McBoatface, il ministro della scienza Jo Johnson dichiarò che esistevano nomi più appropriati, e la denominazione ufficiale fu scelta fra altre opzioni più convenzionali. In omaggio al voto popolare, però, uno dei veicoli sottomarini della nave fu effettivamente chiamato «Boaty».[201]
Attenborough è inoltre riconosciuto dal Guinness World Records per la più lunga carriera televisiva come naturalista e presentatore.[202]
Specie dedicate ad Attenborough
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Almeno venti specie e generi, sia viventi sia estinti, sono stati denominati in onore di Attenborough.[203] Tra le piante a lui dedicate figurano uno sparviere alpino scoperto nei Brecon Beacons (Hieracium attenboroughianum),[204] una specie di albero da fiore dell'Ecuador (Blakea attenboroughi), una delle più grandi piante carnivore a brocca del mondo (Nepenthes attenboroughii), oltre al genere di piante da fiore Sirdavidia.[205]
Diversi artropodi portano il suo nome, tra cui la farfalla Euptychia attenboroughi, nota come «satiro dagli occhi neri di Attenborough»,[206] la libellula Acisoma attenboroughi, detta «pintail di Attenborough»,[207] il minuscolo ragno goblin Prethopalpus attenboroughi, il ragno caraibico dal volto sorridente Spintharus davidattenboroughi,[208][209] un punteruolo indonesiano incapace di volare (Trigonopterus attenboroughi),[210][211] un gambero fantasma del Madagascar (Ctenocheloides attenboroughi) e una chiocciola del suolo (Palaina attenboroughi).[212]
Il monogeneo Cichlidogyrus attenboroughi, parassita di un pesce di profondità del lago Tanganica, potrebbe essere l'unica specie parassita a portare il suo nome.[213] Anche diversi vertebrati sono stati battezzati in suo onore, tra cui una lucertola della Namibia (Platysaurus attenboroughi)[214] un uccello (Polioptila attenboroughi),[214] una rana del Perù (Pristimantis attenboroughi),[215] una rana malgascia del genere Stumpffia (Stumpffia davidattenboroughi)[216] e una delle sole quattro specie di echidna note, Zaglossus attenboroughi.[217]

Nel 1993, dopo aver stabilito che il rettile mesozoico Plesiosaurus conybeari non apparteneva realmente al genere Plesiosaurus, il paleontologo Robert Bakker rinominò la specie Attenborosaurus conybeari.[218] Un pesce corazzato fossile scoperto nell'Australia occidentale nel 2008 fu chiamato Materpiscis attenboroughi, poiché Attenborough aveva filmato il sito e ne aveva sottolineato l'importanza scientifica in Life on Earth. Si ritiene che questo fossile rappresenti il più antico organismo noto capace di fecondazione interna.[219]
Nel 2015 un nuovo taxon arboreo del Gabon, appartenente alla famiglia delle Annonaceae, fu denominato Sirdavidia in suo onore.[220]
Nel 2016 gli fu dedicato il piccolo leone marsupiale estinto Microleo attenboroughi.[221][222] Anche la cavalletta fossile Electrotettix attenboroughi porta il suo nome. Nel marzo 2017 un piccolo crostaceo di 430 milioni di anni fu chiamato Cascolus ravitis: il primo termine è una traduzione latina del significato etimologico di «Attenborough», mentre il secondo si basa su una descrizione latina riferita a lui.[223][224] Nel luglio 2017 anche il pipistrello caraibico Myotis attenboroughi fu battezzato in suo onore.[225] Nel 2018 una nuova specie di lucertola dalla gola a ventaglio, proveniente dalla costa del Kerala nell'India meridionale, ricevette il nome di Sitana attenboroughii.[226]
Sempre nel 2018 una nuova specie di fitoplancton, Syracosphaera azureaplaneta, fu denominata in omaggio a The Blue Planet e come riconoscimento del contributo di Attenborough alla divulgazione dell'ambiente oceanico.[227] Nello stesso anno il suo nome fu assegnato anche allo scarabeo stercorario Sylvicanthon attenboroughi.[228]
Nel 2020 fu descritta in suo onore la specie di pesce stagionale dai colori vivaci Nothobranchius attenboroughi. È endemica della Tanzania ed è nota in pozze e paludi temporanee associate al fiume Grumeti e ad altri piccoli sistemi che drenano nel lago Vittoria, sul lato orientale del lago, in gran parte all'interno dell'ecosistema Serengeti-Mara. Questi piccoli pesci vivono in habitat effimeri delle zone umide di acqua dolce e presentano adattamenti estremi del ciclo vitale, fra cui un ciclo annuale che consente alle uova di sopravvivere al disseccamento periodico degli ambienti stagionali.[229]
Nel 2021 una specie estinta di limulo fu chiamata Attenborolimulus superspinosus.[230][231] Nel luglio 2022 un fossile di creatura risalente a 560 milioni di anni fa, denominato Auroralumina attenboroughii e ritenuto dai ricercatori uno dei più antichi animali predatori conosciuti, ricevette anch'esso il nome di Attenborough.[232]
Premi e decorazioni
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Tra i principali premi e riconoscimenti ricevuti da Attenborough figurano:
| Anno | Premio | Note |
|---|---|---|
| 1972 | Cherry Kearton Medal and Award della Royal Geographical Society | [233] |
| 1974 | nominato Commander of the Order of the British Empire (CBE) per i servizi resi alla conservazione della natura | [234] |
| 1980 | BAFTA Fellowship | [235] |
| 1981 | Kalinga Prize dell'UNESCO per la divulgazione scientifica | [236] |
| 1983 | eletto Fellow of the Royal Society (FRS) | [237] |
| 1985 | nominato Knight Bachelor | [238] |
| 1991 | Commander of the Royal Victorian Order (CVO) per la produzione del messaggio natalizio della regina Elisabetta II | [239] |
| 1991 | Foreign Honorary Member dell'American Academy of Arts and Sciences | [240] |
| 1992 | eletto Honorary Fellow della Royal Academy of Arts | [241] |
| 1996 | Kew International Medal | [242] |
| 1996 | nominato Member of the Order of the Companions of Honour (CH) per i servizi alla divulgazione naturalistica | [243] |
| 1998 | International Cosmos Prize | [244] |
| 2000 | RSPB Medal | [245] |
| 2003 | Michael Faraday Prize della Royal Society | [246] |
| 2004 | Descartes Prize per eccezionali attività di comunicazione scientifica | [247] |
| 2004 | Caird Medal del National Maritime Museum | [248] |
| 2004 | José Vasconcelos World Award of Education del World Cultural Council | [249] |
| 2005 | nominato Member of the Order of Merit (OM) | [250] |
| 2005 | Nierenberg Prize for Science in the Public Interest | [251] |
| 2006 | National Television Awards Special Recognition Award | [252] |
| 2006 | riconoscimento dell'Institute of Ecology and Environmental Management | [253] |
| 2006 | The Culture Show British Icon Award | [254] |
| 2007 | Peter Scott Memorial Award della British Naturalists' Association | [255] |
| 2007 | Fellowship della Society of Antiquaries | [256] |
| 2008 | Progress Medal e Honorary Fellowship della Royal Photographic Society | [257] |
| 2009 | Prince of Asturias Award | [258] |
| 2010 | Fonseca Prize | [259] |
| 2010 | Queensland Museum Medal | [260] |
| 2011 | Founders' Medal della Society for the History of Natural History | [261] |
| 2011 | International TV Personality of the Year della Association for International Broadcasting | [262] |
| 2012 | IUCN Phillips Memorial Medal per l'eccezionale servizio reso alla conservazione internazionale | [263] |
| 2015 | Individual Peabody Award | [264] |
| 2017 | Britain-Australia Society Award per l'eccezionale contributo al rafforzamento delle relazioni tra Regno Unito e Australia | [265] |
| 2017 | Honorary Member della Moscow Society of Naturalists | [266] |
| 2017 | Gold Medal della Royal Canadian Geographical Society | [267] |
| 2018 | Primetime Emmy Award for Outstanding Narrator | [268] |
| 2018 | The Perfect World Foundation Award | [269] |
| 2019 | Primetime Emmy Award for Outstanding Narrator | [270] |
| 2019 | Landscape Institute Medal for Lifetime Achievement | [271] |
| 2019 | Honorary Fellow (HonFLI) del Landscape Institute | [271] |
| 2019 | Crystal Award al World Economic Forum di Davos | [272][273] |
| 2019 | Indira Gandhi Peace Prize | [274] |
| 2019 | Chatham House Prize | [275] |
| 2020 | nominato Knight Grand Cross of the Order of St Michael and St George (GCMG) per i servizi resi alla radiotelevisione e alla conservazione | [276][277] |
| 2021 | Lifetime Achievement Award (Champions of the Earth) | [278] |
| 2022 | Champion of the Earth Award del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente | [97] |
| 2022 | Lifetime Achievement Award alla 43ª edizione dei News and Documentary Emmy Awards | [279] |
| 2023 | eletto presentatore televisivo preferito di sempre del Regno Unito secondo Perspectus Global | [280] |
| 2023 | Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana | [281] |
| 2025 | Daytime Emmy Award for Outstanding Daytime Personality – Non-Daily | [282] |
Nel 2014 Attenborough risultava inoltre essere l'unica persona ad aver vinto premi BAFTA per programmi realizzati in bianco e nero, a colori, in alta definizione e in 3D.[283]
Filmografia
modificaI contributi televisivi di Attenborough coprono otto decenni. Il suo legame con i programmi di storia naturale risale ai primi anni Cinquanta, con produzioni come Animal Patterns e Zoo Quest. La sua opera più influente, Life on Earth del 1979, diede avvio a un ciclo di nove documentari d'autore realizzati con la BBC Natural History Unit, accomunati dal nome della serie Life e sviluppati nell'arco di circa trent'anni.[284] Attenborough fu inoltre la voce narrante della longeva serie della BBC Wildlife on One. Nella fase più tarda della sua carriera ha prestato la narrazione a diversi celebri documentari naturalistici della BBC, fra cui The Blue Planet e Planet Earth. Divenne anche uno dei pionieri del documentario in 3D con Flying Monsters nel 2010,[284] e tornò a sperimentare questo formato con l'uscita cinematografica del 2025 di Ocean with David Attenborough.
- Zoo Quest (1957)
- Life on Earth (1979) [La vita sulla Terra]
- The Living Planet (1984) [Il pianeta vivente]
- The First Eden (1987) [Mediterraneo primo Eden]
- The Trials of Life (1990) [Le sfide della vita]
- Life in the Freezer (1993) [Vita sottozero]
- The Private Life of Plants (1995) [La vita segreta delle piante]
- The Life of Birds (1998) [La vita degli uccelli]
- The Blue Planet (2001) [Il pianeta blu]
- The Life of Mammals (2002) [La vita dei mammiferi]
- Life in the Undergrowth (2005) [Gli insetti del bosco]
- Planet Earth (2006) [Pianeta Terra]
- Life in Cold Blood (2008) [Vita a sangue freddo]
- Frozen Planet (2011) [Il pianeta di ghiaccio]
- Great Barrier Reef (2015) [Attenborough e la grande barriera corallina]
- Planet Earth 2 (2016) [Pianeta Terra 2]
- Blue Planet 2 (2017) [Il pianeta blu 2]
- Dynasties (2018) [Dinastie]
- Our Planet (2019) [Il nostro pianeta]
- Seven Worlds, One Planet (2019) [Sette continenti, un solo pianeta]
- Prehistoric Planet (2022) [Il pianeta preistorico]
- Mammals (2024) [Mammiferi]
- Ocean with David Attenborough (2025) [I segreti dell'oceano con David Attenborough]
Bibliografia
modificaL'attività di David Attenborough come autore presenta forti parallelismi con la sua carriera di divulgatore televisivo. Negli anni Cinquanta e Sessanta le sue opere pubblicate comprendevano soprattutto resoconti delle spedizioni di raccolta di animali da lui compiute in varie parti del mondo, poi confluite nella serie Zoo Quest. Scrisse inoltre un volume di accompagnamento per ciascuno dei suoi nove documentari della serie Life, oltre a libri dedicati all'arte tribale e agli uccelli del paradiso. La sua autobiografia, Life on Air, fu pubblicata nel 2002, riveduta nel 2009, ed è una delle numerose opere disponibili anche in audiolibro letto dallo stesso Attenborough. Ha inoltre firmato prefazioni e introduzioni per molte altre pubblicazioni, in particolare quelle legate a Planet Earth, Frozen Planet, Africa e ad altre serie della BBC da lui narrate.[285][286]
- Zoo Quest to Guyana (1956)
- Zoo Quest for a Dragon (1957) – ripubblicato nel 1959 con ulteriori 85 pagine, con il titolo Quest for the Paradise Birds
- Zoo Quest in Paraguay (1959)
- Quest in Paradise (1960)
- People of Paradise (1960)
- Zoo Quest to Madagascar (1961)
- Quest Under Capricorn (1963)
- Fabulous Animals (1975)
- The Tribal Eye (1976)
- Life on Earth (1979) [La vita sulla Terra, Rizzoli, 1979]
- Discovering Life on Earth (1981)
- The Living Planet (1984) [Il pianeta vivente, Istituto Geografico De Agostini, 1984]
- The First Eden: The Mediterranean World and Man (1987) [Il primo paradiso, Istituto Geografico De Agostini, 1987]
- The Atlas of the Living World (1989) [Atlante del mondo vivente, Istituto Geografico De Agostini, 1990]
- The Trials of Life (1990) [Le sfide della vita, Istituto Geografico De Agostini, 1991]
- The Private Life of Plants (1994) [La vita segreta delle piante, Edizioni Piemme, 1995]
- The Life of Birds (1998) [La vita degli uccelli, Istituto Geografico De Agostini, 1999]
- The Life of Mammals (2002)
- Life on Air: Memoirs of a Broadcaster, BBC Books (2002) – autobiografia; edizione riveduta e aggiornata nel 2009, 416 pagine con indice.[287]. ISBN 978-1-849-90001-0
- Life in the Undergrowth (2005)
- Amazing Rare Things: The Art of Natural History in the Age of Discovery (2007) – con Susan Owens, Martin Clayton e Rea Alexandratos
- Life in Cold Blood (2007)
- David Attenborough's Life Stories (2009)
- David Attenborough's New Life Stories (2011)
- Drawn From Paradise: The Discovery, Art and Natural History of the Birds of Paradise (2012) – con Errol Fuller
- Adventures of a Young Naturalist: The Zoo Quest Expeditions (2017) [Avventure di un giovane naturalista, Neri Pozza Editore, 2020]
- Journeys to the Other Side of the World: Further Adventures of a Young Naturalist (2018)
- Dynasties: The Rise and Fall of Animal Families – con Stephen Moss (2018)
- A Life on Our Planet: My Witness Statement and a Vision for the Future (2020) [La vita sul nostro pianeta, Edizioni Piemme, 2020]
- Ocean: Earth's Last Wilderness – con Colin Butfield (2025) [I segreti del mare, Newton Compton Editori, 2025]
Note
modifica- ↑ Clare News (PDF), su clarealumni.com. URL consultato il 10 giugno 2014 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2011).
- 1 2 David Bianculli, 'Attenborough's Journey' Salutes the Broadcaster with a Passion for Nature, su Fresh Air, NPR, 7 maggio 2021. URL consultato il 3 luglio 2021 (archiviato il 30 giugno 2021).
- ↑ Winston Waldemayer, Short Sharp Science: Eye-burrowing worms, national treasures... and creationism, su New Scientist, 28 gennaio 2009. URL consultato il 17 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2009).
- ↑ Paul Kendall, Sir David Attenborough: 'Man was given permission to exploit the natural world by the Bible', su The Daily Telegraph, Londra, 31 gennaio 2009. URL consultato il 6 ottobre 2014 (archiviato il 3 ottobre 2014).
- ↑ Margaret Thatcher, Richard Branson and Judi Dench picked as National Treasures, su The Daily Telegraph, Londra, 18 settembre 2008. URL consultato il 6 ottobre 2014 (archiviato l'8 ottobre 2014).
- ↑ Anon, Attenborough, Sir David (Frederick), su Who's Who, 2015, DOI:10.1093/ww/9780199540884.013.5973.
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- ↑ Sir David Attenborough, su Waterstones. URL consultato il 5 settembre 2021 (archiviato il 17 agosto 2021).
- ↑ David Attenborough Books – Biography and List of Works – Author of 'Life On Earth – a Natural History', su biblio.co.uk. URL consultato il 5 settembre 2021 (archiviato il 5 settembre 2021).
- ↑ Paperback first published in 2003 and 2010.
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Collegamenti esterni
modifica- David Attenborough - Topic (canale), su YouTube.
- (EN) David Attenborough, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) David Attenborough, su royalsociety.org, Royal Society.
- (EN) Opere di David Attenborough, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) David Attenborough, su MobyGames, Blue Flame Labs.
- David Attenborough, su Last.fm, CBS Interactive.
- (EN) David Attenborough, su AllMusic, All Media Network.
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- (EN) David Attenborough, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
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- (EN) David Attenborough, su AllMovie, All Media Network.
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- (EN) David Attenborough, su TV.com, Red Ventures (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2012).
- (DE, EN) David Attenborough, su filmportal.de.
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