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Mia mamma mi ha detto che... I draghi mangiano i migranti di Lampedusa e il nostro cuore

Mia mamma mi ha detto che si sono tanti grandi e tanti bambini, così tanti che neppure lei che sa tanti numeri li potrebbe contare, che hanno attraversato il mare e non avevano neppure i braccioli, ma solo tanta paura di annegare e tanta speranza di fare un vita migliore, e alla fine del mare sono arrivati su una piccola isola dell'Italia. Mia mamma mi ha detto che i capi dell'Italia li stanno lasciando tanti giorni su quell'isola, dove non hanno una casa e neppure da mangiare e non possono fare niente e l'isola è troppo piccola e stanno tutti stretti, che non hanno più neppure un posto per sedersi e dormono in piedi.

Io ho chiesto a mia mamma se i capi dell'Italia sono tutti matrigne, visto che sono così cattivi. Mia mamma mi ha detto che i capi dell'Italia sono draghi con la pelle verde e il cuore di pietra e la lingua come quella dei serpenti, che ha due punte ed è velenosa e non dice mai la verità. Mia mamma mi ha detto che i capi dell'Italia sono orchi, come quello di Pollicino, che non hanno pietà di nessuno, neppure dei bambini. Mia mamma mi ha detto che anzi i capi dell'Italia sono peggio degli orchi, perché almeno gli orchi mangiano per fame e invece i capi dell'Italia mangiano grandi e bambini solo per continuare a fare festa nei loro castelli.

Nontiscordardiloro: Maria Laura Cattinari, Massimo Cozza e Enrico Proserpio

Continuiamo oggi a pubblicare gli interventi di esponenti della società civile legati al nostro appello NONTISCORDARDIME. Le riflessioni che vi proponiamo qui sotto sono quelle di Maria Laura Cattinari, presidente dell'Associazione Libera Uscita, attiva a difesa del diritto a morire con dignità; di Massimo Cozza, segretario nazionale della FPCGIL Medici, il cui appello è segnalato nel testo della lettera della nostra campagna; e di Enrico Proserpio, scrittore e blogger.

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Care concittadine, cari concittadini,

l’articolo 32 della nostra Costituzione, alla quale bisogna guardare per fare le Leggi, parla chiaro: noi abbiamo due diritti fondamentali: il diritto alla salute ed il diritto all’autodeterminazione, il diritto cioè di accettare o rifiutare qualunque terapia anche se salvavita. Nessuno può obbligarci a delle terapie se non per salvaguardare il diritto alla salute degli altri. Questo è quanto afferma la nostra Costituzione, ma per rivendicare il rispetto di questo Diritto c’è voluto il coraggio di eroi del nostro tempo come Welby, come Beppino Englaro. Ci sono volute sentenze e decreti della Magistratura.

Nontiscordardiloro: Sergio Rovasio, don Gallo e Fabio Pellegatta per il testamento biologico

Cara concittadina, caro concittadino... L'appello NONTISCORDARDIME, lanciato da NoirPink - modello Pandemonium, cerca di rilanciare un dialogo tra pari, tra cittadini che possono avere idee e impostazioni etiche, filosofiche e religiose anche opposte, ma riconoscono gli uni agli altri pari legittimità. In quest'ottica di leale e rispettosa convivenza, nessuna imposizione morale può essere accettabile e ognuno deve poter esprimere pienamente la propria idea di vita e di morte. Perché, in un dialogo tra pari, in un dialogo tra cittadini, il rispetto verso sé stessi e il rispetto verso gli altri coincidono perfettamente.

Oggi vi proponiamo alcune riflessioni di Sergio Rovasio, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, di don Andrea Gallo, il sacerdote che ha fondato la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, e di Fabio Pellegatta, responsabile della Sezione cultura dell'Arcigay di Milano. Nei prossimi giorni pubblicheremo gli interventi di altre concittadine e di altri concittadini.

Mia mamma mi ha detto che... C'è un'Italia buona che abita dentro l'Italia: per questo si festeggia

Mia mamma mi aveva detto che in Italia il capo è un signore egoista, che pensa solo a fare i soldi per sé e a spendere i soldi per fare delle feste dove invita solo lupi e cappuccetti rossi e in queste feste i lupi mangiano i cappuccetti rossi e invece le nonne no, perché loro non sono invitate. Mia mamma mi aveva detto che sono gli italiani che hanno scelto questo signore egoista come capo, anche se non ho capito bene perché.

Mia mamma mi aveva detto che dall'altra parte del mare ci sono tanti bambini e anche grandi che non solo non hanno la Playstation e i giocattoli e le caramelle e il cioccolato, ma neanche la pasta e i pomodori per fare il sugo e neanche i piatti e le pentole; però a volte hanno la pasta e il sugo e i piatti, ma i loro capi, che però non hanno scelto loro perché non sono stupidi come gli italiani, non li fanno giocare e andare in giro e essere felici.

Testamento biologico, perché sottoscriverlo? La risposta di una cittadina ben informata...

Giuliana Michelini è una delle persone più esperte in Italia sul tema del testamento biologico - ed è grazie a lei che abbiamo raccolto gli interventi di Mario Riccio, il medico anestesista di Piergiorgio Welby, della costituzionalista Marilisa D'Amico e di Mina Welby. Giuliana, però, preferisce una definizione molto più modesta: "Sono una cittadina qualunque che ha sottoscritto da anni un documento recante le sue volontà in merito alle cure che vuole o non vuole le siano prestate se non sarà più cosciente (ovvero 'Direttive anticipate di trattamento')". E allora sentiamo cos'ha da dirci questa cittadina qualunque...

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Hai sottoscritto un testamento biologico?

Guerra immacolata e pace profana: il dilemma di chi cerca una soluzione ai dolori del mondo

Ci sono due tipi di giudizi con i quali possiamo affrontare la realtà e i suoi conflitti. Il primo è di stampo manicheo, la rappresentazione del Bene contro il Male, il nero contro il bianco, le schiere angeliche celesti contro le tenebrose orde demoniache. E' un atteggiamento semplice da adottare, semplicissimo da comunicare, che prende e accende subito gli animi. E' l'atteggiamento di chi salta subito in piedi, scava la terra per dissotterrare l'ascia di guerra, scava la terra per preparare la fossa per i morti di uno scontro di cui, in fondo, si prepara solo ad essere spettatore.

Lo vediamo tutti i giorni, nella veemenza degli attacchi alle "istituzioni comuniste" e nella politica governativa terroristica e genocida sull'immigrazione, nel vuoto di certa propaganda nella quale, intorno al grido antiberlusconiano, si stende un mutismo imbarazzato. Lo vediamo nella faciloneria con cui, al caldo delle nostre case e nella luce rassicurante dello schermo di un pc, ci si schiera accanto agli israeliani o ai palestinesi, offendendo la storia e la dignità umana dei primi o facendo spallucce sulle morti bambine dei secondi: l'importante è salvare la purezza della propria militanza, da discutere durante l'aperitivo con gli amici.

Identità malleabili (per sopravvivere alla rigidità) - Il curioso caso dell'etero curioso (4° parte)

Dove eravamo rimasti...
* Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? (1° parte)
* Una sola etichetta per tutti: quella del rispetto (2° parte)
* Quando il marito si "scopre" omosessuale... (3° parte)

Identità. Cioè assoluta uguaglianza. O, perlomeno, coincidenza di tutti gli elementi ritenuti rilevanti. E' attraverso questo meccanismo che ci sentiamo parti di un gruppo, di un'entità più grande di noi: una famiglia, un paese, un genere, un credo, una specie animale. E' attraverso questo meccanismo che sentiamo gli appartenenti ad altri gruppi (altre famiglie, altri paesi, altri generi, altri credi, altre specie...) come, appunto, "altri", diversi da noi per alcune caratteristiche fondamentali o in toto.

Questa relazione tra appartenenza e non appartenenza implica inevitabilmente una serie di norme, di prescrizioni positive e negative, più o meno complesse, più o meno stringenti. Non esiste identità senza norme. Perché sono proprio queste norme a costituire la colonna dorsale dell'identità. Tradire le regole del proprio gruppo di appartenenza significa tradire la propria identità. Abbandonare un'identità significa abbandonare le sue norme.

Quando il marito si "scopre" omosessuale... - Il curioso caso dell'etero curioso (3° parte)

Dove eravamo rimasti...
* Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? (1° parte)
* Una sola etichetta per tutti: quella del rispetto (2° parte)

"Finti etero", "gay repressi", "bisessuali ipocriti"... Sono tante le etichette che vengono scagliate con la massima faciloneria contro quegli uomini che si definiscono eterosessuali pur avendo una vita sessuale, reale o anche solo immaginata, con altri uomini. Etichette usate come armi contundenti senza tenere conto che le stesse etichette "originali" (etero, omo, bisex...) hanno confini instabili, ambigui, difficili da cogliere e da definire. Per questo, nel rispetto della libertà di ciascuno di auto-determinarsi e di auto-definirsi, sarebbe più corretto sostituire ai giudizi le domande, alle certezze i dubbi.

Peccato, però, che l'auto-definirsi non sia un processo che trova inizio, sviluppo e fine unicamente nella sfera intima della persona, dal momento che coinvolge, direttamente o indirettamente, altre persone. Un uomo che si auto-definisce eterosessuale magari cercherà una compagna di vita, la sposerà, creerà una famiglia in senso "tradizionale"; lo stesso uomo, se si definisse gay, forse cercherebbe un compagno di vita, con cui difficilmente potrebbe progettare matrimoni o paternità...

Una sola etichetta per tutti: quella del rispetto - Il curioso caso dell'etero curioso (2° parte)

Dove eravamo rimasti...
Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? (1° parte)

Alcuni uomini hanno rapporti sessuali con altri uomini e tuttavia si percepiscono e definiscono come eterosessuali. Questo atteggiamento provoca spesso accese reazioni da parte di molti omosessuali, che attribuiscono questo fatto al cedimento a pressioni sociali omofobe e quindi lanciano accuse di ipocrisia, codardia... e chi più ne ha più ne metta.

In realtà, come abbiamo notato nella prima parte di questa inchiesta, il confine tra eterosessualità, omosessualità e bisessualità è molto sfumato e ambiguo e quindi non si capisce perché dovrebbe prevalere la volontà di chi decide di tracciare una linea netta e collocare gli altri di qua o di là sulla libertà di ciascuno di collocarsi dove preferisce.

E' come dire che ciascuno dovrebbe decidere come vestirsi, se indossare una maglia a maniche lunghe o una t-shirt, in base al freddo o al caldo che sente. Certo, poi forse c'è qualcosa che non va se la necessità di mostrare i muscoli scolpiti in palestra ti spinge in canottiera sotto la neve o il ricordo delle raccomandazioni di tua madre sulle terribili correnti d'aria ti stringe la sciarpa di lana intorno al collo anche sotto il solleone ferragostano...

Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? - Il curioso caso dell'etero curioso (1° parte)

"Sono etero, ma a volte mi piace il cazzo"
Simone, 25 anni, Milano

Chi è Simone? Un eterosessuale, un omosessuale, un bisessuale, un gay represso, un “finto etero”, un “bisessuale che non sa di esserlo”? Un “ipocrita”, un “simbolo della repressione sessuale e dell'eterosessismo”, “il peggiore nemico dei gay”, un confuso, un rivoluzionario, un reazionario? Quale etichetta sta meglio addosso a Simone tra quelle proposte a commento della breve inchiesta su quegli uomini che, pur definendosi eterosessuali, cercano rapporti sessuali con altri uomini?

Esiste un’etichetta adatta a Simone o a Stefano, 27enne bresciano (che racconta: "Mi incuriosisce il bel cazzo, lungo e dalla cappella bella grossa, da prendere in mano, segare e vederlo sborrare nella mia mano... Non sono gay, a me gli uomini mi fanno cacare, ma il cazzo è proprio bello... Secondo me è abbastanza normale: anche se non si dice, il cazzo piace a tutti")? O agli altri "eterosessuali forse solo leggermente bisex" ai quali abbiamo dato voce nella nostra breve inchiesta?

Lo sguardo della civetta

- Non hai visto niente?

- No, niente.

- Proprio niente di niente? Sicuro?

- Sì, niente di niente.

- E come hai fatto a non vedere niente?

- Beh, era notte!

- E cosa c'entra che era notte?

- Beh, di notte non si vede! Di notte è buio e non si vede!

"Forse solo leggermente bisex": il desiderio senza nome degli eterosessuali a caccia... di maschi!

"Sono eterosessuale al 100%". Ma hai incontri sessuali con altri uomini... "Lo faccio solo se la situazione è eccitante e trasgressiva, ma non sono gay". Però magari non sei proprio etero al 100%, no? "Sì, sono etero, forse solo leggermente bisex". Guido, milanese di 27 anni, è, se non lo avete già capito, un ragazzo eterosessuale. Come Giulio, 39 anni, da Novara: "Non sono gay, ma credo che mi ecciti la trasgressione di farlo con un ragazzo. Ma è solo un gioco". Se un "eterosessuale al 100%" va a letto con altri maschietti è "solo un gioco", ovviamente.

D'altra parte, come dice Riccardo, 35enne romano, "se ti piace la fica non è che all'improvviso la molli per il cazzo" e, per passare dalla teoria alla pratica, racconta: "Io, per esempio, ho un paio di amici che un po' di anni fa mi succhiavano per gioco e ora sono sposati, quindi...". Un etero che incontra altri maschi? "E' eccitante, dà una strana sensazione di appagamento e trasgressione" spiega Giorgio, 21 anni, da Pesaro. Anche lui non è gay "perché l’ho solo leccato e toccato, nient'altro".

Orsi, orsi bi-polari e orsi bruni: i bear bisessuali e di colore raccontati da Ron Suresha

Continuano le nostre riflessioni sulla cultura bear, sulle sue potenzialità e sulle critiche che le vengono mosse. Oggi sentiamo Ron Suresha, autore di importanti ricerche sulla comunità ursina e su quella bisessuale (ha scritto "Bears on Bears" e "Bi Men" e un contributo per il libro a cura di Les K. Wright, "The Bear Book") e scrittore di fiction.

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Les K. Wright denuncia il "fascismo del corpo" e il "regime della mascolinità": la cultura bear è una cultura libera?

La nostra società sempre più interconnessa ha permesso a molti più tipi di uomini gay e bisessuali, prima repressi, di riconoscere la propria omosessualità, nonostante il fatto che la loro tipologia o immagine fisica non somigli a ciò che siamo portati a considerare come "tipicamente" femmineo o gay. Inoltre questi uomini hanno scoperti di non essere attratti da quello che in genere associamo mentalmente alla cultura gay o queer.

"The Social Network" di David Fincher: lo scorrere delle relazioni al tempo (compresso) di Facebook

Se è la finzione a pareggiarsi con la realtà non necessariamente è vera la tesi dell’iperrealismo. Probabilmente, è perché è la realtà a connotarsi sempre più sull’ombra del finto e dell’irrealistico. The Social Network, film diretto da David Fincher che narra l’ascesa di Mark Zuckerberg fondatore di Facebook e delle sue conseguenze legali e affettive, è forse per questo il film che, da un sacco di tempo a questa parte, rispecchia al meglio il mondo che ci circonda, rimandandocelo indietro come uno schiaffo, in cui nemmeno l’accensione delle luci della sala serve a scrollarsi di dosso quel senso di legame che si crea con la pellicola e il suo messaggio.

Forse, anzi, più passa il tempo e più ti entra dentro, scavando così tanto dentro la consapevolezza che quasi si raggiunge l’epifania. In tal caso, è scritto nelle regole dell’arte che l’opera capace di provocare questo sia da definirsi un Classico, fedele riproduzione del periodo storico che intende rappresentare, sguardo al possibile futuro e adatto a conservare nel tempo l’immagine del presente.

E’ un mondo difficile (e di vita incerta)


E forse circondato dalla più folle pazzia. Guardandomi attorno che vedo se non una continua e affannosa ricerca di qualche cosa che non si sa bene cosa sia l’importante è che mi faccia evadere da me stesso? Dalla politica ai rapporti umani, dalla cultura all’amore e via lungo sentieri impervi e sempre più difficili. L’Io, quello che per secoli di storia è stato conquistato a suon di sangue e guerre, di battaglie politiche e di ribellioni illuministiche, è un affare in disuso. Non conta più molto quel qualcosa che ci rende indivisibili, retti, eterni e soprattutto liberi. Per carità del cielo! A parlar di Io si rischia di fare la figura degli egoisti utilitaristici iper-ostili che si bardano di menefreghismo a fronte di un mondo che deve essere solidale in maniera prescrittiva.

Fuori dalle gabbie: WARBEAR contro l'identità bear strumento di marketing del mercato gay

Non aspettatevi paroline dolci o concilianti da uno che ha come nome d'arte - anzi, come nome di battaglia - WARBEAR, tutte le lettere urlate in maiuscolo, una dopo l'altra, senza perdere fiato. WARBEAR, o se preferite Francesco Macarone Palmieri, interviene nel confronto sulla cultura bear che abbiamo inaugurato con Les K. Wright e continuato con Orsi Italiani e con Perdido e certo fa casino. Parecchio casino. Ma è inutile commentare, sotto potete leggere voi quello che ha da dire.

Qualche parola, invece, vale la pena di spenderla per presentare questo studioso e artista eclettico. WARBEAR è un antropologo sociale che si occupa di gender e queer studies, sessualità e pornografia (potete ad esempio leggere il suo saggio "21st Century Schizoid Bear: Masculine Transitions Through Net Pornography" in "C'lickme", libro molto interessante e liberamente scaricabile). Come attivista queer, ha fondato E.U.RO. Epicentro Ursino Romano, gruppo dallo slogan eloquente: "Uguali a nessuno".

Se mi tradisci ti sposo: tra cuckold e bull, come vivere per sempre cornuti e contenti (o no?)

La violence qu'on se fait pour demeurer fidèle
à ce qu'on aime ne vaut guère mieux qu'une infidélité
François de La Rochefoucauld

"La fedeltà è un raro ospite: se ti capita in casa, non lo lasciar più uscire" dice un proverbio italiano. E dice bene: la fedeltà è davvero rara, come ci insegnano gli scandali sempre più frequenti e soprattutto le statistiche. A quanto dicono gli studi più recenti, se metà dei matrimoni naufraga in un divorzio, nell'altra metà la fedeltà non è di casa: meno di un terzo delle persone sposate non ha mai commesso adulterio.

Nonostante tutto, la nostra cultura vede ancora, a torto o a ragione, la fedeltà sessuale come un elemento imprescindibile dell'amore sentimentale. E così i rapporti al di fuori della coppia vengono interpretati come un sintomo di mancanza di amore o per lo meno come la dimostrazione che qualcosa non funziona: l'adulterio, così, rientra culturalmente e simbolicamente nell'ambito del patologico, mentre i dati delle ricerche statistiche lo dipingono come un fenomeno decisamente fisiologico.

Non appendete l'anello nuziale arcobaleno al chiodo: intervista a Sergio Rovasio (Certi Diritti)

E' innegabile che in Italia esistano discriminazioni molto più brutali rispetto a quella subita dalle coppie dello stesso sesso biologico che non possono sposarsi. E' altrettanto innegabile che quest'ultima discriminazione non si limita a drammatici effetti tangibili sulla vita delle persone (impossibilità di visitare il partner in ospedale, problemi di eredità, esclusione dal godimento di diritti sociali, ecc...), ma rappresenta un feroce tentativo simbolico di disconoscere tutta la vita affettiva e relazionale dell'individuo omosessuale.

E' infine innegabile che si tratta dell'unico ambito in cui le sabbie mobili italiane, grazie alla caparbietà dell'Associazione Radicale Certi Diritti, alla bravura degli avvocati di Rete Lenford e al coraggio di alcune coppie, rischiano di trasformare il paese da fanalino di coda dell'Europa a realtà decisamente progredita.

Sotto le mani di Ulf si sgretolano i muri: storia di un incontro dove la vita supera la speranza

Ulf ridacchia e non è mai stato così bello. So che ridacchiare è un verbo che mal sembra conciliarsi con l'erotismo (sarà anche colpa di quella doppia "c" così dura), ma mentre mi sfiora le spalle e la schiena e mi osserva divertito che gemo e mi dimeno senza controllo come la coda decapitata di una lucertola, non posso fare a meno di aggrapparmi al suo collo, fare forza per avvicinare il mio volto al suo e finalmente riprendere a baciarlo.

Ulf è un ragazzone biondo, alto e ben messo. Un vichingo, come lo definirebbe un mio amico che sui "vichinghi" da sempre sbava. Ho un po' di pudore ad ammetterlo, ma Ulf è proprio bello. E' simpatico, dolce e assolutamente sfrontato. E bacia come chiunque vorrebbe essere baciato. Il suo inglese è stentato, ma questo è davvero poco importante. E poi è così bello dirsi le cose e non capirsi e per questo sorridersi e ridere e finire ancora a baciarsi: cos'hai detto non lo so, non l'ho capito, ma quel che umidamente si trasmette tra le labbra è certamente molto più essenziale.

Un gran bel tuffo nella libertà - In vacanza sull'arcobaleno: guida ai viaggi gay (2° parte)

Dove eravamo rimasti...
* 1° parte - Un, due, tre... si parte!

La cosa più bella del viaggiare è il sentirsi liberi. Entrare in contatto con realtà diverse dalla propria, infatti, è come guardare attraverso una porta a vetri nuove occasioni, nuove possibilità, nuovi percorsi da far intraprendere alla propria vita... e scoprire che la porta a vetri è aperta, spalancata, può essere varcata davvero e non solo nei sogni. Il viaggio, allora, o è un inutile e dispendioso spostamento del proprio corpo in un luogo dove replicare la propria vita quotidiana o simulare forme stereotipate di libertà o è uno straordinario spostamento della propria mente in un un luogo dove sperimentare cose nuove.

Sperimentare cose nuove significa anche sperimentare nuovi modi di vivere e, quindi, anche nuove regole. Partire significa già rompere i confini del proprio spazio quotidiano e allora non c'è nulla di male - anzi! - nel vivere una vacanza come momento in cui abbandonare le proprie routine, i propri schemi, le proprie inibizioni... Jeff confessa: "Oserei qualcosa in più... Se viaggio, mi faccio più esperienze... perché il tempo stringe". Ovviamente solo gli sciocchi e gli schiavi pensano che la vera libertà e la vera responsabilità siano concetti antitetici...

Il grande colibrì