Sprattus sprattus
Lo spratto[4] o papalina[5][6] (Sprattus sprattus (Linnaeus, 1758)) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Clupeidae[3].
| Spratto | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Rischio minimo[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Superclasse | Gnathostomata |
| Classe | Actinopterygii |
| Ordine | Clupeiformes |
| Famiglia | Clupeidae |
| Genere | Sprattus |
| Specie | S.sprattus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Sprattus sprattus Linnaeus, 1758 | |
| Sinonimi | |
|
Clupanodon phalerica Risso, 1827 | |

Distribuzione e habitat
modificaSi tratta di una specie settentrionale, presente nell'oceano Atlantico orientale tra la Norvegia settentrionale e il stretto di Gibilterra, nel mar Baltico, nel mar Nero e in parti del mar Mediterraneo settentrionale. L'areale mediterraneo è limitato al mar Adriatico del nord, al golfo del Leone e, pare, a una piccola popolazione non riproduttiva nel mar Egeo settentrionale[1]. Nel resto del Mediterraneo è rarissimo[7].
È una specie pelagica che vive in genere piuttosto al largo ma può avvicinarsi alle coste[8] e perfino, data la sua eurialinità, penetrare nelle lagune[9]. Effettua diversi tipi di migrazioni stagionali: in inverno si sposta in acque più profonde e più vicine alle coste mentre in estate sta al largo e in superficie. Inoltre, almeno nei settori più settentrionali dell'areale, si ha una migrazione invernale verso sud[1]. Nel Mediterraneo in estate i banchi si spostano in profondità, dove le acque mantengono una temperatura più idonea a questa specie boreale[9].
Descrizione
modificaLo spratto è molto simile alla sardina, tanto da essere quasi indistinguibile se non per alcuni particolari. Il corpo è allungato, fusiforme, abbastanza compresso ai lati. L'occhio è abbastanza grande, dotato di una palpebra adiposa. La bocca è relativamente grande, con mandibola sporgente e dotata di denti minuscoli[7]. La pinna dorsale ha 15-19 raggi, la pinna anale 17-22, le pinne ventrali 6-8. Tutte le pinne sono composte esclusivamente di raggi molli[9]. Le scaglie non sono così facilmente caduche come nella sardina[8].
Le principali differenze rispetto alla sardina consistono nelle pinne ventrali che sono inserite alla stessa altezza della pinna dorsale mentre nella sardina sono inserite più caudalmente[9], per la robusta carena di squame dure sul ventre[8], per l'opercolo nel quale mancano le striature tipiche di S. pilchardus. Inoltre il corpo è più compresso lateralmente[9], le scaglie cadono meno facilmente e la colorazione è blu vivo anzichè verdastro sul dorso e bianco argenteo sul ventre, senza le caratteristiche macchie sul fianco[8] e con la delimitazione tra il dorso blu e i fianchi argentati molto netta[9].
Non supera normalmente i 12 cm di lunghezza, si conoscono esemplari eccezionali di oltre 25 cm ma si tratta di casi rarissimi[2].
Biologia
modificaLa longevità massima nora è di 6 anni[2], normalmente vive circa 4 anni[9].
Comportamento
modificaVive in fitti banchi, anche molto numerosi[8].
Alimentazione
modificaRiproduzione
modificaAvviene in inverno nel Mediterraneo e in primavera-estate nell'Atlantico settentrionale[1], in acqua a temperatura tra 7 e 12°C. Le uova sono pelagiche ma sprovviste di una giocciolina oleosa, il loro diametro va da 0,9 a 1,5 mm. La schiusa avviene in 4-5 giorni e la larva che ne nasce misura circa 2,25 mm. La maturità sessuale viene raggiunta a un anno di età[9].
Predatori
modificaLo spratto è un componente importante della rete trofica dei mari nordici ed è un'importante fonte alimentare per numerosi predatori[1]. Tra i pesci ossei i predatori noti alla scienza vi sono il merluzzo, il merlano, il merluzzo carbonaro, il nasello, il merluzzetto bruno, la palamita, l'aringa, lo spratto, la gallinella e il capone gorno. Tra i pesci cartilaginei e gli agnati vi sono la razza chiodata, Raja montagui, Leucoraja naevus e la missine. Tra gli uccelli viene predato dal gabbiano tridattilo mentre tra i mammiferi marini è preda del tursiope, della focena e della foca comune. Infine fra i cefalopodi si conoscono casi di predazione da parte di Loligo forbesii[11].
Pesca
modificaLo spratto è una specie di rilevante valore commerciale[1], soprattutto nel mare del Nord, nel mar Baltico e in Norvegia[12]. Viene pescato soprattutto con reti da circuizione e con reti a strascico, con tecniche del tutto simili a quelle impiegate per la sardina[7]. Viene impiegato soprattutto come esca e per la produzione di mangimi e di farina di pesce. Una quota minoritaria è impiegata per il consumo umano[1] dato che le sue carni sono più oleose e meno apprezzate di quelle della sardina[7]. Viene anche utilizzato per la produzione di pesce in scatola o affumicato[2]. Viene comunemente consumato soprattutto in Russia e nei paesi dell'Europa settentrionale e nelle isole britanniche[12].
Conservazione
modificaLo spratto è diffuso su un vasto areale ed è soggetto a una pesca intensiva. Pare comunque che le popolazioni siano in genere in buono stato e che non si evidenzino declini, eccetto che nei fiordi norvegesi dove si è avuto un decremento modesto ma di entità stabile a partire dagli anni '80 e terminato nel 2017 con l'adozione di misure di protezione degli stock. Le popolazioni del mar Nero sono gestite in maniera sostenibile ma sono state soggette a un'ingente sovrapesca per decenni. Sulle popolazioni mediterranee non si hanno dati precisi ma la situazione non sembra preoccupante. La IUCN classifica S. sprattus come "a rischio minimo"[1].
Tassonomia
modificaLe sottospecie S. s. balticus (che in passato ha avuto anche il rango di specie) e S. s. phalericus, in uso fino a tempi recenti, sono ormai cadute in sinonimia con la sottospecie nominale[2].
Note
modifica- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 IUCN
- 1 2 3 4 5 FishBase
- 1 2 WoRMS
- ↑ spratto, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ papalina, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 26 aprile 2026.
- 1 2 3 4 Costa, 1991, pp. 198-199
- 1 2 3 4 5 Louisy, 2006, p. 27
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Tortonese, 1975, pp. 90-93
- ↑ Food items reported for Sprattus sprattus - FishBase
- ↑ Organisms Preying on Sprattus sprattus - FishBase
- 1 2 Whitehead, 1985, p. 50
Bibliografia
modifica- Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
- Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
- Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
- (EN) Whitehead P.J.P., Clupeoid fishes of the world. An annotated and illustrated catalogue of the herrings, sardines, pilchards, sprats, anchovies and wolfherrings. Part 1 - Chirocentridae , Clupeidae and Pristigasteridae, collana FAO species catalogue, vol. 7, Roma, FAO Fisheries Synopsis, 1985, ISBN 92-5-102340-9.
Voci correlate
modificaAltri progetti
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Wikispecies contiene informazioni su Sprattus sprattus
Collegamenti esterni
modifica- spratto, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) bristling, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Sprattus sprattus, su Catalogue of Life.
- (EN) Sprattus sprattus, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Sprattus sprattus, su ITIS.
- (EN, JA, FR, ES) Sprattus sprattus, su Lista rossa IUCN.
- (EN) Sprattus sprattus, su FishBase. URL consultato il 10 maggio 2026.
- (EN) Bailly, N., Sprattus sprattus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 10 maggio 2026.
- (EN) Nedreaas, K., Florin, A.-B., Cook, R. & Fernandes, P., Sprattus sprattus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 10 maggio 2026.
- (EN) Food items reported for Sprattus sprattus, su fishbase.us. URL consultato il 10 maggio 2026.
- (EN) Organisms Preying on Sprattus sprattus, su fishbase.us. URL consultato il 10 maggio 2026.