Eleven

( Cloud Atlas ) Tutta colpa della musica

Titolo: Tutta colpa della musica
Fandom: Cloud Atlas 
Pairing: Robert Frobisher/Rufus Sixsmith
Word Count: 3557
Rating: PG15 
Avvertenze: tematiche omoerotiche e crisi familiari lievemente accennate (giuro di scrivere una bella fic su Robert e Pater.)
Beta: nessie_sun
Riassunto:Sa che la causa per cui si è innamorato di Robert -è inutile girarci intorno dopo mesi- è stata probabilmente una sola nota di pianoforte e quell'arroganza che deriva dalla consapevolezza di sé. Sa che l'effetto sarà devastante sulla lunga distanza -come potrebbe essere diversamente con Robert?- ma finché Robert è il primo a prenderlo per mano non appena sono soli, l'effetto può essere ritardato.
Dediche: A mia moglie anybeaver perché abbiamo letto il libro insieme e soprattutto ad Anastasia per avermi dato il titolo e da lì è nata la fanfiction.
Note: La storia si basa su elementi del canon del libro che nel film sono stati beatamente ignorati, ma si può leggere anche senza, è molto molto semplice.

Collapse )

La prima volta che Rufus Sixsmith incontra Robert Frobisher, hanno entrambi tredici anni e Rufus si ritrova davanti alla sala di musica. Gresham è una scuola grande, complicata e il senso dell’orientamento di Rufus non è ancora sviluppato. E’ lì per puro errore: avrà anche tredici anni, ma sa già quello che vuole dalla vita e di sicuro non è suonare e sperare di far fortuna.
Robert è nella sala perché anche lui a tredici anni sa già quello che vuole dalla vita: diventare un compositore, possibilmente il più famoso dell’Inghilterra moderna. La sua attenzione è completamente presa dal pianoforte e non si accorge di un ragazzino biondo che lo guarda sorpreso.
Rufus non sa niente di musica, non ne è un stimatore perché è un uomo di scienza come suo padre e suo nonno, ma quelle poche note gli bastano per capire che vuole conoscere quel ragazzino.
“Smettila di fissarmi." sono le prime vere parole di Robert e, per onor del vero, Rufus lo sta fissando da almeno dieci minuti. Non che Robert non sia abituato ad essere osservato, Pater era sempre presente come un avvoltoio mentre si esercitava al pianoforte o studiava storia, ma se continua così l'altro finirà per fargli un buco dietro la testa.
Rufus borbotta qualcosa, maldestramente, preso alla sprovvista, le dita che si stringono intorno alla cinghia che tiene legati i suoi libri.
"Mi dispiace." riesce poi a dire con più calma ed educazione.
Finalmente Robert si volta verso Rufus e gli sorride in maniera disarmante.
"Spero che almeno la musica non ti dispiaccia."
"No, quella no."
Diventano immediatamente amici.
Diventano inseparabili.
E’ impossibile vederli in giro per Gresham l’uno senza l’altro. Ridono per i corridoi e quando arriva l’inverno e nevica, sono i primi due a passare il pomeriggio a tirarsi palle di neve.
Robert non lo dice, ma Rufus è il suo primo vero amico e, anche se non lo ammetterà mai, dopo la morte di Adrian aveva bisogno di sentirsi così spensierato.
Rufus invece non ha problemi ad ammettere che Robert è il suo migliore amico, che si annoierebbe terribilmente a scuola senza l’altro.
Diventano così inseparabili che quando arriva l’estate, Rufus è ospite a casa Frobisher.
Succede tutti gli anni fino a quando non si trasferiscono al Caius College a Cambridge.
Robert non ha mai capito per quale ragione Rufus perda tempo ad ascoltarlo mentre si esercita: è uno scienziato e il suo orecchio musicale è semplicemente inesistente e, onestamente, dubita che la musica possa tirare fuori qualche sentimento da quella mente scientifica.
Però Rufus resta lì, per ore, seduto dall'altro lato della stanza, una presenza silenziosa e costante a cui Robert si abitua fin troppo presto.
E' una cosa a cui Robert non è abituato: le dita scivolano sui tasti in un tempo sbagliato più del solito, più del permettibile perché è distratto. Perché Rufus lo distrae anche se non dice nulla e ogni tanto la mente di Robert smette di pensare alla musica e pensa a Rufus.
Rufus che inizia a portare con sé i libri di fisica in un pomeriggio poco assolato di marzo e che si lascia cullare da una musica che non capisce, ma che gli piace, che lo fa concentrare, che lo fa stare meglio in un modo del tutto irrazionale.
Con assoluta certezza, Rufus dovrebbe concentrarsi di più sullo studio e meno su Robert, e ha provato a farlo, parecchie volte. Riuscirci? Impossibile.
Fortunatamente Robert è chiuso nel suo mondo quando è davanti al pianoforte, altrimenti avrebbe sicuramente notato lo sguardo fisso di Rufus sulla sua schiena e la curiosità nei suoi occhi.
Robert è la musica che suona, di questo Rufus è sicuro e per questo ha imparato a non sottovalutare le pause troppo lunghe di qualche secondo o i mutamenti improvvisi di ritmo.
Robert può passare da un allegrissimo ad un andante (Robert ha impiegato almeno mezz'ora ha spiegargli la differenza) in un battito di ciglia, cambiando brano perché il precedente l'ha stufato.
Una parte di Rufus potrebbe passare anche ore a non fare niente e ascoltare le note che nella sua testa non sono poi così differenti.
"Mi stai ancora fissando." Robert commenta con un sorriso al suono di un allegretto. Anni e anni e anni e Rufus non si è ancora stufato di osservarlo: non è cambiato molto da quando avevano tredici anni, anche se ora ne hanno diciotto e sono entrambi persone diverse.
"Si." Rufus ammette chiudendo il libro con un rumore così leggero da essere sovrastato dalla musica.
"Inizio ad abituarmi." Commenta Robert più lusingato di quanto avrebbe dovuto essere.
"Hai dimenticato il libro ieri."
Quando Rufus entra nella stanza, Robert è intento a leggere formule di fisica -di cui capisce metà degli elementi- scompostamente seduto sulla sedia che di solito è occupata da lui.
"Ecco dove l'avevo dimenticato." Rufus commenta un po' confuso. C'è qualcosa di strano in Robert che sfoglia il suo libro di fisica, o forse ad essere sbagliato è il tempismo con cui l'altro si è fatto cogliere sul fatto.
"Perché dove altro l'avresti potuto lasciare? Quante altre stanze visiti oltre la mia?" Robert alza lo sguardo dal libro e lo punta sull'altro ragazzo.
"Potevo averlo perso durante il tragitto." si difende Rufus muovendosi verso l'altro ragazzo con sicurezza.
Senza la musica, la stanza è stranamente quieta e Robert sembra fuori posto ed estremamente esposto lontano dal pianoforte. Non è la prima volta che succede, certo, ma è comunque una sensazione strana.
"Perché vieni qui, Sixsmith? Non sai nulla di musica, eppure passi tutto il tuo tempo qui."
Robert fissa l'altro e si perde nello sguardo perennemente curioso per quattro quarti completi, per poi essere distratto dal pensiero che Rufus potrebbe davvero vestirsi meglio e che nonostante questo riesce ad essere sempre fin troppo presentabile.
Rufus non ha una risposta immediata che non sia 'perché sto bene', ed è una risposta troppo ridicola per poterla dire ad alta voce.
Altri quattro quarti completi di silenzio, poi Robert si alza e restituisce il libro al suo amico prima di andare al pianoforte.
Con tutto il tempo che Rufus passa ad ascoltare Robert, qualcuno potrebbe aspettarsi che abbia imparato qualcosa, ma non è così. Robert vive la musica a suon di metronomo e virtuosismi, Rufus vive la musica secondo un gusto personale che Robert ama definire atroce.
"Robert." Rufus chiama l'altro timidamente, ad un passaggio che oramai riesce a riconoscere perché Robert si è esercitato per giorni e giorni su di esso.
"Non ora, Sixsmith." la voce di Robert è lontana, distante, vellutata; la sua attenzione non è rivolta verso l'altro.
Rufus si alza con un sospiro e per la prima volta in mesi, si avvicina a Robert e al pianoforte. Per qualche istante l'unica cosa che nota sono le lunghe dita che premono i tasti, la lieve linea sulla fronte dovuta alla concentrazione, il leggero movimento del collo a tempo di musica.
"Robert." ripete di nuovo.
"Non ora, Sixsmith." ripete di nuovo anche l'altro.
Non è il momento giusto per almeno cinque minuti e Rufus si lascia catturare dalla musica, si interessa alle variazioni di toni come se fossero la legge di gravità ed è davvero -non solo fisicamente- accanto a Robert.
C'è un' espressione definibile solo come beata sul viso di Robert mentre si avvia alla fine del brano e Rufus si ritrova a fissare di nuovo l'altro come se fosse la prima volta, solo che questa volta la visione gli fa tremare il sangue nelle vene.
"D'accordo, cosa c'è Sixsmith?" domanda con un sospiro, lasciando le mani sui tasti senza suonarli.
"L'ho dimenticato." ammette Rufus senza alcuna vergogna.
"Oh." Robert si volta verso Rufus con curiosità. "Eri troppo preso ad ascoltarmi, come al tuo solito?"
"Temo di si." Rufus sorride timidamente. "Cosa controproducente per la mia carriera."
"Almeno dimmi, è stato di tuo gradimento il brano?" Robert ha lo sguardo di un bambino in cerca di approvazione, è qualcosa di estremamente puro che non mostra mai se non quando suona.
"Assolutamente."
La sincerità fa vibrare la voce di Rufus di un bel si bemolle che fa stringere il cuore nel petto di Robert.
"Ne sono contento."
E' Robert che si alza e si avvicina, ma Rufus è il primo che chiude gli occhi. Difficile chi dei due sia più spaventato da quel semplice bacio.
Robert si tende come una corda di violino ben accordato, Rufus sente la forza di gravità spingerlo verso il basso.
"Perché sei qui, Sixsmith?"
"Per te."
La prima volta che Rufus si sveglia nel letto di Robert, è già pieno giorno e ha la testa leggera; qualsiasi pensiero è scomparso lasciandosi dietro un dolce silenzio.
Avrebbe anche dormito di più se non fosse stato svegliato da delle dita intente a tracciare linee senza senso sul suo petto. Man mano che si sveglia quelle linee acquistano significato: sono note come quelle che hai visto scrivere un centinaio di volte oramai. Conoscendo Robert è probabile che stia davvero componendo sul suo corpo. La cosa lo fa sorridere e sperare che l'altro continui: è piacevole nonostante il lieve solletico.
"Robert." dice semplicemente, voltando la testa per far entrare l'altro nel proprio campo visivo e la prima cosa che fa è spostare un ricciolo dalla fronte dell'altro.
"Pensavo avresti dormito per un'eternità." Robert sfoggia il solito sorriso accattivante e si prende tutto il tempo per baciare Rufus, con lentezza e dolcezza. Non è il modo in cui bacia di solito, ma Rufus non può saperlo, non deve saperlo, perché se lo sapesse allora capirebbe quanto tutto sta diventando più serio del solito. Perché Rufus non sa di quante notti Robert ha passato in quello stesso letto con qualcun altro solo per scappare dall’idea di essersi innamorato del suo migliore amico.
Rufus è più che contento di iniziare in quel modo la giornata, ricambia il bacio accarezzando il viso di Robert distrattamente. "Buongiorno anche a te."
"Ho un melodia, Sixsmith." Robert sospira posando la testa sul petto dell'altro. "Intere battute, tutte qui nella mia testa. Non riuscivo a dormire." Una melodia che era arrivata dal nulla nel tentativo di dare un ordine alle sensazioni della notte appena passate.
"Non le hai scritte subito? Di solito lo fai." le dita di Rufus si muovono tra i capelli di Robert, ricevendo in cambio un mugolio di apprezzamento.
"Non era completa." Robert spiega. Il respiro di Rufus è un tre quarti, il ronzio nella sua testa è una semicroma piuttosto fastidiosa."Mancava qualcosa."
"Cosa?" Rufus chiede gentilmente. Il suo interesse è una semiminima delicata.
"Questo." risponde Robert pensieroso. "Io e te in una camera da letto con il sole già alto e il resto del mondo tagliato fuori."
Rufus sorride perché Robert sa essere davvero sentimentale, quando vuole. "E che melodia è?"
"Suona stranamente come la contentezza che deriva dall'appagamento più totale."
Rufus guarda il mondo cercando i rapporti di causa ed effetto, sa che tutto è fatto di atomi e che il mondo è solo dato dalla diversa disposizione di elementi così minuscoli che la sua mente non dovrebbe nemmeno contemplarli.
Sa che la causa per cui si è innamorato di Robert -è inutile girarci intorno dopo mesi- è stata probabilmente una sola nota di pianoforte e quell'arroganza che deriva dalla consapevolezza di sé. Sa che l'effetto sarà devastante sulla lunga distanza -come potrebbe essere diversamente con Robert?- ma finché Robert è il primo a prenderlo per mano non appena sono soli, l'effetto può essere ritardato.
Robert misura il mondo in sensazioni: la voce di Pater lo irrita, lo sguardo di Mater lo infastidisce, essere comparato ad Adrian lo delude, i suoi professori lo fanno sentire insufficiente, minuscolo, limitato.
Poi c'è Rufus: Rufus è un battito di cuore sincronizzato al suo quando sono abbracciati, è una voce discreta che gli tiene compagnia mentre suona, è la silenziosa approvazione alle sue idee.
Rufus è una melodia in andante, calma, quieta, mai troppo esagerata e mai noiosa, è un quattro quarti perché Rufus è raziocinio e coerenza, è tutto quello che Robert non è e non vuole essere.
E' colpa della musica, se non ha ancora buttato fuori dalla stanza Rufus, è colpa del fatto che quando è sovrappensiero canticchia una melodia che esiste solo quando Rufus è con lui, quando lo bacia e quando gli sorride.
L'effetto sarà devastante, ma lo ignorano tutti e due.
E’colpa della musica se Rufus si accorge che qualcosa non va, perché dal modo in cui Robert sorride non si direbbe che la sua vita sta precipitando in un abisso senza ritorno.
E’ colpa di una nota stonata dopo l’altra, di note incerte suonate da dita che tremano per l’ansia.
Rufus aggrotta la fronte e rimane in ascolto, un brutto presentimento che si fa sempre più soffocante, che gli fa rimandare l’inevitabile domanda.
“Robert.” Chiude il libro con decisione quando non riesce più a sopportare l’atmosfera nella stanza. “Che cosa c’è che non va?”
Robert trattiene il fiato e le sue dita rimangono sospese sui tasti. Vorrebbe rimandare quella discussione a più in là –un paio d’anni, non tanto- e continuare a vivere come se nulla fosse, almeno quando è con Rufus. L’illusione è una cattiva medicina.
“Ho ricevuto una lettera da Pater.” Ammette con un filo di voce, senza voltarsi.
Rufus trattiene il fiato perché le lettere di Pater non portano mai buone notizie. Da qualche anno, Pater è diventato più freddo e distaccato, completamente diverso dall’uomo che Rufus ha conosciuto oramai più di sette anni fa.
“E’ successo qualcosa?”
“Vuole che torni a casa. Deve parlarmi con urgenza.”
“Vengo con te.”
Non una richiesta, una affermazione. Robert si volta verso Rufus e annuisce perché sarà anche un idiota cocciuto e orgoglioso, ma quella lettera non promette nulla di buono e, anche se non è una buona idea, non ha proprio voglia di affrontare qualsiasi cosa stia per succedere da solo.

Quando Robert viene ufficialmente diseredato non è colpa della musica.
E’ colpa del suo vizio con il gioco, almeno ufficialmente, ma dalle urla che arrivano dallo studio di Pater e dal modo in cui Rufus è stato ignorato da tutti sin da quando sono arrivati, è chiaro che la questione sia dovuta a tutt’altro tipo di vizio.
Rufus si limita ad aspettare, ignorando come Mater scuota la testa ogni volta che lo vede o come le sorelle di Robert lo guardino confuse e un po’ tristi. Tristi per loro stesse, ovviamente, perché da un po’ avevano iniziato a sperare in qualche proposta di fidanzamento.
Nonostante almeno metà della discussione –la parte di Robert, visto che è quello che urla di più- sia comprensibile a tutti, Rufus fa del suo meglio per ignorarla perché sa che altrimenti sarebbe capace di andarsene pur di dare a Robert un’altra possibilità con la sua famiglia.
Evita accuratamente di formulare il pensiero che, in fin dei conti, è colpa sua.
Quando Robert torna in camera è un ammasso di puro risentimento e rabbia, brucia come un tizzone nel caminetto ed è sul punto di esplodere e non ha bisogno di dire che non è più il benvenuto a casa sua.
Rufus non dice una parola mentre Robert si muove per la stanza, incapace di stare fermo anche per un solo momento. Non dice una parola nemmeno quando l’altro butta vestiti alla rinfusa nella valigia, quando strappa vecchi fogli dimenticati con pentagrammi scritti a metà.
Parla solo quando Robert si calma e si siede sul bordo del letto e finalmente lo guarda, dritto negli occhi.
“Cosa facciamo ora?” gli chiede semplicemente sedendosi accanto a lui.
“Non parlare al plurale, Sixsmith. Sono io quello nei guai, non tu.” Robert scuote la testa. “Tu non c’entri.”
“Se pensi che ti lascio solo proprio ora sei un idiota, Robert.” Rufus ribatte con decisione.
“Pater ha detto ben di peggio –ma tanto l’hai sentito.” L’ironia di Robert è triste e terribilmente fuori luogo. “Beh, non mi devo più preoccupare di Cambridge, qualcosa mi inventerò per raccimolare un po’ di denaro e…” si stringe nelle spalle e non finisce la frase alzandosi. “Dovremmo proprio andarcene, non siamo i benvenuti.”
Rufus annuisce e si alza a sua volta. “Mi dispiace.” Riesce finalmente a dire, anche se non è sicuro se gli dispiace per quello che è successo o perché è parte della motivazione che lo ha portato a quel punto.
“No.” Robert riesce a far suonare quell’unica sillaba come se fosse di ferro. “Non devi scusarti per niente, Sixsmith. Non è colpa tua, e forse solo per metà è colpa mia. E’ Pater che ha deciso che preferisce rimanere senza eredi maschi che averne uno che non è perfetto come era Adrian.”
Rufus cerca di ribattere, sa che quando Adrian entra in una discussione non è mai una buona idea insistere, ma Robert lo attira a sé e lo bacia con prepotenza e ogni protesta va al diavolo.
“Mi dispiace comunque.” Rufus ripete perché è vero, perché avrebbe dovuto rendersi conto che la situazione era degenerata fino a quel punto.
“Voleva farlo da un bel po’ di anni.” Robert accenna un sorriso. “Crea meno problemi ad entrambi, ad essere onesti.” L’ultima cosa che vorrebbe mostrare è insicurezza, è incertezza. Le parole – o meglio, le offese- di Pater gli rimbombano nella testa. “Se devo fare finta di essere qualcuno che non sono preferisco che sia finita così.”
“D’accordo, ma questo non ti autorizza a sminuire la gravità della situazione.” Rufus ribatte seriamente, cercando di ignorare la sensazione che lui stia prendendo più seriamente quello che è successo del diretto interessato.
“Non posso nemmeno mettermi a frignare come un moccioso, no?” Robert fa presente con naturalezza. “Grazie dell’interessamento, Sixsmith, ma vedrai che me la caverò.”
Quella notte la passano in una stanza di un luogo che onestamente non definirebbero albergo nemmeno sotto tortura, con l’intenzione di raggiungere Cambridge l’indomani e da lì decidere cosa fare.
Quella notte fanno l’amore, ma non sono in sintonia: Robert vuole troppo –vuole tutto e subito-, vuole scordare tutto e aggrapparsi al corpo stretto al suo; Rufus non è in grado di prendere su di sé tutta l’ansia che l’altro gli trasmette con ogni bacio, anche se lo asseconda perché sa che ne ha bisogno.
Quella notte qualcosa non funziona tra di loro e tutto finisce presto, troppo presto, e poi cala il silenzio.
Si addormentano ai due lati del letto e anche se realmente ci sono solo pochi centimetri a dividerli, tra di loro sembra esserci un abisso.

La fuga è un insieme mal contemplato di note di trombone, è un tre quarti allegrissimo che precipita i un quattro quarti solenne e soffocante nei momento di tranquillità.
La fuga sta distruggendo i nervi di Robert, i debiti da saldare lo soffocano.
La sua mente in perenne lavoro è un violino scordato che non lo fa dormire di notte.
Robert non sa con certezza quando la sua vita ha smesso di essere almeno vivibile, ma così è e non può più farci molto.
Vorrebbe che la musica smettesse, perché lo distrae e lo rende troppo orgoglioso per rimediare ai propri errori.
Vorrebbe che la musica non smettesse, perché è tutto quello che gli rimane, è tutto quello che ha.
La parte peggiore della fuga dai creditori sono le serate che riesce a passare a Cambridge, ovviamente di nascosto.
La preoccupazione fa vibrare la voce di Rufus in re anche quando non affrontano l’argomento: una brutta nota, che a Robert non piace e che lo fa sentire in colpa.
Ma zittire l’altro a suon di baci non serve a molto, negli occhi di Rufus ci sono centinaia di frasi non dette che Robert sa leggere.
Eppure tornano in sintonia, i loro corpi vibrano alla stessa tonalità quando sono a letto, e va tutto bene finché è così.
E’ colpa della musica se Robert parte per il Belgio e se Rufus si ritrova a passare i pomeriggi da solo, in una stanza in cui regna il silenzio e l’unica compagnia che ha è quella dei suoi pensieri.
Quando poi arriva una lettera di Robert il mondo sembra riempirsi di nuovo di suoni: ogni parola ha la sua intonazione, ogni frase la sua inclinazione e Rufus non le legge mai a voce alta perché nella sua testa sente riecheggiare la voce di Robert.
E’ una misera compagnia, ma è comunque vitale.
La collaborazione di Robert è fatta di continui suoni, di melodie su melodie, di studi, di pensieri.
Zedelghem è un ammasso di suoni anche di notte: respira, vive, parla. E’ una non-silenziosa compagnia che però non basta.
Ci sono dei momenti in cui Robert si trova circondato dal silenzio e non riesce a scacciarlo: momenti in cui suonare fino a che le dita non gli fanno male non ha alcun senso.
E’ un silenzio pesante che sa di solitudine, ma Robert si fa forza e va avanti perché non ha alcuna intenzione di rinunciare ad una opportunità ed ad un piano geniale solo perché è un essere umano e come tale ha ripensamenti.
E’ colpa della musica se Robert si uccide, è colpa di un’opera perfetta.
E’ colpa del lavoro di una vita arrivato troppo presto a rendere vani i restanti anni che Robert avrebbe potuto vivere.
E’ colpa della musica se la vita di Rufus ha avuto senso e poi è stata distrutta nel giro di dieci anni.
E’ colpa della musica se da quel momento in poi c’è solo silenzio.
Eleven

[The Hunger Games] Onda e Oceano

Titolo: Onda e Oceano
Fandom: The Hunger Games
Pairing: Finnick Odair/Annie Cresta
Rating: PG
Word Count
Beta: The Haymitch to my Katniss,nessie_sun
Avvertenze: SPOILERS per Catching Fire, ma soprattutto per la fine Mockingjay. No davvero, non leggetela se non volete rovinarvi la loro storia.
Riassunto:  Annie è un’onda, Finnick è l’oceano.


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Eleven

L'ubriacone del Distretto 12 e la ragazza di Capitol City

Titolo: L'ubriacone del Distretto 12 e la ragazza di Capitol City
Fandom: The Hunger Games
Pairing: Haymitch Bernathy/Effie Tinker
Word Count: 2214 (word)
Beta reader: as always, nessie_sun
Avvertenze: SPOILERS per Catching Fire e -soprattutto- per Mockingjay. Se non avete finito la serie, non leggete.
Riassunto: La prima volta che Haymitch incontrò Effie, non si stupì della sua parrucca vistosa, o del giallo quasi fosforescente del suo abito o della maschera di trucco che aveva in faccia.



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Eleven

[Game of Thrones] There's something in the water

Titolo: There's something in the water
Fandom: Game of Thrones/ A song of Ice and Fire
Rating: NC17
Pairing: Jaime Lannister/Brienne di Tarth
ATTENZIONE: Contiene spoiler per A Storm of Sword. Non leggere se non volete spoilerarvi l'italiana trilogia Tempesta di Spade - I Fiumi della Guerra - Il portale delle Tenebre
Note: scritta per il p0rnfest di fanficitalia , prompt "bagni di Harrenhal". E' una p0rn ed è etero. Sono così sorpresa
Dediche: alla cognata nessie_sun, perché scriviamo cose così spoilers che possiamo leggerle solo noi


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Marvey

[ Suits ] Cut him off

Titolo: Cut him off Fandom: Suits Pairing: Harvey/Mike
Rating: PG 13
Word Count: 3010 (word citazioni comprese)
Beta: anybeaver
Riassunto: 5 volte in cui Harvey ha detto a Mike di troncare i rapporti con Trevor e 1 volta n cui Trevor è stato dimenticato. Ovvero: quando Harvey è decisamente geloso di Trevor.
Avvertenze: Storia a tematica omosessuale, se vi disturba non leggete
Note: Ambientata durante e post la 1x05
Dediche: A mia moglie che mi da tanti funghetti

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Eames/Arthur

[Inception] Dei sogni rimane solo il buio

Titolo: Dei sogni rimane solo il buio
Fandom: Inception
Pairing: Arthur/Eames
Rating: PG 13
Word Count: 2082 (word)
Riassunto: Quando si usa il PAS IV per troppo tempo, la mente smette di sognare in maniera naturale e l'unico modo per sognare rimane proprio il PAS IV, questo lo sanno tutti coloro che lavorano nel settore. Ma un uomo come Arthur come potrebbe reagire alla consapevolezza che non potrà più sognare liberamente^
Avvertenze: Si presume che Arthur ed Eames abbiano una sorte di relazione-non relazione, ma davvero ci sono solo hint, nulla di che.
Note: L'ultima parte della fic presume che si sia letta "L'importanza di quella mattina" perché cronologicamente è successiva a quella e Eames, che è fastidioso come qualcosa di molto fastidioso, deve riprendere discorsi lasciati in sospero. Ma potete anche evitare.
Dediche: A nessie_sun  perché è sempre bello mandarle fic in anteprima (e se poco poco tardi a mandargliele ti fa anche storie oh u.u )

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Everything is Klaine and nothing hurts

[Glee] Se non ti avessi mai incontrato

Titolo: Se non ti avessi mai incontrato
Fandom: Glee
Pairing: Kurt/Blaine 
Rating: PG,direi quasi fluff.
Word: 689 (word)
Riassunto: Dopo il prom Kurt e Blaine hanno il tempo per un discorso.
Note: scritta per il drabble meme con il prompt di flannery_flame  "se non ti avessi mai incontrato"
Avvertenze: storia a carattere omosessuale, se non vi piace non leggete.
Dediche: a Flan ovviamente perché il Klaine è bello quando è condiviso <3<3<3

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Eleven

[Le cronache del ghiaccio e del fuoco ] Una festa tutta per noi

Titolo: Una festa tutta per noi
Fandom: Le cronache del ghiaccio e del fuoco
Pairing: Renly Baratheon/Loras Tyrell
Rating: R
Word Count: 846 (word)
Disclamer: I personaggi appartengono ad RR Martin e non a me. Se fossero miei sarebbero ancora tutti vivi
Note: scritta per il drabble meme, prompt di nessie_sun  "la sera dopo il torneo in onore di Ned". Book!verse.
Dediche: alla mia cognata Stark che non è neanche lontanamente Lannister

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McDanno si love

[Hawaii Five-O ] Un ricatto ben riuscito

Titolo: Un ricatto ben riuscito
Fandom: Hawaii Five-O
Pairing: McDanno accennato, ma proprio tanto accennato.
Rating: PG
Word Count: 515 (word)
Disclamer: Hawaii Five-O non è mio ma va bene perché è bellissimo così.
Note: scritta per il drabble meme con il prompt dianybeaver  "okay ti faccio guidare la tua macchina, ma per favore niente cravatta" leggermente modificato nel testo con permesso della mia stupenda moglie.
Dediche: a mia moglie, perché è bellissima e io la amo.
 
Collapse )