Chianafera è il nuovo libro di Orazio Labbate dalle tinte gotiche, edito da NNE e selezionato fra le proposte degli Amici della domenica per il Premio Strega 2026. L’autore è siciliano, nato e cresciuto a Butera, e il romanzo prende il suo nome e la sua anima proprio da lì: il “piano della fiera”, la parte bassa del paese.

Il protagonista è un uomo ricoverato nel manicomio della Madonna della Catena che ripercorre in modo frammentario e visionario la propria vita e quella della sua famiglia. Non sa perché si trovi lì né quando sarà in grado di andare via, e il suo smarrimento pervade la narrazione sin dalle prime pagine.

Con una scrittura che dipinge un paesaggio in bianco e nero attraverso ricordi deformati, allucinazioni e immagini ossessive, Orazio torna continuamente alla Chianafera della sua infanzia, un quartiere dominato da miseria, fanatismo religioso e presenze oscure. La realtà e il delirio si intrecciano senza confini netti: il lettore entra nella mente dell’uomo e guarda fuori, scoprendo un mondo confuso.

Al centro del romanzo anche il tema dell’eredità familiare. Nel corso della storia emergono figure familiari inquietanti, rapporti soffocanti e traumi mai superati; la famiglia appare come una maledizione ereditaria, una catena di dolore inespugnabile che si trasmette di generazione in generazione. Eppure, dentro questa atmosfera opprimente affiora anche il desiderio di liberazione, di redenzione dal proprio passato.

Un ulteriore punto di forza dell’opera è la scrittura di Labbate: ricca, ipnotica, fortemente evocativa. Ogni pagina sembra impregnata di odori, colori e suoni di una Sicilia antica. Intorno all’uomo si muovono personaggi che potrebbero appartenere tanto alla cronaca quanto alla leggenda popolare. Così, più che raccontare una storia lineare, il libro trascina il lettore dentro un’esperienza sensoriale e psicologica in cui realtà, delirio e simbolismo si confondono.

Un romanzo originale nel panorama italiano contemporaneo, perfetto per i lettori amanti del gotico. Un libro che lascia addosso la sensazione di aver attraversato un luogo oscuro da cui è difficile uscire completamente indenni.

Rossella Lettieri

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