"Come i Visconti asediaro Pavia". Assedi e operazioni militari intorno a Pavia dal 1356 al 1359, in "Reti Medievali- Rivista", VIII (2007).
https://doi.org/10.6092/1593-2214/130Abstract
Assedi e operazioni militari intorno a Pavia dal 1356 al 1359 di Fabio Romanoni
References (172)
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- Sul quale esiste una discreta bibliografia: si veda G. Romano, Eremitani e canonici regolari in Pavia nel secolo XIV, in «Archivio storico lombardo», 16 (1883), pp. 5-42; Id., Dove morì il frate Giacomo Bussolari, in «Bollettino della società pavese di storia patria», 5 (1905), pp. 385-392; Id., Nuovi documenti intorno al frate Giacomo Bussolari, in «Bollettino della società pavese di storia patria», 17 (1917), pp. 73-80; C. Milani, Ispirazione romana di Jacopo Bussolari, in Atti e memorie del quarto congresso storico lombardo, Pavia 18-19-20 maggio 1939, Milano 1940; P. Vaccari, Pavia nell'alto medioevo e nell'età comunale. Profilo storico, Pavia 1956, pp. 85-104;
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- Il quale, nel 1355, riusciva ad ottenere il vicariato imperiale su Pavia; Rao, Il sistema politico cit.; F. Cognasso, I diplomi di Carlo IV per Giovanni II Paleologo di Monferrato, in «Bollettino della società pavese di storia patria», 22 (1922), pp. 21-38.
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- Matteo Villani, Cronica, con la continuazione di Filippo Villani, a cura di G. Porta, Parma 1995, I, pp. 716-717.
- Romano, Eremitani e canonici cit., doc. 2, pp. 39-40.
- Pietro da Ripalta, Chronica placentina, nella trascrizione di Iacopo Mori (ms. Pallastrelli 6), a cura di M. Fillìa e C. Binello, Piacenza 1995 (Biblioteca Storica Piacentina. Nuova Serie, 4. Testi), pp. 107-108.
- Romano, Eremitani e canonici cit., doc. 3, pp. 41-42.
- I pavesi misero in fuga le genti di Galeazzo catturando più di cento prigionieri, poi rilasciati senza richiedere alcun riscatto: Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 108.
- Op. cit., p. 108.
- Villani, Cronica cit., I, pp. 739-740.
- Op. cit., p. 108.
- F. Romanoni, Guerra e navi sui fiumi dell'Italia settentrionale (secolo XII-XIV), in «Archivio storico lombardo», in corso di stampa.
- D. Vicini, Lineamenti urbanistici dal XII secolo all'età sforzesca, in Storia di Pavia, III/3, L'arte dall'XI al XVI secolo, Pavia 1996, pp. 10-28.
- Si veda ad esempio Istituto Geografico Militare dell'Imperial Regio Stato Maggiore Generale Austriaco, Carta Topografica del Regno Lombardo/Veneto, Tavola Pavia, B/6, Vienna 1840, ristampa consultabile in Carta Topografica del Regno Lombardo/Veneto, Milano 1973.
- Vicini, Lineamenti urbanistici cit., p. 26.
- F. Gianani, Opicino de Canistris l'Anonimo Ticinese (codice Vaticano Palatino Latino 1993), Pavia 1927, p. 97; lo stesso testo, ancora anonimo, era stato in precedenza edito come: Anonymus Ticinensis, Liber de laudibus civitatis Ticinensis, a cura di R. Maiocchi e F. Quintavalle, Città di Castello 1903 (RIS 2 , XI/1).
- Petrus Azarius [d'ora in poi Azario], Liber gestorum in Lombardia, a cura di F. Cognasso, Bologna 1926 (RIS², XVI/4), p. 120.
- F. Romanoni, Sicurezza e prestigio: le torri "familiari" nel contado pavese, in Motte, torri e casseforti nelle campagne medievali (secoli XII-XV). Atti del convegno internazionale di Cherasco, 23-25 settembre 2005, in corso di stampa.
- B. Reccocciati, Pavia capitale dei Longobardi. Note geografiche, in «Bollettino della società pavese di storia patria», n.s., 9 (1957), pp. 71-75.
- Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 108.
- Villani, Cronica cit., I, p. 743; Il cronista dice che i pavesi, rilasciando i prigionieri senza chiedere riscatto ma solo trattenendogli le armi e le cavalcature, si comportarono «secondo l'usanza dei tedeschi», impiegando quindi una modalità di rilascio differente rispetto alle con- suetudini diffuse nell'Italia comunale. In conseguenza di questo combattimento fu conquistato il ponte sul Gravellone, che Galeazzo II fece fortificare: Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 108.
- Op. cit., p. 108; Villani, Cronica cit., I, pp. 744-746.
- Azario, Liber gestorum cit., p.120.
- Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 108.
- Villani, Cronica cit., I, p. 751. Contemporaneamente all'assedio di Pavia, eserciti viscontei operavano in Piemonte contro il marchese di Monferrato, nel Reggiano contro gli Estensi, mentre altri contingenti dei signori di Milano assediavano Borgoforte, nel Mantovano; si veda Romano, Eremitani e canonici cit., p. 19.
- Op. cit., p. 751.
- Azario, Liber gestorum cit., p.120.
- Villani, Cronica cit., I, p. 752. Il racconto del Villani in questo punto è un po' confuso: infatti se la guarnigione viscontea della bastita di San Salvatore era a conoscenza sorte toccata alla bastita del Gravellone o era a contatto visivo con essa o aveva modo di sapere cosa succe- deva altrove, difficilmente poteva essere presa alla sprovvista, a meno che gli attacchi non fossero contemporanei e non in successione, come invece afferma il cronista fiorentino.
- Villani, Cronica cit., I, pp. 751-752.
- Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., pp. 108-109.
- Avendo predisposto l'accampamento in un luogo lontano da fonti o corsi d'acqua, le genti di Galeazzo scavarono un canale che, dal Terdoppio, portava l'acqua direttamente all'interno del campo. Furono poi montate molte macchine da guerra, tra cui mangani, con le quali, giorno e notte, bersagliavano in continuo Garlasco, tanto che, dopo venti giorni d'assedio, non avendo ricevuto soccorso da Pavia, la località si arrese. Si veda Azario, Liber gestorum cit., p. 119.
- P. Castignoli, Dal governo di Azione all'ascesa al potere di Gian Galeazzo (1336-1385), in Storia di Piacenza, III, Dalla signoria viscontea al principato farnesiano (1313-1545), Piacenza 1997, pp. 50-53.
- Alberti de Bezanis Cronica pontificum et imperatorum, a cura di O. Holder-Egger, Hannoverae-Lipsiae 1908 (MGH, SRG, XVIII) p. 107; Azario, Liber gestorum cit., pp. 78-79, 87; Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., pp. 109-110.
- Azario, Liber gestorum cit., pp. 86-87;
- Villani, Cronica cit., II, pp. 54-56.
- Archivio di Stato di Modena [d'ora in poi ASMo], Archivio Segreto Estense, Casa e Stato, Pergamene di Stato [d'ora in poi ASE, CS, PS], Cassetta 14, n. 36 e n. 37.
- Con tutta probabilità nell'ambito di tali operazioni si colloca, nell'ottobre del 1357, la "grande vendemmia" fatta dai pavesi nel distretto di Milano, infatti, per rifarsi delle viti e del raccolto devastato dalle genti dei Visconti durante l'assedio del 1356, gli uomini di Pavia, guidati da Iacopo Bussolari e protetti dalle barbute e dai fanti del marchese di Monferrato, andarono a vendemmiare le viti del distretto nemico: Villani, Cronica cit., II, p. 142.
- L'Azario dice che in un solo giorno essi lo distrussero, portando anche via le grandi pietre che rafforzavano i muri delle porte della struttura e costringendo i milanesi ad attraversare il Ticino solo di nascosto, su piccole imbarcazioni nascoste tra canneti e paludi: Azario, Liber gestorum cit., p. 119.
- Poco sappiamo su chi ricoprì le principali magistrature cittadine o ebbe incarichi di potere durante il governo popolare, purtroppo la mancanza di studi recenti sul periodo comunale a Pavia, non ci permette, per questo come su altri aspetti, di fare piena luce sul problema. Nel 1357 e nel 1358 sono ricordati ancora due podestà, Bertolo de Cereseto e Antonio di Biandrate, inviati dal marchese di Monferrato; sappiamo inoltre che, con la cacciata dei Beccaria, il Bussolari richiamò in città i guelfi e creò nuove istituzioni, di stampo "umanistico", come i tribuni della plebe. Si veda op. cit., pp. 122 nota 5, 123 nota 2.
- Rao, Il sistema politico cit.
- Op. cit.
- ASMo, ASE, CS, PS, Cassetta 14, n. 36, n. 37.
- Azario, Liber gestorum cit., p. 122. Forse per lo stesso motivo, dato che nei documenti si parla della guerra tra Pavia e Milano, lo stesso Ardizzone fu costretto ad interrompere i lavori di restauro ed ampliamento delle fortificazioni che aveva intrapreso, nello stesso periodo, nel castello di Bissone, nel Pavese; si veda C. Marozzi, Notizie su Bissone, i Pietra e Regina della Scala, in «Bollettino della società pavese di storia patria», 3 (1903), p. 250.
- Romano, Eremitani e canonici cit., doc. 4, p. 42.
- Fagnani, Origine e sviluppo cit., p. 85.
- Azario, Liber gestorum cit., p. 124.
- Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 110.
- Nel 1359 Francesco Petrarca era stato incaricato dai Visconti di scrivere due lettere al Bussolari per tentare di convincerlo ad arrendersi: si veda R. Maiocchi, C. Casacca, Codex ordinis Eremitanorum Sancti Augustini Papiae, I, 1258-1400, Pavia 1905, p. 112, doc. 52, p. 115; R.M. Dessì, Pétrarque et Iacopo Bussolari, l'humaniste et le prédicateur entre paix et guerre dans la Lombardie du milieu du XIVe siècle, in Prêcher la paix et discipliner la société, Nice 2003 (in corso di stampa). Si veda anche U. Dotti, Vita di Petrarca, Bari 1987; E.H. Wilkins, G. Billanovich, The miscellaneous letters of Petrarch, in «Speculum» 37 (aprile 1962);
- Id., Petrarch's correspondence, Padova 1960; sul rapporto tra Petrarca e Pavia si veda A. Cerri, Francesco Petrarca a Pavia, in Storia di Pavia, III/2, Dal libero comune alla fine del principato indipendente, Pavia 1990, pp. 451-495;
- M.P. Andreolli Panzarasa, Il Petrarca a Pavia viscontea, in «Archivio storico lombardo», 100 (1974);
- V. Rossi, Il Petrarca a Pavia, in «Bollettino della società pavese di storia patria», 4 (1904).
- Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 111.
- Villani, Cronica cit., II, pp. 203-204.
- Op. cit., p. 31.
- L'atto, citato da L.A. Muratori, Delle antichità estensi, II, Modena 1711, pp. 127-133, è parzialmente edito in G. Romano, I documenti viscontei del codice ambrosiano c 172 inf., Messina 1898.
- Op. cit., pp. 27-34. Sulla politica italiana di Carlo IV si veda E. Widder, Itinerar und politik: studien zur reiseherrschaft Karls 4. Südlich der Alpen, Köln 1993.
- C. Magenta, I Visconti e gli Sforza nel castello di Pavia e le loro attinenze con la Certosa e la storia cittadina, II, Milano 1883, doc. 3, p. 9.
- Pietro da Ripalta, Chronica Placentina cit., p. 112.
- Magenta, I Visconti e gli Sforza cit., doc. 5, pp. 10-11.
- Op. cit., pp. 10-11. Galeazzo aveva poi un altro esercito contro Asti ed il marchese di Monferrato ed erano state arruolate cento banderie di cavalieri per custodire le terre e le città dei Visconti. Queste notizie sono confermate da una lettera al Gonzaga di un fiduciario visconteo, Giavazius Regna, da Milano. L'esercito di Galeazzo II, al comando di Luchino Dal Verme, era posizionato tra il Siccomario e il Gravellone, dove si trovava anche la flotta del signore di Milano. Il Regna ricopriva con tutta probabilità anche incarichi militari, infatti nel 1360 Bernabò, assediando Bologna, nominava capitani dell'esercito Giovanni da Bizzozzero e «Giavacius Raina de Mediolano»: Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 113-114.
- Archivio di Stato di Mantova [d'ora in poi ASMn], Archivio Gonzaga [d'ora in poi AG], b. 2881, Copialettere III, doc. 124, c. 21v.
- L. Sighinolfi, La signoria di Giovanni di Oleggio in Bologna (1355-1360), Bologna 1905, p. 272.
- ASMn, AG, b. 2881, Copialettere III, doc. 218, c. 39r; doc. 219, c. 39v.
- ASMn, AG, b. 2881, Copialettere III, doc. 228, c. 40v.
- Magenta, I Visconti e gli Sforza cit., doc. 9, pp. 13-14.
- Il 18 agosto Firenze, memore degli aiuti ricevuti dai Visconti contro il Landau, inviava ai signori di Milano 1.000 barbute, con l'insegna del comune, comandate da Giovanni de'Medici e Giovanni Lanfredini; Sighinolfi, La signoria cit., p. 273.
- Fornisce dettagliate notizie al riguardo una lettera di Andrea da Goito, inviato di Ugolino Gonzaga a Milano (ASMn, AG, b. 2881, Copialettere III, doc. 270, carte 47r-48r
- barbute milanesi e 230 carraresi, già arrivate al campo, mentre si avvicinavano le 1.000 barbute del comune di Firenze (giunte a Parma), il contingente estense e 300 barbute di Cangrande II della Scala, cui se ne sarebbero aggiunte altre 300 (ancora a Verona). Secondo Andrea da Goito, Giovanni d'Oleggio non avrebbe inviato nessun contingente in aiuto ai Visconti, ma fu smentito pochi giorni dopo perché il 24 agosto, il signore di Bologna decise di schierarsi con Bernabò e Galeazzo mandandogli cinquecento cavalieri suddivisi in venti bandiere; si veda Villani, Cronica cit., II, p. 354; Sighinolfi, La signoria cit., pp. 273-274.
- Nel corso di tafferugli erano morti due ungheresi: ASMn, AG, b. 2881, Copialettere III, doc. 270, carta 48r.
- Magenta, I Visconti e gli Sforza cit., doc. 12, p. 16.
- Op. cit., doc. 13, pp. 17-18; Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 112.
- Villani, Cronica cit., II, p. 355.
- Il Villani riferisce solo di un combattimento tra 500 cavalieri tedeschi e altrettanti fiorentini, in cui i toscani riuscirono a catturare 200 nemici e tre caporali «de' maggiorenti della compagnia»: Villani, Cronica cit., II, p. 355.
- Magenta, I Visconti e gli Sforza cit., doc. 13, pp. 17-18. Solo Haneken Bongard, meglio conosciuto dagli italiano come Anichino, con 700 barbute, rimase fedele al marchese.
- Azario, Liber gestorum cit., p. 125.
- Op. cit., p. 125.
- Maiocchi, Casacca, Codex diplomaticus cit., pp. 116-117, doc. 53.
- I pavesi nell'azione uccisero e catturarono diversi nemici, tra cui «molti nobili de Galeazzo»; forse si doveva trattare di un'operazione anfibia: infatti il Coiro dice che molti uomini dei Visconti affogarono nel Ticino; si veda B. Coiro, Storia di Milano, a cura di A. Morisi Guerra, Torino 1978, p. 801.
- Magenta, I Visconti e gli Sforza cit., doc. 13, p. 18.
- Anche in Francia negli assedi dominavano ancora le macchine tradizionali, come i trabucchi; si veda J. Bradbury, The Medieval Siege, Woodbridge 1992, pp. 159, 284-288;
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- Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., pp. 108-109.
- C. Montù, Storia dell'artiglieria italiana, I, Dalle origini al 1815, Roma 1934, p. 114.
- Azario, mentre non ne menziona l'uso a Pavia, ci informa che i bolognesi, nel 1360, erano dotati di schioppi: Azario, Liber gestorum cit., p. 136.
- Negli assedi che la città subì nel 1522 e nel 1524-1525, i francesi più volte tentarono lo scavo di gallerie, ma queste velocemente si allagarono; si veda L. Casali, M. Galandra, Pavia nelle vicende militari d'Italia dalla fine del XV secolo e la battaglia del 24 febbraio 1525, in Storia di Pavia, III/2, Dal libero comune alla fine del principato indipendente, Pavia 1990, p. 20, 33.
- A.A. Settia, Il distretto pavese nell'età comunale: la creazione di un territorio, in Storia di Pavia, III/1, Dal libero comune alla fine del principato indipendente, Pavia 1992, pp. 146-150.
- Azario, Liber gestorum cit., p. 136.
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- A.A. Settia, Rapine, assedi, battaglie. La guerra nel medioevo, Bari 2002, pp. 53-56.
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- Nel 1356 è documentato l'impiego, oltre che della flotta piacentina, anche del naviglio cremonese contro Pavia: si veda T. Zerbi, La banca nell'ordinamento finanziario visconteo dai mastri del Banco Giussano, gestore della tesoreria di Piacenza: 1356-58, Como 1935, (Università Commerciale Luigi Bocconi. Istituto di Ricerche Tecnico Commerciali, s. II, 1), pp. 114-115.
- Romanoni, Guerra e navi cit.
- A.A. Settia, L'illusione della sicurezza, fortificazioni di rifugio nell'Italia medievale: "ricetti", "bastite", "cortine", Vercelli-Cuneo 2001, pp. 95-99.
- Chronicon Parmense ab anno 1038 usque ad annum 1338, a cura di G. Bonazzi, Città di Castello 1902-1904 (RIS 2 , XI/9), p. 58.
- Guerinus, Chronica placentina ab anno MCCLXXXIX ad annum MCCCXXII, in Chronica tria placentina, a cura di B. Pallastrelli, Parma 1859 (Monumenta Historica ad Provincias Parmensem et Placentinam Pertinentia, III), p. 406. Nel 1321, Galeazzo I, assediando Cremona, faceva realizzare una bastita nei sobborghi della città: Alberti de Bezanis Cronica pontificum cit., p. 8; e, qualche anno dopo, nel 1324, non potendo prendere Monza con la forza, i Visconti allestirono «bastitas et fortilicias circa terra», affinché nessuno potesse portare vettovaglie nel borgo ed esso capitolasse per fame: Bonincontro Morigia, Chronicon modoetiense ab origine Modoetie ad annum 1349, Mediolani 1728 (RIS, XII), coll. 1137-1138.
- Guillelmi de Cortusiis Chronica de novitatibus Padue et Lombardie, a cura di B. Pagnin, Bologna 1941 (RIS 2 , XII), rispettivamente pp. 87-88 e 91.
- Nel 1358 i modenesi fecero un «fortilicium sive bastia» contro castrum Carpi et Campogaliani; e, nel 1359, Bernabò Visconti, in guerra contro Bologna, ordinò la costruzione di un «fortilicium sive bastia» presso Casalecchio: Iohannis de Bazano Chronicon mutinense [AA. 1188-1363], a cura di T. Casini, Bologna 1916 (RIS 2 , XV/4), pp. 167, 173.
- A.A. Settia, Zone strategiche e borghi nuovi: Aspetti della guerra in età comunale, in «Studi storici», 31 (1990), pp. 983-984; Id., Comuni in guerra. Armi ed eserciti nell'Italia delle città, Bologna 1993, p. 57.
- A volte tali accampamenti fortificati erano tanto vasti da assumere quasi l'aspetto di una città, come Vittoria, allestita da Federico II nell'assedio di Parma (Chronicon Parmense cit., p. 17), o il grande ligneum castrum fatto realizzare da Cangrande della Scala, nel 1319, per assediare Padova (Guillelmi de Cortusiis Chronica de novitatibus cit., p. 29). Strutture simili non erano sconosciute oltralpe: infatti, nel 1346, Edoardo III, non riuscendo a conquistare Calais con assalti alle mura, decise il blocco della città, facendo costruire una "nuova città" per gli assedianti, dotata di capanne, negozi e mercato, tanto che inviò lettere alle comunità vicine affinché mandassero mercanti e vettovaglie: Bradbury, The Medieval Siege cit., pp. 157-158.
- Villani, Cronica cit., II, p. 725.
- Iohannis de Bazano Chronicon mutinense cit., pp. 163-164; La presenza di bovini e carri all'interno di una bastita è documentata anche nelle conquista, ad opera di Feltrino Gonzaga, della bastita fatta realizzare, nel 1370, da Bernabò Visconti per assediare Reggio; infatti il signore di Mantova prese la struttura fortificata catturando molti nemici «cum omnibus munimentis, charis et bobus in maxima quantitate»: Alberti de Bezanis Cronica pontificum cit., p. 109.
- Ch. Knowles, Les enseignaments de Théodore Paléologue, London 1983, p. 98.
- Op. cit., p. 60.
- Op. cit., p. 136.
- Villani, Cronica cit., I, p. 725.
- Azario, Liber gestorum cit., p. 136.
- Op. cit., pp. 57-58.
- Sighinolfi, La signoria cit., p. 78.
- La cronaca di Pietro della Gazzata nella trascrizione del codice Crispi, a cura di L. Artioli, C. Corradini e C. Santi, Reggio Emilia 2000, p. 242.
- Iohannis de Bazano Chronicon mutinense cit., p. 167.
- Come quella sorta presso Mantova ad opera dei Visconti nel 1356, secondo quanto riportato in Villani, Cronica cit., II, p. 126.
- Azario, Liber gestorum cit., p. 60.
- Archivio Storico Civico Pavia [d'ora in poi ASCPv], pacco 196.
- Il braccio pavese equivale a 0,629272 metri: si veda L. Frangioni, Milano e le sue misure. Appunti di metrologia lombarda fra tre e quattrocento, Napoli 1992 (Pubblicazioni dell'Università degli Studi del Molise. Sezione Studi Storici, 1), pp. 93-94.
- Lo spaldum era una fortificazione formata da elementi in legno e terra, con tutta probabilità il legname veniva impiegato per contenere il manufatto in terra. Si veda A.A. Settia, Castelli e villaggi nell'Italia padana. Popolamento, potere e sicurezza fra IX e XIII secolo, Napoli 1984 (Nuovo Medioevo, 23), p. 373.
- Il termine solarium nei documenti lombardi del XIV e del XV secolo aveva due significati: in senso restrittivo come soffitto di qualsiasi locale, o, in senso più ampio, designava lo spazio abitabile o il sottotetto posto sopra il piano terreno; si veda L. Chiappa Mauri, Per la storia del paesaggio agrario: tipi di dimore rurali nella Bassa Lodigiana nella prima metà del XV secolo, in «Archeologia medievale», 7 (1980), p. 102.
- Si veda Guerre e assoldati in Toscana 1260-1364, a cura di L.C. Boccia, Firenze 1982.
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- A.A. Settia, L'organizzazione militare pavese e le guerre di Federico II, in "Speciales fidelis imperii". Pavia nell'età di Federico II. Atti della giornata di studi nell'VIII centenario della nascita di Federico II, Pavia, 19 maggio 1994, a cura di E. Cau e A.A. Settia, Pavia 1995, p. 167.
- G. Romano, Delle relazioni tra Pavia e Milano nella formazione della signoria viscontea, in «Archivio storico lombardo», 9 (1892), pp. 576-577. Il Romano afferma che «mentre in tutte le città lombarde l'uso di milizie mercenarie, universalmente adottato, andava allontanando la cittadinanza dalle armi e quasi spegnendo lo spirito militare, trovò in Pavia un insuperabile ostacolo negli istinti bellicosi del popolo e in quella certa soldatesca ruvidezza, di cui questo anche oggi non s'è in tutto spogliato».
- La comarca, termine diffuso, oltre che a Pavia, soprattutto in Emilia occidentale, equivaleva ad una zona di rispetto, situata in corrispondenza dei confini del distretto comunale, in cui vigevano particolari restrizioni e controlli da parte dell'autorità comunale; si veda Settia, Il distretto pavese cit., pp. 152-154.
- Archivio di Stato di Milano, Fondo Religione, Parte Antica, cart. 6111, Breviarium Arditi Vaca.
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- Nel 1342 il camerario generale del comune di Pavia dichiarò di aver ricevuto dal comune di Voghera 1.200 lire pavesi relative alla «talea milizie» imposta nel 1340: Archivio Storico Civico di Voghera, busta 436. Nel 1345 Luchino Visconti, nella corrispondenza diplomatica coi Gonzaga, riferisce che i pavesi «fecerunt scribi ducentos armigeros pro dando vobis», cioè ai Gonzaga: si veda C. Cipolla, Documenti per la storia delle relazioni fra Verona e Mantova nel XIV secolo, Venezia 1907 (Miscellanea di Storia Veneta, XII, parte I, serie II), doc. 174, pp. 420- 421. Nel 1352 Filippino Bottigella prestava 12 fiorini a Giovanni da Bergamo, «qui erat stipendiarius comunis Papie ad benderiam Laurencii de Sala»: Archivio di Stato di Pavia [d'ora in poi ASPv], Archivio Notarile, Notaio Tommasino del Mangano, filza 1, f. 43r. Infine Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., pp. 108-109, riporta che, alla sortita che il 27 maggio 1356 liberò Pavia dall'assedio visconteo, parteciparono cittadini e stipendiarii.
- Azario, Liber gestorum cit., pp. 122-123; Villani, Cronica cit., II, pp. 139-140.
- Qualcosa di analogo è documentato a Novara (con analoga terminologia): dopo la conquista della città, nel 1356, il marchese di Monferrato scelse il podestà e nominò centurioni, sia guelfi che ghibellini, i quali erano dotati anche di una sorta di uniforme. Sul problema si veda Milani, Ispirazione romana cit., p. 226.
- Nel 1354, era stato ordinato ai cittadini di due porte di Bologna, allora sotto controllo dei Visconti, di recarsi armati contro il territorio modenese; si veda V. Braidi, Il governo della città nella seconda metà del trecento, in Gli statuti del comune di Bologna negli anni 1352-1357; 1376-1389 (libri I e III), in «Reti medievali» (http://fermi.univr.it/RM/biblioteca/scaffale/b.htm#Valeria Braidi). L'anno successivo, il populus Mutinae delle porte San Paolo e Baggiovara mosse verso il castello di Spezzano, e, nel combattimento che seguì contro le genti dei Visconti, i modenesi lasciarono nelle mani dei nemici cento prigionieri «inter cives et stipendiarios»: Iohannis de Bazano Chronicon mutinense cit., pp. 161-162. Anche a Parma si ha notizia, nel 1356, dell'impiego di contingenti urbani ancora divisi in porte e quartieri: op. cit., p. 164. Nello stesso anno, a Piacenza venivano multati diversi cittadini «qui noluerunt ire ad exercitum contra Papia»: Zerbi, La banca nell'ordinamento cit., p. 145. A Valenza, nel 1357 l'esercito di Galeazzo II fu attaccato e sconfitto dalle genti del marchese di Monferrato e dagli uomini del luogo: F. Gabotto, Vittoria monferrina a Valenza (15 giugno 1357), in «Bollettino storico bibliografico subalpino», 15 (1910), pp. 159-160.
- La spesa era a carico delle comunità, inoltre i nobili forensi, cioè quelli che rientravano nell'estimo del distretto, ed i membri delle vicinie dovevano provvedere da soli alle armi e seguire l'esercito: si veda C. Santoro, La politica finanziaria dei Visconti. Documenti, I, Settembre 1329-agosto 1385, Milano 1976, doc. 131, pp. 110-113;
- F. Cognasso, Istituzioni comunali e signorili di Milano sotto i Visconti, in Storia di Milano, VI, Milano 1955, pp. 449-544.
- G.M. Varanini, La signoria scaligera e i suoi eserciti. Prime indagini, in Gli Scaligeri 1277-1387. Saggi e schede pubblicati in occasione della mostra storico-documentaria allestita dal Museo di Castelvecchio di Verona (giugno-novembre 1988), a cura di G.M. Varanini, Verona 1988, pp. 174-179.
- Settia, Organizzazione militare cit., p. 176; I. Pini, R. Greci, Una fonte per la demografia storica medievale: le "venticinquine" bolognesi (1247-1404), in «Rassegna degli Archivi di Stato», 36 (1976), p. 349. Nel 1355 i cavalieri di Modena «cum quidam cerna peditum de populo Mutinae», equitaverunt verso il castello di Nirano: Iohannis de Bazano Chronicon mutinense Reti Medievali Rivista, VIII -2007 <http://www.retimedievali.it> cit., p. 161 e, nel 1356, Galeazzo II ordinò una grande cerneva di fanti a Piacenza e nel suo episcopato, che costò al comune 500 fiorini, per invadere il territorio pavese: Pietro da Ripalta, Chronica placentina cit., p. 108; Zerbi, La banca nell'ordinamento cit., p. 114; anni dopo, nel 1359, Ugolino Gonzaga chiedeva a Roberto della Mirandola di indagare su una cernide peditum fatta nel distretto di Reggio: ASMn, AG, b. 2881, Copialettere III, doc. 177, carta 32v.
- Santoro, La politica finanziaria cit., doc. 131, pp. 110-113. Inoltre i carri, non precepta, i quali trasportavano all'esercito o agli ufficiali «vel blada aut aliis rebus preceptis vel aliter», avrebbero ricevuto la stessa paga.
- Zerbi, La banca nell'ordinamento cit., p. 145.
- Azario, Liber gestorum cit., p. 109. Galeazzo decretava, nel 1356-1357, che i guastatori inviati, su suo mandato o su ordine di un suo ufficiale, all'esercito, dovessero ricevere cinque soldi terzioli al giorno (Santoro, La politica finanziaria cit., doc. 131, pp. 110-113), e, nel 1362, lo stesso signore richiedeva «servientes et vastatores» a Novara per operare contro il marchese di Monferrato (Azario, Liber gestorum cit., p. 109).
- Nel 1356 il podestà visconteo di Novara, Curzio Porro, scacciava i novaresi che, appena avuto notizia dell'ingresso in città del marchese di Monferrato, erano accorsi volontariamente alla difesa delle mura: op. cit., p. 82).
- Op. cit., pp. 140-141.
- ASMo, ASE, PS, CS, Cassetta n. 14, n. 37.
- Ogni banderia era formata da circa 20 uomini, a cui potevano essere aggiunti 4 ragazzini per ogni conestabile.
- Per un totale di 94 pavesari e 103 balestrieri: Archivio della Fabbrica del Duomo-Milano [d'ora in poi AFDMi], Registro 1 Bis, Libro Mastro del Banco Giussano, f. 20r.
- Come il conestabile dei balestrieri, a capo di una formazione mista di tiratori lombardi e genovesi, Andreollus de Trebiano, con tutta probabilità da identificare con Trebbiano presso La Spezia.
- AFDMi, Registro 1 Bis, Libro Mastro del Banco Giussano, ff. 55r-56v.
- Savona, Sassello e Novi.
- Lomazzo, Canzo.
- AFDMi, Registro 1 Bis, Libro Mastro del Banco Giussano, f. 57v-58r.
- Tra cui anche due conestabili provenienti dal distretto di Pavia, Guglielmo da Voghera, a capo di 22 pavesari, e Donxellus de Sartirana, conestabile di 23 balestrieri tutti lombardi. 142 Nel novembre del 1357, il comune di Genova inviava in sussidio a Giovanni II 8 bandiere di balestrieri, corrispondenti a 195 tiratori, a cui andavano sommati il comandante della spedizione, Giovanni Portonarius, il notaio che seguiva la spedizione, i trombettieri, i tamburini e diversi «famuli»: Archivio di Stato di Genova [d'ora in poi ASGe], Antichi Regimi, Antico Comune, Cartulario n. 230. Sui balestrieri genovesi si veda G. Petti Balbi, Simon Boccanegra e la genova del '300, Napoli 1995, pp. 379-381;
- N. Calvini, Balestre e balestrieri medievali in Liguria, Sanremo 1982. Nel 1359 il comune di Savona inviava 60 balestrieri al servizio del marchese di Monferrato: si veda G.V. Verzellino, Delle memorie particolari e specialmente degli uomini illustri della città di Savona, I, Savona 1885, p. 259.
- Si trattava infatti di individui provenienti dalla Liguria (Genova, Savona e altre località delle due Riviere), ma soprattutto dall'Oltregiogo e dalla valle Scrivia (Gavi, Novi, Capriata, Ovada e Arquata). Un certo numero era originario di aree limitrofe alla Liguria, come Pavia (ASGe, Antichi Regimi, Antico Comune, Cartulario n. 230, f. 66; f. 88) e il territorio circostante, come Petrus de Straella (Stradella) e Petrus de Varcy (Varzi) (f. 66; f. 67), Piacenza (f. 58), Parma (f. 65), Alba (f. 72) e Ceva. Altri venivano da più lontano; uno infatti era di Palermo (f. 54), uno proveniva da Bonifacio in Corsica (f. 59) e un terzo era forse francese, Petrus de Clermonti (f. 47) 144 Taluni sono qualificati come calegarius, peliparius, sellarius e sartor.
- Settia, Comuni in guerra cit., pp. 77-78.
- Quanto sopra affermato per le città dell'Italia nord-occidentale trova riscontro anche in Veneto: Varanini, La signoria scaligera cit., p. 173.
- Sighinolfi, La signoria cit., pp. 159-160.
- ASMo, ASE, CS, PS, Cassetta n. 14, n. 36.
- Intorno alla metà del XIV secolo sia la cavalleria che la fanteria erano organizzate in banderie generalmente composte da circa 25 uomini. All'interno di ogni banderia i cavalieri venivano Reti Medievali Rivista, VIII -2007 <http://www.retimedievali.it> suddivisi in barbute, intendendo per barbuta un'unità formata da un cavaliere pesante, uno scudiero, che generalmente montava un ronzino, e, soprattutto dalla metà del secolo, ad essi si aggiunse una terza figura, il ragazzino, che non partecipava ai combattimenti; si veda Settia, "Grans cops se donnents" cit., pp. 171-175.
- AFDMi, Registro 1 Bis, Libro Mastro del Banco Giussano, ff. 19v-20r. Simile è anche la composizione delle forze viscontee a Piacenza nel giugno del 1356: Zerbi, La banca nell'ordinamento cit., pp. 123-125.
- Sui mercenari tedeschi in Italia si veda S. Selzer, Deutsche söldner im Italien des Trecento, Tübingen 2001 (Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, 98);
- G.M. Varanini, Mercenari tedeschi in Italia nel trecento: problemi e linee di ricerca, in Comunicazione e mobilità nel medioevo, incontri fra il Sud e il Centro dell'Europa (secoli XI-XIV), a cura di S. de Rachewiltz e J. Riedmann, Bologna 1997 (Annali dell'Istituto storico italo-germanico, Quaderno 48), pp. 269-301.
- AFDMi, Registro 1 Bis, Libro Mastro del Banco Giussano, ff. 55v-56r.
- Varanini, La signoria scaligera cit., p. 170.
- Cognasso, Istituzioni comunali cit., p. 532; C. Capasso, I "Provvisionati" di Bernabò Visconti, in «Archivio storico lombardo», 15 (1911), pp. 285-291.
- Op. cit., pp. 289-290.
- Cognasso, Istituzioni comunali cit., p. 532; Capasso, I "provvisionati" di Bernabò cit., pp. 292-299.
- Tanto che, nel 1373, Bernabò scriveva al comune di Reggio, dichiarando che nessun cittadino poteva essere costretto a partecipare alle cavalcate, ma che erano ben accetti tutti coloro che, volontariamente, e nel rispetto dei requisiti richiesti, si fossero offerti «ad faciendum lanzeas», cioè ad entrare tra i provvisionati: op. cit., p. 533.
- Azario, Liber gestorum cit., pp. 134-135.
- Op. cit., pp. 85-86.
- Magenta, I Visconti e gli Sforza cit., doc. 12, p. 16.
- ASPv, Archivio Notarile, Notaio Ansermo de Asermis, filza 15804, fogli 17v-18r.
- Rao, Il sistema politico pavese cit.
- È probabile che nella flotta viscontea operassero anche altri pavesi, infatti tra i conestabili dei navaroli stipendiati nel 1358 a Piacenza da Galeazzo, vi era anche un Tommaso de Canistris, forse un discendente del più noto Opicino de Canistris: AFDMi, Registro 1 Bis, Libro Mastro del Banco Giussano, f. 55v.
Fabio Romanoni