Star Trek - "Crashed" (McCoy/Chapel)
Titolo: Crashed
Fandom: Star Trek XI (2009)
Personaggi: Leonard "Bones" McCoy, Christine Chapel
Pairing: McCoy/Chapel
Rating: PG
Parole: 2672 (eh?!)
Warnings: One Shot - leggeri spoiler per chi non ha visto il film, forse.
Riassunto: Chiacchiere, rivelazioni e una bottiglia di whisky.
- Fa caldo e avevo voglia di scrivere qualcosa. Da quando ho visto il film mi sono chiesta se l'interesse che l'infermiera Chapel aveva per Spock nella vecchia serie, si fosse placato nell'universo alternativo creato per il film. La mia risposta è stata no. E questo è quello che ne è venuto fuori. Con la speranza di darle un pò di conforto (sigh).
- Non credo di esserne particolamente soddisfatta, ma dato che l'intento nello scrivere tutto ciò era quello di rilassarmi e la cosa è riuscita egregiamente, non me ne lamento.
- Ringrazio tanto McCoy che mi sta facendo uscire di testa. Armiamoci di nuove ossessioni e produciamo.
- Se ci fossero castronerie di sorta me lo si faccia presente, thanks xD

CRASHED
What I was looking for, I'm not sure.
Too late and didn't see it coming.
Il rapporto sulla diagnosi della malattia del signor Garrett non era sulla sua scrivania.
Eppure si era assicurato di ricordarle che gli era necessario per cominciare a lavorare seriamente al suo caso.
McCoy superò, decisamente innervosito, l’intero corridoio, prima di sbucare nella sala ricreativa, già stipata di membri dell’equipaggio a riposo.
Vagò con lo sguardo per tutto il locale, finché l’elaborata acconciatura bionda che stava cercando, non fece capolino, mal celata da un gruppo di rumorosi ufficiali.
“Infermiera Chapel!” richiamò con voce ferma e autoritaria, fregandosene altamente delle regole, mai scritte, che riguardavano l’assoluto divieto di parlare di lavoro durante le pause in quello spazio (come se fosse davvero possibile farlo, vivendo, di fatto, su una nave spaziale attiva ventiquattro ore su ventiquattro).
La donna si voltò di scatto. Dalla sua espressione Bones capì immediatamente che aveva registrato la sua mancanza.
La vide cucire una scusa per le ragazze con cui stava chiacchierando e gli andò incontro, cercando di acquistare una parvenza di ordine. Il corpo ancora fasciato nella sua candida divisa da infermiera.
“Dottor McCoy...” si schiarì la voce “Ho dimenticato il rapporto sul signor Garrett” lo prevenne con l’espressione di chi, altro non ha da offrire se non le sue più sentite scuse.
“In effetti mi stavo chiedendo da dove potessi cominciare senza l’apporto della diagnosi che mi aspettavo”
“Mi dispiace, devo aver stravolto le priorità della giornata”
Bones le diede un’occhiata che di certo non la mise nelle condizioni di mentire ulteriormente.
“Me ne sono dimenticata” confessò allora con sentito rammarico.
“Lo avevo immaginato” le concesse, assumendo una postura leggermente più rilassata “Vorrei avere due parole con lei miss Chapel”
La ragazza non poté far altro che annuire e, senza un appropriato congedo dalle ragazze che aveva lasciato, seguì il dottore fuori dalla sala ricreativa.
Fu un minuto di imbarazzante silenzio quello che accompagnò entrambi all’infermeria, adesso un locale relativamente tranquillo, rispetto la precedente frenesia pomeridiana.
“Le prometto che entro un paio d’ore quel rapporto sarà nelle sue mani!” lo anticipò lei con una certa urgenza, prima che McCoy potesse iniziare un qualsivoglia discorso sulla sua negligenza.
“Non volevo parlare esattamente di questo, infermiera” la stupì lui, posando poco professionalmente la schiena al lettino vuoto all’ingresso.
Intrecciava le braccia al petto e la guardava accigliato.
Per un lungo attimo Chapel si interrogò, confusa, di quale altro atto di inoperosità si fosse macchiata.
“Sbaglio o ultimamente ha altro per la testa?” le domandò lui, con un tono che richiamava tutt’altro che una lagnanza lavorativa.
Christine lo guardò stranita e ci mise qualche istante per registrare l’informazione.
“Non capisco di cosa stia...”
“Oh, lo sa benissimo invece. So come lavora, e quello a cui sto assistendo in questi ultimi giorni non è esattamente il modo in cui è solita svolgere le sue mansioni”
“Se si riferisce a qualche episodio in particolare, perché non me lo ha fatto presente?” replicò la ragazza, ora un po’ irritata da quelle accuse senza fondamento.
“Perché si tratta di piccole distrazioni. Non mi riferisco a questa, in particolar modo, ma disattenzioni che inizialmente pensavo fossero dovute a stanchezza o stress” e dicendo così la scrutava come se sperasse di strapparle una confessione, senza doversi intrappolare in lunghe spiegazioni.
Chapel però non pareva avere la minima intenzione di scucirsi, sebbene lentamente, sul suo viso, cominciava a dipingersi la consapevolezza di quello a cui il dottore si riferiva. Anche se non sembrava affatto decisa a condividere le sue preoccupazioni.
“Se non vuole parlarmene andrà benissimo, ma preferirei essere messo al corrente quando c’è qualcosa che non va. Un dottore è meglio che si astenga dall’esercitare il proprio servizio, quando è turbato o assorbito dalle sue questioni personali. Gli errori, in medicina, spesso non sono sciocchezze risolvibili” concluse, continuando a guardarla, assicurandosi che Chapel avesse capito ed assimilato il suo discorso.
La donna non lo guardava nemmeno più. Si sentiva criticata come una studentessa da un professore. Non le succedeva dai tempi dell’accademia e la cosa si rivelò tutt’altro che piacevole. Si nascondeva una punta di umiliazione in quel rimprovero. E non se lo aspettava, men che meno da un tipo come il dottor McCoy.
Alzò infine il mento, cercando di non cedere ad inutili infantilismi e lo guardò.
“Non accadrà più” dichiarò con un tono che aveva del solenne.
McCoy però non ricambiò con altrettanta gravità, al contrario la guardava quasi divertito. Chapel arricciò le labbra, affatto convinta e si sentì quasi stupida quando lo senti battere le mani e sfregarsele con disinvoltura.
“Che ne dice ora di un bicchiere di whisky?” esordì con tutt’altro tono, liquidando con una rapidità quasi imbarazzante l’intera faccenda.
“Come prego?” si informò la donna, fissandolo come se fosse una razza aliena mai vista prima.
“Un... bicchiere di whisky. Mi pareva che lei fosse ancora in pausa. La rimando indietro o beve un bicchiere di whisky con me.”
“Ma lei non è in servizio, dottore?” indagò lei, guardandosi attorno.
“Ufficialmente non più. Dal minuto successivo in cui mi ha dato la sua parola che gli...” e accennò un paio di virgolette nell’aria “Errori e le distrazioni non si ripeteranno più”
Si sentirono infatti rientrare alcuni infermieri, pronti a riprendere il servizio al suo posto.
“Allora?” incalzò Bones, recuperando le chiavi di un armadietto.
Chapel scrollò le spalle, ancora non del tutto a suo agio con il repentino cambio di situazione, ma annuì.
“Perché no?” disse “Sono settimane che non bevo niente di più alcolico di un succo di frutta”
“Visto allora? Questo cade a fagiolo.”
Chapel sorrise, sollevata. Stavolta era convinta che non se la sarebbe cavata facilmente, dal modo in cui tutto era cominciato.
“Ma.. il rapporto?” si sentì comunque in dovere di chiedergli, seguendolo nella saletta privata, riservata al personale dell’infermeria.
“Penso che potrà pensarci questa sera con calma. Domattina sulla mia scrivania.” Si sentì rispondere. Solo per un attimo riconobbe ancora quel tono professionale che le ricordavano con chi aveva a che fare.
Annuì, anche se non vista e attese che McCoy tornasse con una bottiglia di whisky fra le mani. Sorrise, senza quasi nemmeno sentire la necessità di chiedergli dove l’avesse recuperata.
Non si fece pregare ulteriormente per accomodarsi e lo guardò versare e porgerle un bicchierino di purissimo alcool terrestre.
“Mi fa piacere che abbia accettato” si sedette anche lui “Mi sento un vecchio ubriacone quando sono qui solo a bere whisky e tentare di rilassarmi, pensando a quanto mi manchi la terraferma sotto i piedi”
“Non le piace volare?” si azzardò a chiedergli, bevendo un po’ di quella liquore che rapidamente le scaldò la gola e lo stomaco, lasciandole una piacevolissima sensazione.
“Non particolarmente, no” confessò il dottore, tracannando quasi in un sol sorso il contenuto del suo, di bicchiere.
“E allora perché... ?”
“Mi sono arruolato?” completò per lei la frase e si strinse nelle spalle “Quale posto migliore per ricominciare una vita se non le stelle?” disse, versandosi un altro goccio come fosse acqua.
Chapel non comprese appieno le sue parole. Sapeva qualcosa del suo passato, ricordava di averlo sentir menzionare qualvolta una ex moglie – peraltro mai in modo troppo lusinghiero - ma non era mai stata così in confidenza con lui per poterne conoscere i molteplici risvolti.
“Sembra così definitivo e ha un che di... romantico” commentò solo, sentendosi avvampare senza un particolare motivo alla sua affermazione. Nel dubbio, riprese a bere e ancora fu avvolta da quella confortante sensazione di calore. Aveva dimenticato gli effetti benefici dell’alcool e non le spiaceva riscoprirli proprio quella sera.
“Ah, e lei di romanticherie se ne intende, vero?” si sentì rispondere e per poco la donna non si strozzò.
“C-come?” replicò guardandolo un po’ confusa.
“Di storie romantiche. Crede davvero che non abbia la minima idea di quale sia la natura delle sue distrazioni?” le fece presente il dottore con un tono che non le piacque per niente.
“No che non ce l’ha!” esclamò un po’ con troppa enfasi, piccata.
“A-ah...” ribattè lui con aria assolutamente odiosa “Sarò anche un disastro in materia, ma certe cose ancora riesco a capirle.”
Del resto non era il migliore amico di James T. Kirk per nulla. Ma questo non lo disse ad alta voce. Non era in vena di screditare il suo Capitano proprio in quel momento.
Chapel affondò la sua irritazione nell’ennesimo sorso di whisky e stavolta finì il bicchiere. Senza dire una sola parola lo allungò al dottore, chiedendone dell’altro.
“Così mi piace!” esultò questi, senza farselo chiedere due volte.
“Ma non piace a me” sussurrò lei, prendendosi però il drink senza ritrosia “E’ davvero così evidente?” domandò infine, arresa, o forse solo desiderosa di sganciare la zavorra una volta per tutte.
McCoy non sorrideva più, però annuì abbastanza eloquentemente.
“Mi dispiace” si ritrovò a scusarsi lei, senza che ce ne fosse proprio motivo “Credevo di poter gestire in modo più discreto i miei sentimenti”
Sentiva che la minima quantità di alcool era già entrata in circolo. Troppi mesi senza bere e la coscienza ricolma di avvenimenti che sarebbero implosi prima o poi, lasciandola devastata.
“Oh andiamo!” sbottò improvvisamente McCoy “Mi sembra di sentir parlare il Signor Spock!” non vide Chapel che sussultava appena alla menzione del Vulcaniano.
“Chi diavolo può pensare di gestire i sentimenti in modo discreto? Giusto quel bastardo dal sangue verde!” si placò solamente quando finì il secondo giro.
“Una storia tormentata?” le domandò poi, perdendo per qualche istante il tono canzonatorio “Un amore non ricambiato?” insistette.
Chapel, all’ultima opzione, fece una smorfia che non si preoccupò di nascondere.
“Precisamente” mormorò, dedicandosi con ansia al bicchiere, ora un po’ tremante nelle sue mani.
“Ah, mi dispiace” replicò il dottore, indeciso o meno se concedersi il terzo cicchetto o mettere la parola fine alla sua serata alcolica “Deve essere un vero imbecille, lo dico con il cuore, infermiera”.
Chapel sorrise, sentendosi stranamente rinfrancata dal suo commento, che in altre occasioni, forse, le sarebbe solo sembrato fuori luogo.
“Siamo in pausa, può anche chiamarmi Christine” lo incoraggiò “O andrà a finire che prima della fine di questa missione, sarò convinta di chiamarmi infermiera. O infermiera Chapel, nome e cognome”
Bones rise, colpito dall’uscita.
“Ha ragione. A volte siamo troppo presi dalla formalità per ricordarci che ci sono persone su questa nave, prima che ufficiali o dottori” concordò “Allora bene.. Christine. Però mi farebbe piacere se anche lei la smettesse di chiamarmi dottore. Magari non in pubblico, comunque. Non vorrei certo perdere la mia credibilità”
Christine ci lesse del sarcasmo in quell’affermazione e si distese.
“E come dovrei chiamarla?” si informò, prima di commettere qualche gaffe.
“Leonard” rispose prontamente lui “McCoy, se vuole fare la spiritosa. Bones, se è audace.”
La donna si lasciò sfuggire l’ennesimo sorriso ma sospirò.
“Allora Leonard. Non mi sento né abbastanza spiritosa, né tantomeno audace.”
Il dottore la guardò, accigliandosi.
“Questo mi suggerisce che il suo amore non ricambiato sia anche... segreto”
Capì di averci preso quando la vide arrossire. Non sapeva dire se per l’alcool o per l’imbarazzo, ma il modo in cui aveva abbassato la testa gli raccontò molto.
“Colpita e affondata” affermò senza aspettare risposta “E’ così sicura di fallire che nemmeno sente la necessità di provarci?”
Non si aspettava certo che annuisse, e invece Christine lo fece.
Bones si sentì un po’ in colpa e restò in silenzio.
“Di fatto è un uomo già impegnato” confessò lei per prima, senza che le venisse richiesto altro
“Con una persona che considero molto amica”
“D’accordo è abbastanza!” la interruppe il dottore con poca grazia “Se il protagonista della vicenda di nome fa Alejandro e gestisce un ranch in sudamerica, do forfait, perché il campo delle telenovelas non è certo il mio”
Christine restò per un attimo interdetta da quell’intromissione, di certo affatto sensibile, ma scoppiò a ridere ugualmente. L’espressione del dottore era troppo preziosa per riservargli silenzi indignati.
“Non si chiama Alejandro” si sentì in dovere di rassicurarlo, placandosi solo in parte.
“E nemmeno Jim” ipotizzò Bones che già immaginava razzie di infermiere e cuori spezzati in volo per l’infermeria per i mesi a venire.
“Decisamente no. So che è suo amico, ma il Capitano non è il mio tipo”
“Ma questo lo metto solo come punto a suo favore, Christine. Sono soddisfazioni sapere che c’è qualcuno che ancora non si fa intenerire da una faccia da schiaffi con gli occhi azzurri” si versò con un po’ troppo entusiasmo del whisky e ne rovesciò un paio di gocce.
Chapel afferrò un tovagliolo e si affrettò a ripulire, stranamente compiaciuta dal complimento. Non avrebbe di certo mai pensato di poter parlare così liberamente con qualcuno che le fosse superiore di grado. E di certo non qualcuno che aveva sempre tenuto a distanza proprio per questo motivo.
“A questo punto andiamo fino in fondo o facciamo il salto della quaglia, Christine” suggerì scabroso, facendo ballare il liquido ambrato nel bicchiere, prima di decidersi a berlo “Le assicuro che il nome di questo misterioso individuo non uscirà da questa stanza”
La donna gli riservò un’occhiata che tutto lasciava trasparire, fuorché gratitudine. Le sue labbra furono più rapide della sua coscienza però.
“Un bastardo dal sangue verde” si lasciò sfuggire non senza arrossire prepotentemente, in netto contrasto con la placida pacatezza che accompagnava generalmente le sue reazioni.
Il bicchiere del dottore cozzò violento contro la superficie del tavolo.
“Il demonio!” esclamò con enfasi, afflosciandosi sulla sedia “Devo proprio capire cosa vi sia in quell’individuo fatto di logica e silenzi che attrae il sesso femminile”
“Probabilmente proprio questo” suggerì Christine, portandosi una mano alla fronte. Cominciava a sentirsi brilla, forse avrebbe fatto meglio a smetterla se non voleva restare aggrappata ad una sedia per l’intera nottata.
“Almeno non sono i capelli. O le sopracciglia... o quelle maledette orecchie a punta”
“Magari sono anche quelle” lo punzecchiò lei, ritrovandosi a sperare che riuscisse a sdrammatizzare ulteriormente quella patetica situazione.
Chapel si trovò a considerare il fatto che parlarne non faceva così male come aveva ipotizzato o quantomeno non faceva così male come restare in disparte a guardare, e disperarsi per qualcosa che non sarebbe avvenuto mai.
Parlarne con McCoy, in particolare, era stata una piacevole scoperta.
La faceva ridere, e questo le bastava al momento.
“Le donne. Non le capirò mai io, le donne” commentò lui con finto sdegno.
“Le donne non vanno capite, Leonard” rispose pacatamente lei, posando il capo alla mano “Le donne vanno amate”
Bones la osservò un po’ sorpreso per qualche istante, trovando, all’improvviso, quasi attraente quella sua postura, per una volta tanto, così disinvolta.
“Dubito di saper fare l’una e l’altra cosa” si riscosse “Ma è comunque un buon punto di partenza”
“Un ottimo punto” disse la donna, rimettendosi dritta, lasciando da parte il bicchierino ormai vuoto “Di certo però non quello di cui avrei bisogno io per cominciare il rapporto che devo consegnarle domattina”
McCoy la guardò alzarsi, un po’ riluttante a lasciarla andare. Questo significava che sarebbe rimasto di nuovo solo a pensare a tutto quello che aveva lasciato sulla terra. E di certo le ultime considerazioni sulle donne non avrebbero reso il ricordo più piacevole.
Non la frenò comunque. Si alzò a sua volta, sigillando la bottiglia con attenzione.
“Questa potrebbe tornare utile per un’altra volta...” le disse allusivo, richiudendola in uno degli armadietti retrostanti.
“Mi farebbe veramente piacere” confessò Chistine “E... la ringrazio”
Il dottore si volse sorpreso, ben intendendo a cosa si riferisse con il suo tono, improvvisamente riconoscente.
“Per l’alcool, giusto?”
Christine ridacchiò appena.
“Certo, per cos’altro dottore?”
“Ehi!”
“La mia pausa si è conclusa esattamente mezzo minuto fa” gli fece presente lei, indicando l’orologio alla parete.
McCoy alzò le braccia, arreso “Io però posso continuare a chiamarla Christine”
“Finché non esco da quella porta, certo”
“Allora arrivederci, Christine” la congedò, seguendola con lo sguardo finché non sparì oltre la soglia della saletta.
Non la vide sorridere di nuovo, ma qualcosa gli diceva, con certezza, che quello sarebbe stato solo l’inizio di una lunga serie di incontri. E se avesse potuto denigrare, a modo suo, il bastardo del sangue verde, causa ed effetto delle afflizioni di una sua sottoposta, pensava a questi con ancor più delizioso piacere.
(*) Le donne non vanno capite, vanno amate" (C) Oscar Wilde.
Fandom: Star Trek XI (2009)
Personaggi: Leonard "Bones" McCoy, Christine Chapel
Pairing: McCoy/Chapel
Rating: PG
Parole: 2672 (eh?!)
Warnings: One Shot - leggeri spoiler per chi non ha visto il film, forse.
Riassunto: Chiacchiere, rivelazioni e una bottiglia di whisky.
- Fa caldo e avevo voglia di scrivere qualcosa. Da quando ho visto il film mi sono chiesta se l'interesse che l'infermiera Chapel aveva per Spock nella vecchia serie, si fosse placato nell'universo alternativo creato per il film. La mia risposta è stata no. E questo è quello che ne è venuto fuori. Con la speranza di darle un pò di conforto (sigh).
- Non credo di esserne particolamente soddisfatta, ma dato che l'intento nello scrivere tutto ciò era quello di rilassarmi e la cosa è riuscita egregiamente, non me ne lamento.
- Ringrazio tanto McCoy che mi sta facendo uscire di testa. Armiamoci di nuove ossessioni e produciamo.
- Se ci fossero castronerie di sorta me lo si faccia presente, thanks xD

CRASHED
What I was looking for, I'm not sure.
Too late and didn't see it coming.
Il rapporto sulla diagnosi della malattia del signor Garrett non era sulla sua scrivania.
Eppure si era assicurato di ricordarle che gli era necessario per cominciare a lavorare seriamente al suo caso.
McCoy superò, decisamente innervosito, l’intero corridoio, prima di sbucare nella sala ricreativa, già stipata di membri dell’equipaggio a riposo.
Vagò con lo sguardo per tutto il locale, finché l’elaborata acconciatura bionda che stava cercando, non fece capolino, mal celata da un gruppo di rumorosi ufficiali.
“Infermiera Chapel!” richiamò con voce ferma e autoritaria, fregandosene altamente delle regole, mai scritte, che riguardavano l’assoluto divieto di parlare di lavoro durante le pause in quello spazio (come se fosse davvero possibile farlo, vivendo, di fatto, su una nave spaziale attiva ventiquattro ore su ventiquattro).
La donna si voltò di scatto. Dalla sua espressione Bones capì immediatamente che aveva registrato la sua mancanza.
La vide cucire una scusa per le ragazze con cui stava chiacchierando e gli andò incontro, cercando di acquistare una parvenza di ordine. Il corpo ancora fasciato nella sua candida divisa da infermiera.
“Dottor McCoy...” si schiarì la voce “Ho dimenticato il rapporto sul signor Garrett” lo prevenne con l’espressione di chi, altro non ha da offrire se non le sue più sentite scuse.
“In effetti mi stavo chiedendo da dove potessi cominciare senza l’apporto della diagnosi che mi aspettavo”
“Mi dispiace, devo aver stravolto le priorità della giornata”
Bones le diede un’occhiata che di certo non la mise nelle condizioni di mentire ulteriormente.
“Me ne sono dimenticata” confessò allora con sentito rammarico.
“Lo avevo immaginato” le concesse, assumendo una postura leggermente più rilassata “Vorrei avere due parole con lei miss Chapel”
La ragazza non poté far altro che annuire e, senza un appropriato congedo dalle ragazze che aveva lasciato, seguì il dottore fuori dalla sala ricreativa.
Fu un minuto di imbarazzante silenzio quello che accompagnò entrambi all’infermeria, adesso un locale relativamente tranquillo, rispetto la precedente frenesia pomeridiana.
“Le prometto che entro un paio d’ore quel rapporto sarà nelle sue mani!” lo anticipò lei con una certa urgenza, prima che McCoy potesse iniziare un qualsivoglia discorso sulla sua negligenza.
“Non volevo parlare esattamente di questo, infermiera” la stupì lui, posando poco professionalmente la schiena al lettino vuoto all’ingresso.
Intrecciava le braccia al petto e la guardava accigliato.
Per un lungo attimo Chapel si interrogò, confusa, di quale altro atto di inoperosità si fosse macchiata.
“Sbaglio o ultimamente ha altro per la testa?” le domandò lui, con un tono che richiamava tutt’altro che una lagnanza lavorativa.
Christine lo guardò stranita e ci mise qualche istante per registrare l’informazione.
“Non capisco di cosa stia...”
“Oh, lo sa benissimo invece. So come lavora, e quello a cui sto assistendo in questi ultimi giorni non è esattamente il modo in cui è solita svolgere le sue mansioni”
“Se si riferisce a qualche episodio in particolare, perché non me lo ha fatto presente?” replicò la ragazza, ora un po’ irritata da quelle accuse senza fondamento.
“Perché si tratta di piccole distrazioni. Non mi riferisco a questa, in particolar modo, ma disattenzioni che inizialmente pensavo fossero dovute a stanchezza o stress” e dicendo così la scrutava come se sperasse di strapparle una confessione, senza doversi intrappolare in lunghe spiegazioni.
Chapel però non pareva avere la minima intenzione di scucirsi, sebbene lentamente, sul suo viso, cominciava a dipingersi la consapevolezza di quello a cui il dottore si riferiva. Anche se non sembrava affatto decisa a condividere le sue preoccupazioni.
“Se non vuole parlarmene andrà benissimo, ma preferirei essere messo al corrente quando c’è qualcosa che non va. Un dottore è meglio che si astenga dall’esercitare il proprio servizio, quando è turbato o assorbito dalle sue questioni personali. Gli errori, in medicina, spesso non sono sciocchezze risolvibili” concluse, continuando a guardarla, assicurandosi che Chapel avesse capito ed assimilato il suo discorso.
La donna non lo guardava nemmeno più. Si sentiva criticata come una studentessa da un professore. Non le succedeva dai tempi dell’accademia e la cosa si rivelò tutt’altro che piacevole. Si nascondeva una punta di umiliazione in quel rimprovero. E non se lo aspettava, men che meno da un tipo come il dottor McCoy.
Alzò infine il mento, cercando di non cedere ad inutili infantilismi e lo guardò.
“Non accadrà più” dichiarò con un tono che aveva del solenne.
McCoy però non ricambiò con altrettanta gravità, al contrario la guardava quasi divertito. Chapel arricciò le labbra, affatto convinta e si sentì quasi stupida quando lo senti battere le mani e sfregarsele con disinvoltura.
“Che ne dice ora di un bicchiere di whisky?” esordì con tutt’altro tono, liquidando con una rapidità quasi imbarazzante l’intera faccenda.
“Come prego?” si informò la donna, fissandolo come se fosse una razza aliena mai vista prima.
“Un... bicchiere di whisky. Mi pareva che lei fosse ancora in pausa. La rimando indietro o beve un bicchiere di whisky con me.”
“Ma lei non è in servizio, dottore?” indagò lei, guardandosi attorno.
“Ufficialmente non più. Dal minuto successivo in cui mi ha dato la sua parola che gli...” e accennò un paio di virgolette nell’aria “Errori e le distrazioni non si ripeteranno più”
Si sentirono infatti rientrare alcuni infermieri, pronti a riprendere il servizio al suo posto.
“Allora?” incalzò Bones, recuperando le chiavi di un armadietto.
Chapel scrollò le spalle, ancora non del tutto a suo agio con il repentino cambio di situazione, ma annuì.
“Perché no?” disse “Sono settimane che non bevo niente di più alcolico di un succo di frutta”
“Visto allora? Questo cade a fagiolo.”
Chapel sorrise, sollevata. Stavolta era convinta che non se la sarebbe cavata facilmente, dal modo in cui tutto era cominciato.
“Ma.. il rapporto?” si sentì comunque in dovere di chiedergli, seguendolo nella saletta privata, riservata al personale dell’infermeria.
“Penso che potrà pensarci questa sera con calma. Domattina sulla mia scrivania.” Si sentì rispondere. Solo per un attimo riconobbe ancora quel tono professionale che le ricordavano con chi aveva a che fare.
Annuì, anche se non vista e attese che McCoy tornasse con una bottiglia di whisky fra le mani. Sorrise, senza quasi nemmeno sentire la necessità di chiedergli dove l’avesse recuperata.
Non si fece pregare ulteriormente per accomodarsi e lo guardò versare e porgerle un bicchierino di purissimo alcool terrestre.
“Mi fa piacere che abbia accettato” si sedette anche lui “Mi sento un vecchio ubriacone quando sono qui solo a bere whisky e tentare di rilassarmi, pensando a quanto mi manchi la terraferma sotto i piedi”
“Non le piace volare?” si azzardò a chiedergli, bevendo un po’ di quella liquore che rapidamente le scaldò la gola e lo stomaco, lasciandole una piacevolissima sensazione.
“Non particolarmente, no” confessò il dottore, tracannando quasi in un sol sorso il contenuto del suo, di bicchiere.
“E allora perché... ?”
“Mi sono arruolato?” completò per lei la frase e si strinse nelle spalle “Quale posto migliore per ricominciare una vita se non le stelle?” disse, versandosi un altro goccio come fosse acqua.
Chapel non comprese appieno le sue parole. Sapeva qualcosa del suo passato, ricordava di averlo sentir menzionare qualvolta una ex moglie – peraltro mai in modo troppo lusinghiero - ma non era mai stata così in confidenza con lui per poterne conoscere i molteplici risvolti.
“Sembra così definitivo e ha un che di... romantico” commentò solo, sentendosi avvampare senza un particolare motivo alla sua affermazione. Nel dubbio, riprese a bere e ancora fu avvolta da quella confortante sensazione di calore. Aveva dimenticato gli effetti benefici dell’alcool e non le spiaceva riscoprirli proprio quella sera.
“Ah, e lei di romanticherie se ne intende, vero?” si sentì rispondere e per poco la donna non si strozzò.
“C-come?” replicò guardandolo un po’ confusa.
“Di storie romantiche. Crede davvero che non abbia la minima idea di quale sia la natura delle sue distrazioni?” le fece presente il dottore con un tono che non le piacque per niente.
“No che non ce l’ha!” esclamò un po’ con troppa enfasi, piccata.
“A-ah...” ribattè lui con aria assolutamente odiosa “Sarò anche un disastro in materia, ma certe cose ancora riesco a capirle.”
Del resto non era il migliore amico di James T. Kirk per nulla. Ma questo non lo disse ad alta voce. Non era in vena di screditare il suo Capitano proprio in quel momento.
Chapel affondò la sua irritazione nell’ennesimo sorso di whisky e stavolta finì il bicchiere. Senza dire una sola parola lo allungò al dottore, chiedendone dell’altro.
“Così mi piace!” esultò questi, senza farselo chiedere due volte.
“Ma non piace a me” sussurrò lei, prendendosi però il drink senza ritrosia “E’ davvero così evidente?” domandò infine, arresa, o forse solo desiderosa di sganciare la zavorra una volta per tutte.
McCoy non sorrideva più, però annuì abbastanza eloquentemente.
“Mi dispiace” si ritrovò a scusarsi lei, senza che ce ne fosse proprio motivo “Credevo di poter gestire in modo più discreto i miei sentimenti”
Sentiva che la minima quantità di alcool era già entrata in circolo. Troppi mesi senza bere e la coscienza ricolma di avvenimenti che sarebbero implosi prima o poi, lasciandola devastata.
“Oh andiamo!” sbottò improvvisamente McCoy “Mi sembra di sentir parlare il Signor Spock!” non vide Chapel che sussultava appena alla menzione del Vulcaniano.
“Chi diavolo può pensare di gestire i sentimenti in modo discreto? Giusto quel bastardo dal sangue verde!” si placò solamente quando finì il secondo giro.
“Una storia tormentata?” le domandò poi, perdendo per qualche istante il tono canzonatorio “Un amore non ricambiato?” insistette.
Chapel, all’ultima opzione, fece una smorfia che non si preoccupò di nascondere.
“Precisamente” mormorò, dedicandosi con ansia al bicchiere, ora un po’ tremante nelle sue mani.
“Ah, mi dispiace” replicò il dottore, indeciso o meno se concedersi il terzo cicchetto o mettere la parola fine alla sua serata alcolica “Deve essere un vero imbecille, lo dico con il cuore, infermiera”.
Chapel sorrise, sentendosi stranamente rinfrancata dal suo commento, che in altre occasioni, forse, le sarebbe solo sembrato fuori luogo.
“Siamo in pausa, può anche chiamarmi Christine” lo incoraggiò “O andrà a finire che prima della fine di questa missione, sarò convinta di chiamarmi infermiera. O infermiera Chapel, nome e cognome”
Bones rise, colpito dall’uscita.
“Ha ragione. A volte siamo troppo presi dalla formalità per ricordarci che ci sono persone su questa nave, prima che ufficiali o dottori” concordò “Allora bene.. Christine. Però mi farebbe piacere se anche lei la smettesse di chiamarmi dottore. Magari non in pubblico, comunque. Non vorrei certo perdere la mia credibilità”
Christine ci lesse del sarcasmo in quell’affermazione e si distese.
“E come dovrei chiamarla?” si informò, prima di commettere qualche gaffe.
“Leonard” rispose prontamente lui “McCoy, se vuole fare la spiritosa. Bones, se è audace.”
La donna si lasciò sfuggire l’ennesimo sorriso ma sospirò.
“Allora Leonard. Non mi sento né abbastanza spiritosa, né tantomeno audace.”
Il dottore la guardò, accigliandosi.
“Questo mi suggerisce che il suo amore non ricambiato sia anche... segreto”
Capì di averci preso quando la vide arrossire. Non sapeva dire se per l’alcool o per l’imbarazzo, ma il modo in cui aveva abbassato la testa gli raccontò molto.
“Colpita e affondata” affermò senza aspettare risposta “E’ così sicura di fallire che nemmeno sente la necessità di provarci?”
Non si aspettava certo che annuisse, e invece Christine lo fece.
Bones si sentì un po’ in colpa e restò in silenzio.
“Di fatto è un uomo già impegnato” confessò lei per prima, senza che le venisse richiesto altro
“Con una persona che considero molto amica”
“D’accordo è abbastanza!” la interruppe il dottore con poca grazia “Se il protagonista della vicenda di nome fa Alejandro e gestisce un ranch in sudamerica, do forfait, perché il campo delle telenovelas non è certo il mio”
Christine restò per un attimo interdetta da quell’intromissione, di certo affatto sensibile, ma scoppiò a ridere ugualmente. L’espressione del dottore era troppo preziosa per riservargli silenzi indignati.
“Non si chiama Alejandro” si sentì in dovere di rassicurarlo, placandosi solo in parte.
“E nemmeno Jim” ipotizzò Bones che già immaginava razzie di infermiere e cuori spezzati in volo per l’infermeria per i mesi a venire.
“Decisamente no. So che è suo amico, ma il Capitano non è il mio tipo”
“Ma questo lo metto solo come punto a suo favore, Christine. Sono soddisfazioni sapere che c’è qualcuno che ancora non si fa intenerire da una faccia da schiaffi con gli occhi azzurri” si versò con un po’ troppo entusiasmo del whisky e ne rovesciò un paio di gocce.
Chapel afferrò un tovagliolo e si affrettò a ripulire, stranamente compiaciuta dal complimento. Non avrebbe di certo mai pensato di poter parlare così liberamente con qualcuno che le fosse superiore di grado. E di certo non qualcuno che aveva sempre tenuto a distanza proprio per questo motivo.
“A questo punto andiamo fino in fondo o facciamo il salto della quaglia, Christine” suggerì scabroso, facendo ballare il liquido ambrato nel bicchiere, prima di decidersi a berlo “Le assicuro che il nome di questo misterioso individuo non uscirà da questa stanza”
La donna gli riservò un’occhiata che tutto lasciava trasparire, fuorché gratitudine. Le sue labbra furono più rapide della sua coscienza però.
“Un bastardo dal sangue verde” si lasciò sfuggire non senza arrossire prepotentemente, in netto contrasto con la placida pacatezza che accompagnava generalmente le sue reazioni.
Il bicchiere del dottore cozzò violento contro la superficie del tavolo.
“Il demonio!” esclamò con enfasi, afflosciandosi sulla sedia “Devo proprio capire cosa vi sia in quell’individuo fatto di logica e silenzi che attrae il sesso femminile”
“Probabilmente proprio questo” suggerì Christine, portandosi una mano alla fronte. Cominciava a sentirsi brilla, forse avrebbe fatto meglio a smetterla se non voleva restare aggrappata ad una sedia per l’intera nottata.
“Almeno non sono i capelli. O le sopracciglia... o quelle maledette orecchie a punta”
“Magari sono anche quelle” lo punzecchiò lei, ritrovandosi a sperare che riuscisse a sdrammatizzare ulteriormente quella patetica situazione.
Chapel si trovò a considerare il fatto che parlarne non faceva così male come aveva ipotizzato o quantomeno non faceva così male come restare in disparte a guardare, e disperarsi per qualcosa che non sarebbe avvenuto mai.
Parlarne con McCoy, in particolare, era stata una piacevole scoperta.
La faceva ridere, e questo le bastava al momento.
“Le donne. Non le capirò mai io, le donne” commentò lui con finto sdegno.
“Le donne non vanno capite, Leonard” rispose pacatamente lei, posando il capo alla mano “Le donne vanno amate”
Bones la osservò un po’ sorpreso per qualche istante, trovando, all’improvviso, quasi attraente quella sua postura, per una volta tanto, così disinvolta.
“Dubito di saper fare l’una e l’altra cosa” si riscosse “Ma è comunque un buon punto di partenza”
“Un ottimo punto” disse la donna, rimettendosi dritta, lasciando da parte il bicchierino ormai vuoto “Di certo però non quello di cui avrei bisogno io per cominciare il rapporto che devo consegnarle domattina”
McCoy la guardò alzarsi, un po’ riluttante a lasciarla andare. Questo significava che sarebbe rimasto di nuovo solo a pensare a tutto quello che aveva lasciato sulla terra. E di certo le ultime considerazioni sulle donne non avrebbero reso il ricordo più piacevole.
Non la frenò comunque. Si alzò a sua volta, sigillando la bottiglia con attenzione.
“Questa potrebbe tornare utile per un’altra volta...” le disse allusivo, richiudendola in uno degli armadietti retrostanti.
“Mi farebbe veramente piacere” confessò Chistine “E... la ringrazio”
Il dottore si volse sorpreso, ben intendendo a cosa si riferisse con il suo tono, improvvisamente riconoscente.
“Per l’alcool, giusto?”
Christine ridacchiò appena.
“Certo, per cos’altro dottore?”
“Ehi!”
“La mia pausa si è conclusa esattamente mezzo minuto fa” gli fece presente lei, indicando l’orologio alla parete.
McCoy alzò le braccia, arreso “Io però posso continuare a chiamarla Christine”
“Finché non esco da quella porta, certo”
“Allora arrivederci, Christine” la congedò, seguendola con lo sguardo finché non sparì oltre la soglia della saletta.
Non la vide sorridere di nuovo, ma qualcosa gli diceva, con certezza, che quello sarebbe stato solo l’inizio di una lunga serie di incontri. E se avesse potuto denigrare, a modo suo, il bastardo del sangue verde, causa ed effetto delle afflizioni di una sua sottoposta, pensava a questi con ancor più delizioso piacere.
(*) Le donne non vanno capite, vanno amate" (C) Oscar Wilde.
