La meravigliosa Angelica

film del 1965 diretto da Bernard Borderie

La meravigliosa Angelica

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Titolo originale

Angélique et le Roy

Lingua originale francese
Paese Francia, Germania, Italia
Anno 1966
Genere drammatico, storico, avventura
Regia Bernard Borderie
Soggetto Anne e Serge Golon
Sceneggiatura Alain Decaux, Bernard Borderie, Francis Cosne e Pascal Jardin
Produttore Raymond Borderie, Francis Cosne
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La meravigliosa Angelica, film del 1966 con Michèle Mercier, regia di Bernard Borderie.

Per ordine di Luigi XIV, Jeoffrey de Peyrac, conte di Tolosa, riconosciuto colpevole di stregoneria, era finito sul rogo. Sua moglie Angelica invece si salvò. Braccata dagli sbirri del re, si era rifugiata alla Corte dei Miracoli. In seguito, creatasi una fortuna con il commercio della cioccolata, sposò suo cugino, Philippe de Plessis-Bellières, riconquistando così il posto che le competeva a corte. Affascinato dalla bellezza di Angelica, il re aveva acconsentito alle nozze di malavoglia. Ma ben presto, le vicende della guerra che si combatteva nelle Fiandre contro gli spagnoli riaprivano all'orgoglioso sovrano le porte di un amore al quale aveva ormai rinunciato. (Voce narrante)

  • Amore mio, ero venuto mentre dormivi spinto dall'irresistibile desiderio di vederti senza che tu te ne accorgessi... Il destino che incombe su di noi ha voluto che non fosse così. Se sono fuggito, se non ho voluto parlarti è perché una parola avrebbe risvegliato tante cose... Ciò non doveva accadere. La tua vita risplende, la mia è ormai votata alle tenebre. Non ho più nulla da offrirti e per te voglio tutto... Dimenticami. Può darsi che presto un altro destino ti sorrida, non respingerlo, te ne supplico. Accogli l'avvenire per i nostri figli... Io porto con me un lembo di eternità: il sorriso soave che illuminava il tuo sonno. (Lettera di Jeoffrey de Peyrac)

Dialoghi

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  Citazioni in ordine temporale.

  • Colbert: Sire, vogliate graziosamente concedermi di presentarvi Sua Eccellenza Zoukim Bachtiary Bey, Principe Kadjar e ambasciatore straordinario dell'augusto scià di Persia presso la corte di Vostra Maestà.
    Luigi XIV: Eccellenza... Noi, Luigi Re, vi diamo il benvenuto qui, alla nostra Corte di Versailles.
  • Luigi XIV: Eccellenza, Noi siamo molto sensibili alla ricchezza, alla diversità e alla profusione dei vostri regali. E vorremmo a nostra volta offrirvi un dono personale che vi ricordi la Francia e la nostra amicizia.
    Bachtiary Bey: Sire, io ho già scelto. [si avvicina ad Angelica, la prende per mano e la conduce dinnanzi al re. Il sovrano getta lo sguardo preoccupato verso Colbert, il quale si avvicina al gruppo.]
    Colbert: È impossibile, eccellenza.
    Bachtiary Bey: Perché?
    Colbert: Perché la marchesa de Plessis-Bellière è già da tempo la favorita di Sua Maestà.
    [Tutta la corte resta sorpresa della notizia.]
    Bachtiary Bey: [Rivolto verso Angelica] Tutto questo è triste, per me. [Si volge verso il re] Ma Vostra Maestà non poteva scegliere donna più bella e più affascinante della marchesa.
    Luigi XIV: Lo riconosco, eccellenza.
    [Madame de Montespan, furiosa, lascia la sala.]
    Luigi XIV: Signor ambasciatore, permettetemi di ringraziare Madame de Plessis-Bellière.
    Bachtiary Bey: Sire, la vostra grandezza è pari solamente alla vostra saggezza.
    Luigi XIV: Marchesa, voi potete scegliere.
    Angelica: Sire, la mia scelta è già fatta. [indicando il momie]
    Luigi XIV: E che cos'è? Un profumo esotico?
    Bachtiary Bey: No, sire. Ma quel liquido nella scienza futura sarà ciò che era la pietra filosofale nell'alchimia. [Si rivolge ad Angelica] Signora, voi mi avete vinto. Da questo giorno io sono vostro schiavo.
    [Il Bay si allontana]
    Luigi XIV: Ebbene che ne dite di tutte queste vittorie? [Angelica si inchina. Il re la fa rialzare] C'è solo una cosa che mi dispiace oggi. Che quanto ha detto monsieur Colbert, non sia vero.
  • [Qualcuno bussa alla camera di Angelica]
    Angelica: Chi è?
    Desgrez: Io.
    Angelica: Entrate.
    [Desgrez entra]
    Desgrez: Un consiglio: rivestitevi e tornatevene a casa.
    Angelica: Ma io sono qui per desiderio del re.
    Desgrez: È proprio questo desiderio che mi preoccupa. Da un po' di tempo si è venuta affermando una nuova moda qui a Corte. E consiste nel mettere un veleno nella minestra del marito, dell'amante, del rivale. O anche dell'amico. Si avvelena tutto. Le bevande, i gelati. Per non parlare dei vestiti, dei guanti, dei fazzoletti, della biancheria.
    Angelica: Chi può volere la mia morte?
    Desgrez: Siete troppo intelligente e troppo bella per non suscitare delle invidie, signora. Ero nelle cucine mentre preparavano il pranzo di stasera. Ad ogni convitato era destinato un sorbetto e siccome io sono curioso per natura, ho molto sbadatamente fatto cadere il vostro. [Apre la tovaglia che portava sotto il braccio mostrando il cadavere di un piccolo cane] Il cane l'ha leccato ed è morto in cinque minuti. Voi ci avreste messo due giorni. Allora, ve ne andate?
    Angelica: No.
    [Scuotendo la testa, Desgrez se ne va.]
  • Luigi XIV: E io mi fidavo di voi, nel modo più completo. Vi trovavo tutti i meriti. Non avevo nessuna riserva. Nessun dubbio. Ed ecco che vi comportate come una...
    Angelica: Oh sire, non dite la parola che vorreste dire. Non è degna di Vostra Maestà.
    Luigi XIV: Io vi spezzerò.
    Angelica: Non ho paura.
    Luigi XIV: E fate male. Io posso tutto, sapete. Perché avete dato asilo a Ràkóczi?
    Angelica: Perché era nei guai per avermi salvato la vita.
    Luigi XIV: E ne siete diventata l'amante.
    Angelica: Io sono libera.
    Luigi XIV: Voi non siete libera.
    Angelica: Perché mi volete voi?
    Luigi XIV: Voi? Come osate parlarmi dandomi del voi? Chiamatemi sire come tutti. O Vostra Maestà com'è mio diritto. Non sapete che la terza persona è di rigore a corte?
    [Nella sala fuori dello studio del re]
    Madame de Montespan: Secondo me, il regno di Madame de Plessis-Bellière durerà quanto durano le rose.
    Marchese de Vardes: Lei ne ha la freschezza, mentre voi siete come le orchidee. Vivono molto a lungo, però diventano gialle.
    [Dentro lo studio del re]
    Luigi XIV: State attenta. Può darsi che anch'io sia ingiusto a volte. Ma con voi la mia collera è più che giustificata.
    Angelica: Io non sono fatta per il duro mestiere dell'amante di un re.
    Luigi XIV: Usate delle espressioni sconcertanti.
    Angelica: La Vallière non è forse rimasta stroncata? E io non ho la corazza di Madame de Montespan. Ve ne scongiuro, sire, restatele fedele. [Il re brontola] E non mi tentate più.
    Luigi XIV: Allora vi sentite... tentata.
    Angelica: E quale donna non lo sarebbe?
  • Luigi XIV: Pensate ancora all'ungherese?
    Angelica: No, sire.
    Luigi XIV: Quando avete accettato di passare la notte qui, pensavate anche di passarla con me? [Angelica volta il capo] E allora a cosa?
    Angelica: Jeoffrey de Peyrac. Mio marito. Che voi avete fatto morire sul rogo dopo un processo che è stato una burla.
    Luigi XIV: Sono stato costretto.
    Angelica: Non ci sono ragioni giuste che costringano un uomo a fare assassinare un innocente.
    Luigi XIV: Ma l'uomo in me è poca cosa, il re lo ha schiacciato. Sono salito al trono che avevo cinque anni. Morto Mazzarino ereditai un potere incerto. Una nazione in miseria. Senza esercito, senza navi, senza niente. Solo una grande aristocrazia che sognava ancora la Fronda. Dovevo vincere o morire. Il conte de Peyrac era più ricco di me. Le sue sostanze formavano uno stato nello stato. E ho dovuto abbatterlo. Se dovessi rifarlo, lo rifarei. Se dovessi sacrificare qualcuno della mia famiglia per il bene della Francia, lo sacrificherei.
    Angelica: Voi siete un uomo solo, sire.
    Luigi XIV: Io sono il re.
    Angelica: Avevate tolto al conte de Peyrac l'onore, la ricchezza. Era necessario togliergli anche la vita?
    Luigi XIV: Ma il conte de Peyrac non è morto sul rogo.
    Angelica: Cosa dite?
    Luigi XIV: È la verità. Non fu vostro marito ad essere bruciato, ma il cadavere di un altro condannato che feci mettere al suo posto. [Inizia il racconto flashback] Prima di portarlo al supplizio, il carnefice lo fece entrare nella locanda della Place de Grève col pretesto di fargli bere il cordiale vino, ultimo piacere della vita che si concede a tutti i condannati. Sostituito il corpo, Peyrac fu fatto scendere in una galleria che porta direttamente alla Senna. Là degli uomini fidati, soldati travestiti, lo fecero salire sul battello che discese lungo il fiume fino all'uscita da Parigi. Io potevo risparmiare la vita al conte de Peyrac ma non potevo certo rendergli la libertà. Quando si accorse che lo portavano in prigionia, approfittando di una sosta in piena campagna e del sonno a cui si erano abbandonate le guardie, tentò di fuggire. [Il racconto flashback termina]
    Angelica: Ma allora è vivo. Ed è libero.
    Luigi XIV: No. La corrente molto rapida quel giorno lo travolse. Il suo corpo fu trovato molto lontano, sulla riva, il giorno seguente.
    Angelica: Questo non lo credo.
    Luigi XIV: Il rapporto non lasciava dubbi, purtroppo.
    Angelica: Jeoffrey non era uomo da sfuggire al rogo per morire annegato.
    Luigi XIV: Siete molto strana. Infedele verso i vivi ma fedele a un ricordo.
    Angelica: Sono certa che è ancora vivo.
    Luigi XIV: Chimere, signora. È morto. Ma non l'ho ucciso io.
    Angelica: Sire, questo racconto mi ha sconvolta, concedetemi di tornare a Parigi.
    Luigi XIV: Ma è tardi.
    Angelica: Sire, non è mai tardi per sperare.
  • Angelica: Allora, che cosa mi dite?
    Desgrez:
    Desgrez: Il mio potere si ferma alla cancellata di Versailles e Madame de Montespan è la favorita del re. Bisogna aspettare.
    Angelica: Aspettare che mi uccidano? Il re dovrà pur credere alla nuda verità.
    Desgrez: Se la verità gli si potesse così presentare l'avrei già fatto.
    Angelica: Voi eravate al corrente delle malefatte della Voisin?
    Desgrez: Ma s'intende. Però questo non basta e il re senza prove concrete non può né condannare né allontanare dalla corte.
    Angelica: E non vi importa niente che si uccidano dei bambini?
    Desgrez: Be', potrebbe anche essere lecito far morire dei bambini pur di salvare la nazione. A suo tempo tirerò fuori la questione del veleno e credetemi, se ne parlerà. E parecchio anche. Adesso però ve ne supplico, lasciate la Corte.
    Angelica: Mai più. Io sono una donna e per me un bambino di più o di meno vivo sulla Terra conta. Voglio parlare al re.
    Desgrez: Un momento, vi prego. Così vi rovinerete e non ritroverete mai più vostro marito, Jeoffrey de Peyrac.
    Angelica: Cos'è questo ricatto? Cos'è quest'odiosa menzogna?
    Desgrez: La verità.
    Angelica: Ma Jeoffrey è morto.
    Desgrez: Invece è vivo. Non potevo dirlo alla marchesa de Plessis-Bellière. Né alla futura favorita del re. Ma non c'è altro modo di distogliere la contessa de Peyrac da questa follia.
  • Angelica: Era lui.
    Desgrez: Forse sarà cambiato. Forse quel Joffrey de Peyrac che voi amavate è finito davvero sul rogo.
    Angelica: Ma anche se adesso non ha più né rango né titoli, per me è sempre lui.
    Desgrez: Può darsi. Ma è che voi ormai siete la marchesa di Plessis-Bellière.
    Angelica: Ma io lo credevo morto. Non c'era più e io... sono una donna come le altre.
    Desgrez: Ma lui non amava una donna come le altre. Amava Angelica.
    Angelica: E credete che non mi ami più?
    Desgrez: Io credo che non veda più in voi l'avvenire, dopo tanti anni passati lontano.
    Angelica: Ci restava il presente. E una notte quando si ama può riempire una vita.
    Desgrez: I miei uomini sorvegliano le porte, così ha ordinato il re. Ma vi restano i sotterranei.
    Angelica: Chiusi. Comunque non ha più importanza.
    Desgrez: Le porte chiuse si devono forzare affinché l'aria pura possa circolare fra le colonne del tempio. Non l'ho detto io, ma Salomone.

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