Valli di Comacchio
Le Valli di Comacchio sono una vasta zona umida protetta situata in Emilia-Romagna, tra le province di Ravenna e Ferrara, a sud del Delta del Po e a nord della riviera romagnola. Costituiscono una delle aree umide più estese d'Italia. Formate da 4 valli: Lido di Magnavacca, Fossa di Porto, Valle Campo e Fattibello (a nord si trova, separata da una striscia di terra, la più piccola Valle Bertuzzi), si estendono geograficamente da Comacchio al fiume Reno[1]. L'estensione venne ridotta nel corso del tempo a causa delle varie bonifiche effettuate (in realtà si trattò di prosciugamenti in quanto le acque non erano malsane), fino a comprendere i confini odierni.
Le Valli di Comacchio non sono paragonabili alla Valle Padusa. Infatti, mentre le valli della Padusa sono di acqua dolce, le valli di Comacchio sono di acqua salmastra. Ciò significa che hanno origine diversa. Infatti le prime sono apparse nell'VIII-IX secolo, mentre le seconde non esistevano prima del XV secolo[2].
| Valli di Comacchio | |
|---|---|
| Tipo di area | Zona umida |
| Codice WDPA | 555540307 |
| Class. internaz. | IT4060002 - SIC, ZPS |
| Stati | |
| Regioni | |
| Province | |
| Comuni | Argenta, Alfonsine, Comacchio, Ravenna, Ostellato |
| Superficie a terra | 16 781 ha |
| Provvedimenti istitutivi | 10/1988; 06/1995 |
| Gestore | Parco regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna |
| Mappa di localizzazione | |
| Sito istituzionale | |
Storia
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Al tempo della fondazione di Comacchio (VIII secolo) esistevano degli acquitrini a sud del Po di Volano, ma erano di acqua dolce e di piccole dimensioni. Dopo la stabilizzazione del corso del Po di Primaro, che non esisteva prima dell'VIII secolo, e il miglioramento del clima (terminò la Piccola era glaciale tardoantica), le lagune si prosciugarono naturalmente. Progressivamente, il livello del suolo si abbassò (subsidenza) poiché le zone che erano state allagate non ricevettero più gli apporti alluvionali dei fiumi[3].
Dopo la Piccola era glaciale tardoantica iniziò un periodo caratterizzato dal surriscaldamento climatico. Il clima più umido favorì l'innalzamento del livello del mare. La combinazione di questi due fattori produsse l'ingressione delle acque marine nel terreno[4]. Le acque marine riempirono le valli soprattutto attraverso le foci secche dei rami deltizi del Po che si erano interrati. Nell'XI secolo le acque furono bloccate, dopo qualche km, dai vecchi argini della Fossa Augusta, il canale artificiale di epoca romana che collegava il Po di Spina a Ravenna. Per circa tre secoli il dosso di questi argini impedì alle acque salate di mescolarsi con quelle di acqua dolce che ancora rimanevano ad ovest. Ma durante il XIV secolo l'argine cedette, lasciando spandere le acque salmastre ad ovest. Si formò così un esteso sistema vallivo: fu la fase iniziale della formazione delle Valli di Comacchio[5].
Gli abitanti di Comacchio tentarono di fermare l'avanzata delle acque costruendo un argine (argine di San Longino), ma nel 1481 anche quest'argine cedette, causando un ulteriore espansione delle valli salmastre. Gli Estensi, Duchi di Ferrara, cercarono a loro volta di contenere l'allargamento delle valli costruendo l'argine del Mantello. Ma anche quest'argine venne superato nel 1550, producendo il massimo avanzamento delle acque salmastre, con la formazione della grande Valle di Mezzano[6].
L'area del delta storico ferrarese fu sottoposta dal 22 dicembre 1605 al controllo e all'operato del Consortium di San Giorgio, un ente pubblico che ne bonificò progressivamente il territorio. Attraverso drenaggi e accordi di intervento successivi, la suddivisione oggetto di risanamento fu estesa a circa 120.000 ettari compresi tra il fiume Po di Volano a nord, il mare Adriatico a est, il fiume Reno ed il Po di Primaro a sud e ancora il Po a ovest. Contrariamente alla parte settentrionale della provincia ferrarese, le terre che formavano un'unica grande depressione in corrispondenza del territorio di Polesine di San Giorgio (oggi frazione Marrara) non si prestavano ad un agevole drenaggio. Una più efficace gestione idraulica per queste zone arriverà in seguito con il convogliamento delle acque effluenti dai terreni più elevati nel letto delle grandi linee idrauliche di bonifica che percorrevano l'area (Fosse di Porto, dei Masi, di Voghenza), fino allo sbocco finale costituito dalle paludi di Comacchio[7].

L'attuale conformazione è il frutto di un lavoro di sistemazione idraulica e di bonifica della vastissima area paludosa delle valli emiliane e romagnole. Questo grandissimo sforzo si è sviluppato nei secoli, attraverso discussioni e contese fra le città di Bologna e Ferrara che hanno coinvolto i principali idraulici italiani. La cosiddetta “Questione del Reno” è storicamente considerata come l'evento che ha fatto nascere la scuola idraulica italiana, poiché ha visto i maggiori interpreti della scienza idraulica in Italia prendere posizione a favore di una delle due città contendenti. La questione si è prolungata fino agli inizi dell'Ottocento, quando l'ingegnere di fiducia di Napoleone, Gaspard Marie Riche De Prony, decide di collegare il Reno al Po Grande tramite il Cavo Benedettino[8].
Nel 1951 fu istituito dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste l'Ente per la colonizzazione del Delta Padano. Scopo dell'Ente fu attuare la riforma agraria nelle province di Ferrara, Ravenna, Rovigo e Venezia. Il progetto originario prevedeva la bonifica totale dell'intero sistema vallivo comacchiese[9]. Forti furono le rimostranze dei pescatori locali, cui la bonifica precludeva ogni possibilità lavorativa. In Parlamento si levò la voce del senatore Aldo Spallicci che sottolineò l'inopportunità di una bonifica integrale del Delta padano.
Nel 1965 il piano fu rettificato approvando la bonifica della Valle del Mezzano (18 000 ettari), che venne realizzata nella seconda metà degli anni 1960. Furono risparmiate dal drenaggio le valli salmastre di Fossa di Porto, Lido di Magnavacca, Campo e Fattibello, a ridosso dell'Adriatico. Oggi le Valli di Comacchio sono gestite secondo moderni criteri atti alla loro protezione e conservazione, anche se l'antropizzazione dei fiumi contigui e i cambiamenti climatici ne stanno decretando una sempre maggiore salinizzazione.
In questa zona è ambientato il romanzo di Renata Viganò L'Agnese va a morire. A Comacchio e dintorni sono stati girati inoltre i film La donna del fiume con Sophia Loren, l'horror gotico La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati e Bambola con Valeria Marini.
Territorio
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Il territorio delle Valli di Comacchio rientra interamente nel bacino idrografico del Po e si estende per 167,81 km² nell'area lagunare compresa tra la città di Comacchio e il fiume Reno che ne costituisce l'unico apporto di acqua dolce. Il bacino delle Valli di Comacchio è ricoperto per circa i tre quarti da acqua salmastra ed è formato da numerosi sottobacini detti "valli" raggruppabili in otto aree: Valle Fattibello, Valle Spavola, Valle Capre, Valle Zavelea, Valle Molino, Valle Campo, il gruppo di Valle Fossa di Porto, Valle Lido Magnavacca e Valle Cona e infine le Valli Meridionali.[10]
Ambiente
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Classificata come sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale all'interno del Parco regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna, di cui è parte integrante, oggi riveste una notevole importanza biologica e conservazionistica grazie all'elevato numero di specie rare e minacciate che qui si riproducono, in particolar modo l'avifauna tra cui spicca il fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus).
Flora
modificaLa quercia, l'olmo campestre, il pino domestico, la canna palustre e la tamerice sono alcune delle piante più diffuse nelle Valli. Uno dei fiori più comuni è il limonio. In questa zona dell'Emilia-Romagna si trovano inoltre numerose pinete costiere e le più importanti sono quelle vicine di Cervia e Ravenna, oltre che il Bosco della Mesola.
Fauna
modificaLe valli ospitano la più grande varietà di avifauna d'Italia: sono presenti infatti più di 300 specie di uccelli come i fenicotteri, il cavaliere d'Italia, la garzetta, l'airone cenerino e il martin pescatore. Inoltre vi sono pesci come orate, anguille, branzini, cefali, passere e molti mammiferi come volpi, nutrie e lontre.
Attività umane
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La maggiore attività economica delle Valli di Comacchio è costituita dalla pesca. Tipici della zona sono i cosiddetti "Casoni da pesca", capanne fatte di pali, paglia e canne palustri. Tali strutture fungevano sia come stazioni per l'attività ittica, sia come punti d'appostamento per la sorveglianza contro i prelievi illeciti.
Altra attività molto diffusa è la vallicultura, un antico sistema di allevamento del pesce che sfrutta le migrazioni di massa all'uscita dei bacini interni. La pesca professionale nelle Valli di Comacchio avviene principalmente tramite l'utilizzo del cogollo, un insieme di reti che impedisce ai pesci di tornare indietro, o del lavoriero, un manufatto composto da bacini triangolari comunicanti tra loro che consentono la cattura del pesce in entrata e in uscita dalle valli.[11]
La specie di maggior interesse culturale e allevata in vallicultura è l'anguilla (Anguilla anguilla) che a Comacchio viene venduta fresca, marinata o sotto sale. Le anguille nascono nel Mar dei Sargassi e da qui migrano verso l'Europa attraversando l'Oceano Atlantico dove rimangono per circa dieci anni per poi tornare indietro.[12]
Aree naturali
modificaLe aree naturali protette situate nei territori dove un tempo si estendevano le Valli di Comacchio sono:
Note
modifica- ↑ Fonte: Regione Emilia-Romagna, su regione.emilia-romagna.it (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2011).
- ↑ Degli Esposti, 2025, p. 8 e segg..
- ↑ Degli Esposti, 2025, p. 62.
- ↑ Degli Esposti, 2025, p. 62.
- ↑ Degli Esposti, 2025, p. 63.
- ↑ Degli Esposti, 2025, p. 63.
- ↑ Confronta L'epopea della bonifica nel Polesine di San Giorgio.
- ↑ BEIC - Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, Il Reno e le Valli emiliano-romagnole, su Idraulica.BEIC.it. URL consultato il 6 agosto 2018.
- ↑ Stefano Piastra, Acque, terre, politica. La Riforma agraria nel delta padano emiliano-romagnolo sullo sfondo della Guerra fredda, in Rivista degli Istituti Storici dell'Emilia-Romagna in rete, Bologna, Regione Emilia-Romagna, luglio 2025.
- ↑ Valli di Comacchio - quadro conoscitivo, 2018, pp. 22-23.
- ↑ Valli di Comacchio - quadro conoscitivo, 2018, p. 205.
- ↑ Valli di Comacchio - quadro conoscitivo, 2018, p. 206.
Bibliografia
modifica- Mauro Degli Esposti, La Padusa perduta, e forse ritrovata, Imola, La Mandragora, 2025, ISBN 9788875867843.
- Rete Natura 2000, Valli di Comacchio - quadro conoscitivo (PDF) (atto normativo), gennaio 2018.
Voci correlate
modificaAltri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulle Valli di Comacchio
Wikivoyage contiene informazioni turistiche sulle Valli di Comacchio
Collegamenti esterni
modifica- Sito ufficiale, su vallidicomacchio.info.
- Comacchio, Valli di, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Sito ufficiale del Parco del Delta del Po dell'Emilia-Romagna, su parcodeltapo.it. URL consultato il 26 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2018).
- Portale turistico ufficiale del Parco, su podeltatourism.it.
- Le Valli di Comacchio, su parks.it.
- IT4060002 - SIC-ZPS Valli di Comacchio, su ambiente.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 15 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2014).
- (EN) Natura 2000 - Standard data form IT4060002, su Natura2000 Network Viewer, Agenzia europea dell'ambiente. URL consultato il 15 maggio 2014.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 242297665 · GND (DE) 4633180-3 |
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