Stefano Chiodi

calciatore italiano

Stefano Chiodi (Bentivoglio, 26 dicembre 1956Bologna, 4 novembre 2009) è stato un calciatore italiano, di ruolo attaccante e centrocampista.

Stefano Chiodi
Chiodi alla Lazio nella stagione 1982-1983
NazionalitàItalia (bandiera) Italia
Altezza178 cm
Peso72 kg
Calcio
RuoloAttaccante, centrocampista
Termine carriera1º luglio 1988
Carriera
Giovanili
19??-1972Progresso
1972-1974Bologna
Squadre di club1
1974-1975Teramo29 (8)
1975-1978Bologna72 (18)
1978-1980Milan50 (14)
1980-1981Lazio28 (6)
1981-1982Bologna15 (1)
1982-1983Lazio10 (0)
1983-1984Prato30 (10)
1984-1985Campania17 (4)[1]
1986Rimini7 (1)
1986-1987Pinerolo13 (6)
1987-1988Baracca Lugo15 (5)
Nazionale
1977-1978Italia (bandiera) Italia U-213 (2)
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.

Biografia

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Terzo di tre figli (aveva un fratello ed una sorella più grandi), trascorse l'infanzia a Funo. Nel 1981 si sposò a Budrio con Fausta Lambertini, di nove anni più giovane, da cui ebbe due figli: Irene e Tommaso.

Terminata la carriera agonistica, si cimentò nel settore della ristorazione e dell'accoglienza turistica, aprendo diverse attività a Budrio e Prunaro: un hotel, un ristorante, una pizzeria ed un bar.[2]

Dal 2010, anno successivo alla sua scomparsa, a Funo, frazione di Argelato, viene organizzato un Memorial in suo onore.[3]

Carriera

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Dopo i primi calci al pallone nel Progresso, squadra di Castel Maggiore, compagine partecipante al campionato di Promozione, a 15 anni si ritrovò conteso tra Bologna e Torino.[4] La spuntò la squadra granata ma il trasferimento del giovane attaccante bolognese sotto la Mole sfumò per la decisa opposizione del padre che preferì indirizzare il figlio a Bologna.[4]

Inserito in prima squadra, Chiodi non disputò alcun incontro. L'anno successivo, nella stagione 1974-1975, la società petroniana lo diede in prestito al Teramo, dove esordì il 27 ottobre 1974 e collezionò 29 presenze e 8 reti. Ritornò al Bologna per la stagione 1975-1976; esordì in massima serie in data 10 ottobre 1975 contro il Milan segnando un gol al debutto proprio contro la sua futura squadra. In questa stagione collezionò 22 presenze e 8 reti.

Chiodi (a destra) con la maglia del Bologna a fine anni settanta, insieme a Paolo Rossi del L.R. Vicenza.

Nel 1978-1979 venne acquistato dal Milan: al Bologna andarono il cartellino di Francesco Vincenzi e un conguaglio di un miliardo di lire, all'epoca cifra da capogiro che gli valse il soprannome di "Mister miliardo".[5]

Nel suo ruolo di unica punta in un attacco che non prevedeva per lui un partner fisso, contribuì fattivamente alla conquista del decimo scudetto rossonero andando a segno 9 volte durante la stagione (8 volte su rigore). L'anno successivo si ripeté sugli stessi livelli ma lo scudetto non arrivò. Ci fu invece la retrocessione in Serie B del Milan a causa dello scandalo del Calcioscommesse, nel quale fu coinvolto marginalmente, venendo squalificato per 6 mesi sia in primo grado che in appello.

Ceduto alla Lazio, retrocessa anch'essa in Serie B dopo la sentenza CAF, Chiodi non riuscì a riportare con i suoi 6 gol la squadra romana nella massima serie, complice anche un suo rigore decisivo sbagliato alla penultima giornata di campionato contro il Lanerossi Vicenza (1-1 risultato finale).

L'annata successiva tornò ugualmente ad esibirsi in Serie A rivestendo dopo tanti anni la maglia del Bologna, dove subì un gravissimo infortunio: il 18 aprile 1982, durante l'incontro in trasferta con la Fiorentina, uno scontro di gioco in un contrasto aereo con Ciccio Graziani gli provoca un grave trauma cranico, facendogli perdere i sensi per diversi minuti. Il serio infortunio lo trascina in una serie di mesi di riposo forzato e riabilitazione per recuperare la completa funzionalità del corpo [2] .[6] A fine stagione la squadra rossoblu retrocede per la prima volta nella storia. Tornò quindi alla Lazio per disputare la stagione 1982-1983, dove scese in campo in sole 10 occasioni senza mai trovare la via della rete.

Nella stagione 1983-1984 militò nel Prato in Serie C1 (peraltro toscani retrocessi a fine stagione). Concluse la carriera nelle serie minori con Campania, Rimini, Pinerolo e Baracca Lugo.[7]

In carriera ha totalizzato complessivamente 147 presenze e 33 reti in Serie A e 28 presenze e 6 reti in Serie B.

È morto nel 2009 a 52 anni all'Ospedale Maggiore di Bologna per un male incurabile.[8][9][10]

L'8 novembre 2009, a tre giorni dalla morte, i giocatori impegnati in Lazio-Milan 1-2 (due squadre in cui ha militato) hanno giocato con il lutto al braccio in suo ricordo.

Statistiche

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  • Gol più veloce della storia del Bologna: gol dello 0-1 in Napoli-Bologna (2-2), 12ª giornata della Serie A 1975-1976: 15 secondi.

Palmarès

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  1. Almanacco illustrato del calcio, Panini edizioni, 1986, p. 298.
  2. 1 2 Redazione, Laziostory | Stefano Chiodi, una vita troppo breve per riscattare un calcio di rigore - Il Profilo, su Laziostory.it, 1º dicembre 2020. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  3. 13° Memorial Stefano Chiodi 2024 – Funo Calcio, su funocalcio.it. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  4. 1 2 E' morto Stefano Chiodi, su gazzetta.it, La Gazzetta dello Sport.
  5. Antonio Pintér, Stefano Chiodi, il serial killer del dischetto a cui volevamo bene, su Boomerissimo, 17 giugno 2023. URL consultato il 26 ottobre 2025.
  6. Documento, su beniculturali.ilc.cnr.it:8080. URL consultato il 27 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2017).
  7. [http://www.romagnanoi.it/News/Sport/Romagna/Cronaca/articoli/85231/Ciao-Stefano-campione-gentiluomo.asp[collegamento interrotto]]
  8. Calcio in lutto, morto Stefano Chiodi, su repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 4 novembre 2009.
  9. Milan in lutto: è morto Chiodi, su sportmediaset.mediaset.it, Sport Mediaset.
  10. È morto l'attaccante Stefano Chiodi, con il Milan vinse lo scudetto della stella, su corriere.it, Corriere della Sera. URL consultato il 5 novembre 2009.

Bibliografia

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  • Dizionario del Calcio Italiano (Marco Sappino – Baldini & Castoldi – 2000)

Collegamenti esterni

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