Sinistra antistalinista

ideologie politiche della sinistra

La sinistra antistalinista comprende vari tipi di movimenti politici di sinistra che si opposero a Joseph Stalin, allo stalinismo e al sistema di governo che Stalin attuò come leader dell'Unione Sovietica tra il 1924 e il 1953[1]. In seguito la sinistra antistalinista si oppose al neostalinismo. Con il termine Sinistra antistalinista ci si riferisce anche a coloro che si opposero a Joseph Stalin e alla sua leadership all'interno del movimento comunista, come Lev Trotsky e l'Opposizione di sinistra del partito.

Stalin nel 1943

In epoche più recenti, il termine può anche riferirsi all'opposizione di sinistra e di centro-sinistra alla dittatura, al culto della personalità, al totalitarismo e agli stati di polizia, tutte caratteristiche comunemente attribuite ai regimi marxisti-leninisti che si sono ispirati allo stalinismo come i regimi di Kim Il Sung, Enver Hoxha e altri, anche nell'ex blocco orientale[2][3][4]. Il termine ha iniziato a rappresentare un significato più ampio, andando a opporsi non solo allo Stalinismo puro, bensì anche tutti quelli che sono considerati tipi di totalitarismo e autoritarismo di sinistra; dall'Unione Sovietica alla Corea del Nord, comprendendo la Cina, la Repubblica Popolare Socialista d'Albania, la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est) e più in generale tutti i paesi del Blocco orientale e del Patto di Varsavia[5].

Alcuni dei movimenti più importanti all'interno della sinistra antistalinista sono stati il ​​trotskismo e il titoismo, l'anarchismo e il socialismo libertario, il comunismo di sinistra e il marxismo libertario, l'opposizione di destra all'interno del movimento comunista, l'eurocomunismo, l'ultrasinistra, il socialismo democratico e la socialdemocrazia.

Le critiche a Stalin

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Pre 1924: Le critiche nel periodo rivoluzionario

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Lo stesso argomento in dettaglio: Sinistra comunista e Rivolta di Kronštadt.
L'eredità politica di Rosa Luxemburg fu criticata da Stalin dopo la sua ascesa al potere.

Una larga maggioranza della sinistra politica era inizialmente entusiasta della Rivoluzione bolscevica nel periodo rivoluzionaria. All'inizio, i bolscevichi e le loro politiche ricevettero molto sostegno perché il movimento era stato originariamente propagandato da Lenin e altri leader in una luce libertaria[6][7][8] Tuttavia, con l'utilizzo di metodi politicamente sempre più repressivi, i bolscevichi persero progressivamente il sostegno di molti anarchici e rivoluzionari[6][8][9]. Eminenti Anarco-comunismo e marxisti libertari come Sylvia Pankhurst[10][11], Rosa Luxemburg[12], ed Emma Goldman[8] furono tra i primi critici di sinistra del bolscevismo. Un'altra corrente fu quella della sinistra comunista, capeggiata da Amadeo Bordiga.[13]

Rosa Luxemburg fu fortemente critica nei confronti dei metodi utilizzati dai bolscevichi per prendere il potere durante la Rivoluzione d'Ottobre, sostenendo che non si trattava di "un movimento popolare ma della borghesia"[14]. In primo luogo, le critiche della Luxemburg si basavano sul modo in cui i bolscevichi reprimevano i movimenti anarchici[15]. In uno dei suoi saggi intitolato "La questione delle nazionalità nella rivoluzione russa", spiega[14]:

«Certo, in tutti questi casi non fu il "popolo" a impegnarsi in queste politiche reazionarie, ma solo le classi borghesi e piccolo-borghesi che, in netta opposizione alle proprie masse proletarie, travisarono il "diritto nazionale all'autodeterminazione" trasformandolo in uno strumento della loro politica controrivoluzionaria di classe.»

A causa delle sue prime critiche verso i bolscevichi, la sua eredità fu vilipesa da Stalin quando arrivò al potere.[16] Secondo Lev Trockij, Stalin "mentì spesso su di lei e la denigrò" agli occhi del pubblico.[16]

I rapporti tra anarchici e bolscevichi peggiorarono nella Russia sovietica a causa della repressione di movimenti come la rivolta di Kronštadt e il movimento machnovista[8][9][17]. La rivolta di Kronštadt (marzo 1921) fu un momento chiave durante il quale molti libertari e democratici di sinistra ruppero con i bolscevichi, gettando le basi per la sinistra antistalinista. Il socialista antistalinista americano Daniel Bell disse in seguito:

«Si dice che ogni generazione radicale abbia la sua Kronstadt. Per alcuni furono i processi di Mosca, per altri il patto nazi-sovietico, per altri ancora l'Ungheria (il processo Raik o il 1956), la Cecoslovacchia (la defenestrazione di Masaryk nel 1948 o la Primavera di Praga del 1968), i Gulag, la Cambogia, la Polonia (e ce ne saranno altre). La mia Kronstadt era Kronstadt.[18]»

Un altro importante antistalinista, Louis Fischer, coniò in seguito il termine "momento di Kronstadt" per definire questo stato d'animo.

Emma Goldman nel 1910

Come Rosa Luxemburg, Emma Goldman era critica principalmente nei confronti dello stile di comando di Lenin, ma la sua attenzione alla fine si spostò su Stalin e le sue politiche durante la sua ascesa al potere[8][19]. Nel suo saggio intitolato "Non c'è comunismo in Russia", Goldman descrive in dettaglio come Stalin "abbia abusato del potere della sua posizione" e abbia costituito una dittatura[8]. In questo testo afferma[8]:

«In altre parole, dal Comitato Centrale e dal Politburo del Partito, entrambi controllati incondizionatamente da un solo uomo, Stalin. Chiamare una tale dittatura, questa autocrazia personale più potente e assoluta di quella di qualsiasi zar, con il nome di Comunismo mi sembra il colmo dell'imbecillità

Emma Goldman affermò che non c'era "il minimo segno nella Russia sovietica, nemmeno di comunismo autoritario e di stato"[8]. Emma Goldman rimase critica nei confronti di Stalin e dello stile di governo bolscevico fino alla sua morte nel 1940[20].

Nel complesso, i comunisti di sinistra e gli anarchici erano critici nei confronti della natura statalista, repressiva e totalitaria del marxismo-leninismo, che alla fine si trasferì allo stalinismo e alla politica di Stalin in generale[20]. Al contrario, Trotsky sosteneva che lui e Lenin avevano intenzione di revocare il divieto sui partiti di opposizione come i menscevichi e i socialisti rivoluzionari non appena le condizioni economiche e sociali della Russia sovietica fossero migliorate[21].

1924-1930: Dopo la presa del potere di Stalin

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Un giovane Nikolai Bucharin, le cui idee formarono il quadro ideologico dell'opposizione di destra

La lotta per il potere in Unione Sovietica dopo la morte di Vladimir Lenin nel 1924 vide lo sviluppo di tre principali tendenze all'interno del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (Bolscevichi). Queste furono descritte da Trotsky come tendenze di sinistra, di destra e di centro. L'Opposizione di destra era un'etichetta formulata da Stalin nell'autunno del 1928 per l'opposizione a determinate misure incluse nel primo piano quinquennale, l'opposizione guidata da Nikolaj Bucharin, Aleksej Rykov, Michail Tomskij e dai loro sostenitori all'interno dell'Unione Sovietica che non seguivano la cosiddetta "linea generale del partito". Stalin e la sua fazione "di centro" si allearono con Bucharin e l'Opposizione di Destra dalla fine del 1924, con Bucharin che elaborò la teoria staliniana del socialismo in un solo paese. Insieme, espulsero Trotsky, Kamenev, Zinoviev e l'Opposizione Unificata dal Partito Comunista nel dicembre 1927. Tuttavia, una volta eliminato Trotsky e dichiarata illegale l'Opposizione di Sinistra, Stalin si rivoltò presto contro i suoi alleati dell'Opposizione di Destra. Bucharin e l'Opposizione di Destra furono a loro volta emarginati e rimossi da posizioni importanti all'interno del Partito Comunista e del governo sovietico dal 1928 al 1930, con Stalin che pose fine alla NEP e diede avvio al primo piano quinquennale.

Uno degli ultimi tentativi dell'opposizione di destra di resistere a Stalin fu l'affare Ryutin del 1932, in cui venne fatto circolare un manifesto contro la politica di collettivizzazione; esso chiedeva apertamente "la liquidazione della dittatura di Stalin e della sua cricca"[22]. In seguito, alcuni esponenti della destra si unirono a un blocco segreto con Lev Trotsky, Zinoviev e Kamenev per opporsi a Stalin. Lo storico Pierre Broué affermò che il blocco segreto si sciolse all'inizio del 1933[23].

Lev Trockij

Leon Trotsky e Stalin erano in disaccordo su questioni come l'industrializzazione e le tattiche rivoluzionarie[24]. Trotsky credeva che ci fosse bisogno di una superindustrializzazione mentre Stalin credeva in una rapida ondata e collettivizzazione, come scritto nel suo piano quinquennale[24]. Trotsky credeva che scatenare un'accelerazione di un'ondata globale fosse la risposta per istituire il comunismo a livello mondiale[24]. Da quì le critiche di Trotsky nei confronti dei metodi di Stalin, in quanto credeva che la lentezza della collettivizzazione e dell'industrializzazione risultasse inefficace nel lungo periodo[24]. Secondo la storica Sheila Fitzpatrick Stalin si appropriò delle posizioni dell'opposizione di sinistra su questioni come l'industrializzazione e la collettivizzazione[25]. Trotsky era anche in disaccordo con la tesi di Stalin del socialismo in un solo paese[24], poiché, secondo lui, l'istituzione della rivoluzione in uno stato o paese non sarebbe stata efficace quanto una rivoluzione globale[26]. Criticò anche il modo in cui la tesi del socialismo in un solo paese ruppe con le tradizioni internazionaliste del marxismo[27]. I trotskisti credevano invece che una rivoluzione globale permanente fosse il metodo più efficace per garantire che il sistema comunista fosse attuato in tutto il mondo[26]. Secondo il suo biografo, Isaac Deutscher, Trotsky sostenne esplicitamente l'internazionalismo proletario ma si oppose al raggiungimento di questo obiettivo tramite la conquista militare, come si evince dalla sua documentata opposizione alla guerra con la Polonia nel 1920, dalla proposta di armistizio con l'Intesa e dalla temperanza nell'organizzazione di rivolte anti-britanniche in Medio Oriente[28]. Nel complesso, Trotsky e i suoi seguaci erano molto critici nei confronti della mancanza di dibattito interno e discussione con le organizzazioni staliniste e si opponevano ai loro metodi politicamente repressivi[26][27].

Nonostante la maggior parte dei partiti comunisti del mondo fosse a favore di Stalin, tramite la quarta internazionale Trockij riuscì a creare un insieme di movimenti in tutto il mondo, che si riconoscevano negli ideali del trotskismo, dell'internazionalismo proletario, della rivoluzione permanente e dell'antistalinismo.[29]

1930-1939: Il dominio di Stalin e la risposta all'ascesa del fascismo in Europa

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Fenner Brockway presidente del Centro Marxista Rivoluzionario Internazionale

Durante gli anni '30, i critici di Stalin, sia all'interno che all'esterno dell'Unione Sovietica, furono duramente attaccati dal partito. Secondo lo storico Bernhard H. Bayerlein, la crescente "trasformazione repressiva" del movimento comunista "rafforzò le correnti intermedie di opposizione e antistaliniste" nella sinistra[30]. Al di fuori del movimento comunista, ad esempio, nel 1932 fu fondato il Centro Marxista Rivoluzionario Internazionale come associazione internazionale di partiti di sinistra che rifiutavano sia la più moderata socialdemocrazia dominante sia la stalinista Terza Internazionale.

Pur difendendo la Rivoluzione russa da aggressioni esterne, Lev Trotsky e i suoi seguaci auspicavano e lavoravano per una rivoluzione politica anti-burocratica contro lo stalinismo, condotta dalla classe operaia sovietica stessa. Nel 1936, Trotsky chiese il ripristino del diritto di critica in ambiti quali le questioni economiche, la rivitalizzazione dei sindacati e le libere elezioni dei partiti sovietici[31]. Trotsky si oppose anche alla politica di collettivizzazione forzata sotto Stalin e favorì un approccio volontario e graduale alla collettivizzazione agricola[32][33], chiedendo maggior tolleranza per i diritti degli ucraini sovietici[34][35]. Dal 1936, Trotsky e il suo sostenitore americano James P. Cannon descrissero l'Unione Sovietica come uno "stato operaio degenerato", le cui conquiste rivoluzionarie avrebbero dovuto essere difese dall'aggressione imperialista nonostante l'emergere di uno strato dirigente di stampo gangsteristico, la burocrazia di partito.

Un murale di Diego Rivera (L'uomo, controllore dell'universo) raffigura Trotsky insieme a Marx ed Engels come veri paladini della lotta operaia.

Le Grandi purghe si verificarono dal 1936 al 1938 a seguito delle crescenti tensioni interne tra i critici di Stalin, ma alla fine si trasformò in una vera e propria epurazione degli "elementi antisovietici"[36]. La maggior parte di coloro che furono presi di mira erano contadini e minoranze, ma anche anarchici e oppositori socialisti democratici furono bersagliati per le loro critiche alle tecniche politiche severamente repressive utilizzate da Stalin[27]. Molti furono giustiziati o inviati nei campi di prigionia del Gulag in via extragiudiziale[36]. Si stima che durante la Grande Purga le vittime variarono da 600.000 a oltre 1 milione di persone[36].

Contemporaneamente, il fascismo stava dilagando in tutta Europa. Inizialmente, durante il "terzo periodo" del Comintern, i partiti comunisti consideravano la sinistra democratica come socialfascista, o come un nemico peggiore del fascismo. La sinistra antistalinista giocò un ruolo importante nell'emergere dell'antifascismo in questo periodo[37]. La classe dirigente sovietica passò a una politica di fronte popolare nel 1933, in cui ci si aspettava che i comunisti collaborassero con alleati liberali e persino conservatori per difendersi da un previsto assalto fascista. Sebbene i comunisti e i loro compagni di strada nelle organizzazioni di fronte dominate dal Partito Comunista svolgessero un ruolo importante nel movimento antifascista dopo il 1933, Enzo Traverso e altri storici hanno sostenuto che la storiografia ha spesso oscurato il ruolo della sinistra antistalinista: "era possibile essere sia antifascisti che antistalinisti, e... il fascino esercitato dallo stalinismo in questo periodo sull'intellighenzia antifascista non era irresistibile."[38]

Bandiera del Partito Operaio di Unificazione Marxista - POUM

Uno dei conflitti più cruenti dell'epoca fu la Guerra civile spagnola. Mentre l'intera sinistra combatteva a fianco della fazione repubblicana, al suo interno si verificavano aspri conflitti tra i comunisti, da un lato, e gli anarchici, i trotskisti e il POUM (l'affiliata spagnola del Centro Marxista Rivoluzionario Internazionale) dall'altro[39][40]. Il sostegno a quest'ultimo divenne una questione chiave per la sinistra antistalinista a livello internazionale, come esemplificato dal contingente dell'ILP nelle Brigate Internazionali, dal libro di George Orwell Omaggio alla Catalogna, dal periodico Spain and the World, e da vari opuscoli di Emma Goldman, Rudolf Rocker e altri[41][42][43].

Illustrando il ruolo della sinistra antistalinista nel movimento antifascista, lo storico Jonathan Hyslop cita l'esempio del "Gruppo di Anversa", composto da ex attivisti comunisti della Federazione internazionale dei lavoratore dei trasporti, guidato da Hermann Knüfken. Questo gruppo inviò alcuni combattenti in Spagna, dove si unirono a una milizia internazionale legata alla federazione sindacale UGT, ma furono espulsi dal leader del Partito Comunista del gruppo, Hans Beimler, per divergenze politiche, dopodiché si unirono alla anarchica Colonna Durruti[37]. Traverso cita gli esempi dei socialisti Gaetano Salvemini (che fondò il primo giornale antifascista clandestino Non mollare nel gennaio 1925[44]) e Carlo Rosselli (che fondò il gruppo antifascista Giustizia e Libertà e poi combatté in Spagna come comandante, con Camillo Berneri del Battaglione Matteotti, un'unità mista di volontari anarchici, liberali, socialisti e comunisti italiani)[45].

1939–1953: Imperialismo russo tra guerra e dopoguerra

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Max Shachtman nel 1938

I dissidenti trotskisti del Partito Socialista dei Lavoratori, testimoni della collaborazione di Joseph Stalin e Adolf Hitler nell'invasione e nella spartizione della Polonia e nell'invasione sovietica degli Stati baltici, sostenevano che l'Unione Sovietica si fosse palesata come una nuova formazione sociale, né capitalista né socialista. I sostenitori di questa visione, sposata più esplicitamente da Max Shachtman e da scrittori come James Burnham e Bruno Rizzi, sostenevano che il regime collettivista burocratico sovietico fosse di fatto entrato come attore (assieme all'asse Roma-Berlino) delle logiche imperialiste che miravano a scatenare una guerra per dividersi il mondo. In quell'analisi originale, il "secondo campo imperialista" era guidato da Inghilterra e Francia, attivamente sostenute dagli Stati Uniti[46].

Shachtman e i suoi compagni sostenevano la creazione di un ampio "terzo campo" per unire i lavoratori e i popoli coloniali del mondo nella lotta rivoluzionaria contro l'imperialismo dei blocchi tedesco-sovietico-italiano e anglo-americano-francese. Shachtman concluse che la politica sovietica era una politica imperialista e che il miglior risultato per la classe operaia internazionale sarebbe stata la sconfitta dell'Unione Sovietica nel corso delle sue incursioni militari. Al contrario, Trotsky sosteneva che una sconfitta dell'Unione Sovietica avrebbe rafforzato il capitalismo e ridotto le possibilità di una rivoluzione politica[47].

Tito fu un duro critico di Stalin dopo la loro rottura nel 1948

Josip Broz Tito divenne uno dei più importanti critici di sinistra di Stalin dopo la seconda guerra mondiale. Il Partito Comunista di Jugoslavia e le politiche che furono stabilite erano originariamente modellate da vicino su quelle dell'Unione Sovietica[48]. Agli occhi di molti, "la Jugoslavia seguì perfettamente il percorso del marxismo sovietico"[48]. All'inizio, Tito era persino considerato "l'allievo più fedele di Stalin"[49]. Tuttavia, con la crescita delle dimensioni e del potere del Partito Comunista Jugoslavo, divenne una potenza comunista secondaria in Europa[48]. Questo fattore spinse Tito a cercare una politica più indipendente, creando così tensioni con Stalin e l'Unione Sovietica[48]. Nel 1948, i due leader si separarono a causa della politica estera indipendente jugoslava e delle differenze ideologiche[48][49].

Tito e i suoi seguaci iniziarono uno sforzo politico per sviluppare un nuovo tipo di socialismo che fosse allo stesso tempo marxista-leninista nella natura e antistalinista nella pratica[48]. Il risultato fu il sistema jugoslavo di autogestione dei lavoratori socialisti[48], portando così alla filosofia di organizzare ogni attività produttiva nella società in "unità autogestite"[48]. Questa modalità divenne nota come titoismo. Tito infatti accusava Stalin di esser diventato "anti-marxiano"[48]. Nell'opuscolo intitolato "Sulle nuove strade verso il socialismo" uno degli alti funzionari di Tito afferma[48]:

«La lista di accuse è davvero lunga: rapporti ineguali e sfruttamento degli altri paesi socialisti, trattamento non marxiano del ruolo del capo politico, disparità salariale maggiore rispetto alle democrazie borghesi, promozione ideologica del nazionalismo della grande-Russia e subordinazione degli altri popoli, politica di divisione delle sfere di influenza con il mondo capitalista, monopolizzazione dell'interpretazione del marxismo, abbandono di tutte le forme democratiche...»
George Orwell nel 1943

Tito non era d'accordo sulle caratteristiche principali che definivano la politica e lo stile di leadership di Stalin. Tito voleva formare la sua versione di socialismo "puro", epurando molti dei tratti "non marxiani" dello stalinismo[49]. Tito aveva anche contestato le pratiche egemoniche dell'URSS stalinista nell'Europa orientale e l'atteggiamento imperialista nello sfruttamento economico degli stati satelliti sovietici[50].

Altri contestatori stranieri di sinistra si fecero avanti in questo periodo tra Europa e America. Tra questi, George Orwell, H. N. Brailsford[51], Fenner Brockway[52][53], la Young People's Socialist League, e più tardi Michael Harrington[54], e l'Independent Labour Party in Gran Bretagna. C'erano anche diversi socialisti antistalinisti in Francia, tra cui scrittori come Simone Weil[55] e Albert Camus[56], così come il gruppo che si riuniva attorno a Marceau Pivert.

In America, tra gli altri critici figuravano gli intellettuali newyorkesi che si riunivano attorno alle riviste The New Leader, Partisan Review e Dissent. In generale, queste figure criticavano il comunismo sovietico definendolo una forma di totalitarismo che in qualche modo rispecchiava il fascismo"[57][58]. Un testo chiave per questo movimento fu The God that Failed, curato dal socialista britannico Richard Crossman nel 1949, con contributi di Louis Fischer, André Gide, Arthur Koestler, Ignazio Silone, Stephen Spender e Richard Wright, sui loro percorsi verso l'antistalinismo.

1953-1967: Critiche postume

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Nikita Sergeevič Chruščëv

Dopo la morte di Joseph Stalin, molti importanti leader del governo staliniano cercarono di prendere il potere. Questa lotta portò alla formazione di un triumvirato sovietico che univa Lavrentij Beria, Georgij Malenkov e Nikita Sergeevič Chruščëv. L'obiettivo primario della nuova leadership era garantire la stabilità del paese mentre venivano definite le posizioni di comando all'interno del governo. Alcune delle nuove politiche attuate, antitetiche allo stalinismo, includevano una politica antiterrorismo, il decentramento del potere e la collettivizzazione della comando. Dopo questa lunga lotta intestina all'interno del governo sovietico, fu fatto presidente Nikita KChruščëv. Chruscev iniziò quello che lui definì la destalinizzazione, un processo con lo scopo di abbattere il culto della personalità che si era creato attorno alla figura di Stalin durante il suo periodo da segretario generale; riguardo a esso divenne celebre il discorso Sul culto della personalità e le sue conseguenze, un discorso fatto appunto da Chruščëv in cui condannava il culto della personalità di Stalin e i suoi modi repressivi, soprattutto riguardo alle grandi purghe.[59][60][61]. In questo discorso segreto pronunciato al XX congresso del partito nel 1956, Chruščëv dichiarò[61]:

«Compagni, il culto dell'individuo assunse dimensioni così mostruose principalmente perché Stalin stesso, utilizzando tutti i metodi possibili, sostenne la glorificazione della propria persona. Questa tesi è supportata da numerosi fatti.»

Chruščëv rivelò anche al congresso la verità dietro i metodi di repressione di Stalin. Inoltre, spiegò che Stalin aveva radunato "migliaia di persone e le aveva mandate in un enorme sistema di campi di lavoro politico" chiamati Gulag[61]. Le verità rivelate in questo discorso colsero di sorpresa molti e proprio questo aspetto rientrava nei piani di Krusciov. Il suo discorso incrinò il culto intorno al nome di Stalin, determinando una significativa perdita di fiducia nella politica stalinista da parte di funzionari governativi e cittadini[61]. Questo discorso ebbe un grande impatto su tutta la comunità comunista mondiale; Enver Hoxha e Mao Zedong accusarono Chruščëv di essere un revisionista e di aver tradito i principi di Lenin e di Stalin, andando a causare la crisi sino-sovietica[62]; In Italia, invece, il segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti inizialmente rimase fedele a Stalin[63], per poi però aderire al processo della destalinizzazione[64].

Palmiro Togliatti negli anni '50

All'interno degli stati satelliti dell'Unione Sovietica, ci furono tentativi di trovare una via di sinistra che si discostasse dalle direttive di Mosca. Tali iniziative vennero però bloccate dai governi sostenuti dai sovietici. Nel giugno del 1956, l'esercito polacco represse nel sangue la rivolta operaia di Poznań contro le politiche economiche della Repubblica Popolare di Polonia. La rivoluzione ungherese del 1956 durò quindici giorni prima di essere schiacciata dai carri armati sovietici. La repressione in Ungheria portò a un'ulteriore disillusione nei confronti dello stalinismo a livello globale e precipitò in divisioni all'interno dei partiti comunisti, con il conseguente allontanamento volontario di molti suoi membri. Nel Regno Unito, ad esempio, lo storico E.P. Thompson, allora membro del partito, ricordò in seguito che molti auspicavano un "movimento organizzato della sinistra marxista antistalinista" al di fuori del partito[65]. Attorno a queste proteste si concretizzò l'emergere della Nuova Sinistra[66]:

Durante questo periodo, noto come il Disgelo di Chruščëv (1956-1964), emerse una sinistra dissidente anche in Unione Sovietica, tra cui il gruppo Vail di Leningrado (1956-1958), che lesse testi di anarchici e dell'Opposizione Operaia e pubblicò "Tesi sulla Rivoluzione Ungherese" e "La verità sull'Ungheria", che enfatizzavano il ruolo dei consigli operai; e l'Unione dei Comunardi di Leningrado (1960-1965), che scrisse opuscoli come "Dalla dittatura della burocrazia alla dittatura del proletariato", attingendo a Stato e Rivoluzione di Lenin per criticare la burocrazia sovietica. Piazza Majakovskij a Mosca divenne un punto d'incontro chiave per tali gruppi dal 1958[67].

Theodore Draper nel 1957

Durante l'era della Guerra Fredda, la sinistra non comunista americana (NCL) crebbe[68]. La NCL era critica nei confronti della continuazione del comunismo stalinista a causa di aspetti come la carestia e la repressione[8] e come scoperto in seguito, l'intervento segreto degli interessi dello stato sovietico nel Partito Comunista USA (CPUSA)[69]. I membri della NCL erano spesso ex comunisti, come lo storico Theodore Draper le cui opinioni si spostarono dal socialismo al liberalismo, e poi socialisti disillusi del movimento comunista. Anche i trotskisti antistalinisti scrissero delle loro esperienze durante questo periodo, come Irving Howe e Lewis Coser[69]. Queste prospettive ispirarono la creazione del Congress for Cultural Freedom (CCF), così come riviste internazionali come Der Monat ed Encounter; influenzarono anche pubblicazioni esistenti come la Partisan Review[70]. Secondo John Earl Haynes e Harvey Klehr, il CCF fu finanziato segretamente dalla Central Intelligence Agency (CIA) per sostenere intellettuali con posizioni pro-democratiche e anticomuniste[69]. Il Partito Comunista USA perse gran parte della sua influenza nei primi anni della Guerra Fredda a causa della rivelazione dei crimini stalinisti da parte di Krusciov[71]. Sebbene il Partito Comunista Sovietico non fosse più ufficialmente stalinista, il Partito Comunista USA ricevette un sussidio sostanzioso dall'URSS dal 1959 al 1989 e sostenne costantemente le politiche sovietiche ufficiali come l'intervento in Ungheria e Cecoslovacchia. Il finanziamento sovietico terminò nel 1989 quando Gus Hall condannò le iniziative di Perestrojka di Mikhail Gorbachev[72].

Albert Camus fotografato nel 1957

Dalla fine degli anni '50, diversi partiti socialisti e comunisti europei, come in Danimarca e Svezia, si allontanarono dal comunismo ortodosso, che collegarono con le ferite dello stalinismo causate nella storia recente[66]. Albert Camus criticò il comunismo sovietico, mentre molti esponenti della sinistra vedevano l'Unione Sovietica come espressione del "capitalismo di stato"[73].

Dopo la morte di Stalin e il disgelo di Chruščëv, lo studio e l'opposizione allo stalinismo divennero parte della storiografia. Lo storico Moshe Lewin mise in guardia dal categorizzare l'intera storia dell'Unione Sovietica come stalinista, ma sottolineò anche che la burocrazia di Stalin aveva stabilito in modo permanente un "assolutismo burocratico" nell'Unione Sovietica, simile alla vecchia monarchia[74]

Le critiche a Stalin nella storia recente

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Enrico Berlinguer
Lo stesso argomento in dettaglio: Enrico Berlinguer.

Il 13 marzo 1972 venne eletto segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer. Berlinguer si differenziava da molti altri membri del partito per le sue idee non solo antistaliniste, ma anche antisovietiche, che lo portarono a ideare insieme al Partito Comunista Francese e al Partito Comunista di Spagna e in parte anche con il Partito Comunista di Gran Bretagna l'eurocomunismo, un ideale che rivisitava il comunismo in chiave più "democratica" e molto distante dall'Unione Sovietica al tempo guidata da Leonid Brežnev.[75] Il Partito Comunista dell'Unione Sovietica non prese la decisione di buon grado, e si sospetta che sia il responsabile dell'incidente stradale che coinvolse Berlinguer e alcuni esponenti del Partito Comunista Bulgaro mentre era in visita nella Repubblica Popolare di Bulgaria nel 1973.[76]

L'antistalinismo oggi in Italia

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L'antistalinismo è oggi in Italia un'ideologia ancora applicata da vari partiti, tra i quali troviamo Tra questi troviamo il Partito della Rifondazione Comunista,[77] Lotta Comunista, il Partito Comunista Rivoluzionario e il Partito Comunista dei Lavoratori.

  1. Stalin il rivoluzionario - Il significato della battaglia contro gli antistalinisti, su aginform.org.
  2. Dennis H. Wrong, The American Left and Cuba, in Commentary, 1º febbraio 1962 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2018).
  3. Julius Jacobson, Reflections on Fascism and Communism, in Phyllis Jacobson e Julius Jacobson (a cura di), Socialist Perspectives, 1983.
  4. Samuel Farber, Cuba since the Revolution of 1959: A Critical Assessment, Chicago, Haymarket, 2011 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2018).
  5. (EN) Reflections on Fascism and Communism, su workersliberty.org, 2 agosto 2009.
  6. 1 2 Tatiana Linkhoeva, 5. Anarchism against Bolshevism, in Revolution Goes East, Cornell University Press, 15 marzo 2020, pp. 127–158, DOI:10.7591/9781501748103-007, ISBN 978-1-5017-4810-3. URL consultato il 23 luglio 2025.
  7. Arturo Zoffmann Rodriguez, An Uncanny Honeymoon: Spanish Anarchism and the Bolshevik Dictatorship of the Proletariat, 1917–22, in International Labor and Working-Class History, vol. 94, 2018, pp. 5–26, DOI:10.1017/S0147547918000066, ISSN 0147-5479 (WC · ACNP). URL consultato il 23 luglio 2025.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Emma Goldman, There Is No Communism in Russia, su The Anarchist Library, 1935. URL consultato il 13 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 3 ottobre 2012).
  9. 1 2 Geoffrey Swain, The Bolshevik Anti-Anarchist Action of Spring 1918 (PDF), in Revolutionary Russia, vol. 33, n. 2, 2 luglio 2020, pp. 221–245, DOI:10.1080/09546545.2020.1830602, ISSN 0954-6545 (WC · ACNP). URL consultato il 23 luglio 2025.
  10. Sylvia Pankhurst, Open letter to Lenin, su libcom.org, 4 novembre 1922. URL consultato il 23 luglio 2025.
  11. Sylvia Pankhurst, su enciclopediadelledonne.it (archiviato dall'url originale il 30 giugno 2021).
  12. H. Schurer, Some Reflections on Rosa Luxemburg and the Bolshevik Revolution, in The Slavonic and East European Review, vol. 40, n. 95, 1962, pp. 356–372, JSTOR 4205366.
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