Shaista Suhrawardy Ikramullah
Shaista Suhrawardy, coniugata Ikramullah (in urdu شائستہ سہروردی اکرام اللہ?; Calcutta, 22 luglio 1915 – Karachi, 11 dicembre 2000), è stata una politica, diplomatica e scrittrice pakistana.
| Shaista Suhrawardy Ikramullah | |
|---|---|
| Membro dell'Assemblea costituente del Pakistan | |
| Durata mandato | 1947 – 1954 |
| Ambasciatrice del Pakistan in Marocco | |
| Durata mandato | 1964 – 1967 |
| Dati generali | |
| Partito politico | Lega Musulmana Panindiana |
| Titolo di studio | PhD |
| Università | School of Oriental and African Studies[1] |
Partecipò attivamente al movimento indipendentista pakistano e fu una figura politica di spicco nei dieci anni successivi all'indipendenza.[2][3]
Biografia
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Nacque come Shaista Akhtar Banu Suhrawardy nel 1915 a Calcutta, in una famiglia dell'élite bengalese, secondogenita di Hassan Suhrawardy e di Sahibzadi Shahbanu Begum.[1][4][5]
Venne istruita in casa sulla lingua urdu, il persiano, il Corano e l'artigianato domestico, ma frequentò anche il Loreto College di Calcutta, una scuola religiosa di lingua inglese.[6] Dopo il suo matrimonio nel 1933 con il funzionario Mohammed Ikramullah, divenne una tra le prime donne musulmane della sua generazione a non praticare la purdah.[6] Ebbero quattro figli: Inam (1934-2004), Salma (1937-2003), Naz (1938), Sarvath (1947).[7][8]
Nel 1940 fu la prima donna musulmana a conseguire un dottorato di ricerca all'Università di Londra, con uno studio critico intitolato Sviluppo del romanzo e del racconto urdu, pubblicato nel 1945.[2][4][6] A partire dal 1937 visse infatti per tre anni in Inghilterra, dove suo marito fu inviato per lavoro.[4] In quegli anni scrisse articoli sulla vita e l'istruzione in Inghilterra e rifletté sulla situazione politica internazionale.[4] Inoltre inviò il resoconto di un viaggio nei Paesi Bassi compiuto nel 1939 alla rivista letteraria urdu Ismat.[4]
Tornata in India, scrisse altri articoli sui suoi viaggi in diverse parti del paese e trasse grande ispirazione da Quaid-i-Azam.[2][4] Divenne un'importante figura del Movimento Pakistano, guidando la Federazione delle studentesse musulmane e il sottocomitato femminile della Lega Musulmana Panindiana (AIML).[6]
Nel 1945 fu invitata dal governo indiano a partecipare alla Conferenza sulle relazioni del Pacifico.[5] Quaid-i-Azam la convinse a rifiutare l'offerta, preferendo che si dedicasse alla rappresentanza dell'AIML.[5] Eletta nell'Assemblea costituente dell'India nel 1946, decise di non assumere mai il seggio, come fecero anche altri politici del suo partito.[3][6]
Dopo la fondazione del Pakistan nel 1947, si trasferì a Karachi e divenne una delle prime due donne a far parte della prima legislatura del paese.[5][6] Durante il suo mandato di sette anni si sforzò di proteggere i diritti legali delle donne musulmane, di estendere la partecipazione delle donne all'attività politica e di promuovere l'unità tra la zona orientale e occidentale del Pakistan.[3][6]
Su richiesta di Quaid-i-Azam lavorò come delegata alle Nazioni Unite (ONU) dal 1948; partecipò alle conferenze dell'ONU, alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Convenzione sul genocidio.[2][9] Attiva in campo letterario anche come autrice di libri, la sua opera più nota è l'autobiografia From Purdah to Parliament (1963).[6] Dal 1964 al 1967 fu ambasciatrice in Marocco.[2][5]
Morì nel 2000 a Karachi all'età di 85 anni.[2]
Note
modifica- 1 2 (EN) SOAS Research Online, su eprints.soas.ac.uk. URL consultato il 17 agosto 2025.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Jawaid Mannan, A noble soul, su dawn.com, 11 dicembre 2021. URL consultato il 16 agosto 2025.
- 1 2 3 McDermott, Gordon, Embree, Pritchett e Dalton, p. 574.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Asiya Alam, Shaista Suhrawardy Ikramullah, su accessingmuslimlives.org. URL consultato il 16 agosto 2025.
- 1 2 3 4 5 (EN) Begum Shaista Ikramullah, su storyofpakistan.com. URL consultato il 16 agosto 2025.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Smith, p. 528.
- ↑ (EN) Doc Kazi’s collection, su thefridaytimes.com. URL consultato il 16 agosto 2025 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2013).
- ↑ (EN) Inam Ikramullah (1934 - 2004), su geni.com, 26 aprile 2022. URL consultato il 16 agosto 2025.
- ↑ (EN) HRH Princess Sarvath El Hassan, in elhassanbintalal.jo. URL consultato il 17 agosto 2025.
Bibliografia
modifica- (EN) Rachel Fell McDermott, Leonard A. Gordon, Ainslie T. Embree, Frances W. Pritchett e Dennis Dalton, Sources of Indian Traditions: Modern India, Pakistan, and Bangladesh, Columbia University Press, 2014.
- (EN) Bonnie G. Smith, The Oxford Encyclopedia of Women in World History, vol. 1, Oxford University Press, 2008.
Altri progetti
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| Controllo di autorità | VIAF (EN) 113639368 · ISNI (EN) 0000 0000 8181 5770 · SBN RMSV407480 · LCCN (EN) n91104142 · GND (DE) 120852578 · BNF (FR) cb14646281d (data) · J9U (EN, HE) 987007578597805171 |
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