Il putridarium (plurale: putridaria), anche detto colatoio[2], era un ambiente funerario "provvisorio", in genere sotterraneo (tipicamente una cripta nei sotterranei di una chiesa), nel quale avveniva un particolare processo di mummificazione legato a pratiche religiose.

I sedili in pietra del putridarium del cosiddetto Cimitero delle Clarisse, presso il Castello Aragonese (Ischia).

Storia e descrizione

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Il putridarium era una stanza rettangolare, generalmente di dimensioni ridotte, lungo le cui pareti erano scavate una decina di nicchie provviste di particolari sedili in muratura (cantarelle) con un ampio foro centrale. Dopo esser stati sottoposti a un intervento di lavaggio, i corpi dei defunti venivano posti a sedere nelle cantarelle, mentre sotto il foro veniva posto un bacile; sul cadavere venivano infine praticate le schiattature (venivano cioè bucati mani, piedi e collo per mezzo di un punteruolo[3]) per favorire la fuoriuscita dei liquidi corporei durante la decomposizione, i quali scolavano attraverso il foro e finivano nei recipienti sottostanti. Il putridarium veniva sigillato con una o più porte di massiccio metallo, per evitare che i miasmi si diffondessero.

Anticamente la permanenza del corpo nel putridarium durava fino alla completa decomposizione dei tessuti molli, circa dieci-quindici anni, al termine dei quali le ossa venivano raccolte, lavate e trasferite nella sepoltura definitiva; poco fuori dal putridarium potevano essere presenti delle mensole su cui venivano esposti i crani dei defunti sottoposti a tale pratica. A partire dal XVII secolo si diffuse invece la pratica di esporre i corpi mummificati in cripte o catacombe: venivano pertanto tirati fuori dal colatoio dopo soli due anni, per poi essere sottoposti a interventi mirati a conservare i tessuti rimasti, lavati, rivestiti e infine portati nel luogo di sepoltura finale. Il massimo esempio di questa pratica si trova nelle catacombe dei Cappuccini di Palermo, ma è riscontrabile in molti altri luoghi.

Meno costosa dell'imbalsamazione (preferita dalle classi sociali più abbienti), la pratica della scolatura era quasi esclusivamente riservata a frati, monache e sacerdoti, oppure ai membri di una Confraternita; essa rispondeva infatti a precise idee religiose: il continuo modificarsi dell'aspetto esteriore del cadavere rappresentava visivamente i vari stadi della purificazione affrontati dall'anima del defunto nell'aldilà, fino alla completa redenzione; pertanto la cura del putridarium e dei corpi in esso ospitati era vista come un'opera pia. Il putridarium del convento delle clarisse presso il Castello Aragonese di Ischia non era sigillato, e le monache potevano liberamente accedervi per pregare in suffragio delle consorelle defunte o meditare sulla morte. Non mancano comunque esempi di laici sottoposti allo stesso trattamento.

Ricollegabile per certi aspetti all'antica credenza della "doppia morte/doppia sepoltura" diffusa nel Sud America[4], la pratica è documentabile nell' Europa occidentale a partire dal tardo Medioevo; in Italia si diffuse principalmente nel Meridione (sostanzialmente nel territorio del Regno delle Due Sicilie), dove questi luoghi sono noti anche con il termine generico di "camere di mummificazione" o, più nello specifico, come "colatoi a seduta" (per distinguerli dai colatoi orizzontali) e, soprattutto nel napoletano, "cantarelle". Ne esistono tuttavia esempi anche in altre regioni.[5]

La pratica cominciò ad essere osteggiata dalle autorità cattoliche ufficiali dopo il Concilio di Trento (1563)[6]; tuttavia era ancora molto diffusa nel Settecento e Ottocento. Scomparve definitivamente all'inizio del XX secolo, in seguito a una più rigorosa applicazione delle norme igieniche e sanitarie.

Putridaria in Italia

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  1. "Relazione de' medici per l'abolizione delle Terresante di Napoli" del 20 dicembre 1779, in Archivio di Stato di Napoli, Supremo Magistrato e Soprintendenza Generale di Salute, Edificazione di camposanti, sepolture, traslocazioni di cadaveri ed espurghi di terresante, busta 286, cc. 2v-4r. Sull'argomento si può vedere anche Pierroberto Scaramella, Le Madonne del Purgatorio. Iconografia e religione in Campania tra Rinascimento e Controriforma, Genova, Marietti, 1991, pp. 293-294. ISBN 88-211-6813-1.
  2. Colatoio dei morti, su Weboli - Sito del Turismo e Attività culturali della Città di Eboli. URL consultato il 22 aprile 2021.
  3. Da cui il modo di dire napoletano schiattare in corpo, con riferimento palese o metaforico alla morte.
  4. Sull'argomento si possono vedere Fornaciari, Giuffra e Pezzini, op. cit., che citano il gesuita settecentesco Joseph-François Lafitau, Moeurs des sauvages amériquains comparées aux moeurs des premiers temps, Parigi, Saugrain - Hochereau, 1724, vol. 2º, p. 444 («Per la maggior parte dei popoli selvaggi i corpi morti non sono altro che un deposito messo temporaneamente dentro un sepolcro. Dopo un certo lasso di tempo vengono celebrati nuovi funerali attraverso i quali, con nuovi riti funebri, si estingue il debito dovuto ai defunti»), e la rappresentazione collettiva della morte del sociologo Robert Hertz ("Contribution a une étude sur la représentation collective de la mort", in L'Année sociologique, 1907, pp. 48-137).
  5. Cfr. sull'argomento le riflessioni di Davide Gorni, "Torna alla luce un convento del '500", sul Corriere della Sera dell'8 dicembre 2000, p. 54.
  6. Cfr. la già citata "Contribution..." di Robert Hertz, che individua nel purgatorio cattolico la successiva elaborazione (e mediazione) storica del concetto popolare di "doppia sepoltura".
  7. Cripta della chiesa dei Santi Eusebio e Antonio, su bioarcheo.it.
  8. Cfr. Giovanna Buda, "Giarre una piazza restituita", I lavori di restauro del Camposanto Vecchio, Regione siciliana - Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione - Dipartimento dei Beni Culturali, Ambientali ed Educazione Permanente - Palermo 2007
  9. lameziastorica.it, https://www.lameziastorica.it/scolatoio.html.
  10. portalecce.it, https://www.portalecce.it/index.php/gente-bona-diocesi-lecce/lecce-mia-diocesi-di-lecce/12282-la-cripta-restaurata-nel-2017-il-grande-tesoro-nascosto-sotto-la-cattedrale-di-lecce.
  11. pugliareporter.com, https://www.pugliareporter.com/2017/11/09/nella-cripta-della-cattedrale-di-lecce-con-voyager-video/.

Bibliografia

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Voci correlate

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