Prodotti agroalimentari tradizionali italiani

prodotti italiani riconosciuti dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali

I prodotti agroalimentari tradizionali italiani (PAT) sono prodotti inclusi in un apposito elenco, istituito dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) con la collaborazione delle Regioni. L'aggiornamento e la pubblicazione annuale dell'elenco sono a cura del Ministero che ha anche il compito di promuoverne la conoscenza a livello nazionale e all'estero[1]. Nel 2025 in Italia sono presenti 5 717 prodotti PAT, e la regione che detiene il maggior numero di PAT è la Campania, con 610 specialità registrate.[2]

La politica agraria "di qualità"

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L'agricoltura italiana ha dovuto affrontare lo scenario della politica agricola dell'Unione europea partendo da condizioni nettamente svantaggiate[senza fonte].

L'agricoltura moderna, estremamente indirizzata verso la meccanizzazione, richiede estensioni di terreno pianeggiante che in Italia difettano, sia per la configurazione naturale orografica, sia per l'antropizzazione spinta del territorio. Si uniscono a queste cause molti mali endemici dell'agricoltura italiana.

Per reagire a questa situazione il MiPAAF ha deciso di puntare nettamente su settori di nicchia, valorizzando i prodotti tradizionali in cui prodotti agricoli o dell'allevamento venivano lavorati secondo antiche ricette.

Il requisito per essere riconosciuti come Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) è quello di essere:

«ottenuti con metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati nel tempo, omogenei per tutto il territorio interessato, secondo regole tradizionali, per un periodo non inferiore ai venticinque anni.»

Tuttavia, è lo stesso ministero a riconoscere che tali "prodotti di nicchia", di produzioni limitate in termini quantitativi e relativi ad aree territoriali molto ristrette, tali da non giustificare una DOP o una IGP, incontrano molte riserve in sede di Unione europea. Questa in linea di massima è «contraria a queste produzioni e vieta la registrazione di marchi collettivi che contengano un nome geografico». Il timore è infatti che si confondano con i prodotti DOP e IGP.

Il ministero ha pertanto rinunciato ad un ruolo attivo, delegando tali compiti alle regioni, e conservando a sé stesso solo un ruolo di controllo e quello della tenuta ufficiale del "libro". Comune a livello nazionale è la suddivisione per categoria «prodotti lattiero-caseari, prodotti a base di carne, prodotti ortofrutticoli e cereali, prodotti da forno e dolciari, bevande alcoliche, distillati».

Nell'elenco non possono figurare i prodotti insigniti dei marchi DOP o IGP, mentre esiste una certa categoria "intermedia" dei prodotti per i quali è in corso l'istruttoria di riconoscimento europeo.

Quadro normo-legislativo

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Quadro normo-legislativo nazionale

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  • D.Lgs. n. 173 del 30/04/1998 “Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole, a norma dell'articolo 55, commi 14 e 15, della L. 27 dicembre 1997, n. 449”, art. n. 8, comma n. 1, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 129 del 05/06/1998
  • D.M. n. 350 del 08/09/1999 “Regolamento recante norme per l'individuazione dei prodotti tradizionali di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173”, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 240 del 12/10/1999
  • Circ. MIPAF n. 10/63885 del 21/12/1999 “Criteri e modalità per la predisposizione degli elenchi delle regioni e delle province autonome dei prodotti agroalimentari tradizionali – D.M. 8 settembre 1999, n. 350”[3]
  • Circ. Sanità n. 11/99 del 1999
  • Circ. MIPAF n. 2 del 24/01/2000 “Criteri e modalità per la predisposizione degli elenchi delle regioni e delle province autonome dei prodotti agroalimentari tradizionali – D.M. 8 settembre 1999, n. 350. D.M. 18/07/2000 Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali”, pubblicata sulla G.U.R.I. n. 194 del 21/08/2000, Supplemento Ordinario n. 130
  • D.M. del 25/07/2000 “Definizione delle deroghe relative ai prodotti tradizionali in attuazione del comma 2 dell'art. 8 del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173”, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 184 del 08/08/2000
  • D.M. del 28/03/2001 “Costituzione del Comitato per la valorizzazione del patrimonio alimentare italiano”, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 99 del 30/04/2001
  • D.M. del 14/09/2001 “Applicazione del Regolamento (CE) n. 1623/2000. Modalità per il rispetto dell'obbligo dei produttori vinicoli di consegnare le fecce e le vinacce alla distillazione o di inviarle alla distruzione sotto controllo”, art. n. 4, comma 2 lett. b, pubblicato sulla G.U.R.I. n. 259 del 07/11/2001
  • D.M. del 02/05/2006 “Modifica del decreto ministeriale 14 settembre 2001, contenente le disposizioni per il ritiro sotto controllo dei sottoprodotti della vinificazione per la produzione dei prodotti agroalimentari tradizionali”[4], pubblicato sulla G.U.R.I. n. 147 del 27/06/2006

Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali

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L'aggiornamento dell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali è annuale e il relativo decreto è rilasciato e pubblicato in gazzetta nei mesi di giugno/luglio di ogni anno, dal 2018 nel mese di marzo.

Elenchi per regione

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Settori

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I prodotti agroalimentari tradizionali vengono suddivisi nei seguenti settori:

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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