Pontificio istituto missioni estere
Il Pontificio istituto missioni estere (in latino ''Pontificium institutum pro missionibus exteris''), o PIME, è una società di vita apostolica di diritto pontificio composta da sacerdoti e laici consacrati. La sua finalità specifica è la missione 'ad gentes', ossia l'annuncio del Vangelo ai non cristiani, specialmente nei contesti in cui la Chiesa è ancora giovane o non sufficientemente radicata, favorendo la nascita, la crescita e l'autonomia delle Chiese locali.
Il PIME è nato nel 1926 dall'unione dell'Istituto per le missioni estere di Milano, sorto nel 1850 a opera di Angelo Ramazzotti con l'appoggio di tutti i vescovi lombardi, con il pontificio seminario dei santi apostoli Pietro e Paolo di Roma, istituito nel 1871 da don Pietro Avanzini.[1]
Storia
modificaL'idea di fondare un seminario per la formazione del clero missionario era vagheggiata già da papa Gregorio XVI, che espresse al suo conterraneo Lodovico Maria de Besi, vicario apostolico dello Shantong in Cina, il rammarico per l'assenza di un'istituzione del genere in Italia.[2]
L'istituto per le missioni estere di Milano
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Il progetto venne ripreso da papa Pio IX: in occasione del suo incontro con il vescovo Jean-Félix-Onésime Luquet, delle missioni estere di Parigi, lo invitò a sollecitare l'arcivescovo di Milano a creare un istituto missionario nella sua diocesi. Nel 1847 Luquet incontrò l'arcivescovo Carlo Bartolomeo Romilli nella casa degli oblati di Rho alla presenza del superiore della comunità, Angelo Ramazzotti. Questi, non potendo recarsi in missione egli stesso, meditava da tempo l'apertura di un seminario per la formazione dei missionari e aveva già acquistato un palazzo a Saronno da destinare a tale scopo.[2]
Il seminario venne aperto a Saronno il 31 luglio 1850 e il 1º dicembre successivo i vescovi lombardi sottoscrissero a Milano il decreto di erezione.[3] L'episcopato lombardo si impegnò a fornire al nascente istituto una base giuridica, il sostegno logistico e l'appoggio spirituale: i sacerdoti formatisi nell'istituto, appartenenti al clero secolare, sarebbero risultati incardinati nelle loro diocesi di origine (i membri vennero incardinati nella società solo a partire dal 1917).[4]
I primi sette missionari partirono per la Melanesia e la Micronesia, dove erano già attivi i maristi, nel 1852. Gli inizi furono disastrosi: uno dei sette missionari, fratel Corti, morì per malattia, un altro, Giovanni Mazzucconi, venne assassinato dagli indigeni, un altro, Carlo Salerio, dovette rimpatriare e gli altri si ritirarono prima a Manila e poi a Hong Kong. Negli anni successivi vennero affidate ai missionari lombardi altre missioni: nel 1855 quella di Hyderabad, nel Bengala, nel 1858 Hong Kong, nel 1867 la Birmania orientale, nel 1869 lo Henan, in Cina.[5]
Il pontificio seminario dei santi apostoli Pietro e Paolo
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Nel 1867, in occasione del 18º centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo, il sacerdote romano Pietro Avanzini presentò il progetto per l'apertura anche a Roma di un seminario per le missioni estere: la presa di Roma ritardò l'inaugurazione, che avvenne solo il 21 dicembre 1871. La prima sede fu presso l'abitazione di Avanzini, ma nel 1874 papa Pio IX concesse loro una nuova sede più adeguata: il 21 giugno di quell'anno, con il breve Dum Ecclesiae naviculae, il pontefice concesse la sua approvazione alla società missionaria.[6]
Gli alunni del seminario studiavano e prendevano i gradi accademici presso le università pontificie di Roma: il loro scopo principale, infatti, era quello di aprire seminari per la formazione del clero locale in terra di missione.[6]
I primi missionari raggiunsero il vicariato apostolico del Queensland nel 1877, ma abbandonarono il territorio nel 1884;[7] nel 1887 venne loro affidata la missione di Hanchung, in Cina, dove i missionari ottennero i maggiori successi; nel 1895 venne loro affidata la California Inferiore, che i missionari dovettero lasciare nel 1926, a causa delle persecuzioni messicane.[8]
L'unione delle due società
modificaGià negli ultimi anni del XIX secolo si iniziò a parlare di una possibile unione tra l'istituto milanese e il seminario romano: l'occasione concreta si presentò nel 1912, quando alla prima assemblea generale dell'istituto milanese presero parte anche i rappresentanti del seminario romano.[8]
L'unione, caldeggiata da papa Pio XI e sostenuta dal cardinale Willem Marinus van Rossum, prefetto della congregazione di Propaganda Fide, venne sanzionata con il motu proprio "Cum missionalium opera" del 26 maggio 1926.[9]
Al PIME vennero affidate numerose missioni in Africa, Brasile e in Asia: nel 1936 furono a Neghelli, in Etiopia, nel 1947 in Guinea-Bissau, nel 1967 in Camerun e nel 1972 in Costa d'Avorio; nel 1946 giunsero in Brasile, dove furono attivi soprattutto a Macapá, Parintins, Manaus e Corumbá; dopo la cacciata dalla Cina (1949-1951) i missionari si diffusero in India, Bangladesh, Birmania e Hong Kong, nel 1951 raggiunsero il Giappone, nel 1968 le Filippine e nel 1972 la Thailandia.[5]
Nel 1947 hanno iniziato a diffondersi negli Stati Uniti d'America.[10]
Dal 1978 i membri della società non si legano più al PIME mediante giuramento ma mediante promessa; è stata anche introdotta la possibilità per i sacerdoti diocesani di associarsi all'istituto pur rimanendo incardinati nelle diocesi di origine.[10]
Tra i suoi membri, il PIME annovera il missionario Alberico Crescitelli, martire in Cina durante la rivolta dei Boxer, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2000.[11]
Carisma
modificaIl carisma del PIME viene tradizionalmente sintetizzato nelle espressioni ad gentes, ad extra, ad vitam e in unum.
Ad Gentes – Verso tutti i popoli
I missionari del PIME sono inviati ad gentes, cioè ai popoli. La loro vocazione specifica è annunciare il Vangelo a coloro che non hanno ancora incontrato Gesù Cristo e operare in quei contesti in cui la Chiesa è ancora giovane, poco radicata o priva di risorse sufficienti. Fedeli al mandato di Cristo di «andare e fare discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19), i missionari del PIME cercano di portare il Vangelo alle frontiere geografiche ed esistenziali dell'umanità. Essi svolgono la loro missione attraverso molteplici forme di evangelizzazione e di servizio: l'annuncio della Parola e la catechesi, il dialogo interreligioso e interculturale, la promozione umana e lo sviluppo integrale della persona, con particolare attenzione all'educazione, alla salute, alla promozione della donna, alla tutela dei più vulnerabili e alla giustizia sociale. Parte integrante del loro impegno è anche l'inculturazione della fede, attraverso lo studio delle lingue e delle culture locali, la traduzione della Bibbia, dei testi liturgici e catechistici, e la ricerca di espressioni autenticamente locali della vita cristiana. I missionari collaborano inoltre alla formazione del clero locale, dei religiosi, delle religiose e dei catechisti, sostenendo la crescita delle Chiese locali affinché possano diventare sempre più mature, autonome e missionarie.
Ad Extra – Oltre la propria terra
I missionari del PIME sono chiamati ad extra, cioè oltre i confini del proprio Paese, della propria cultura e della propria lingua. Come Abramo, che lasciò la sua terra confidando nella promessa di Dio, i missionari del PIME abbandonano la sicurezza delle proprie radici uscendo dal proprio Pese (anche se dovessero esserci li' molti non-cristiani) per condividere la vita di altri popoli e culture.
Questa scelta comporta la vulnerabilità di chi diventa straniero in terra straniera, ma rappresenta anche una straordinaria occasione di crescita umana e spirituale. Vivendo tra culture diverse, i missionari diventano ponti tra le Chiese, favorendo l'incontro tra i popoli e aiutando le comunità locali a scoprire la dimensione universale della fede cattolica.
Ad Vitam – Per tutta la vita
La missione nel PIME non è un'esperienza temporanea né una fase della propria vita, ma una vocazione che coinvolge l'intera esistenza. Chi entra nel PIME sceglie consapevolmente di dedicare tutta la vita all'annuncio del Vangelo tra i popoli ai quali sarà inviato. La missione non è un incarico a termine: è una scelta definitiva che orienta il presente e il futuro della persona.
I missionari del PIME si donano ad vitam, per tutta la vita e con tutta la vita. Dopo il periodo di formazione e l'ordinazione sacerdotale o la consacrazione laicale, essi ricevono una destinazione missionaria nella quale sono chiamati a vivere stabilmente il proprio servizio. Pur potendo essere temporaneamente richiamati per particolari incarichi di formazione, animazione missionaria, governo dell'Istituto o altri servizi necessari, la loro vocazione rimane quella di appartenere alla missione. Tali incarichi sono normalmente vissuti come un servizio all'Istituto e alla missione stessa, non come un ritorno definitivo al proprio Paese d'origine.
Questa scelta esprime una consegna totale di sé a Dio e alle persone alle quali si è inviati. Il missionario condivide per anni, spesso per tutta la vita, la lingua, la cultura, le gioie e le sofferenze del popolo che lo accoglie, costruendo relazioni profonde e durature. La missione non è semplicemente un'attività da svolgere, ma diventa uno stile di vita che plasma l'identità, le relazioni e il futuro della persona. Con perseveranza e fedeltà, i missionari camminano accanto alle comunità che servono, partecipando alle loro fatiche e alle loro speranze e testimoniando la presenza di Cristo nel tempo lungo della vita condivisa.
In Unum – Insieme in Cristo
Il quarto pilastro del carisma del PIME è in unum, cioè l'essere insieme nell'unità.
Sebbene questa espressione abbia ricevuto una particolare valorizzazione negli ultimi decenni, la realtà che essa descrive appartiene all'Istituto fin dalle sue origini. I fondatori del PIME erano convinti che la missione non potesse essere vissuta in solitudine: il missionario porta frutto quando vive e opera come membro di una famiglia missionaria, unita da una comune vocazione e da una medesima missione.
L'espressione in unum affonda le sue radici nella Sacra Scrittura. Richiama la comunità apostolica nel giorno di Pentecoste, quando i discepoli «si trovavano tutti insieme» mentre lo Spirito Santo scendeva su di loro (At 2,1), e la preghiera di Gesù perché i suoi discepoli «siano una cosa sola» affinché il mondo creda (Gv 17,21). Richiama inoltre la missione stessa di Cristo, venuto per «riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11,52).
Per il PIME, in unum significa molto più che vivere gli uni accanto agli altri. Esprime un cammino dinamico verso la comunione in Cristo, Colui che unisce persone di nazioni, culture e storie differenti in un'unica famiglia missionaria. È una comunione di vita, di preghiera, di discernimento e di attività apostolica che rende credibile l'annuncio del Vangelo.
Oggi il PIME è una comunità internazionale composta da quasi 400 missionari presenti in 19 Paesi dell'Asia, dell'Africa, dell'America Latina e dell'Oceania. Attraverso l'evangelizzazione, l'educazione, il dialogo interreligioso, la promozione umana e la formazione delle Chiese locali, i missionari del PIME continuano la missione affidata loro oltre 175 anni fa: annunciare Cristo là dove non è ancora conosciuto e camminare accanto ai popoli e alle culture con rispetto, amicizia e speranza.
La sede generalizia è a Milano, in via Monte Rosa 81.[1]
Note
modifica- 1 2 Ann. pont. 2022, p. 1434.
- 1 2 G.B. Tragella, in M. Escobar (cur.), vol. II (1953), p. 1331.
- ↑ G.B. Tragella, in M. Escobar (cur.), vol. II (1953), p. 1332.
- ↑ A. Bertolotti, in G. Schwaiger, p. 359.
- 1 2 D. Colombo, DIP, vol. VII (1983), col. 94.
- 1 2 A. Rizza, DIP, vol. VII (1983), col. 96.
- ↑ G.B. Tragella, in M. Escobar (cur.), vol. II (1953), p. 1337.
- 1 2 G.B. Tragella, in M. Escobar (cur.), vol. II (1953), p. 1338.
- ↑ D. Colombo, DIP, vol. VII (1983), col. 93.
- 1 2 D. Colombo, DIP, vol. VII (1983), col. 95.
- ↑ Santi proclamati nel pontificato di Giovanni Paolo II, su vatican.va. URL consultato l'11 marzo 2012.
Bibliografia
modifica- Annuario pontificio per l'anno 2010, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2010. ISBN 978-88-209-8355-0.
- Mario Escobar (a cura di), Ordini e congregazioni religiose, 2 voll., Torino, SEI, 1951-1953.
- Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (a cura di), Dizionario degli istituti di perfezione (DIP), 10 voll., Milano, Edizioni paoline, 1974-2003.
- Georg Schwaiger, La vita religiosa dalle origini ai nostri giorni, Milano, San Paolo, 1997, ISBN 978-88-215-3345-7.
Voci correlate
modificaCollegamenti esterni
modifica- Sito ufficiale, su pime.org.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 133768766 · ISNI (EN) 0000 0001 2110 1319 · BAV 494/17508 · LCCN (EN) n85370980 · GND (DE) 5282354-4 · BNF (FR) cb13179909z (data) |
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