Ovis aries musimon

specie di animali appartenente alla famiglia Bovidae

Il muflone europeo (Ovis aries musimon Pallas, 1811), chiamato semplicemente muflone in gran parte d'Europa, è un ovino rinselvatichito di antica origine, derivato da popolazioni di pecore primitive trasportate dall'uomo nel Mediterraneo occidentale durante il Neolitico. Le popolazioni storiche di maggiore interesse naturalistico sono quelle della Sardegna e della Corsica, introdotte nelle due isole circa 7000 anni fa e rimaste successivamente isolate per millenni. A partire soprattutto dal XVIII-XIX secolo animali provenienti dalle isole furono trasferiti nell'Europa continentale, dove numerose popolazioni vennero fondate a scopo venatorio e successivamente ulteriormente traslocate e, in alcuni casi, incrociate con pecore domestiche.[1][2][3][4]

Come leggere il tassobox
Muflone europeo
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
OrdineArtiodactyla
FamigliaBovidae
SottofamigliaCaprinae
GenereOvis
SpecieO. aries
SottospecieO. a. musimon
Nomenclatura binomiale
Ovis aries musimon
(Pallas, 1811)
Sinonimi

Aegoceros musimon
Pallas, 1811
Ovis aries musimon
von Schreber, 1782
Ovis musimon
(Pallas, 1811)
Ovis musimon musimon
(Pallas, 1811)

Areale
Distribuzione (2019)
Un giovane ariete
Due maschi e due femmine
Femmina di muflone con il piccolo subito dopo il parto
Muflone raffigurato nel Brehms Tierleben
Maschio di muflone
Maschi di muflone nell'Eifelpark di Gondorf
Alcuni dei mufloni che vivono presso l'ospedale Thomayer di Praga

La posizione tassonomica del muflone europeo rimane controversa. Nel corso del tempo sono state utilizzate, tra le altre, le denominazioni Ovis musimon, Ovis orientalis musimon, Ovis gmelini musimon e Ovis aries musimon. La valutazione della Lista Rossa IUCN di Ovis gmelini del 2020 escluse i mufloni di Sardegna e Corsica dalla specie, interpretandoli come popolazioni rinselvatichite derivate da antichi ovini domestici.[5]

Il quadro genetico è tuttora più complesso. Le popolazioni sarde e corse sono fortemente differenziate rispetto a molte razze domestiche moderne e conservano lignaggi risalenti alle ptrime fasi della diffusione degli ovini domestici nel Mediterraneo occidentale. Uno studio mitogenomico pubblicato nel 2025, basato su 50 nuovi mitogenomi di mufloni sardi e corsi e 68 mitogenomi comparativi, ha mostrato che queste popolazioni appartengono a linee basali associate alla prima espansione europea delle pecore domestiche e ha proposto di riconoscerle come Ovis gmelini musimon.[2]

Questa interpretazione non è però universalmente condivisa. Michel, Lovari, Ghoddousi e Herrero (2026), discutendo in particolare i mufloni introdotti in Spagna, hanno sostenuto che le popolazioni continentali europee discendano da pecore domestiche rinselvatichite e debbano pertanto essere attribuite a Ovis aries, non a O. gmelini.[6] È quindi opportuno distinguere, almeno sul piano biogeografico e conservazionistico, le antiche popolazioni sardo-corse dalle popolazioni introdotte nell'Europa continentale, la cui storia comprende numerosi eventi di traslocazione, fondazione e introgressione genetica.[4][6]

Descrizione

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Il muflone europeo è uno dei rappresentanti di minori dimensioni del genere Ovis. Ha una corporatura relativamente snella, arti sottili ma robusti e un aspetto che ricorda quello delle razze più primitive di pecora domestica.[1]

Nei maschi la lunghezza testa-corpo è generalmente di circa 128-152 cm, mentre nelle femmine si aggira sui 120-130 cm. L'altezza al garrese è normalmente compresa tra 66 e 76 cm e la coda misura circa 11-13 cm. I maschi adulti pesano generalmente 40-60 kg, le femmine circa 30-40 kg. Dimensioni e peso possono tuttavia variare considerevolmente tra le popolazioni in funzione dell'origine genetica, dell'età e delle condizioni ambientali.[1]

Il mantello dei maschi adulti è generalmente bruno-rossiccio, con tonalità più chiare in estate e più scure durante l'inverno. Una striscia bruno-nerastra può percorrere il dorso, mentre il ventre, la parte inferiore degli arti, il muso e le regioni perioculari sono biancastri. Tra le parti inferiori chiare e i fianchi può essere presente una sottile linea scura. Nei maschi maturi compare frequentemente sui fianchi una vistosa macchia chiara a forma di sella, particolarmente evidente nel mantello invernale, ma molto variabile per dimensioni e talvolta completamente assente.[1]

Sul collo dei maschi adulti si sviluppa durante l'inverno una gorgiera di peli lunghi e scuri, che si prolunga dalla parte inferiore del collo al petto. A differenza di numerosi urial, manca generalmente un vero e proprio ampio pettorale bianco. Le femmine sono più piccole e presentano una colorazione bruna più uniforme e meno contrastata.

I maschi sono muniti di grandi corna permanenti che possono raggiungere circa 80-85 cm lungo la curvatura. Le corna crescono lateralmente e posteriormente, descrivendo progressivamente una spirale; nei vecchi individui possono formare quasi un cerchio completo e le estremità tendono generalmente a rivolgersi verso il collo o il volto anziché divaricarsi fortemente verso l'esterno. Le femmine delle popolazioni sarde sono generalmente prive di corna, mentre in Corsica e in alcune popolazioni continentali possono comparire femmine munite di corna piccole e sottili.[1]

Distribuzione e habitat

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Origine

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Il muflone non apparteneva alla fauna pleistocenica originaria di Sardegna e Corsica. Le testimonianze archeozoologiche indicano che ovini di origine vicino-orientale raggiunsero le due isole al seguito dei primi agricoltori neolitici. Una parte di questi animali tornò successivamente allo stato selvatico, dando origine alle popolazioni insulari che sarebbero sopravvissute fino all'epoca moderna.[1][2][3]

La presenza del muflone in Sardegna risale a circa 7000 anni fa. Le popolazioni insulari devono quindi essere considerate il risultato di millenni di rinselvatichimento, selezione naturale e isolamento genetico, non semplicemente pecore domestiche fuggite in epoca storica.[3]

Le analisi genetiche hanno evidenziato una notevole individualità delle popolazioni sarde. In particolare, quella della foresta di Montes conserva un aplotipo mitocondriale ancestrale nella filogenesi dei mufloni europei, mentre altre popolazioni hanno subito colli di bottiglia e fenomeni di introgressione con pecore domestiche.[3]

Anche le popolazioni di Sardegna e Corsica non costituiscono un insieme geneticamente uniforme. In Corsica sopravvivono principalmente due nuclei, nei massicci del Cinto e di Bavella, fortemente differenziati e oggi geograficamente disgiunti. Le analisi genetiche suggeriscono che entrambi derivino probabilmente da un unico gruppo fondatore, successivamente frammentatosi in due popolazioni isolate diversi secoli fa.[7]

Lo studio mitogenomico di Mereu e collaboratori del 2025 ha ulteriormente chiarito la questione, mostrando che i mufloni sardi e corsi si collocano in linee basali associate all'espansione delle prime pecore domestiche verso l'Europa. Gli autori ritengono che la loro lunga storia evolutiva indipendente giustifichi il mantenimento della denominazione Ovis gmelini musimon per le popolazioni delle due isole.[2]

Distribuzione

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Le popolazioni storiche del Mediterraneo occidentale sono quelle di Sardegna e Corsica. In Sardegna il muflone è presente soprattutto nei sistemi montuosi centro-orientali, in particolare nel Gennargentu, nel Supramonte e nell'Ogliastra, oltre che in diversi nuclei originati da reintroduzioni, tra cui quelli del Monte Albo, di Capo Figari, dell'Asinara e di altre aree protette.[3][8]

In Corsica la distribuzione attuale è molto più frammentata. I due nuclei principali occupano il massiccio del Cinto, nella parte settentrionale dell'isola, e quello di Bavella, a sud; i rispettivi areali non sono più collegati.[7][9]

A partire soprattutto dal XIX secolo il muflone venne introdotto in numerose regioni dell'Europa continentale come animale da caccia. Popolazioni libere sono state stabilite in gran parte dell'Europa centrale, occidentale e meridionale, tra cui Francia, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Italia, Slovenia, Croazia e Spagna. Successive traslocazioni hanno prodotto una struttura genetica estremamente complessa, nella quale popolazioni con forte affinità sardo-corsa convivono con nuclei derivati da origini multiple o interessati da introgressione domestica.[1][4]

Popolazioni introdotte sono state fondate anche al di fuori dell'Europa. Questi nuclei alloctoni non devono tuttavia essere equiparati, dal punto di vista biogeografico e conservazionistico, alle popolazioni neolitiche di Sardegna e Corsica.

Habitat

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Nelle isole mediterranee il muflone occupa prevalentemente ambienti collinari e montani accidentati, caratterizzati da un mosaico di macchia mediterranea, gariga, boschi aperti, praterie e affioramenti rocciosi. Nella foresta di Montes, in Sardegna centrale, utilizza leccete, macchia mediterranea, garighe, praterie e, in misura minore, impianti di conifere.[10]

Non è però una specie strettamente legata alle alte montagne. Le numerose popolazioni introdotte dimostrano una considerevole plasticità ecologica e possono vivere in colline boscose, foreste decidue o miste e territori relativamente pianeggianti, purché vi sia un mosaico di aree aperte utilizzabili per l'alimentazione e ambienti più coperti o accidentati utilizzabili come rifugio.[1]

La neve profonda costituisce invece un limite importante. Rispetto a molti caprini propriamente alpini, il muflone è meno efficiente nel muoversi e alimentarsi quando il terreno è coperto da spessi strati di neve; nelle regioni continentali può quindi effettuare spostamenti verso quote inferiori durante gli inverni più rigidi.[1]

In Sardegna la presenza del bestiame domestico può modificare sensibilmente l'utilizzo dell'habitat. Uno studio nella foresta di Montes ha dimostrato che i mufloni selezionano preferenzialmente le praterie quando la qualità dell'erba è elevata, ma tendono ad abbandonarle in presenza ravvicinata di bovini, capre e pecore; l'effetto diventa particolarmente marcato quando il bestiame si trova a meno di circa 650 m.[10]

Biologia

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Alimentazione

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Il muflone è un erbivoro generalista, prevalentemente pascolatore ma dotato di notevole plasticità alimentare. Si nutre soprattutto di graminacee e altre piante erbacee, integrando la dieta con foglie, germogli, arbusti, frutti e ghiande quando le erbe verdi sono scarse.[1]

La proporzione dei diversi alimenti varia stagionalmente e secondo l'ambiente. Nelle popolazioni sarde le praterie con vegetazione giovane e ricca di nutrienti costituiscono una risorsa particolarmente importante, tanto che gli animali le selezionano attivamente quando non vengono disturbati o allontanati dal bestiame domestico.[10]

Il fabbisogno di acqua libera è relativamente modesto e il muflone può ricavare una parte rilevante dell'acqua necessaria dalla vegetazione, caratteristica vantaggiosa negli ambienti mediterranei aridi.[1]

Comportamento

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Il muflone è un animale gregario e mostra una marcata segregazione sessuale per buona parte dell'anno. Femmine, agnelli e giovani formano gruppi relativamente stabili, mentre i maschi adulti tendono a costituire gruppi separati. Con l'avvicinarsi della stagione riproduttiva questa segregazione diminuisce e i maschi raggiungono i gruppi femminili.[1]

Non è invece corretto definirlo una pecora essenzialmente notturna. Studi radiotelemetrici sulle popolazioni sarde hanno mostrato un ritmo di attività fortemente influenzato da fotoperiodo, stagione, sesso, stato riproduttivo e temperatura. L'attività tende a presentare picchi nelle ore vicine all'alba e al tramonto; con temperature elevate diminuisce nelle ore centrali e può aumentare durante quelle notturne.[11]

Vista, udito e olfatto sono molto sviluppati. Quando percepiscono una minaccia gli animali possono correre rapidamente verso pendii accidentati e zone rocciose, dove la conformazione del terreno rende più difficile l'inseguimento.

Durante il periodo degli amori i maschi stabiliscono gerarchie attraverso esibizioni ritualizzate e combattimenti. Gli avversari si allontanano reciprocamente per alcuni metri e si lanciano quindi frontalmente, urtandosi violentemente con le corna. La taglia corporea, lo sviluppo delle corna e l'età contribuiscono al rango sociale e al successo riproduttivo.[1]

Riproduzione

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Il periodo degli amori cade generalmente tra ottobre e novembre, con una certa variabilità geografica e climatica. In questa fase i maschi maturi abbandonano la segregazione sessuale tipica del resto dell'anno e frequentano i gruppi di femmine, contendendosi l'accesso a quelle in estro.[1]

La gestazione dura circa 150-160 giorni, cioè approssimativamente cinque mesi. Il valore massimo di 210 giorni riportato in alcune vecchie sintesi non corrisponde quindi alla normale durata della gestazione nel muflone.[1]

I parti avvengono prevalentemente in primavera. In uno studio radiotelemetrico condotto nella foresta di Montes, le femmine monitorate partorirono tra l'11 aprile e il 9 maggio e modificarono sensibilmente l'uso dello spazio in prossimità del parto, selezionando maggiormente la macchia mediterranea che offriva una maggiore copertura.[12]

La femmina dà normalmente alla luce un agnello, mentre i gemelli sono possibili e possono essere più frequenti nelle popolazioni continentali che vivono in ambienti particolarmente produttivi. In Sardegna, nello studio di Montes, le femmine riproduttive monitorate produssero un solo agnello ciascuna.[12]

Il neonato è precoce e può alzarsi e seguire la madre entro poche ore dalla nascita. Durante le prime settimane di vita la femmina tende a utilizzare maggiormente ambienti che offrano copertura, anche rinunciando temporaneamente alle praterie di migliore qualità.[12]

Lo svezzamento avviene generalmente attorno ai 3-5 mesi. Le femmine possono raggiungere la maturità sessuale già durante il secondo anno di vita; nei maschi la maturità fisiologica precede normalmente la capacità di competere efficacemente con i grandi adulti. La longevità può raggiungere o superare i 12-14 anni, soprattutto nelle femmine.[1]

Predatori

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Nelle popolazioni sarde e corse i grandi predatori terrestri naturali sono assenti. In Sardegna l'aquila reale (Aquila chrysaetos) può predare gli agnelli e costituisce uno dei principali predatori naturali della popolazione della foresta di Montes.[10][12]

Cani vaganti o inselvatichiti possono rappresentare localmente un'ulteriore fonte di mortalità.

Il quadro è diverso nelle popolazioni introdotte nell'Europa continentale, dove il lupo (Canis lupus) può essere un importante predatore. In alcune popolazioni alpine la ricolonizzazione da parte del lupo ha determinato marcati cambiamenti nell'uso dell'habitat: dopo il ritorno del predatore, i mufloni hanno iniziato a frequentare zone più elevate, ripide e accidentate e a rimanere più vicini alle aree utilizzabili come rifugio.[13]

Conservazione

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La semplice indicazione «Vulnerabile» presente in alcune vecchie schede non è applicabile senza precisazioni al muflone europeo.

La Lista Rossa IUCN del 2020 valuta Ovis gmelini come taxon selvatico asiatico, ma esclude esplicitamente da tale concetto tassonomico i mufloni di Sardegna e Corsica, interpretati come popolazioni ferali derivate da antichi ovini domestici. Di conseguenza, la categoria assegnata dalla IUCN a O. gmelini non rappresenta direttamente lo stato di conservazione delle popolazioni sardo-corse o di Ovis aries musimon.[5]

Ciò non diminuisce il valore conservazionistico delle popolazioni insulari. Gli studi genetici hanno mostrato che esse conservano lignaggi antichi e fortemente differenziati, testimonianza delle prime fasi della diffusione degli ovini nel Mediterraneo. La popolazione della foresta di Montes conserva uno degli aplotipi più ancestrali conosciuti tra i mufloni europei, mentre altre popolazioni sarde mostrano gli effetti di frammentazione, riduzione demografica e introgressione con pecore domestiche.[2][3]

In Sardegna il muflone subì una grave contrazione nel corso del XX secolo, seguita da una notevole ripresa favorita dalla protezione e dalla creazione di nuovi nuclei. Una stima frequentemente citata indicava circa 6000 individui sull'isola nei primi anni Duemila, distribuiti soprattutto nell'Ogliastra, nel Gennargentu e nel Supramonte, oltre alle popolazioni reintrodotte. Tale cifra, tuttavia, deriva da dati del 2005 e non deve essere presentata come una stima aggiornata della popolazione sarda nel 2026.[8]

La situazione della Corsica è più delicata. Le popolazioni del Cinto e di Bavella sono isolate e geneticamente differenziate, con tracce di antichi colli di bottiglia.[7] Nel 2024 è stato avviato il primo Plan national d'actions pour le Mouflon de Corse, valido per il periodo 2024-2033. Le autorità francesi considerano la popolazione del Cinto in stato di conservazione sfavorevole e quella di Bavella vulnerabile; tra i problemi individuati figurano isolamento, disturbo antropico, rischi sanitari e cambiamento climatico.[9]

Nell'Europa continentale la situazione è profondamente diversa. Le popolazioni introdotte non costituiscono un'unica entità genetica: alcune conservano una forte affinità con i ceppi sardi o corsi, mentre altre derivano da introduzioni multiple. Uno studio su popolazioni della Slovenia, Croazia, Repubblica Ceca e regioni di origine mediterranea ha evidenziato una marcata eterogeneità genetica legata alla storia delle introduzioni e dell'isolamento dei singoli nuclei.[4]

L'ibridazione con pecore domestiche o inselvatichite rappresenta un ulteriore problema. Segnali genomici di introgressione bidirezionale tra mufloni e pecore domestiche sono stati individuati in diverse popolazioni europee.[14] Nel 2024 è stata inoltre confermata geneticamente l'esistenza di ibridi tra mufloni e pecore inselvatichite sull'isola croata di Dugi Otok, dimostrando che l'incrocio può produrre individui fertili e determinare introgressione attraverso più generazioni.[15]

Tra le principali minacce per le popolazioni sardo-corse figurano quindi isolamento e frammentazione, perdita di diversità genetica, bracconaggio, disturbo antropico, competizione con il bestiame, trasmissione di patogeni e introgressione con ovini domestici.[3][9][10][14] La competizione con il bestiame può essere particolarmente rilevante negli habitat mediterranei poveri di risorse, dove bovini, capre e pecore domestiche possono escludere i mufloni dalle migliori aree di alimentazione.[10]

Il significato conservazionistico del muflone europeo è quindi peculiare. La sua presenza in Sardegna e Corsica deriva da un'introduzione antropica neolitica, ma dopo circa sette millenni di isolamento le popolazioni insulari rappresentano autentici archivi genetici delle prime fasi della domesticazione e della dispersione delle pecore nel Mediterraneo. La loro conservazione mantiene perciò un valore biologico, storico e archeozoologico indipendentemente dal rango tassonomico attribuito loro.[2][3][7]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 M. Garel, P. Marchand, G. Bourgoin, J. Santiago-Moreno, E. Portanier, H. Piegert, E. Hadjisterkotis e J.-M. Cugnasse, Mouflon Ovis gmelini Blyth, 1841, in K. Hackländer e F. E. Zachos (a cura di), Handbook of the Mammals of Europe, Cham, Springer, 2022, pp. 487-521, DOI:10.1007/978-3-319-65038-8_34-1.
  2. 1 2 3 4 5 6 Paolo Mereu et al., Revised phylogeny of mouflon based on expanded sampling of mitogenomes, in PLoS One, vol. 20, n. 05, 2025.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 V. Satta, P. Mereu, M. Barbato, M. Pirastru, G. Bassu, L. Manca, S. Naitana et al., Genetic characterization and implications for conservation of the last autochthonous Mouflon population in Europe, in Scientific Reports, vol. 11, 2021, p. 14729, DOI:10.1038/s41598-021-94134-3.
  4. 1 2 3 4 E. Buzan, B. Pokorny, F. Urzi et al., Genetic variation of European mouflon depends on admixture of introduced individuals, in Mammal Research, vol. 69, 2024, pp. 145-158, DOI:10.1007/s13364-023-00726-x.
  5. 1 2 (EN) Michel, S. & Ghoddousi, A. 2020, Ovis gmelini, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  6. 1 2 S. Michel, S. Lovari, A. Ghoddousi e J. Herrero, The taxonomic status of the European mouflon in Spain (PDF), in Galemys, vol. 38, 2026, DOI:10.7325/Galemys.2026.F1.
  7. 1 2 3 4 E. Portanier, P. Chevret, P. Gélin, P. Benedetti, F. Sanchis, F. Barbanera, C. Kaerle, G. Queney, G. Bourgoin, S. Devillard e M. Garel, New insights into the past and recent evolutionary history of the Corsican mouflon (Ovis gmelini musimon) to inform its conservation, in Conservation Genetics, vol. 23, 2022, pp. 91-107, DOI:10.1007/s10592-021-01399-2.
  8. 1 2 Ente Foreste della Sardegna, I risultati del censimento del muflone, su sardegnaforeste.it, 2008.
  9. 1 2 3 (FR) Biodiversité.gouv.fr / DREAL Corse, Un premier Plan national d'actions pour le Mouflon de Corse, su biodiversite.gouv.fr, 2024.
  10. 1 2 3 4 5 6 F. Brivio, S. Ciuti, A. Pipia, S. Grignolio e M. Apollonio, Livestock displace European mouflon from optimal foraging sites, in European Journal of Wildlife Research, vol. 68, n. 30, 2022, DOI:10.1007/s10344-022-01581-y.
  11. A. Pipia, S. Ciuti, S. Grignolio et al., Influence of sex, season, temperature and reproductive status on daily activity patterns in Sardinian mouflon (Ovis orientalis musimon), in Behaviour, vol. 145, 2008, pp. 1723-1745, DOI:10.1163/156853908786279628.
  12. 1 2 3 4 S. Ciuti, A. Pipia, S. Grignolio, F. Ghiandai e M. Apollonio, Space use, habitat selection and activity patterns of female Sardinian mouflon (Ovis orientalis musimon) during the lambing season, in European Journal of Wildlife Research, vol. 55, 2009, pp. 589-595, DOI:10.1007/s10344-009-0279-y.
  13. P. Tizzani, M. Bessone, P. G. Meneguz et al., Does predation risk affect spatial use in an introduced ungulate species? The case of a Mediterranean mouflon alpine colony, in European Journal of Wildlife Research, vol. 68, 2022.
  14. 1 2 M. Barbato, F. Hailer, P. Orozco-terWengel, J. Kijas, P. Mereu, P. Cabras, R. Mazza, M. Pirastru e M. W. Bruford, Genomic signatures of adaptive introgression from European mouflon into domestic sheep, in Scientific Reports, vol. 7, n. 7623, 2017, DOI:10.1038/s41598-017-07382-7.
  15. N. Šprem, E. Buzan e T. Safner, How we look: European wild mouflon and feral domestic sheep hybrids, in Current Zoology, vol. 70, n. 3, 2024, pp. 298-303, DOI:10.1093/cz/zoad031.

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