Oskar Schröder
Oskar Schröder (Hannover, 6 febbraio 1891 – Monaco di Baviera, 26 gennaio 1959) è stato un medico e generale tedesco.
| Oskar Schröder | |
|---|---|
| Nascita | Hannover, 6 febbraio 1891 |
| Morte | Monaco di Baviera, 26 gennaio 1959 |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Anni di servizio | 1914-1918 (Reichsheer) 1919-1935 (Reichswehr) 1935-1945 (Luftwaffe) |
| Grado | Generaloberstabsarzt |
| Guerre | Prima guerra mondiale Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Fronte occidentale Teatro del Mediterraneo |
| Comandante di | Capo del Servizio Medico della Luftwaffe (Chef des Sanitätswesens der Luftwaffe) |
| Studi militari | Accademia medica militare Kaiser-Wilhelm (Pépinière) |
| Altre cariche | Consulente medico per la USAF (1954-1959) |
| Condannato all'ergastolo nel 1947 per crimini contro l'umanità; rilasciato nel 1954. | |
| [1] | |
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Ricoprì l'incarico di capo del servizio sanitario della Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale. Nel 1947 fu condannato per crimini contro l'umanità nel quadro del processo ai dottori di Norimberga.[2][3]
Biografia
modificaSchröder crebbe secondo i valori della tradizione militare prussiana.[4] Nel 1910 prestò servizio come volontario annuale nel 2° Reggimento delle Guardie di Fanteria (in tedesco 2. Garde-Regiment zu Fuß), una prestigiosa unità che fungeva da campo di addestramento per l'élite del corpo degli ufficiali prussiani.[2] Successivamente, in qualità di ufficiale della riserva, intraprese gli studi di medicina presso l'Accademia Kaiser-Wilhelm di Berlino (nota come Pépinière), istituzione specializzata nella formazione di medici di guerra.[4]
Gli studi di Schröder vennero interrotti dallo scoppio della prima guerra mondiale. Richiamato dalla riserva il 2 agosto 1914, prestò servizio come ufficiale medico nel III battaglione del 32º Reggimento di fanteria di riserva. Dopo essere rimasto ferito nel gennaio 1915, trascorse alcuni mesi di convalescenza per poi tornare al fronte come medico di battaglione nel 15º Reggimento di artiglieria da campagna.[2][4] Al termine del conflitto fu assegnato ai servizi sanitari dell'esercito (Heer), dove maturò l'esperienza amministrativa che avrebbe caratterizzato la sua carriera successiva. Conseguì il dottorato in medicina il 30 settembre 1919.[2]
Carriera
modificaNel dopoguerra rimase nella Reichswehr come ufficiale medico presso diversi reggimenti di cavalleria e fanteria. Tra il 1923 e il 1925 si specializzò in otorinolaringoiatria presso le università di Würzburg e Königsberg.[1][2][5] Con la ricostituzione ufficiale della Luftwaffe nel 1935, fu assegnato all'Ispezione medica del Ministero dell'Aeronautica del Reich (in tedesco Reichsluftfahrtministerium). La sua carriera progredì rapidamente: promosso Oberfeldarzt nel 1938, prestò servizio come capo medico della Luftflotte 2 tra il 1940 e il 1941. Nel 1942 fu trasferito al fronte nel teatro del Mediterraneo come capo del servizio sanitario del Comando Sud della Luftwaffe (in tedesco Oberbefehlshaber Süd). Il 1º gennaio 1944 succedette a Erich Hippke nell'incarico di Capo del Servizio Medico della Luftwaffe (in tedesco Chef des Sanitätswesens der Luftwaffe), venendo promosso al grado di Generaloberstabsarzt.[1][2][6]
Una volta al vertice della gerarchia medica aeronautica, Schröder assunse il coordinamento della ricerca scientifica. In tale veste supervisionò l'operato di diversi studiosi, tra cui Hubertus Strughold e Hermann Becker-Freyseng, responsabili di esperimenti condotti sui prigionieri dei campi di concentramento, in particolare a Dachau. Tali ricerche, volte a risolvere i problemi fisiologici dei piloti legati al volo ad alta quota e alla sopravvivenza in mare, comportarono torture e decessi tra i deportati.[2][3]
Sperimentazione umana e responsabilità nei crimini medici
modificaIl programma di ricerca medica della Luftwaffe era orientato alle necessità tecniche della moderna guerra aerea. Le criticità affrontate dai piloti, quali l'ipotermia, l'ipossia ad alta quota e la disidratazione in caso di ammaraggio, divennero oggetto di indagini cliniche. Sotto la direzione di Schröder il servizio medico autorizzò i protocolli sperimentali che subordinavano l'integrità dei soggetti testati alle necessità belliche. Tali esperimenti non costituivano delle iniziative isolate di singoli medici, ma bensì erano parte integrante di un programma sistematico di ricerca militare, coordinato dai vertici della Luftwaffe in collaborazione con le SS, che a loro volta garantivano l'accesso ai medici nei campi di concentramento.[7]
Esperimenti ad alta quota e bassa pressione
modificaEseguiti nel campo di concentramento di Dachau tra il marzo e l'agosto del 1942, tali esperimenti miravano a studiare gli effetti della decompressione rapida e dell'ipossia prolungata. Mediante l'impiego di una camera ipobarica mobile, i ricercatori simularono le condizioni atmosferiche corrispondenti ad altitudini fino a 20 000 metri. I prigionieri, in gran parte polacchi e sovietici, vennero sottoposti a tali test in assenza di dispositivi di protezione o ossigeno supplementare.[8][9]
L'esposizione causò gravi patologie, tra cui convulsioni, embolie gassose ed emorragie cerebrali dovute all'espansione dei gas interni ai tessuti. Molti test furono classificati come "esperimenti terminali" (in tedesco Endversuche), condotti fino al decesso del soggetto per permettere gli esami autoptici immediati volti a osservare le alterazioni organiche.[10] Schröder fu coinvolto in qualità di alto dirigente amministrativo: egli facilitò il supporto logistico, incluso il trasferimento delle camere a pressione, e ricevette regolarmente i resoconti scientifici sui risultati ottenuti.[5][8][9]
Ricerca sul congelamento e sull'ipotermia
modificaGli esperimenti sull'ipotermia condotti a Dachau tra l'agosto 1942 e il maggio 1943 erano finalizzati all'individuazione dei trattamenti per i piloti soccorsi dopo un ammaraggio nel Mare del Nord.[7][8] I prigionieri venivano immersi in vasche d'acqua ghiacciata o esposti nudi a temperature esterne sotto lo zero per periodi prolungati. Durante i test i ricercatori monitoravano parametri quali temperatura corporea, frequenza cardiaca e funzioni respiratorie fino al sopraggiungere di uno stato di ipotermia severa o del decesso.[7]
La responsabilità di Schröder in questo ambito derivava dalla supervisione dei medici incaricati, tra cui Ernst Holzlöhner e Sigmund Rascher. Tali studi vennero presentati come una risposta strategica a una crisi militare, utilizzando la logica della "necessità nazionale" per giustificare l'impiego di prigionieri come "materiale umano".[7] In sede processuale Schröder fu condannato poiché il tribunale accertò che, in virtù dei suoi poteri di comando e supervisione, egli aveva consapevolmente autorizzato i propri subordinati a procedere con tali protocolli sperimentali.[8]
Il programma di desalinizzazione dell'acqua marina
modificaTra il luglio e il settembre 1944 Schröder promosse un'iniziativa diretta per risolvere il problema della sopravvivenza dei naufraghi. Il progetto mirava a confrontare l'efficacia del processo Wofatit (che desalinizzava l'acqua marina tramite resine a scambio ionico) con il cosiddetto "metodo Berka", il quale si limitava a correggere il sapore dell'acqua con vitamine e aromi, senza ridurne la salinità.[8][11] Quest'ultima soluzione era caldeggiata dalle autorità militari per il minor costo e il risparmio di argento, metallo necessario per il processo Wofatit.[11]
Il coinvolgimento personale di Schröder è documentato dalla lettera NO-185, datata 7 giugno 1944 e inviata dallo stesso Schröder al Reichsführer-SS Heinrich Himmler. In tale missiva, Schröder richiedeva formalmente l'uso di 44 prigionieri di "razza non tedesca" per condurre i test presso il campo di Dachau, chiedendo che le SS fornissero i soggetti necessari per dirimere la controversia scientifica tra i due metodi.[12][13]
Per la verifica sperimentale, 90 deportati di etnia sinti e rom furono trasferiti a Dachau e costretti a una dieta priva di cibo, consumando esclusivamente acqua trattata con il metodo Berka.[8] I soggetti manifestarono i sintomi di una disidratazione patologica estrema; le testimonianze processuali descrissero i detenuti che cercavano di leccare l'umidità dai pavimenti a causa dell'arsura.[10][11][14] Nonostante la difesa di Schröder sostenesse la necessità militare della ricerca, il tribunale stabilì che la consapevolezza della pericolosità del metodo Berka e le sofferenze inflitte ai prigionieri si configurassero come un crimine di guerra e contro l'umanità.[11]
Processo e condanna a Norimberga
modificaAl termine del conflitto Schröder fu catturato dalle forze alleate e rinviato a giudizio nel processo ai dottori (ufficialmente United States of America v. Karl Brandt, et al.), il primo dei dodici processi secondari di Norimberga. Il procedimento ebbe inizio nel dicembre 1946 e documentò sistematicamente i crimini medici compiuti durante il regime nazista.[10][15]
Schröder fu processato per quattro capi d'accusa: cospirazione per commettere crimini di guerra e crimini contro l'umanità, crimini di guerra, crimini contro l'umanità, appartenenza a un'organizzazione criminale (sebbene non fosse membro delle SS).[16]
Prove e testimonianze dell'accusa
modificaL'accusa, guidata dal generale Telford Taylor, presentò un vasto corpus di documenti e di testimonianze. Elemento cardine del caso contro Schröder furono le comunicazioni ufficiali intercorse tra il suo ufficio e i ricercatori delle SS presso il campo di Dachau. Secondo la tesi accusatoria, in qualità di massima autorità sanitaria della Luftwaffe, Schröder esercitava la "responsabilità di comando" (in inglese Command Responsibility) su tutte le sperimentazioni condotte a beneficio della forza armata.[17]
Tra le prove documentali più rilevanti figuravano i protocolli medici e i dati clinici registrati dagli stessi ricercatori. Tali documenti evidenziarono un contrasto netto con le linee difensive degli imputati: mentre questi ultimi si presentavano come scienziati operanti per l'interesse nazionale, i verbali dei test documentavano la deumanizzazione dei prigionieri, trattati come soggetti sperimentali privi di diritti.[17] Schröder fu identificato come la figura chiave di coordinamento burocratico-amministrativo tra le esigenze operative della Luftwaffe e l'apparato repressivo dei campi di concentramento.[10]
La strategia della difesa
modificaLa difesa di Schröder, affidata all'avvocato Hans Marx, impostò la propria strategia sulla giustificazione degli esperimenti come risposte necessarie a una situazione di emergenza nazionale.[11][18] La linea difensiva sostenne che Schröder avesse il dovere di salvaguardare la vita dei piloti tedeschi e che le ricerche fossero state autorizzate in base a un principio di "utilità bellica".[11][19] Una parte rilevante della tesi difensiva fu dedicata al tentativo di dimostrare che l'imputato ignorasse le reali condizioni dei campi di concentramento, descrivendoli come strutture analoghe a campi militari dove i detenuti potevano essere impiegati per scopi statali.[11]
Per quanto riguarda gli esperimenti sull'acqua di mare, la difesa asserì che Schröder avesse inizialmente cercato dei volontari tra i giovani aspiranti ufficiali, ma che l'Oberkommando der Wehrmacht (OKW) avesse negato l'autorizzazione a causa della carenza di effettivi al fronte. Tale diniego, secondo Marx, non avrebbe lasciato all'imputato "altra scelta" se non il ricorso ai prigionieri di Dachau. Inoltre, fu sostenuto che Schröder avesse ordinato la supervisione di un ufficiale medico della Luftwaffe per assicurarsi che i test non risultassero "dannosi per la salute" dei soggetti; tale affermazione fu tuttavia rigettata dalla corte poiché in palese contrasto con i dati clinici e l'alto tasso di mortalità osservato durante i test.[11]
La sentenza e il Codice di Norimberga
modificaIl tribunale emise la sentenza il 20 agosto 1947.[6][20] Oskar Schröder fu riconosciuto colpevole di crimini di guerra e crimini contro l'umanità (capi d'imputazione 2 e 3).[11] La corte lo ritenne responsabile delle sperimentazioni relative ad alta quota, congelamento, acqua di mare e tifo esantematico.[8][10] I giudici respinsero le tesi difensive basate sull'obbedienza a "ordini superiori" e sullo "stato di necessità", stabilendo che nessuna autorità statale potesse legittimamente autorizzare la tortura o l'uccisione di individui non consenzienti per scopi di ricerca.[17][21]
Schröder fu condannato all'ergastolo.[6][10][16] L'eredità storica più significativa del procedimento fu tuttavia la formulazione del Codice di Norimberga, inserito nella sentenza stessa. I giudici delinearono dieci principi fondamentali per la sperimentazione umana etica, ponendo come requisito imprescindibile il "consenso volontario e informato" del soggetto.[17] Tale documento divenne il pilastro della bioetica moderna, volto a impedire che le pratiche attuate da Schröder e dagli altri imputati potessero essere nuovamente giustificate come attività scientifiche.[19]
Clemenza e ultimi anni
modificaLa detenzione di Schröder presso il carcere di Landsberg coincise con il mutamento degli equilibri geopolitici della guerra fredda. La necessità per gli Stati Uniti di integrare la Repubblica Federale Tedesca nel blocco occidentale favorì una politica di clemenza verso i condannati per crimini di guerra.[22] Nel gennaio 1951, l'Alto Commissario statunitense John J. McCloy, sotto la pressione del governo di Konrad Adenauer e di parte dell'opinione pubblica tedesca, procedette a una revisione sistematica delle sentenze di Norimberga.[22][23][24]
Il 31 gennaio 1951 la condanna all'ergastolo di Schröder fu commutata in 15 anni di reclusione.[24] Venne infine rilasciato il 1º aprile 1954, dopo aver scontato circa sette anni di detenzione.[2] In seguito Schröder collaborò come consulente per i servizi medici della United States Air Force a Heidelberg, occupandosi dell'organizzazione della medicina aeronautica.[1][25]
Nel 1955 sposò in seconde nozze Karin Huppertz. Morì a Monaco di Baviera il 26 gennaio 1959.[2]
La storiografia lo indica, insieme a figure come Hubertus Strughold, come uno dei principali responsabili della deriva etica della medicina tedesca sotto il Terzo Reich. Tuttavia, a differenza di Strughold (integrato negli Stati Uniti tramite l'Operazione Paperclip e celebrato come pioniere della medicina spaziale), la figura di Schröder rimase legata esclusivamente alla condanna di Norimberga e alle responsabilità amministrative nei crimini commessi dalla Luftwaffe.[26][27]
Onorificenze
modificaNote
modifica- 1 2 3 4 Ebbinghaus, pp. 141-142.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Generaloberstabsarzt Prof.Dr.med. Oskar Schröder, su www.geocities.ws. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- 1 2 Nuremberg - Oskar Schroeder, su nuremberg.law.harvard.edu. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- 1 2 3 Hutchinson, pp. 42-43.
- 1 2 Hutchinson, p. 45.
- 1 2 3 THE NUREMBERG CODE, su nus.edu.sg. URL consultato il 3 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 1º settembre 2024).
- 1 2 3 4 (EN) ROBERT S. POZOS, Military Medical Ethics, Volume 2 (PDF), su medcoeckapwstorprd01.blob.core.usgovcloudapi.net.
- 1 2 3 4 5 6 7 Nuremberg - People, su nuremberg.law.harvard.edu. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- 1 2 Nuremberg - Transcript Viewer - Transcript for NMT 1: Medical Case, su nuremberg.law.harvard.edu. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) Collections Search - United States Holocaust Memorial Museum, su collections.ushmm.org. URL consultato il 3 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2025).
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Nuremberg - Transcript Viewer - Transcript for NMT 1: Medical Case, su nuremberg.law.harvard.edu. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Trials of War Criminals before the Nuernberg Military Tribunals (PDF), 1 - The medical case, pp. 485-486.
- ↑ (EN) Leo Alexander, Medical Science Under Dictatorship, Bibliographic Press, 1996, ISBN 9780930429034.
- ↑ Hutchinson, pp. 124-127.
- ↑ Walter Beals Nuremberg Trials photograph collection - Archives West, su archiveswest.orbiscascade.org. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- 1 2 Hutchinson, p. 142.
- 1 2 3 4 Online Exhibitions | The Doctors Trial | Nuremberg Code explanation - NUS, su nus.edu.sg.
- ↑ Nuremberg - Transcript Viewer - Transcript for NMT 1: Medical Case, su nuremberg.law.harvard.edu. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- 1 2 Nazi Medicine and the Nuremberg Trials - National Academic Digital Library of Ethiopia (PDF), su ndl.ethernet.edu.et.
- ↑ Wayback Machine, su nus.edu.sg. URL consultato il 3 gennaio 2026 (archiviato dall'url originale il 1º settembre 2024).
- ↑ Hutchinson, pp. 138-140.
- 1 2 (EN) After Nuremberg: American Clemency for Nazi War Criminals 9780300268706, su dokumen.pub. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- ↑ Hutchinson, pp. 210-215.
- 1 2 (EN) ‘Most wanted’ Nazi war crimes suspects, su The Communicator, 12 maggio 2011. URL consultato il 3 gennaio 2026.
- ↑ Hutchinson, pp. 268-270.
- ↑ Hutchinson, p. 272.
- ↑ Operation Paperclip (PDF), su ia804509.us.archive.org.
- 1 2 3 4 Schröder, Oskar, su tracesofwar.com.
Bibliografia
modifica- (DE) Alexander Fred Mielke, Medizin ohne Menschlichkeit. Dokumente des Nürnberger Ärzteprozesses, Frankfurt am Main, Fischer Taschenbuch, 2004, ISBN 3-596-22003-3.
- (EN) Robert Hutchinson, After Nuremberg - American Clemency for Nazi War Criminals, New Haven, London, Yale University Press, 2022, ISBN 9780300255300.
- (EN) Klaus Dörner, Angelika Ebbinghaus, Karsten Linne (a cura di), The Nuremberg Medical Trial 1946/47 - Transcripts, Material of the Prosecution and Defense, Related Documents, traduzione di Cath Baker, Nancy A. Schrauf, introduzione di Angelika Ebbinghaus, München, KG - Saur, 2001, ISBN 3-598-32154-6.
Collegamenti esterni
modifica- (EN) Nuremberg Trials Project, su nuremberg.law.harvard.edu.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 41612411 · ISNI (EN) 0000 0000 4910 2519 · LCCN (EN) no2007025357 · GND (DE) 1096213672 |
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