Orderico Vitale
Orderico Vitale (in inglese Orderic Vitalis; Atcham, 16 febbraio 1075 – Saint-Évroult, 3 febbraio 1142[N 1]) è stato un monaco cristiano, storico e cronista inglese.
Tra i più importanti storiografi del primo Basso Medioevo, proveniva da una famiglia mista normanno-anglosassone. Entrò giovanissimo come monaco all'abbazia di Saint-Évroult, rimanendovi per tutta la vita come addetto allo scriptorium, prima semplice amanuense e poi suo responsabile. Date anche le sue origini, si interessò alla storia della Normandia e dell'Inghilterra, redigendo per conto degli abati di Saint-Évroult l'Historia Ecclesiastica, un'opera che descrive in dettaglio la storia dell'Europa e del Mediterraneo dalla nascita di Gesù Cristo fino alla sua epoca. Inizialmente concepita come semplice storia dell'abbazia stessa, la cronaca gradualmente si espanse in una storia universale dal contenuto variegato e approfondito a un livello inconsueto per i testi medievali.
La cronaca di Orderico Vitale rimane una delle più importanti del suo periodo. Il monaco di Saint-Évroult si distingue rispetto agli altri cronisti per l'acutezza della narrazione, per l'indipendenza del suo punto di vista e per i ritratti spesso originali dei grandi personaggi dell'epoca. Orderico Vitale fu inoltre il primo autore a non limitarsi a narrare i soli fatti storici, riportando nel suo lavoro anche usanze, tradizioni, fenomeni di costume, voci popolari, miti e leggende.
Biografia
modificaOrigini
modificaLa famiglia di Orderico Vitale
| Costanzo d'Orléans | |||||||||||||||||||||||||
| Odelerio d'Orléans | donna inglese | ||||||||||||||||||||||||
| Orderico Vitale | Benedetto | Everardo | |||||||||||||||||||||||
La maggioranza delle informazioni sulla vita del cronista è nota grazie allo stesso Orderico Vitale, che nelle sue opere occasionalmente parla di sé e delle sue esperienze passate. Nacque il 16 febbraio 1075 nel villaggio di Atcham, vicino alla città di Shrewsbury, poco dopo l'avvenuta conquista normanna dell'Inghilterra.[1][2][3] L'evento storico era stato determinante per la sua nascita: il padre Odelerio era infatti un chierico normanno di Orléans (almeno è noto che il nonno Costanzo provenisse da lì)[4] che era giunto in Inghilterra al seguito del magnate Ruggero II di Montgomery, di cui era cappellano e confessore.[1][2][3][5][6][7]
All'epoca il celibato ecclesiastico era ancora piuttosto lasso e poco rispettato, e Odelerio fu quindi libero di contrarre matrimonio nel reame appena conquistato dai normanni.[4] Il chierico si sposò con una donna anglosassone, la cui identità non è nota,[8] ed ebbe tre figli.[4][7] Il primogenito dell'unione fu proprio Orderico, seguito poi da due fratelli minori di nome Benedetto ed Everardo, anche loro fattisi monaci.[2] Orderico credeva di possedere il proprio nome perché il monaco che l'aveva battezzato si era chiamato proprio così,[9] fungendo anche da suo padrino in una cerimonia solennemente celebrata ad Atcham l'11 aprile 1075.[3] Oltre al legame con Ruggero di Montgomery, Odelerio godeva anche della prebenda di una chiesa a Shrewsbury e di un piccolo feudo nel villaggio di Wrockwardine, garanzia per lui di buone entrate economiche.[3][4][5]
Infanzia e ingresso a Saint-Évroult
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Nel 1080, quando Orderico aveva cinque anni, i suoi genitori lo mandarono a formarsi da un monaco anglosassone di nome Siward,[3][9] che teneva scuola nell'abbazia di Shrewsbury,[7][8] dal 1082 ristrutturata e ampliata sotto la direzione di Odelerio e coi finanziamenti del barone Ruggero.[3][10] Orderico ricevette da Siward un'educazione di base nella lettura e nella scrittura, nonché nella storia degli anglosassoni, la cui identità e cultura adottò egli stesso.[9] Durante l'infanzia sviluppò le sue lingue madri, in primis l'inglese antico dialettale che si parlava a Shrewsbury e che citò a volte nelle sue opere, ben diverso dalla forma alta che sarebbe divenuta la moderna lingua inglese. In seguito apprese il latino, che conosceva molto bene e usava correntemente, sia grazie agli insegnamenti di Siward sia, probabilmente, per l'uso domestico che ne faceva col padre Odelerio, il quale era madrelingua francese e parlava poco l'anglosassone.[11] La sua ignoranza del francese testimonia che durante l'infanzia interagì poco coi conquistatori normanni, sebbene il padre fosse proprio uno di loro.[11]
Il padre Odelerio decise almeno fin dal 1082, durante un pellegrinaggio a Roma,[12] di consacrare il primogenito alla carriera ecclesiastica, e nel 1085 inviò quindi Orderico all'abbazia di Saint-Évroult, in Normandia,[5][7] dove inizialmente entrò come oblato, affinché fosse educato.[1][2][8][13] Come lascia intendere lo stesso Orderico, ciò avvenne solo per l'imposizione della volontà paterna, e per questo il cronista fa trasparire un certo astio contro il genitore, che non rivide mai più[14] (pur dedicandogli a volte degli elogi per il suo fervore religioso).[2][15] Orderico invece non rammentò mai la madre nei suoi scritti, della quale non si sa nemmeno il nome, segno che anche con lei il rapporto era tutt'altro che positivo.[15] La scelta cadde sull'abbazia di Saint-Évroult a causa dei complessi rapporti che la legavano a Ruggero II di Montgomery, padrone di Odelerio e della sua famiglia.[13] Il barone normanno aveva infatti avuto in precedenza una faida con l'abbazia,[7] specialmente a causa della sua prima moglie Mabel di Bellême, che per lungo tempo era stata impegnata a razziare tutte le terre vicine alle sue per contrasti con l'aristocrazia locale, depredando anche l'abbazia assieme al marito e occupandola per diversi periodi.[13] La nobildonna era poi stata assassinata il 2 dicembre 1079 a Bures dai numerosi nemici che si era fatta con la sua condotta sanguinaria;[13] nei suoi ultimi anni, pentito delle proprie azioni, Ruggero cercava allora di fare ammenda riempiendo l'abbazia di doni, tra cui anche nuovi monaci per rimetterla in sesto.[7] I genitori di Orderico pagarono trenta marchi per l'ammissione del figlio a Saint-Évroult,[7] e Orderico ricorda che il padre pianse al momento dell'addio.[10] Il padre Odelerio doveva essere animato da sincero e potente fervore religioso, poiché poco dopo rinunciò a molti dei suoi beni donandoli all'abbazia di Shrewsbury, dove entrò come monaco assieme all'altro figlio Benedetto.[3][7][10]
Complice la sua totale ignoranza del francese,[3] per qualche tempo e come egli stesso afferma, Orderico rimase isolato e alienato. Il suo libro, sebbene scritto molti anni dopo, svela che non perse mai la sua mentalità anglosassone e il suo attaccamento al paese natale, con ciò dimostrando che mal si adattò al contesto franco-normanno.[7] Egli era inoltre convinto di essere stato inviato sul continente, in una realtà molto diversa dalla natia Inghilterra, proprio per privarlo di possibili appoggi fuori del monastero, ed impedirgli così fughe e stili di vita alternativi.[16] Sebbene non ancora ordinato, ricevette la tonsura il 21 settembre 1085, appena arrivato all'abbazia, per volontà dell'allora abate Mainiero.[3] Quando Orderico raggiunse l'età di pronunciare i suoi voti di monaco benedettino, col consenso dei superiori decise di cambiare nome in Vitale, un soprannome attribuitogli dai confratelli[8] in onore di san Vitale, un cristiano della mitica legione tebana, per sostituire l'originario "Orderico",[1][3] considerato difficile da pronunciare in francese.[7] Privatamente il monaco non abbandonò mai il suo vecchio nome, affiancandolo a quello nuovo. Inoltre, nel titolo della sua grande cronaca egli si aggiunse al nome, con orgoglio, l'epiteto Angligena ("l'anglosassone" o "l'inglese").[5][7][17]
A capo dello scriptorium
modificaPrime nomine ed esordi
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Orderico divenne suddiacono il 15 marzo 1091 dietro nomina di Gilbert Maminot, vescovo di Lisieux.[3] Fu poi elevato a diacono il 26 marzo 1093 da Serlone, vescovo di Séez, e poi ancora sacerdote il 21 dicembre 1107 dall'arcivescovo di Rouen Guglielmo Bona Anima.[3][7] Dimostrò subito una grande affinità con i libri e la letteratura, e l'abate Ruggero di Sap lo assegnò quindi allo scriptorium dell'abbazia, dove trascorreva la maggior parte del suo tempo.[8][17] Entro il 1109 svolgeva già l'attività di amanuense e in tale periodo curò la trascrizione del Gesta Normannorum Ducum di Guglielmo di Jumièges, contribuendo ad abbellirlo e ad ampliarlo in alcuni punti.[2]
Della biblioteca originaria di Saint-Évroult sono sopravvissuti numerosi codici, una ventina dei quali presentano la stessa grafia del Gesta Normannorum Ducum copiato da Orderico Vitale, che ne sarebbe quindi sempre l'autore.[8] Tra questi testi, si ricordano l'Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda il Venerabile, la Vita sancti Willibrordi di Alcuino di York e una Vita di sant'Etelvoldo scritta da Vulstano di Worcester.[8]
L''Historia Ecclesiastica, i viaggi e la morte
modificaNotata la sua abilità come amanuense, l'abate Ruggero cominciò a riservargli lavori sempre più impegnativi, finché non lo mise a capo dello scriptorium[8] e gli chiese di redigere una storia dell'abbazia stessa.[1][7][8] L'Historia Ecclesiastica fu quindi cominciata all'incirca nel 1110 (certamente prima del 1115),[2][8] e inizialmente era limitata ai soli fatti storici riguardanti l'abbazia di Saint-Évroult.[17] Capendo tuttavia la potenziale portata dell'opera e incoraggiato dal nuovo abate Guerino des Essarts, verso il 1120 Orderico decise di espanderla e di renderla una storia universale,[7] concentrandosi maggiormente sulla Normandia e sull'Inghilterra, i paesi che maggiormente conosceva e ammirava.[1][2][5][17]
Orderico Vitale risiedette a Saint-Évroult per tutta la vita,[5] impegnato com'era nell'ambiziosa stesura dell'Historia.[7] Non era tuttavia un monaco di clausura, e negli anni effettuò numerosi viaggi, spesso per documentarsi.[2][8] Lui stesso nei suoi scritti afferma di aver visitato Croyland nel 1116 (dove fu ospite dell'abate Goffredo, un suo vecchio compagno a Saint-Évroult),[3] poi Worcester, Cambrai[5] e l'abbazia di Cluny, quest'ultima visitata in occasione della grande assemblea dei monaci francesi che vi si tenne il 20 marzo 1132.[3][7][8] In totale visitò l'Inghilterra almeno tre o quattro volte.[5] Il 3 giugno 1110 morì il padre Odelerio nella natia Shrewsbury, ma non pare che Orderico si sia recato al suo capezzale, né a visitare la sua tomba.[3] Forse era presente al concilio di Reims del 1119 in rappresentanza della sua abbazia, ma il fatto non è certo.[3] L'ultimo suo spostamento noto è del 9 agosto 1134, quando nella cittadina di Le Merlerault, non lontano dalla sua abbazia, fu sorpreso da una violenta tempesta.[3]
Orderico Vitale lavorò alla sua Historia in maniera assidua per il resto della vita. Mise mano all'opera per l'ultima volta nell'estate 1141, quando è certo che fosse ancora in vita.[2] Dopo quella data l'Historia Ecclesiastica fu modificata solo da persone diverse dall'autore e in maniera marginale, e gli storici ritengono che Orderico Vitale sia morto tra la fine del 1141 e l'inizio del 1142.[2] Sul rotulo mortuario di Saint-Évroult viene citata la morte di un monaco di nome Vitale il 3 febbraio 1142, e non è improbabile che si trattasse proprio del cronista, ma manca la certezza assoluta della sua identità.[3] È comunque con sicurezza possibile ipotizzare che spirò entro il 1143.[5]
Stile
modificaRedatti in lingua latina, nei suoi scritti Orderico Vitale si dimostra un autore sagace e raffinato, esprimendo un acuto spirito di osservazione e una comprensione non comune delle dinamiche sociopolitiche del tempo.[1][5][7][17] L'interesse di Orderico si concentrava sui fatti a lui contemporanei o di poco precedenti, a cui era dedicato un notevole livello di approfondimento, a discapito della storia antica, riportata invece in misura limitata e quasi verbatim da fonti classiche.[1]

Lo stile di scrittura di Orderico è stato giudicato in maniera mista dai critici. L'aspetto più peculiare dell'opera di Orderico è l'assenza di un ordine cronologico preciso, a cui si associa una frequente consecutio temporum maldestra della narrazione,[5] foriera di un certo senso di confusione.[5] Inoltre, il latino impiegato da Orderico Vitale non è particolarmente elegante e sfocia spesso nella pedanteria.[5][7] Grazie al suo ampio uso di digressioni, l'autore riesce comunque a raggiungere un alto grado di approfondimento, circostanza inconsueta per le fonti coeve.[7][17] Ha inoltre il vezzo di attribuire titoli risalenti alla civiltà romana, e quindi anacronistici, alle figure storiche del suo tempo, allo scopo di conferire loro prestigio e importanza.[17]
Del resto, come dichiarava Orderico stesso nel prologo della sua opera, il suo fine era quello di «dare la verità senza lusinghe, senza ricompensa da conquistatori o conquistati», arrogandosi quindi un punto di vista neutrale e libero da influenze esterne.[17] In realtà, cresciuto com'era in un contesto monastico, pativa un orientamento nettamente favorevole alla Chiesa cattolica e alla sua dottrina, come del resto trasparisce dalle sue analisi personali.[8] Dalla narrazione di Orderico trapela inoltre uno smaccato senso di giustizia e una valutazione complessiva dei pregi e difetti dei personaggi che descrive, come lui stesso dichiara di voler ricercare,[5] accanendosi comunque contro quelli che considerava più negativi, come ad esempio re Guglielmo II d'Inghilterra, uno dei suoi bersagli preferiti in quanto nemico della Chiesa.[17][18] In conseguenza di ciò, Orderico Vitale fu tra i primi severi critici e detrattori della cavalleria medievale,[19] linea poi ripresa e imitata da numerosi cronisti contemporanei e successivi come Radulfo di Caen e Guglielmo di Malmesbury.[20] Fu inoltre uno dei primi cronisti a non concentrarsi unicamente sulle storie dei grandi personaggi storici, mostrando interesse anche per le tradizioni, gli usi e i costumi dei vari popoli;[5][8] interessato anche alla mitologia e alle storie popolari, fu il primo autore medievale a documentare la leggenda della caccia selvaggia.[5]
Opere
modificaHistoria Ecclesiastica
modificaL'Historia Ecclesiastica è senza dubbio l'opera principale di Orderico Vitale, alla quale lavorò tra gli anni 1110 e il 1141-1142, periodo della sua probabile morte.[1] Si tratta di una storia universale, che tuttavia finisce per trattare principalmente gli avvenimenti storici di Normandia e Inghilterra fino alla prima metà del XII secolo.[1] È considerata come una delle più importati fonti del Basso Medioevo[1] e la principale fonte diretta del mondo franco-normanno tra la fine dell'XI e la prima metà del XII secolo.[21] Dato il suo lavoro vasto e approfondito, alcuni studiosi considerano Orderico Vitale una sorta di storico ante litteram, differenziandolo quindi dai normali cronisti coevi.[22]

Per la sezione antica della sua Historia, Orderico Vitale attinge a piene mani da cronisti precedenti come Eusebio di Cesarea, Gregorio di Tours, Beda il Venerabile e Paolo Diacono e da opere come il Liber pontificalis, assemblando insieme le loro cronache e non aggiungendo nulla di proprio alla narrazione.[1] Di particolare interesse è invece la sezione dell'opera che tratta l'XI secolo, dove Orderico esprime pienamente il proprio stile e la propria visione dell'Europa del tempo.[1] La ricchezza di informazioni dell'Historia è dovuta anche al peculiare ambiente dell'abbazia di Saint-Évroult, dove molti anziani cavalieri sceglievano di ritirarsi per trascorrere in pace gli ultimi anni di vita; inoltre Saint-Évroult era un punto d'incontro strategico per l'ordine benedettino, dove spesso si incontravano i suoi rappresentanti provenienti dai vari regni europei.[7] Orderico, potendo quindi attingere a racconti di prima mano provenienti da ogni angolo d'Europa, riusciva a tenersi aggiornato sui piccoli e grandi eventi storici dei suoi anni, e a inserirli nella sua cronaca senza dover lasciare molto l'abbazia.[7]
L'opera è composta di tredici libri[1][5] e, a differenza di molte altre cronache medievali, è giunta in epoca contemporanea relativamente completa, costituendo quindi un raro esempio di opera storica medievale integrale.[2] Sebbene lo scopo dell'opera possa apparire poco chiaro e la sua resa certamente confusionaria, l'intenzione dell'autore era quella di redigere una storia universale più completa possibile, non disdegnando l'utilizzo di alcun tipo di fonte e la menzione di qualsiasi tipo d'informazione, anche quelle in apparenza meno rilevanti.[8]
Libri I-II
modificaScritti tra il 1136 e il 1140, sono stati aggiunti da Orderico come corollario allo schema originale dell'opera, il cui vero principio sarebbe il libro III.[7][8] Contengono la storia dell'età antica a partire dalla vita di Gesù Cristo e dalla predicazione dei vangeli, che l'autore condensa riprendendola da numerose fonti precedenti.[7][17] Le ultime aggiunte a questi libri risalgono al 1143, quando Orderico era già morto, e devono quindi essere stati rifiniti da una mano diversa.[5]
Questi libri iniziali, una sorta di riassunto sintetico della storia del mondo allora conosciuto, sono modellati principalmente su autori come san Girolamo, Sigiberto di Gembloux e Mariano Scoto.[8] A livello stilistico sono inferiori rispetto al resto dell'opera, e dopo l'anno 855 si trasformano in una semplice lista dei papi e dei vari regnanti europei, figure che peraltro sono trattate assai più approfonditamente nei libri successivi.[7]
Libri III-VI
modificaNarrano la storia dell'abbazia di Saint-Évroult, e costituiscono il nucleo originale dell'opera.[5][7][17] I libri più vecchi sono il III e il IV, che entro il 1125 erano già completi.[17] Il V fu terminato poco più tardi, nel 1127, e il VI fu terminato entro il 1130.[8][17]
Il IV e V libro trattano principalmente la conquista normanna dell'Inghilterra e le gesta di Guglielmo il Conquistatore tra il 1067 e il 1071;[5] su questi eventi, l'Historia è molto più dettagliata rispetto a molte altre cronache coeve.[2][7] Questa sezione dell'opera è tratta principalmente da due fonti, le Gesta Normannorum Ducum di Guglielmo di Jumièges e le Gesta Guillemi di Guglielmo di Poitiers[7][17] (di quest'ultima la Historia riesce a coprire le lacune lasciate dalla perdita parziale dell'opera, il cui contenuto è quindi noto grazie all'uso indiretto che ne fa Orderico Vitale).[2] Utilizzò inoltre, in maniera minore, le opere di Guido di Amiens ed Eadmero di Canterbury, che reperì durante i suoi viaggi in Inghilterra.[17] Solo a partire dai fatti del 1071 si può considerare Orderico Vitale un autore indipendente, non esistendo fonti note su cui si potesse basare.[7]
Il libro VI, che più si avvicina a quella che era la concezione originale dell'opera, narra la storia dell'abbazia di Saint-Évroult.[5] Dato l'argomento, probabilmente fu il primo ad essere cominciato durante gli anni 1110, venendo tuttavia interrotto quando Orderico ristrutturò l'opera e ripreso solo dopo la stesura dei libri precedenti.[8]
Libri VII-XIII
modificaLa parte più rilevante dell''Historia Ecclesiastica è costituita dai sette libri finali (VII-XIII), che coprono soprattutto il periodo 1082-1141, ovvero la vita dell'autore stesso e il periodo a cui Orderico era sicuramente più interessato[2] (presentano comunque alcune digressioni su periodi precedenti, spingendosi all'indietro fino all'VIII secolo).[5] La narrazione, benché tratti in generale di tutta l'Europa e il Vicino Oriente, si concentra soprattutto sulla storia medievale della Francia, della Normandia e dell'Inghilterra, ovvero il contesto con cui Orderico era più familiare e su cui era meglio informato.[2] I libri dal VII al XII furono scritti molto velocemente, e completati entro il 1133.[8][17] Orderico interruppe poi la sezione per scrivere i libri I e II, per completare infine il libro XIII nel 1141, poco prima della sua morte.[8][17]
I libri VII e VIII narrano l'espansione normanna in Europa, segnatamente la conquista dell'Italia meridionale,[5][7] per la quale Orderico si basa principalmente sull'opera di Goffredo Malaterra.[17] Il libro IX è dedicato interamente alla narrazione della prima crociata:[5][22] per citare i fatti mediorientali, ricorre soprattutto ai testi di Fulcherio di Chartres e Balderico di Bourgueil,[7] il secondo dei quali era suo amico e fu ben contento di fornirgli la propria cronaca.[17][23] I "protagonisti" delle principali vicende della cronaca diventano i tre figli maschi di Guglielmo il Conquistatore, ovvero il duca Roberto II di Normandia e i re Guglielmo II ed Enrico I d'Inghilterra.[7]
L'approfondita narrazione di Orderico Vitale si estende fino alla fine del regno di Enrico I, morto nel 1135. Dopo quella data e lo scoppio dell'anarchia inglese, la cronaca diventa una raccolta di annali, e l'ultimo fatto riportatovi è la cattura di re Stefano nella battaglia di Lincoln del 2 febbraio 1141.[7] L'ultima aggiunta al libro XIII risale al 1141 o al massimo alle prime settimane del 1142, e Orderico vi si lamenta di essere vecchio e infermo: sarebbe morto poco tempo dopo.[7]
Gesta Normannorum Ducum
modificaUn'altra opera a cui Orderico contribuì è il Gesta Normannorum Ducum, cronaca redatta nell'XI secolo dal monaco normanno Guglielmo di Jumièges.[1][2][7] Il manoscritto, conservato nello scriptorium di Saint-Évroult, fu ricopiato dallo stesso Orderico, che lo ritoccò profondamente ampliandone anche alcuni passaggi, soprattutto il libro VII, aggiungendo fatti storici successivi alla vita del suo redattore originario.[1] Scopo principale di Orderico era quello di esaltare le origini delle nobili famiglie normanne che patrocinavano l'abbazia, manipolando in maniera evidente la narrazione originale di Guglielmo di Jumièges.[2]
Poesie
modificaOltre alle cronache, pare che Orderico Vitale fosse anche versato nella poesia.[21] Nella sua Historia occasionalmente inserisce degli epitaffi poetici da lui scritti per figure considerate rilevanti, e nelle pergamene dell'abbazia di Saint-Évroult sono vergati alcuni versi che parrebbero scritti con la stessa calligrafia del manoscritto originale dell'Historia Ecclesiastica, e che quindi sarebbero opera sempre di Orderico.[17][21]
Storia editoriale
modificaL'opera di Orderico Vitale, benché in maniera frammentaria, divenne abbastanza nota alla letteratura europea, anche se il manoscritto originale per molto tempo non abbandonò mai Saint-Évroult. Fu proprio tramite l'opera di Orderico che taluni episodi della storia europea, estrapolati dall'Historia e avulsi dal loro contesto narrativo, divennero noti al grande pubblico: si ricordano, tra i tanti, i grotteschi funerali di Guglielmo il Conquistatore (1087), la leggenda della caccia selvaggia (che Orderico presentava come un fatto prodigioso accaduto vicino a Lisieux nel 1091) e il drammatico naufragio della Nave Bianca (1120).[8]
La prima pubblicazione a stampa dell'Historia Ecclesiastica fu prodotta nel 1619 a Parigi, incusa nella grande raccolta Historiæ Normannorum Scriptores curata dal letterato André Duchesne.[17] La prima edizione singola di cui godette Orderico Vitale risale invece al XIX secolo, quando l'Historia fu edita in cinque volumi tra il 1838 e il 1855 a cura dello storico Auguste Le Prévost, con approfondimenti di Léopold Victor Delisle.[17][21] Sempre nel 1855 uscì una traduzione in inglese a cura di T. Forester,[21] mentre una traduzione in francese esisteva già dal 1825 a cura di Louis Du Bois.[17] Una nuova versione in inglese fu poi edita tra il 1969 e il 1980 in sei volumi a cura della storica britannica Marjorie Chibnall.[24]
Note
modificaAnnotazioni
modifica- ↑ Data putativa: in quel giorno fu registrata nell'abbazia la morte di un monaco di nome Vitale, probabilmente il cronista, ma non esistono conferme definitive. Cfr. Kingsford 1895, p. 241.
Riferimenti
modifica- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 EI 1935.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 (EN) Orderic Vitalis, su britannica.com.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 Kingsford 1895, p. 241.
- 1 2 3 4 Chibnall 1984, p. 8.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 Urquhart 1913, p. 278.
- ↑ Chibnall 1984, p. 7.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 Davis 1911, p. 188.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 Orderico Vitale (1114/1141 circa), su mondes-normands.caen.fr.
- 1 2 3 Chibnall 1984, p. 10.
- 1 2 3 Chibnall 1984, p. 16.
- 1 2 Chibnall 1984, p. 11.
- ↑ Chibnall 1984, p. 15.
- 1 2 3 4 Chibnall 1984, p. 14.
- ↑ Barbero 1987, pp. 234-235.
- 1 2 Chibnall 1984, p. 9.
- ↑ Barbero 1987, p. 234.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 Kingsford 1895, p. 242.
- ↑ Barbero 1987, p. 319.
- ↑ Barbero 1987, pp. 75 e 164.
- ↑ Barbero 1987, p. 76.
- 1 2 3 4 5 Urquhart 1913, p. 279.
- 1 2 Kostick 2008.
- ↑ Kostick 2008, p. 52.
- ↑ (EN) Orderico Vitale, The Ecclesiastical History of Orderic Vitalis, traduzione di Marjorie Chibnall, Oxford, Clarendon Press, 1969-1980.
Bibliografia
modifica- Orderico Vitale, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935.
- Alessandro Barbero, L'aristocrazia nella società francese del Medioevo, Bari, Laterza, 2021 [1987], ISBN 978-88-581-4527-2.
- (EN) Marjorie Chibnall, The World of Orderic Vitalis, Woodbridge, Boydell Press, 1984, ISBN 0-85115-621-5.
(EN) Henry William Carless Davis, Orderic Vitalis, in 1911 Encyclopædia Britannica, vol. 20, 1911, p. 188.
(EN) Charles Lethbridge Kingsford, Ordericus Vitalis, in Dictionary of National Biography, 1885-1900, vol. 42, Londra, Smith, Elder & Co., 1895, pp. 241-242.- (EN) Conor Kostick, 2: The Early Historians, in The Social Structure of the First Crusade, Brill, 2008, ISBN 978-90-474-4502-9.
(EN) Francis Fortescue Urquhart, Ordericus Vitalis, in Catholic Encyclopedia (1913), vol. 11, New York, The Encyclopedia Press, Inc., 1913, pp. 278-279.
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Orderico Vitale
Collegamenti esterni
modifica- (EN) Orderic Vitalis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (DE) Orderico Vitale, su ALCUIN, Università di Ratisbona.
- Opere di Orderico Vitale, su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Orderico Vitale / Orderico Vitale (altra versione), su Open Library, Internet Archive.
- (FR) Bibliografia su Orderico Vitale, su Les Archives de littérature du Moyen Âge.
- (EN) Orderico Vitale, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
- Orderico Vitale, su mondes-normands.caen.fr. URL consultato il 17 maggio 2008 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2006).
- (FR) Histoire de Normandie, da Gallica. Per orientarsi in questa imponente opera, di quasi 2000 pagine, vedere: Table des matières (PDF)
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 51662110 · ISNI (EN) 0000 0001 0900 1374 · SBN SBLV127301 · BAV 495/40933 · CERL cnp01336989 · ULAN (EN) 500053600 · LCCN (EN) n82130698 · GND (DE) 118736523 · BNE (ES) XX1616328 (data) · BNF (FR) cb12297338v (data) · J9U (EN, HE) 987007266262705171 |
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