Nesazio
Nesazio (in latino Nesactium, in croato Nezakcij, Vizače in dialetto ciacavo locale) era un antico centro fortificato dell'Istria di fondazione preromana, che continuò a esistere in epoca romana e alto medievale. È oggi un sito archeologico tra i principali della penisola istriana.
| Nesazio Nesactium | |
|---|---|
| Civiltà | Antica Roma |
| Utilizzo | fortezza |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Insediamento | Lisignano |
| Altitudine | 115 m s.l.m. |
| Scavi | |
| Date scavi | inizio del XX secolo |
| Organizzazione | Alberto Puschi |
| Mappa di localizzazione | |
Geografia
modificaIl sito si trova nel comune di Lisignano, presso le località di Altura (in croato Valtura) e di Monticchio (in croato Muntić), nell'Istria meridionale.
È posto a un'altitudine di circa 115 metri s.l.m., a un paio di chilometri in linea d'aria dal mare Adriatico, in posizione dominante sulla protetta insenatura naturale di Porto Badò (Budava), antico scalo marittimo della località.
Storia
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Le prime ricerche e i primi studi e rilievi del sito iniziarono nella seconda metà del XIX secolo con Pietro Kandler, Carlo De Franceschi e Carlo Marchesetti; proseguirono con i primi scavi archeologici di Alberto Puschi nel 1900-1913 e di Piero Sticotti per conto della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria. Lo studio del sito e gli scavi, che sono ancora in corso, hanno rivelato un oppidum romano e tracce di un grosso castelliere preromano, con annessa necropoli, appartenente alla popolazione degli Histri; stando ai ritrovamenti, il sito fu precedentemente abitato da tribù proto-illiriche e venetiche. Presumibilmente le loro principali attività economiche erano il commercio e la pirateria in tutto il Mediterraneo. Il ritrovamento di alcune ceramiche greche (attiche), tra le più antiche in Istria, documenta inoltre una presenza greca in loco, o perlomeno vivaci rapporti e scambi con quella civiltà.
Nesazio, oltre a essere molto probabilmente il maggiore centro degli Istri, da cui la penisola stessa prese il nome, ovvero la loro capitale regale e religiosa, salì all'onore delle cronache al momento della conquista romana nel 177 a.C.: il castelliere fu una delle ultime sacche di resistenza nella penisola (assieme ai due centri fortificati di Mutila e Faveria, pure essi nella bassa Istria) e sopportò un lungo assedio e la deviazione delle acque del torrente che lo riforniva, prima di essere espugnato e saccheggiato. Prima dell'entrata delle truppe romane buona parte della residua popolazione, tra cui il re histro Epulo (o Epulone) e l'intera sua corte, preferì il suicidio piuttosto che arrendersi e cadere in schiavitù; i sopravvissuti furono quasi tutti deportati e ridotti in schiavitù. La vicenda è narrata nel De Bello Histrico di Ostio (andato perduto) e riportata da Ennio nel XVI libro dei suoi Annales e da Livio nel Ab Urbe condita.
Pare che ancora successivamente, per sedare una rivolta delle popolazioni istriane non ancora dome, reparti romani guidati dal console Claudio Pulcro occuparono la cittadella e la distrussero nel 129 a.C., riservando la stessa sorte di 50 anni prima ai residui ribelli. La cittadella così sottomessa divenne quindi un munito castrum romano e in seguito, tornata a fiorire, fu elevata a municipium autonomo. Ma durante il lungo periodo romano la sua importanza venne offuscata da quella della poco distante città di Pola, che i romani eressero a principale centro della penisola istriana.
Il centro fortificato era posto lungo la Via Flavia, importante strada romana che provenendo da Pola proseguiva oltre l'Arsa lungo la riviera liburnica.
È appurato che Nesazio continuò a fiorire nel periodo paleocristiano e bizantino, come testimoniano le rovine di ben due basiliche paleocristiane, riuscendo a resistere e a opporsi alle prime invasioni barbariche in Istria nel V secolo; fu invece duramente colpita dalle successive incursioni avaro-slave dei secoli VII-VIII, che la saccheggiarono e la rasero al suolo. Nei secoli successivi, non riuscendo più a risorgere, venne completamente abbandonata e cessò per sempre di esistere come centro abitato.
Dopo lunghi secoli di totale abbandono e spoliazione, a partire dalla fine del XIX secolo, e in particolare nel corso del XX secolo, Nesactium è stata riscoperta, studiata ed esplorata, divenendo presto un noto sito archeologico, tra i più rilevanti dell'Istria.
Bibliografia
modifica- Alberto Puschi, La necropoli preromana di Nesazio, in Atti e Memorie della Società istriana di Archeologia e Storia Patria, Volume 22, Parenzo 1905
- B. Forlati Tamaro, Voce Nesazio dell'Enciclopedia dell'Arte Antica - Treccani, 1963
- Dario Alberi, Istria - Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trieste 1997 ISBN 88-8190-158-7
- Fabio Amodeo, TuttoIstria, Lint Editoriale Trieste
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