Martino I di Sicilia
Martino I di Sicilia, detto Martino il Giovane o Martino d'Aragona (in siciliano Martinu, in catalano Martí; Barcellona, 1374 circa – Cagliari, 25 luglio 1409), è stato re consorte di Sicilia (o di Trinacria) dal 1392 al 1401 e re di Sicilia dal 1401 al 1409.
| Martino I di Sicilia | |
|---|---|
| Re di Sicilia | |
| In carica | 25 marzo 1401 – 25 luglio 1409 |
| Predecessore | Maria di Sicilia |
| Successore | Martino II il Vecchio |
| Re consorte di Sicilia | |
| In carica | 1392 – 25 marzo 1401 |
| Predecessore | Antonia del Balzo |
| Successore | Bianca di Navarra |
| Nome completo | Martí Martinez |
| Altri titoli | conte di Luna e di Xerica, signore di Segorbe, duca di Atene e Neopatria |
| Nascita | Barcellona, 1374 circa |
| Morte | Cagliari, 25 luglio 1409 |
| Luogo di sepoltura | Duomo di Cagliari |
| Dinastia | Casa d'Aragona |
| Padre | Martino II il Vecchio |
| Madre | Maria de Luna |
| Consorte | Maria di Sicilia Bianca di Navarra |
| Figli | Pietro, di primo letto Martino, di secondo letto; Violante e Federico di Luna, (naturali) |
| Religione | Cattolicesimo |
Origini familiari
modificaMartino, come riporta lo storico Jaime de Salazar y Acha, nel suo Las dinastías reales de España en la Edad Media era il figlio primogenito del re di Aragona, di Valencia, di Maiorca, di Sardegna e di Corsica e Conte di Barcellona e delle altre contee catalane Martino I e di Maria de Luna[1], che era figlia del conte de Luna e signore di Segorbe (odierna Provincia di Castellón), don Lope de Luna, e di Brianda d'Agaout[1][2][3][4].
Martino I d'Aragona, come riportano gli Anales de la Corona de Aragon, Volume 2, in cui viene citato col fratello, Giovanni era il figlio secondogenito del re di Aragona, di Valencia, di Maiorca, di Sardegna e di Corsica e Conte di Barcellona e delle altre contee catalane Pietro IV il Cerimonioso e della sua terza moglie, Eleonora di Sicilia[5], che era la figlia terzogenita (la femmina primogenita) del re di Trinacria, Pietro II, quarto re della dinastia aragonese-sicula, e di Elisabetta di Carinzia[6].

Biografia
modificaMartino, come riporta la Gran Enciclopèdia Catalana, dai genitori ereditò la contea di Jérica e la contea di Luna[7].
Nel 1377 era morto il re di Sicilia o Trinacria, Federico il Semplice e come riporta il Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia, gli era succeduta l'unica figlia, Maria, ancora minorenne, e Artale I Alagona, uno dei grandi feudatari siciliani era stato nominato tutore[8].
L'Alagona ebbe contatti con i Visconti e cercò di combinare il matrimonio di Maria col Conte di Virtù, Gian Galeazzo Visconti, che era vedovo di Isabella di Valois[8], mentre il re d'Aragona, Pietro IV, che non voleva perdere il controllo del regno di Sicilia, spingeva a sposare Maria il figlio primogenito, Giovanni il cacciatore, rimasto, nel 1378, vedovo di Marta di Armagnac; ma Giovanni rifiutò[9].
Maria, in attesa di concludere le trattative coi Visconti viveva a Catania, nei domini di Artale, ma alcuni baroni preferivano l'alleanza aragonese e uno di questi, il conte di Agosta, Guglielmo Raimondo III Moncada, nel 1379, rapì Maria, portandola nel suo feudo di Agosta, poi a Licata, quindi in Sardegna ed infine a Barcellona[8].
Re di Sicilia
modificaTra il 1389 e il 1390 (24 giugno 1389[1] o 1390[10]), Martino sposò Maria di Sicilia, regina titolare del regno di Sicilia in quanto figlia di Federico il Semplice. L'unione, frutto del rapimento di Maria da parte di Guglielmo Raimondo III Moncada e con la segreta approvazione di Pietro IV (affinché Maria non fosse unita in matrimonio col duca di Milano, Giangaleazzo Visconti, con cui erano stati avviati degli accordi), era fortemente osteggiata dal nipote di Artale I, Artale II Alagona, da Manfredi Chiaramonte e da diversi baroni siciliani che, con l'appoggio di papa Bonifacio IX, riuscirono a far dichiarare nullo il suo matrimonio, in quanto Martino e Maria erano cugini (Maria era cugina prima del padre di Martino, Martino il Vecchio). L'unico disposto a concedere la necessaria dispensa per il matrimonio fu l'Antipapa Clemente VII, che celebrò il matrimonio[8].

Nel 1392 Martino, assieme al padre, Martino il Vecchio e alla moglie[8], come riporta la Gran Enciclopèdia Catalana salpato da Tortosa con circa cento navi e duemila combattenti sbarcò in Sicilia per prendere possesso dell'isola e fu incoronato insieme a Maria nella cattedrale di Palermo[7]. Molti dei signori che gli si erano opposti prestando il giuramento di Castronovo fecero atto di sottomissione, e i Chiaramonte si ritrovarono insieme ai soli Alagona a fronteggiare l'esercito catalano di Bernardo Cabrera. Andrea Chiaramonte, sconfitto e tradito, fu catturato e condannato alla pena capitale. Fu giustiziato per decapitazione il 1º giugno 1392 a Palermo davanti al palazzo Chiaramonte-Steri. Con lui la famiglia Chiaramonte si estinse: i beni furono confiscati e divisi tra Guglielmo Raimondo Moncada e il Cabrera.
Dopo le prime sollevazioni, il re di Aragona, Giovanni I, inviò suo fratello, il padre di Martino, Martino il Vecchio, in aiuto del nipote. L'arrivo in Sicilia di Martino il Vecchio portò alla conquista di Trapani e Palermo, ma non alla definitiva sconfitta degli oppositori locali che avrebbero resistito sino al 1398, anno in cui ritornò la pace, e i sovrani Maria e Martino il Giovane poterono governare nuovamente sull'intera isola[11].
Gli Alagona risposero all'intervento di Martino con la sollevazione dei centri sotto la loro signoria, fra cui Piazza Armerina, Lentini, Paternò, Catania e il territorio di Aci. Si narra che Martino assediò per più tempo Artale nel Castello di Aci, cercando anche di dissuaderlo con allettanti promesse, ma senza riuscire ad averne ragione. Martino allora propose ad Artale la signoria su Malta, in cambio della sua fedeltà. Artale, che era molto accorto, avrebbe accettato, senza però consegnare il castello di Aci. Così Martino, che iniziava a vedere il proprio prestigio offuscato dal nobile siciliano, approfittò dell'assenza di Artale, che si era recato a Malta, per espugnare la fortezza acese e dichiararla bene demaniale (1396). Si narra che il re di Sicilia riuscì nell'impresa guastando il sistema di approvvigionamento idrico del castello (una serie di cisterne). Artale, che tentò invano di raggiungere con la propria flotta il castello, subirà l'arresto della moglie e del figlio, la confisca totale dei beni, l'annullamento di buona parte dei privilegi di cui aveva usufruito, e l'esilio a Malta. Anche gli Uberti si opposero, e il rampollo Giovanni, assediato da Martino nel 1396 all'interno del castello di Assoro, perì.
Nel 1396, Martino il Vecchio succedertte al fratello maggiore Giovanni I (morto senza figli maschi viventi) sul trono di Aragona.[2] Al momento della successione Martino si trovava in Sicilia[2] a causa della rivolta ancora in corso, e sua moglie, Maria di Luna, aveva reclamato il trono in suo nome, e aveva agito quale sua rappresentante[2], in attesa del suo ritorno. Martino il Vecchio poté fare ritorno in Aragona solo nel 1397, quando la Sicilia si stava pacificando[11].
Martino il Giovane regnò sulla Sicilia assieme a Maria fino alla morte di lei, nel 1401[8] Martino fu riconosciuto re di Sicilia, senza incontrare particolari resistenze e a quell'epoca ripudiò il trattato di Avignone e governò la Sicilia da solo.
Matrimonio con Bianca di Navarra
modificaNel 1401 si era fidanzato con la sorella di Bianca, Giovanna[2], figlia primogenita del re di Navarra, Carlo III, e di Eleonora di Trastamara, figlia di Enrico II di Castiglia[12]; non si arrivò al matrimonio, ma Martino poi sposò in seconde nozze il 21 maggio 1402 a Catania, per procura[2], la sorella minore di Giovanna, Bianca, che, dopo la morte di Giovanna, divenne l'erede della famiglia Évreux e dopo fu regina di Navarra. Il matrimonio fu poi celebrato di persona il 26 novembre di quello stesso anno[12].
Sua madre, Maria, morì di pleurite, nel 1406, il 29 dicembre, a Vila-real (Castellón)[13], per cui Martino ereditò i titoli di conte di Luna, signore di Segorbe e Ejérica.

Morte del re in Sardegna
modificaDopo un conflitto lungo e sanguinoso gli arborensi erano riusciti a unire sotto la propria bandiera tutta l'isola, lasciando in mano al Regno di Sardegna solamente le città portuali di Cagliari e di Alghero, allo stremo della loro resistenza[14].
Martino il Giovane arrivò in Sardegna nell'ottobre del 1408, con l'incarico da parte del padre Martino il Vecchio di riconquistare alla corona d'Aragona l'isola che, dopo la morte, senza eredi, del giudice di Arborea Mariano V, si trovava in seria crisi di successione; nel mese di dicembre era stato chiamato in Sardegna il visconte di Narbona, Guglielmo III, che fu eletto giudice dalla Corona de Logu il 13 gennaio 1409, a Oristano.
Guglielmo marciò verso il cagliaritano, e gli eserciti si scontrarono a Sanluri il 30 giugno 1409, dove Martino vinse la battaglia[7], e il 4 luglio 1409, si arrese agli aragonesi anche Villa di Chiesa (l'odierna Iglesias)[14] e gli alleati del giudice, i genovesi, dovettero lasciare l'isola. Martino il Giovane però contrasse la malaria[7], e venticinque giorni dopo la battaglia (il 25 luglio morì[1]), morì di malaria a Cagliari, dove fu inumato nella cattedrale di Cagliari in un magnifico mausoleo[15].
Aveva lasciato un testamento in cui ricordava i due figli illegittimi con le rispettive madri e la moglie, Bianca (filium nostrum don Fredericum natum ex…Tarsie muliere…Blanca consors nostra…filiam nostrum naturalem…Violanti… Agatuciam matrem dicte Violantis)[16].
Nessuno dei figli nati dai due matrimoni era sopravvissuto all'infanzia, l'unico discendente maschio di Martino fu quindi un figlio illegittimo, Federico di Luna, che il nonno, Martino il Vecchio, cercò di far legittimare per nominarlo suo erede della Corona d'Aragona, senza riuscire a portare a termine l'operazione, e il successivo arbitrato, che è passato alla storia come Compromesso di Caspe, lo escluse dalla successione[17].
Dopo la sua morte avvenuta a Cagliari, suo padre Martino il Vecchio divenne re di Sicilia col nome di Martino II[7]. Questa successione, per mancanza di prole dell'anziano sovrano, causò la fine dell'indipendenza del regno di Sicilia dove si insedierà un viceré dipendente dalla Corona d'Aragona, nel caso attuale fu la regina vedova, Bianca di Navarra, come viene confermato dalla lettera n° 242 de La muerte en la Casa Real de Aragón scritta da Martino l'umano al re di Navarra, Carlo III, in cui comunicò la morte del proprio figlio, Martino, e la nomina a reggente della corona di Sicilia della vedova, Bianca, figlia di Carlo[18].
Discendenza
modificaAscendenza
modifica| Genitori | Nonni | Bisnonni | Trisnonni | ||||||||||
| Alfons IV, re d'Aragona | Jaume II, re d'Aragona | ||||||||||||
| Bianca di Napoli | |||||||||||||
| Pere IV, re d'Aragona | |||||||||||||
| Teresa, baronessa d'Entenza | Gombau, barone d'Entenza | ||||||||||||
| Constança, baronessa d'Antillón | |||||||||||||
| Martí I, re d'Aragona | |||||||||||||
| Pietro II di Sicilia | Frederic III, re di Sicilia | ||||||||||||
| Eleonora d'Angiò | |||||||||||||
| Eleonora di Sicilia | |||||||||||||
| Elisabeth von Kärnten | Otto III, duca di Carinzia | ||||||||||||
| Euphemia von Schlesien-Liegnitz | |||||||||||||
| Martí I, re di Sicilia | |||||||||||||
| Artal III, signore di Luna | Lope Ferrench III, signore di Luna | ||||||||||||
| Eva Ximénez de Urrea | |||||||||||||
| Lope, I conte di Luna | |||||||||||||
| Martina Sanz d'Horta | Pedro Artal de Huerta | ||||||||||||
| Sibila de Antillon | |||||||||||||
| Maria Lopes de Luna | |||||||||||||
| Foulques d'Agoult | Raimundo III de Sault | ||||||||||||
| Consuelo de Fos | |||||||||||||
| Brianda d'Agoult | |||||||||||||
| Alicia de Baux | Raimundo de Avellino | ||||||||||||
| Estefanía de Baux | |||||||||||||
Note
modifica- 1 2 3 4 (ES) Las Dinastías Reales de España en la Edad Media, pag. 173, su boe.es.
- 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Reali di Aragona, su fmg.ac.
- 1 2 (EN) Casa di Barcellona- genealogy, su genealogy.euweb.cz.
- ↑ (DE) Martino I di Aragona genealogie mittelalter, su mittelalter-genealogie.de (archiviato dall'url originale il 29 settembre 2007).
- ↑ (ES) Anales de la Corona de Aragon, su books.google.it, vol. 2, p. 151 (I).
- ↑ (ES) Anales de la Corona de Aragon, Volume 2, pag. 237 (I), su books.google.it.
- 1 2 3 4 5 (CA) Gran Enciclopèdia Catalana - Martí I de Sicília, su enciclopedia.cat.
- 1 2 3 4 5 6 (ES) Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia - Martín II, su historia-hispanica.rah.es.
- ↑ (ES) #ES Los condes de Barcelona vindicados, Tomo II, pag. 288
- ↑ (DE) Maria di Sicilia genealogie mittelalter, su mittelalter-genealogie.de (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2004).
- 1 2 (CA) Gran Enciclopèdia Catalana - Martí I de Catalunya-Aragó, su enciclopedia.cat.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 (ES) Las Dinastías Reales de España en la Edad Media, pag. 174, su boe.es.
- ↑ (ES) Anales de la Corona de Aragon, Volume 2, pag. 446 (I), su books.google.it.
- 1 2 (ES) Anales de la Corona de Aragon, Volume 2, pagg. 449 -452, su books.google.it.
- ↑ (ES) Anales de la Corona de Aragon, Volume 2, pag. 453, su books.google.it.
- 1 2 3 (ES) (LA) [Colecçión de documentos inéditos del archivo general de la corona de Aragón, Volume 1, pagg. 120 - 127]
- 1 2 Rafael Altamira, Spagna, 1412-1516 in Storia del mondo medievale, Milano, Garzanti, 1980, vol. VII, pagg. 548 e 549
- ↑ (ES) La muerte en la Casa Real de Aragón, pagg. 238 e 239 (PDF), su ifc.dpz.es.
Bibliografia
modificaFonti primarie
modifica- (ES) Anales de la Corona de Aragon, su books.google.it, vol. 2. URL consultato il 30 gennaio 2026.
- (ES) Memorias de la Real Academia de buenas letras de Barcelona.
- (LA) (ES) La muerte en la Casa Real de Aragón.
- (ES) (LA) [Colecçión de documentos inéditos del archivo general de la corona de Aragón, Volume 1]
Letteratura storiografica
modifica- G. Beccaria, Spigolature sulla vita privata di re Martino in Sicilia, Palermo 1894.
- M.R. Lo Forte Scirpo, C'era una volta una regina...Maria d'Aragona e Bianca di Navarra, Napoli 2003.
- Guillaume Mollat, I papi di Avignone il grande scisma, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 531–568.
- R. Altamira, Spagna, 1412-1516, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 546–575.
- (ES) Los condes de Barcelona vindicados, tomo II, su babel.hathitrust.org.
- (ES) Las Dinastías Reales de España en la Edad Media, su boe.es.
- Carmelina Urso, Lo strano caso di Agatuccia Pesci e Tarsia Rizzari: Due "nemiche" alla corte di Martino i di Sicilia (1374–1409), in Annali della facoltà di Scienze della formazione Università degli studi di Catania, vol. 2016, n. 15, pp. 19-36. URL consultato il 30 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2017).
- Approfondimenti
- La politica ecclesiastica di Martino I in Sicilia, vol. 1, Palermo, Scuola Tip. Boccone del Povero, 1921.
Voci correlate
modificaAltri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Martino I di Sicilia
Collegamenti esterni
modifica- Martino il Giovane re di Sicilia, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Martino (re di Sicilia), su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Martin I, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (CA) Martino I di Sicilia, su Gran Enciclopèdia Catalana, Grup Enciclopèdia Catalana.
- Salvatore Tramontana, MARTINO I d’Aragona, re di Sicilia, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 71, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008.
- (ES) Martino I di Sicilia, in Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia.
- (EN) Foundation for Medieval Genealogy : KINGS of ARAGON 1137-1410 - Infante don MARTÍN de Aragón, su fmg.ac.
- (EN) Genealogy: Barcelona 2 - King MARTIN II "el Joven" of Sicily, su genealogy.euweb.cz.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 266171438 · ISNI (EN) 0000 0003 8258 1808 · BAV 495/42274 · CERL cnp02348442 · LCCN (EN) nr94034835 · GND (DE) 1236544919 · BNF (FR) cb124973711 (data) |
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