Francesco Salata

politico e storico italiano

Francesco Salata (Ossero, 17 settembre 1876Roma, 10 marzo 1944) è stato un politico, storico e irredentista italiano, di origine giuliana, nato nell'isola di Cherso quando questa faceva ancora parte dell'Impero austro-ungarico. Fu un irredentista italiano di spicco, che si batté assiduamente per l'annessione delle terre irredente italiane, partecipando sia alla Conferenza di pace di Parigi che al Trattato di Rapallo, nelle cui trattative ebbe un ruolo fondamentale.[1][2]

Francesco Salata

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato4 dicembre 1920 
5 agosto 1943
LegislaturaXXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX
Gruppo
parlamentare
Liberale democratico, poi Unione democratica
Incarichi parlamentari
  • Membro della Commissione per il giudizio dell'Alta Corte di giustizia (27 dicembre 1929 - 19 gennaio 1934, 1º maggio 1934 - 2 marzo 1939)
  • Segretario della Commissione per la Biblioteca (3 maggio 1929 - 19 gennaio 1934, 4 dicembre 1934 - 2 marzo 1939)
  • Membro della Commissione per l'esame dei disegni di legge per la conversione dei decreti-legge (8 marzo 1930 - 19 gennaio 1934, 1º maggio 1934 - 2 marzo 1939)
  • Membro della Commissione degli affari esteri, degli scambi commerciali e della legislazione doganale (17 aprile 1939 - 20 maggio 1943)
  • Membro della Commissione di finanze (30 aprile 1942 - 31 maggio 1943)
  • Presidente della Commissione degli affari esteri, degli scambi commerciali e della legislazione doganale (20 maggio - 5 agosto 1943)
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studiomaturità classica
UniversitàLiceo di Capodistria
Professionegiornalista, magistrato

Considerato un estremista nell'Impero austro-ungarico, ma un moderato nel primo dopoguerra italiano, Salata si scontrò con esponenti del nazionalismo italiano più radicali, che si opponevano a qualsiasi concessione alle minoranze slave e tedesche delle Nuove provincie. Fu inizialmente attaccato dai fascisti, all'inizio degli anni venti, per la sua gestione legalitaria e relativamente tollerante delle terre annesse dall'Italia. Salata, che rifutò sempre il nazismo, finì per accettare gradualmente il fascismo italiano, arrivando a divenirne uno degli esponenti più importanti alla fine degli anni venti.[3][4] Celso Costantini lo definì «un fascista, ma anche un gentiluomo».[5]

Fu autore di diversi saggi, alcuni dei quali furono successi commerciali all'epoca, e vengono tutt'oggi utilizzati dagli storici moderni, quali Il patto Mussolini.

Biografia e attività politica

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Nato a Ossero nell'isola di Cherso nel 1876, studiò prima a Capodistria e poi a Graz. Nel 1909 fu eletto deputato presso la Dieta Provinciale dell'Istria. Di sentimenti irredentisti, nel 1914 si trasferì in Italia, divenendo, nel corso della prima guerra mondiale, consigliere e uomo di fiducia del ministro Sonnino.

Secondo alcuni storici le idee politiche di Salata si rifacevano a un certo liberal-nazionalismo irredentista, cioè a una visione liberale dell'irredentismo italiano in contrasto con l'irredentismo fascista che si svilupperà poi[6].

Durante la Prima guerra mondiale, l'Austria-Ungheria decise di richiedere un'importazione straordinaria di provviste dall'Italia, mandando Salata a Roma con un mandato.[7] Egli approfittò di quest'occasione e rimase nella capitale, ove si batté per l'entrata in guerra dell'Italia. Preparò documentazione in supporto della rivendicazione italiana delle terre irredente. Nel maggio 1915 pubblicò anonimamente Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria: documenti, in supporto delle rivendicazioni italiane nell'Adriatico. Salata si impegnò sia come storico sia come «studioso dell’amministrazione e al tempo stesso amministratore diretto al servizio dello Stato italiano».[7] Entrò a far parte del Segretariato generale per gli affari civili presso il Comando supremo dell'esercito in zona di guerra, divenendone il reggente dell'Ufficio amministrativo, per poi diventarne il vicesegretario generale alla fine della guerra.[7]

Nel frattempo, gli austriaci si rivalsero su sua moglie Ilda Mizzan, triestina, sposata nel 1903 e nove anni più giovane di lui.[7][8] Fu internata per più di un anno insieme a loro figlia, Maria, nata nel 1911,[7] con conseguenze nefaste per Ilda. Durante la sua prigionia, sua moglie si ammalò di tubercolosi, di cui morì pochi anni dopo la fine della guerra, passati prevalentemente tra luoghi di riposo e sanatori.[7][8]

Salata fu membro della Commissione italiana alla conferenza di pace che determinò gli assetti territoriali europei subito dopo la Grande guerra. Di particolare rilievo fu la sua partecipazione alle trattative che culminarono nel primo trattato di Rapallo (1920). In quello stesso anno fu nominato Senatore.

Salata in una fotografia del 1915

Divenne anche Consigliere di Stato[9] e massimo responsabile dell'Ufficio Centrale per le nuove Province (appartenenti alle regioni Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia). In tale veste dovette far fronte, dopo il 1922, ai tentativi da parte di alcuni alti gerarchi fascisti di esautorare la vecchia classe dirigente italiana in Istria e a Trieste, per sostituirla con uomini nuovi devoti al regime[10]. Riuscì inoltre ad imporre a Francesco Giunta, uno dei massimi rappresentanti del fascismo giuliano, un tipo di ripartizione provinciale già sperimentata in epoca austriaca[11].

Il senatore di Cherso rappresentava per la classe dirigente del ventennio l'espressione di un'Italia irredentista di matrice liberale pre-fascista. Fino a quando restò a capo dell'Ufficio centrale per le nuove Province i diritti delle minoranze slovene e croate della Venezia Giulia non vennero calpestati.

Negli anni venti e trenta fu inviato ripetutamente come Ministro plenipotenziario a Vienna, dove godeva, nonostante la propria fede irredentista, di gran credito[12]. Qui, a partire dal 1935, diresse il nuovo Istituto Italiano di Cultura[13], per la cui fondazione redasse lui stesso un memorandum, e di cui fu il primo direttore.[7][14] Secondo alcuni storici l'allontanamento dall'Italia di Salata fu una larvata forma di emarginazione messa in atto dalle autorità fasciste[senza fonte]. Secondo la maggior parte degli storici, tuttavia, Salata fu mandato nella critica Austria da Mussolini, per fungere da intermediario tra Roma e Vienna,[3] agendo come "inviato personale" di Mussolini.[4] Mussolini approvò l'invio di Salata a Vienna e la formazione dell'istituto italiano poiché era determinato a creare una presenza italiana in Austria come copertura contro la Germania. Quando l'atteggiamento di Mussolini verso la Germania cambiò, Salata, che a Vienna si era imbarcato in una politica di salvaguardia dell'autonomia e poi dell'indipendenza dell'Austria dalla Germania,[6] fu richiamato in Italia.

Il rapporto tra Salata e Mussolini iniziò a migliorare già dai primi anni venti, che videro la pubblicazione da parte di Salata di alcuni dei suoi saggi più famosi, come L'Italia e la Triplice: secondo i nuovi documenti austro-germanici (1923), dopo la quale egli venne impiegato da Mussolini come storico del regime di ispirazione patriottica.[6] L'esito di un colloquio del 1925 tra i due ex "rivali" Mussolini e Salata segnò la definitiva entrata dello storico dalmata nei ranghi del regime fascista.[4] Ne sarebbe divenuto uno dei principali esponenti verso la fine degli anni venti.[3] Afflitto dalla malattia durante i suoi ultimi anni a Roma, nel 1943 Mussolini gli mandò la cifra di 100,000 lire, sapendolo povero, ma Salata rifiutò il denaro, secondo Celso Costantini, per orgoglio.[5]

Salata si spense nel 1944 a Roma, pochi mesi prima che la città venisse liberata dalle truppe anglo-americane.

Lo storico e la visione politica

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Francesco Salata è stato uno storico noto e apprezzato, benché fosse laureato in legge. I suoi testi sono ricordati per essere estremamente moderni per il tempo visto il rigoroso metodo storico, il ricorso a molti documenti e fonti, e il saper coniugare alla dimensione politico-istituzionale anche la parte linguistica e culturale[6].

Grande studioso di storia risorgimentale ci ha lasciato alcuni saggi di notevole interesse, fra cui: Per la storia diplomatica della Questione romana (1929) e Carlo Alberto inedito (1931). Altri suoi studi possono apparire al giorno d'oggi più datati, come ad esempio Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria (1915), in cui traspaiono i propri irremovibili convincimenti irredentisti. Questi ultimi sono alla base di uno dei suoi saggi più noti: Guglielmo Oberdan secondo gli atti segreti del processo, carteggi diplomatici e altri documenti inediti (1924). Imprescindibile per lo studio della storia dell'isola di Cherso, di dove Salata era originario, è L'antica diocesi di Ossero (1897).

Onorificenze

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Opere pubblicate (selezione)

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  • L'antica diocesi di Ossero e la liturgia slava: pagine di storia patria, Martinolich, Pola 1897
  • Il diritto d'Italia su Trieste e l'Istria, documenti, Bocca, Torino 1915
  • Guglielmo Oberdan secondo gli atti segreti del processo: carteggi diplomatici e altri documenti inediti, Zanichelli, Bologna 1924
  • Per la storia diplomatica della Questione romana, Treves, Milano 1929
  • Carlo Alberto inedito: il diario autografo del re, lettere intime ed altri scritti inediti, Mondadori, Milano 1931 (a cura e con commenti di Francesco Salata)
  • Maria Luigia e i moti del trentuno: documenti inediti da archivi austriaci, Fresching, Parma 1932
  • Il patto Mussolini: storia di un piano politico e di un negoziato diplomatico, Mondadori, Milano 1933
  • Lettere di Carlo Alberto a Federico Truchsess, Le Monnier, Firenze 1937 (a cura e con commenti di Francesco Salata)
  1. Stefano Bianchini (a cura di), Italy, Yugoslavia, and the Controversy Over the Adriatic Region, 1915-1920, Taylor & Francis, 2024, pp. 25–259, ISBN 9781040124352.
  2. R. Da Nova, Salata, Francesco (XML), su biographien.ac.at, Österreichisches Biographisches Lexikon 1815-1950. URL consultato il 13 May 2026.
  3. 1 2 3 Iryna Vushko, Lost Fatherland Europeans Between Empire and Nation-States, 1867-1939, Yale University Press, 2024, p. 233, ISBN 9780300277791. URL consultato il 12 May 2026.
  4. 1 2 3 Luca Riccardi, Un Senatore Fascista a Vienna: Francesco Salata e l'Austria degli anni Trenta [La difficile riappacificazione Italia, Austria e Alto Adige nel XX secolo], Viella Libreria Editrice, 2022, pp. 107-135, ISBN 9788833139715. URL consultato il 12 May 2026.
  5. 1 2 Bruno Fabio Pighin e Laurence B.Mussio (a cura di), The Secrets of a Vatican Cardinal Celso Costantini's Wartime Diaries, 1938-1947, McGill-Queen's University Press, 2014, ISBN 9780773590069. URL consultato il 22 May 2026.
  6. 1 2 3 4 Antonio Scottà, La Conferenza di pace di Parigi fra ieri e domani (1919-1920): atti del Convegno Internazionale di studi, Portogruaro-Bibione, 31 maggio-4 giugno 2000, Rubbettino Editore, 1º gennaio 2003, ISBN 978-88-498-0248-1. URL consultato il 24 maggio 2016.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 Vanni D'Alessio, SALATA, Francesco, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 3 giugno 2023.
  8. 1 2 Luca Riccardi, Francesco Salata tra storia, politica e diplomazia, Del Bianco, 2001, p. 97.
  9. XXXIX Annuario del Consiglio di Stato, p. 11.
  10. « [...] Il commissario civile Mosconi e Francesco Salata, capo dell'Ufficio centrale delle nuove province, fanno da scudo contro gli attacchi che, dietro l'accusa di austriacismo, miravano a sostituire i gruppi tradizionali di comando» Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Storia d'Italia. Le Regioni dall'Unità ad oggi. Il Friuli-Venezia Giulia, vol. I, Capitolo relativo a Il fascismo al confine orientale di Annamaria Vinci, Torino, Giulio Einaudi editore SpA, 2002, pag. 438, ISBN 88-06-14977-6
  11. [Giunta accetta] «di mala voglia la suddivisione dei collegi proposta da Salata, Trieste, Gorizia, Istria, secondo le vecchie partizioni austriache» Roberto Finzi, Claudio Magris e Giovanni Miccoli (a cura di), Storia d'Italia. Le Regioni dall'Unità ad oggi. Il Friuli-Venezia Giulia, vol. I, Capitolo relativo a Il fascismo al confine orientale di Annamaria Vinci, Torino, Giulio Einaudi editore SpA, 2002, pag. 441, ISBN 88-06-14977-6
  12. « [...] fra le personalità italiane che più... hanno goduto credito in quel paese [l'Austria], vanno ricordati il consigliere di stato Brocchi...e il senatore Francesco Salata», Fulvio Suvich, Memorie (1932-1936), Milano, Rizzoli Editore, 1984, pag. 80, ISBN 88-17-33819-2
  13. books.google.it, http://books.google.it/books?id=qojpIFHmnFgC&pg=PA209&dq=Francesco+Salata+istituto+italiano+cultura&hl=it&ei=rgiFTtT1GY7Zsga4qIDhAQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CDUQ6AEwAA#v=onepage&q=Francesco%20Salata%20istituto%20italiano%20cultura&f=false.
  14. Storia dell’Istituto Italiano di Cultura di Vienna, su iicvienna.esteri.it, Istituto Italiano di Cultura a Vienna (Governo della Repubblica Italiana). URL consultato il 12 May 2026.

Bibliografia

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  • Maria Adelaide Frabotta e Guglielmo Salotti, Propaganda e irredentismo nel primo Novecento. Gli opuscoli del fondo bibliografico del senatore Francesco Salata, Firenze, Olschki Ed., 1990, ISBN 8822237587
  • Ester Capuzzo, Francesco Salata e l'autonomia delle nuove province da Atti del Convegno di studio: Il concetto di autonomia e di federalismo nella tradizione storica italiana e austriaca, a cura di Maria Garbari e Davide Zaffi, Trento, 26 maggio 1995
  • Luca Riccardi, Per una biografia di Francesco Salata, Clio (rivista), vol. 27, fasc. 4, 1991

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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