ExxonMobil
La ExxonMobil Corporation, conosciuta anche con il marchio Esso, è una compagnia petrolifera statunitense.[1]
| ExxonMobil | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Società ad azionariato diffuso |
| Borse valori | NYSE: XOM |
| ISIN | US30231G1022 |
| Fondazione | 30 novembre 1999 a Irving |
| Sede principale | Spring |
| Controllate | Esso Italiana |
| Persone chiave | Darren W. Woods (presidente e amministratore delegato) |
| Settore | Petrolifero |
| Prodotti | Carburanti, lubrificanti |
| Fatturato | 276,692 miliardi di $ (2021) |
| Utile netto | 23,04 miliardi di $ (2021) |
| Dipendenti | 64.000 (2021) |
| Slogan | «Taking on the world's toughest energy challenges» |
| Sito web | corporate.exxonmobil.com/ |
Fondata nel 1999 dalla fusione tra Exxon e Mobil,[2] ha la sede ad Irving, un sobborgo di Dallas.
La ExxonMobil è, riguardo a fatturato, profitti e capitalizzazione di borsa, la seconda compagnia petrolifera privata al mondo, dopo la Shell, superando le restanti big four del mercato petrolifero mondiale: BP e Total.
Nel 2005 ha avuto profitti per 36,13 miliardi di dollari (un primato per una società quotata), poco meno del PIL dell'Azerbaigian, mentre il suo fatturato superava per 30,5 miliardi di dollari il PIL dell'Arabia Saudita.
Storia
modificaSia Exxon che Mobil discendono dall'antica compagnia petrolifera di John Davison Rockefeller, la Standard Oil, nata nel 1870. Nel 1911, dopo una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, la Standard Oil fu divisa in 34 società. Due di queste erano la Standard Oil of New Jersey, che successivamente divenne Exxon, e la Standard Oil of New York, che successivamente divenne Mobil.
Nel 1998, Exxon e Mobil hanno firmato un accordo di 73,7 miliardi di dollari per unirsi e formare una nuova compagnia chiamata ExxonMobil, il maggiore gruppo del mondo. Dopo l'approvazione degli azionisti e degli enti regolatori la fusione è stata completata il 30 novembre 1999 e l'accordo è stato annunciato il giorno successivo. Il nuovo gruppo continua ad utilizzare entrambi i marchi per la vendita dei suoi prodotti e per le stazioni di servizio, in aggiunta a quello Esso utilizzato in alcuni mercati esteri, inclusa l'Italia.
Nel 2000, ExxonMobil ha venduto Benicia, raffineria californiana e 340 stazioni col marchi Exxon alla Valero Energy, come parte di una sentenza di scorporo della FTC sugli impianti in California. ExxonMobil continua a rifornire con prodotti petroliferi più di 700 rivenditori con marchio Mobil nello Stato.
Nel 2005, il prezzo delle sue azioni è cresciuto in parallelo con il prezzo del petrolio, superando General Electric nella classifica delle aziende di maggiore capitalizzazione nel mondo. Alla fine del 2005 ExxonMobil ha annunciato profitti record (36 miliardi di dollari di profitto annuale, più 42% rispetto all'anno precedente). La compagnia e l'American Petroleum Institute, il gruppo di lobby delle industrie petrolifere e chimiche americane, comunque hanno cercato di minimizzare questo successo per evitare critiche dai consumatori, mettendo grandi annunci sui maggiori quotidiani americani (The New York Times, The Washington Post e altri) confrontando i profitti dell'industria petrolifera con quelli dell'industria farmaceutica e delle banche.[3][4]
In Italia
modificaControversie
modificaLe attività di ExxonMobil nella regione di Aceh in Indonesia, dove la compagnia estrae ed esporta gas naturale, hanno attratto l'attenzione. Nel giugno 2001, ExxonMobil è diventata obiettivo di una causa istituita dal tribunale federale del distretto di Washington per illecito civile in zone estere. La causa riguarda reati che violano i diritti umani (tortura, omicidio e stupro), in cui la ditta è implicata, fornendo supporto materiale alle forze militari indonesiane, di guardia agli impianti della compagnia, che avrebbero commesso questi reati appunto ad Aceh. La ditta nega le accuse e ha depositato una mozione che rigetta la causa, pendente nel 2005. Il Dipartimento di Stato USA ha depositato un parere sul caso nel luglio 2002, richiedendo che la causa, ordinata dall'ente International Labor Rights Fund, sia rigettata per motivi di sicurezza nazionale.[5]
ExxonMobil controlla concessioni sull'estrazione del petrolio per 44500 km² al largo della costa dell'Angola da cui si dovrebbero estrarre secondo le stime 7,5 miliardi di barili (1,2 km³) di greggio. Sono state sollevate alcune richieste di chiarimento circa la modalità con cui sono state ottenute: Forbes riporta che "ExxonMobil ha consegnato centinaia di milioni di dollari al regime corrotto del presidente José Eduardo dos Santos alla fine degli anni Novanta". [6] Nel 2003, l'ente americano Office of Foreign Assets Control riportò che ExxonMobil ha iniziato un commercio illegale con il Sudan e insieme a dozzine di altre compagnie ha dovuto risarcire il governo USA.[7]
ExxonMobil è considerata da molti ambientalisti un esempio di totale irresponsabilità e inosservanza verso il rispetto dell'ambiente, fra i gruppi commerciali statunitensi. La compagnia è stata oggetto di numerose campagne politiche, tra cui la campagna di boicottaggio Stop Esso, tenuta da Greenpeace, Friends of the Earth e People and Planet. Queste organizzazioni solitamente usano la scritta "E$$O", per mostrare la loro convinzione che la compagnia sia solo interessata in profitti a breve termine e voglia usare il proprio peso finanziario per "comprare" influenza.
Un nuovo movimento ambientalista, Exxpose Exxon, accusa ExxonMobil di contribuire al riscaldamento globale e di non aver ancora indennizzato i nativi americani colpiti dal disastro della Exxon Valdez. Diversamente da compagnie petrolifere, ExxonMobil ha attivamente combattuto il protocollo di Kyoto e contestato le teorie scientifiche sui cambiamenti climatici globali. Greenpeace ha condotto una campagna contro Esso per molti anni, a causa delle presunte colpe della compagnia circa il problema dei cambiamenti climatici. Greenpeace afferma che ExxonMobil ha chiaramente rifiutato di ammettere che i combustibili fossili abbiano effetti negativi sull'ambiente o sulle variazioni climatiche complessive, malgrado la maggior parte degli scienziati ne sia convinta.[8]
ExxonMobil è stata anche impegnata nella richiesta, ancora senza successo, di rilasciare permessi per la perforazione per l'estrazione di petrolio nell'Arctic National Wildlife Refuge, il che, secondo gli ambientalisti, danneggerebbe il fragile ecosistema della regione.
ExxonMobil ha ricevuto un giudizio del "14%" in Corporate Equality Index dalla Human Rights Campaign nel 2004. La compagnia aveva perso precedentemente punti perché dopo la fusione non aveva adottato alcune delle politiche aziendali LGBT-friendly già in uso in Mobil.
Le attività di finanziamento dei "negazionisti del clima" da parte di ExxonMobil sono l'oggetto di un recente voluminoso libro di Steve Coll intitolato "Private Empire" recensito dal New York Times.[9]
Nel giugno 2011 la Exxon è stata condannata a risarcire con 1,5 miliardi di dollari i cittadini di Jacksonville (Maryland - Usa) per aver inquinato nel 2006 le falde acquifere di quella città a seguito di uno sversamento di 100.000 litri di benzina; la decisione venne tuttavia annullata nel 2013 dopo il ricorso della compagnia.[10][11]
Nel 2018 presso una sede di stoccaggio di metano nell'Ohio è avvenuta una grossa perdita di gas, superiore alle emissioni di metano dell'intera industria petrolifera e del gas di molti paesi industrializzati, quantificata in circa un quarto del riscaldamento globale causato dai gas ad effetto serra del 2019. ExxonMobil, inizialmente, ha minimizzato l'ampiezza dell'evento, ma i rilievi satellitari hanno constatato una fuoriuscita di gas in atmosfera, protrattasi per circa un mese, di decine di tonnellate ogni ora.[12]
I risultati di una ricerca del 2019 sostengono che ExxonMobil, con emissioni di 41,90 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente dal 1965, è stata la società con le quarte emissioni più elevate al mondo durante quel periodo.[13]
Direzione della compagnia
modificaL'attuale presidente e amministratore delegato della ExxonMobil è Darren W. Woods, che ha raggiunto la posizione il 1º febbraio 2017, dopo la nomina ufficiale di Rex Tillerson a Segretario di Stato degli Stati Uniti.
Note
modifica- ↑ (EN) About ExxonMobil, su ExxonMobil. URL consultato il 24 settembre 2017.
- ↑ (EN) Learn about the history of ExxonMobil, su ExxonMobil. URL consultato il 24 settembre 2017.
- ↑ At Exxon Mobil, a Record Profit but No Fanfare - New York Times, su nytimes.com.
- ↑ BBC NEWS | Business | Exxon profits surge to new record, su news.bbc.co.uk.
- ↑ Just Earth!, su amnestyusa.org (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2006).
- ↑ Dangerous Liaisons - Forbes.com, su forbes.com (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2012).
- ↑ CNN.com - Wal-Mart, NY Yankees, others settle charges of illegal trading - Apr. 14, 2003, su cnn.com.
- ↑ ExxonMobil sui cambiamenti climatici, Greenpeace sui cambiamenti climatici Archiviato il 7 febbraio 2006 in Internet Archive., ExxonMobil sul disastro ecologico della Exxon Valdez Archiviato il 26 agosto 2007 in Internet Archive.
- ↑ ‘Private Empire,' Steve Coll's Book on Exxon Mobil - NYTimes.com, su nyti.ms.
- ↑ (EN) Reuters Staff, UPDATE 1-Court throws out much of $1.6 bln leak case vs Exxon, in Reuters, 26 febbraio 2013. URL consultato il 23 febbraio 2021.
- ↑ litigationteam.com, https://web.archive.org/web/20160910070951/http://www.litigationteam.com/documents/sun-exxon.pdf. URL consultato il 23 febbraio 2021 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2016).
- ↑ (EN) Rafi Letzter, Catastrophic Ohio Methane Leak Stayed Hidden Until a Satellite Found It, su space.com, 22 dicembre 2019.
- ↑ (EN) Matthew Taylor e Jonathan Watts, Revealed: the 20 firms behind a third of all carbon emissions, in The Guardian, 9 ottobre 2019. URL consultato il 22 febbraio 2021.
Voci correlate
modificaAltri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su ExxonMobil
Collegamenti esterni
modifica- (EN) Sito ufficiale, su corporate.exxonmobil.com.
- (EN) Blog ufficiale, su exxonmobilperspectives.com.
- ExxonMobil (canale), su YouTube.
- (EN) Exxon Mobil Corporation, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 138189733 · ISNI (EN) 0000 0004 1112 1641 · LCCN (EN) no00015034 · GND (DE) 10010088-0 · J9U (EN, HE) 987007605087605171 · NDL (EN, JA) 001192492 |
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