Evoluzione spirituale

Percorso di crescita individuale o universale che implica una visione dello spirito in continuo sviluppo

L'evoluzione spirituale, in filosofia, nelle religioni, nelle discipline ascetiche, è un percorso di crescita riguardante non solo l'individuo ma anche la natura e l'universo in generale, che implica una visione dello spirito in continuo sviluppo, in analogia all'evoluzione biologica,[1] ma il cui scopo è l'acquisizione di una maggiore coscienza attraverso forme sempre crescenti di complessità.[2]

Il Sentiero, di Reginald Machell (1895 circa), ispirato alla concezione evolutiva della dottrina teosofica come superamento di successive prove iniziatiche da parte dell'adepto.[3]

Storia del concetto

modifica
«Il perfezionamento dell'individuo si compie di esistenza in esistenza, più o meno rapidamente a seconda delle sue opere.»

Antichità

modifica

Sebbene anticamente non vi fosse un concetto analogo a quello moderno di evoluzione, i filosofi greci avevano presente il perenne divenire dei fenomeni, a partire da un'origine primordiale (arché) da cui tutte le forme della natura scaturivano;[5] tra i presocratici prevaleva un panpsichismo ilozoista, secondo cui anche la materia inanimata poteva produrre la vita per abiogenesi.

L'antico simbolo del triscele, le cui spirali esprimevano il senso di un continuo mutamento e di una forza di vita in espansione.[6]

Nelle mitologie cosmogoniche comuni a diversi popoli, la nascita dell'universo era descritta come un processo che aveva portato dal caos indifferenziato al kosmos, cioè all'ordine, sebbene all'interno di una visione ciclica tendente a ripetersi continuamente.[7] Nei culti misterici si insegnava come legge di evoluzione la reincarnazione in forme superiori oppure inferiori, a seconda delle azioni pregresse,[8] che nella tradizione indiana costituiscono il karma.[9]

Per Platone la discesa dell'uomo nella materia rappresentava anzi una sorta di involuzione, dovuta secondo la dottrina orfica a una colpa originaria ;[10] soltanto i sapienti avevano la possibilità di tornare, attraverso un lungo percorso di ascesi esemplificato dal mito della caverna, al mondo iperuranio degli Dei, dove essi dimoravano prima della caduta nell'oblio:[11] più che un'evoluzione si trattava quindi del ripristino dell'autentica condizione umana.[12]

La dynamis aristotelica e neoplatonica

modifica

Aristotele introdusse un finalismo esteso a tutte le forme di vita, in virtù del quale esiste una potenzialità (dynamis), una forza interiore ritenuta immanente (non più trascendente alla maniera platonica), che spinge gli organismi ad evolversi per realizzare la loro essenza.[13]

Perché il possibile divenga in atto, occorreva poi un Essere supremo contenente già tutte le realizzazioni, che fungesse da motore pur restando immobile. In seguito tuttavia il neoplatonismo attribuirà al divino anche la potenza intesa come potere dinamico di sviluppo, anziché pura possibilità logica, concependolo quale infinita energia creatrice, trascendente e al contempo immanente nelle ragioni seminali degli organismi, dove sono veicolati dall'Anima.[14]

È a partire da questo Logos universale che venivano spiegati i singoli aspetti della natura, nei quali l'intelligenza poteva svilupparsi perché già presupposta in essi, ritenuta anteriore in un senso per così dire perpendicolare, mentre sul piano materiale la vita appare procedere orizzontalmente, prima dagli esseri inferiori fino a quelli più evoluti.[15]

Visione devolutiva gnostica

modifica

Nello gnosticismo ritorna una visione «devolutiva»[16] o decadente della creazione, ritenuta opera di un dio inferiore, il Demiurgo, contrapposto dualisticamente al Pleroma verso il quale soltanto poche anime possono risalire, grazie alla gnosi, liberando la loro scintilla divina dal mondo materiale in cui sono intrappolate.[16]

L'idea cristiana di progresso

modifica

Al contrario il cristianesimo fu portatore di un'idea della storia come progresso, che pur partendo da un peccato originale, migliora all'infinito verso un finale escatologico di redenzione.[17]

Nelle parole di Paolo di Tarso questa non riguarda solo il singolo individuo, ma l'intera creazione che «attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità […], e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio: sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto».[18]

Nei testi patristici come la La città di Dio veniva così prospettata una prima filosofia della storia, suddivisa in varie epoche, connotate da una progressiva elevazione e vittoria sul mondo, sotto la guida della Provvidenza.

La catena dell'Essere

modifica
La catena dell'essere assimilata a un albero che si innalza dalle forme di vita più semplici a quelle più complesse (illustrazione di Ernst Haeckel, secondo cui l'ontogenesi individuale ricapitola la filogenesi della specie)

La visione neoplatonica di una natura dinamica, che aveva permeato il pensiero di Agostino d'Ippona,[19] si congiunse con quella aristotelica nell'immagine della «grande catena dell'essere», portata avanti nella filosofia cristiana medievale da Tommaso d'Aquino e dagli scolastici, fino al pensiero rinascimentale ed oltre, basata su una suddivisione gerarchica delle specie viventi. Pur adottando un modello statico, presupponeva una sorta di continuità dagli organismi più semplici ai più complessi, che constatava ad esempio la vicinanza delle scimmie all'essere umano.[20]

Significativo fu inoltre il recupero di concezioni magiche, animistiche ed ermetiche nel contesto dell'alchimia, che prospettava la possibilità di un'evoluzione personale (microcosmo) in analogia alla convinzione che tutti i metalli presenti nelle viscere della terra fossero destinati naturalmente a diventare oro,[21] come del resto il creato (macrocosmo), corrottosi a causa del peccato, tendeva a ritornare verso la perfezione originaria.[22]

Tale processo poteva essere accelerato con opportune trasmutazioni, operazioni ed eliminazione delle scorie, fino a produrre la pietra filosofale dal potere palingenetico.[23]

Il concetto leibniziano di forza

modifica

Si trattava di un principio evolutivo non solo fisico e biologico, ma anche culturale e spirituale, insito nella materia stessa, come nella concezione di Leibniz che la riteneva non statica o inerte secondo il meccanicismo cartesiano, bensì in continuo movimento perché animata da una forza viva, un'entelechia o monade affine alla coscienza e alla volizione, che la struttura gerarchicamente in vista di un fine, ossia l'appercezione divina.[24]

Il dinamismo romantico

modifica

Il paradigma cosmologico della grande catena dell'essere, la cui influenza poco riconosciuta ebbe riflessi anche sul modello sociale dell'era elisabettiana,[25] continuò a prevalere durante l'Illuminismo fino ad assumere un carattere sempre più dinamico durante il Romanticismo,[25] la cui Naturphilosophie, incentrata sui concetti di Lebenskraft e di continua metamorfosi delle forme viventi, vedeva l'anima umana capace di ascendere o progredire spiritualmente attraverso stadi successivi, avvicinandosi sempre più a Dio.[25]

Furono elaborate così le prime teorie evoluzionistiche, come quella di Lamarck che assegnava un ruolo attivo agli esseri viventi nel modificarsi in risposta agli stimoli ambientali, secondo il principio «la funzione crea l'organo», dotandoli di una potenzialità latente di natura vitalistica, ben diversa rispetto al darwinismo basato su una spiegazione puramente deterministico-casuale dei cambiamenti nelle specie.[26]

Anche Goethe formulò una sua concezione evolutiva nella Metamorfosi delle piante, dove attribuiva l'infinita varietà dei vegetali diffusi sulla Terra alle trasformazioni di un'unica «pianta-tipo» originaria (die Urpflanze) nei suoi tentativi di adattarsi alle sempre mutevoli condizioni ambientali in cui si imbatte.[27] Egli combinava in tal modo scienza e poesia:

«Deve tutto muoversi, agire, attivarsi,

formarsi e subito trasformarsi,
solo in apparenza si ferma per attimi.
L'Eterno è sempre in moto in tutto:
ché tutto deve distruggersi, annullarsi,
se vuole persistere nell'essere.»

Idealismo e storicismo

modifica

La visione romantica tipicamente finalistica o progressiva, estesa da Herder dai singoli individui al più generale «spirito del popolo» (Volksgeist) inteso in un'ottica provvidenzialista, assunse poi in filosofia le vesti dell'idealismo di Fichte, Schelling, Hegel.

La difficoltà di spiegare la mutevolezza dei fenomeni a partire da un principio immateriale che, essendo spirituale, connotato cioè da una propria perfezione e autonomia, teoricamente non avrebbe alcuna necessità di incarnarsi, portò nel pensiero hegeliano a concepire l'assoluto in senso storicistico, non come verità extra-temporale, ma che si individualizza esso stesso in forme immanenti sempre più complesse, per un suo bisogno di accrescere la coscienza e il sapere di sè.[29]

Hegel sosteneva infatti che lo Spirito era «in guerra con se stesso», e perciò doveva «superare se stesso come il suo ostacolo più formidabile».[30] Si trattava dunque di un'evoluzione non lineare ma dialettica, che doveva passare attraverso varie antitesi culminanti in una sintesi, le quali davano luogo a ulteriori negazioni, riprendendo la concezione storica di Giambattista Vico fatta di continui «corsi e ricorsi», secondo cui il progresso non segue un percorso rettilineo ma tortuoso, alternando avanzamenti e regressioni.[30]

Per Hegel solo nella storia si dà un'autentica evoluzione spirituale, che prosegue dalla natura dalla quale tuttavia occorre distaccarsi perché incapace ormai di progredire, essendo basata su un andamento ciclico:

«Dell'astratto cangiamento, per sé preso, che ha luogo nella storia, si ha da lungo tempo il concetto generale, giusta il quale esso, insieme, implica un progredire verso il meglio, verso il più perfetto. Nella natura i mutamenti, per infinitamente molteplici che siano, manifestano solo un moto circolare, che si ripete sempre: nella natura non accade nulla di nuovo sotto il sole, e in tal senso il giuoco, pur così multiforme, dei suoi fenomeni porta con sé una certa noia.

Solo nei mutamenti che hanno luogo sul terreno spirituale nascono novità. L'avverarsi di ciò in tale ambito fece scorgere in generale, nell'uomo, una natura e finalità diversa da quella delle cose meramente materiali — nelle quali si manifesta sempre la stessa nota, un carattere stabile per sempre, in cui si risolve ogni mutamento, e nel cui ambito il mutamento stesso s'include come qualcosa di subordinato.»

Benedetto Croce descrisse questo processo come un andamento a spirale, che è circolarmente ripetitivo ma anche progressivo, perché ogni ritorno su se stesso conduce a un livello più alto di comprensione, sicché la storia passata si riconnette alla vita presente riattualizzandosi ogni volta.[32]

Dallo spiritualismo ai movimenti esoterici

modifica
Sviluppo umano secondo l'antroposofia, suddiviso in sette grandi epoche, sudivise a loro volta in altri 7 sotto-periodi.
«L'Uomo non è il prodotto ultimo della Terra. È il risultato temporaneo di un lungo processo cosmico, un viaggiatore dell'eternità.»

Nel corso dell'Ottocento gli esponenti dello spiritualismo reagirono con ambivalenza di fronte all'avanzare del darwinismo. Da un lato l'idea di un'evoluzione si adattava al pensiero di uno sviluppo progressivo dell'umanità. Allo stesso tempo, tuttavia, l'attribuzione di una provenienza animale allo sviluppo dell'uomo minacciava il fondamento di una sua origine divina e immortale.[34]

Henri Bergson riteneva che per capire la vera natura dell'evoluzione non bastasse la ragione scientifica, ritenuta riduzionistica, ma fosse necessaria l'intuizione, in grado di coglierne lo «slancio vitale», inteso come processo creativo, continuo e imprevedibile, e non un mero processo adattivo guidato dalla selezione naturale. Tale slancio in particolare si dipanava attraverso due percorsi principali: intelligenza e istinto.[35]

Nei movimenti occulti ed esoterici come la teosofia e l'antroposofia, intanto, venivano riprese concezioni di antiche scuole, come quelle buddista e induista, oppure ermetica e rosacrociana, che enfatizzavano la progressione dell'individuo dopo la morte, o attraverso successive reincarnazioni, in quadro che procedeva parallelamente all'evoluzione complessiva del cosmo, scandita attraverso un ciclo di sette eoni, sempre però nell'ottica di una presa di distanza dal darwinismo:

«L'uso comune che gli studiosi di Occultismo fanno dei termini "involuzione" e "evoluzione" nello stesso senso in cui li adopera la scienza porta fuori strada. Ad esempio, il termine evoluzione, com'è usato da questi studiosi, può denotare quello che in realtà è l'azione delle forze involutive. Sotto un profilo scientifico, il termine evoluzione esprime crescita e sviluppo su linee di vita totalmente exoteriche, espansione. Il termine involuzione esprime il racchiudersi delle forme di vita. Ma dal punto di vista degli occultisti la parola evoluzione esprime meglio il processo di questo racchiudersi, mentre la parola involuzione caratterizzerebbe meglio uno stato di Esistenza del quale il comune uomo tridimensionale conosce poco o niente.»

Rudolf Steiner intendeva l'evoluzione dello spirito come un cammino di libertà, ossia di progressiva emancipazione dalle necessità della natura, la quale può portare lo sviluppo dell'essere umano solo fino a un certo grado, oltre il quale egli deve proseguire da se stesso il proprio perfezionamento interiore, che resterebbe altrimenti incompiuto.[37]

Ulteriori sviluppi

modifica

Altre teorie, come quella del gesuita Pierre Teilhard de Chardin, attribuiscono alla materia una capacità di auto-organizzarsi a partire da un principio spirituale in essa insito.[24]

Ernst Friedrich Schumacher, autore di Piccolo è bello, ha proposto una semplificazione della grande catena dell'essere basata sull'idea di quattro «regni»: minerale, vegetale, animale, umano.[38] Rifiutando temi modernisti e scientifici, l'approccio di Schumacher riprende l'orientamento universalista di scrittori come Huston Smith.[39]

Vari modelli, progetti o ideali finalizzati a un'evoluzione spirituale sono stati ancora proposti nell'epoca contemporanea da filosofi, scienziati ed educatori come Allan Kardec, George Gurdjieff, Sri Aurobindo, Jean Gebser, Owen Barfield, Erich Jantsch, Clare W. Graves, Alfred North Whitehead, Prabhat Ranjan Sarkar, Terence McKenna, o più recentemente da William Irwin Thompson, Brian Swimme, Ken Wilber, Daniel Pinchbeck, ecc.

  1. Piyasīlo, 1991, p. 130.
  2. Lo sviluppo della coscienza è lo scopo indicato in maniera ricorrente nella storia della filosofia, cfr. Henri Bergson, L'evoluzione creatrice, Bur, 2012, p. 133. La Scienza e la fede, vol. voll. 41-42, Manfredi, 1861, p. 339.
  3. The Path (art work), su theosophy.wiki.
  4. Cit. anche in Cecilia Gatto Trocchi, Storia esoterica dell'Italia, § II, pag. 24, prefazione di Rino Cammilleri, Piemme, 2001.
  5. Giovanni Cagnano, Filosofi greci e teoria dell'evoluzione, su missionescienza.it, 2023.
  6. Significato esoterico della spirale, su it.scribd.com. (cfr. Riccardo Taraglio, Il vischio e la quercia: siritualità celtica nell'Europa druidica, L'Età dell'Acquario, 2001, p. 539.)
  7. Giulietta Ottaviano, Teogonie, cogmogonie, cosmografie, da Esiodo ai Milesi (PDF), su romatrepress.uniroma3.it, 2020, p. 23.
  8. Giuseppe Gangi, Misteri esoterici: la tradizione ermetico-esoterica in Occidente, Roma, Mediterranee, 2006.
  9. William Walker Atkinson, La Reincarnazione e la legge del Karma, David De Angelis, 2016, p. 54.
  10. Anna Marina Storoni Piazza, Padri e figli nella Grecia antica, pag. 32, Armando Editore, 1991.
  11. La caduta, su qcgonv.wordpress.com. Come riporta nel mito della biga alata esposto nel Fedro «l'anima perde le ali, precipitando nei legami corporei» (Fedro, 246 c, cit. in Attilio Quattrocchi, Plotino e le vie per l'estasi filosofica, su accademiaplatonica.com, 2013.)
  12. Placide Gaboury, L'evoluzione interiore, Hermes Edizioni, 2000, p. 23.
  13. Aristotele cercava in tal modo di risolvere il dualismo platonico che appariva insanabile tra il mondo delle idee e le loro copie sensibili, ma in lui si presenta il problema rovesciato di come l'essenza spirituale dei singoli enti possa sopravvivere in seguito alla loro dissoluzione materiale.
  14. Plotino, Enneadi, II 3, 14; IV 3, 15; IV 4, 12.
  15. La visione di Plotino si contrapponeva cioè frontalmente al meccanicismo atomistico, secondo cui invece la natura costruirebbe dapprima gli organismi inferiori assemblando singole parti, fino ad arrivare casualmente agli organismi più intelligenti (cfr. Vittorio Mathieu, Come leggere Plotino, Bologna, Bompiani, 2004, pp. 21-22).
  16. 1 2 Ioan P. Culianu, Gnosticismo e pensiero moderno, L'Erma di Bretschneider, 1985, p. 51.
  17. Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, 2000, p. 173.
  18. Cit. dalla Lettera ai Romani (Rm 8,19-22, su laparola.net.)
  19. Spingendo Agostino ad affermare che «piante, uccelli e la vita animale non sono perfetti… ma creati in uno stato di potenzialità» (cit. in Gill, Meredith J., Augustine in the Italian Renaissance: Art and Philosophy from Petrarch to Michelangelo, Cambridge; New York, Cambridge University Press, 2005, ISBN 978-0-521-83214-4, LCCN 2004055146, OCLC 65338721.
  20. Stefano Pilotto, Topologie della natura: catene e scale (PDF), in Dalla scala all'anello, "Scienza & Filosofia", n. 28, 2022, p. 94.
  21. Anna Maria Partini, Athanasius Kircher e l'Alchimia: Testi scelti e commentati, pag. 133, Mediterranee, 2004.
  22. Severin Batfroi, La via dell'alchimia cristiana, Arkeios, 2007, p. 146.
  23. Si cercava in un certo senso di risolvere la materia nello spirito, come l'uomo tende verso la divinizzazione in un percorso comune di continuo miglioramento evolutivo.
  24. 1 2 Silvana Procacci, La Materia non è inerte: il principio dell'evoluzione cosmica in Teilhard de Chardin, in "Reportata", 2012, ISSN 2036-637X (WC · ACNP).
  25. 1 2 3 Arthur O. Lovejoy, The Great Chain of Being: a Study of the History of an Idea (1936), Cambridge, Harvard University Press, 1936, 1961, 1970 ISBN 0-674-36153-9.
  26. Lamarckismo, su sapere.it.
  27. Giovanni Balducci, L'unità dell’Essere e la magia del Tutto, su centrostudilaruna.it, Centro Studi La Runa, 2013.
  28. Trad. it. in Loredana Savelli, L'Uno e il Tutto - Eins und Alles, su larecherche.it, 2012.
  29. Glenn Alexander Magee, Hegel e la tradizione ermetica, Roma, Mediterranee, 2013, p. 94.
  30. 1 2 (EN) Romantic historiography, in Enciclopedia Britannica.
  31. Il concetto di evoluzione, in Lezioni sulla filosofia della storia, traduzione di Guido Calogero e Corrado Fatta, cap. III, § 1, Firenze, La Nuova Italia, 1941, pp. 150-156.
  32. «... con questo di più che quel circolo è stato rischiarato dall'idea complementare del perpetuo avanzamento ed elevamento dell'umanità attraverso il percorso necessario, o, secondo l'immagine che piacque al vostro Goethe, del suo "corso a spirale". Questa idea è il fondamento della nostra fede nella ragione, nella vita e nella realtà» (Benedetto Croce, da una lettera ad Albert Einstein del 28 luglio 1944, cit. in Giuseppe Di Donato (a cura di), Pensieri filosofici, su filosofico.net.) Cfr. anche Maria Panetta e Rosalia Peluso, Omaggio a Benedetto Croce a due anni dall’esordio di «Diacritica» (PDF), Roma, Diacritica Edizioni, 2018, p. 71.
  33. Cit. in Teosofia e Risveglio Spirituale, pag. 21, trad. it. di Andrea Ciobanu, 2025.
  34. Janet Oppenheim, The Other World: Spiritualism and Psychical Research in England, 1850–1914, Cambridge University Press, 1988, p. 267.
  35. Henri Bergson, Lo slancio vitale e il significato dell'evoluzione, in L'evoluzione creatrice, traduzione di Giancarlo Penati, Brescia, La Scuola, 1961 [1907], pp. 115-134.
  36. Madame Blavatsky, Teogenesi (PDF), traduzione di Stefano Martorano e Nicola Fiore, terza sezione delle Antiche Stanze di Dzyan, Synthesis, 1923, p. 107.
  37. «L'uomo rimane nel suo stato incompiuto, se non afferra in se stesso la materia della trasformazione e se non si trasforma per forza propria. La natura fa dell'uomo soltanto un essere naturale; la società ne fa un essere che agisce secondo date leggi: ma essere libero può egli farsi solo da sé stesso» (R. Steiner, cit. da La filosofia della libertà, trad. it. di Ugo Tommasini, p. 51, Milano, Bellia editore, 1997).
  38. E. F. Schumacher, A Guide for the Perplexed, New York, Harper & Row, 1977, ISBN 0-06-090611-1.
  39. (EN) Huston Smith, Forgotten Truth: the Common Vision of the World's Religions, New York, Harper & Row, 1976, ISBN 0-06-250787-7.

Bibliografia

modifica

Voci correlate

modifica

Collegamenti esterni

modifica