Empresa de China

progetto di invasione della Cina Ming da parte della Spagna asburgica (1588)

La Empresa de China (it. "impresa cinese") fu un mai attuato ma a lungo pianificato (1565-1595) progetto di conquista dell'Impero cinese da parte dell'Impero spagnolo. Inteso come una naturale evoluzione dell'espansione iberica nelle Filippine (1565), la Empresa fu ripetutamente proposta alla Corona nel corso del XVI secolo. Si sarebbe declinata nell'invasione ed assimilazione della Cina Ming ad opera d'una coalizione di spagnoli, portoghesi, sudditi spagnoli delle Filippine spagnole, alleati giapponesi del Sekkan Toyotomi Hideyoshi (r. 1585-1598) nonché potenziali masse di alleati cinesi anti-Ming.[1][2][N 1]

Empresa de China
parte delle Guerre sino-spagnole
Fasi pianificate nell'Empresa de China
Data1588
LuogoEstremo oriente
EsitoPiano abortito
Schieramenti
Effettivi
10000-12000 Iberici
6000 Bisaya
5000 Giapponesi
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La conquista militare della Cina appariva fattibile dai resoconti di missionari e ambasciatori cristiani che descrivevano la popolazione Ming come smobilitata, amministrata in modo inefficiente e facile da sollevare contro i propri governatori, tecniche già felicemente sperimentate dagli spagnoli contro gli imperi aztechi e gli inca. Una volta conquistata la Cina, il piano prevedeva l'evangelizzazione di massa della sua popolazione e la promozione del meticciato sino-iberico per fare del Celeste impero una forza capace d'estendere il controllo ispanico e il cristianesimo in tutta l'Asia. Nel migliore dei casi, l'Impero spagnolo avrebbe potuto aspirare a sfruttare la Cina per aprire un nuovo fronte estremorientale nella sua secolare guerra con gli ottomani.[1][3]

La Empresa fu ideata da diverse figure della monarchia ispanica ma la sua principale forza trainante fu una frangia della Compagnia di Gesù guidato da Alonzo Sánchez (1547-1593) che si scontrò con altri ecclesiastici sulla legittimità vittoriana di una nuova conquista. Con i preparativi logistici già di fatto avviati a Manila nel 1587, Filippo II di Spagna (r. 1556-1598) autorizzò nel 1588 la fondazione di un consiglio ufficiale, la Junta de la Empresa de China, ma il contestuale fallimento della Armada spagnola nella battaglia di Gravelinga causò l'abbandono del progetto.[1]

La progettata invasione della Cina riemerse in seguito, con un nuovo progetto per rovesciare la reggenza di Toyotomi e conquistare financo il Giappone, tramite l'ennesima rivolta indigena coinvolgente il futuro shogun Tokugawa Ieyasu (1543-1616), per poi sfruttarne gli eserciti nella conquista dei Ming.[1][4]

Le potenze coinvolte

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Impero spagnolo

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Lo stesso argomento in dettaglio: Impero spagnolo.
Filippo II di Spagna (r. 1556-1598), patrono della Empresa de China

Nel corso del trentennio 1565-1595 nel quale gli Spagnoli considerarono la concreta possibilità di un intervento armato ai danni della Cina Ming la Corona di Spagna era retta da Filippo II (r. 1556-1598), erede di Carlo I (r. 1516-1556) e del suo smisurato impero che già superava i 10000000 di abitanti.[5] Filippo fu il più potente monarca del Vecchio Mondo durante le Guerre di religione in Europa (1559-1648), l'unico dotato di risorse tali da poter mantenere un notevole esercito professionista e sotto di lui l'Impero creato da suo padre Carlo raggiunse l'apice della potenza.[6]

La politica estera di Filippo II d'Asburgo fu determinata da una combinazione di fervore cattolico e di zelo dinastico: egli interpretò il ruolo proprio e della Spagna come quello di principale difensore dell'ortodossia cattolica contro i turchi ottomani (v.si Guerre ottomano-asburgiche) e gli eretici protestanti. Nello specifico, la seconda decade di regno di Filippo si aprì con importanti sviluppi sul fronte Mediterraneo, ove l'assedio di Malta (1565) e la battaglia di Lepanto (1571) posero un freno all'avanzata turca nel Mare Nostrum, e dei Paesi Bassi ove la c.d. "Rivolta dei pezzenti" (1566) funse da preludio alla Guerra degli ottant'anni (1568-1648) che nel 1579 divise la regione tra Paesi Bassi spagnoli e Province Unite d'Olanda. Nel 1578 re Sebastiano I del Portogallo morì nella battaglia di Alcazarquivir innescando una crisi dinastica che permise a Filippo di annettere il Regno del Portogallo ed il suo impero coloniale ai possedimenti degli Asburgo di Spagna nella c.d. "Unione iberica" (1580-1640). Filippo II intervenne a questo punto nelle guerre di religione francesi (1562-1598) e aprì un nuovo fronte con la guerra anglo-spagnola (1585-1604).

Impero cinese

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Lo stesso argomento in dettaglio: Dinastia Ming.
Ming Wanli (r. 1572-1620), sovrano della Cina ai tempi della Empresa

Nel trentennio 1565-1595 la dinastia Ming (1368-1644), regnante in Cina su oltre 150000000 di abitanti,[7] attraversava un'importante fase di ristagno politico-amministrativo. Il lungo regno dell'imperatore Ming Jiajing (r. 1521-1567) era stato funestato, a partire dagli Anni 1540, da continue incursioni dei pirati wokou, dalla recrudescenza del conflitto con i mongoli di khagan Altan (r. 1551-1582) e dal catastrofico terremoto dello Shaanxi del 1556 ma l'autocrate se n'era disinteressato, dedicandosi alla ricerca dell'elisir di lunga vita e finendo con il morirne avvelato.[8] Il successore Ming Longqing (r. 1567-1572) incaricò il Gran Segretario Zhang Juzheng (1525-1582) di sanare la putredine amministrativa dell'impero e pacificarne i confini,[9] compito che questi assolse appoggiandosi a capaci generali come Qi Jiguang (1528-1588) e che proseguì anche durante la reggenza per conto del giovanissimo Ming Wanli (r. 1572-1620), gli anni cioè interessati dalla pianificazione della Empresa de China. Riuscita a prezzo di grandi fatiche a risanare,[10] seppur in modo non strutturale,[11] la propria marina militare ed il proprio esercito ed a reprimere la minaccia dei pirati wokou, anche grazie all'aiuto militare dei portoghesi[12] cui venne finalmente concesso di stabilirsi in pianta stabile sul suolo sinico a Macao (1554),[13] la Cina s'era a tutti gli effetti ufficialmente inserita nella rete commerciale globale creatasi grazie all'Età delle scoperte[14] ed era tornata ad eccellenti livelli di efficienze amministrativa e militare.[11][15] Deceduto e caduto in disgrazia Zhang,[16] il successivo Gran Segretario, Shen Shixing (c. 1583-1590), dovette però barcamenarsi tra le dispute di corte e l'ormai adulto e volitivo Wanli che, una volta deposto Shen (1590), avrebbe sistematicamente nominato, eliminato e cambiato effimeri primi ministri,[17] mentre l'accendersi di una lunga disputa dinastica in seno ai Ming (1586-1614) paralizzava la corte.[18]

Giappone Sengoku

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Lo stesso argomento in dettaglio: Periodo Sengoku.
Kunikuzushi (lett. "Distruttore di Province"), un archibusone e retrocarica cal. 95mm in uso al daimyō Ōtomo Sōrin (1530-1587) di presunta fabbricazione portoghese (Goa?)

Nel periodo d'interesse, anche il Giappone, come la Cina, stava uscendo da una secolare crisi politica di vasta scala, il c.d. "Periodo degli stati combattenti giapponesi", o periodo Sengoku (戦国時代?, Sengoku jidai, 1467-1603) innescata dalla Guerra Ōnin (1467-1477), una disputa dinastica in seno allo Shogunato Ashikaga (足利幕府?, Ashikaga bakufu, 1336-1573) che aveva decapitato il potere centrale del Clan Ashikaga in favore d'una nutrita schiera di daimyō (magnati/signori feudali) che assursero al rango di signori della guerra. In questo caotico scenario emerse, a partire dal 1560, anno della sua inaspettata vittoria nella battaglia di Okehazama, il daimyō Oda Nobunaga (1534-1582) che nel 1573 scacciò dalla capitale imperiale, Kyōto, lo shogun Ashikaga Yoshiaki (r. 1568-1573) e prese sotto la propria ala l'imperatore Ōgimachi (r. 1557-1586), avviando il Periodo Azuchi-Momoyama (安土桃山時代?, Azuchi Momoyama jidai, 1573-1603) o "Epoca dei Tre Unificatori". Dotato di genio militare e indubbia fortuna, Nobunaga si garantì l'esercito più potente del Giappone con innovative politiche fiscali-amministrative che promossero il commercio e ridussero i privilegi ed i monopoli della nobiltà e del clero tramite le quali foraggiò il massiccio ricorso ad armi da fuoco occidentali (portoghesi, nella fattispecie).[19][20] Morto Nobunaga in seguito all'incidente di Honnō-ji (1582) con la quasi totalità del Honshu (la principale delle isole giapponesi) ormai sottomesso, il tedoforo della ricostruzione politica giapponese fu Toyotomi Hideyoshi (1537-1598),[21] già samurai e poi daimyō di Nobunaga, che nel 1585 fu riconosciuto Sekkan (it. "consigliere-reggente") dall'imperatore Go-Yōzei (r. 1586-1611) e procedette alla riconquista dello Shikoku (1585)[22] e del Kyūshū (1586).[23] Ormai ben centralizzato,[24] il Giappone degli Anni 1580 era un paese militarmente aggressivo e di notevoli risorse (quasi eccezionale la produzione d'armi da fuoco):[23] all'assedio di Odawara (1590), Toyotomi poté schierare 200000 uomini e forse 20000 navi.[25][26]

Genesi del progetto

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Lo stesso argomento in dettaglio: Colonizzazione spagnola delle Americhe e Rotta delle spezie.
Hernán Cortés (1485-1547), primo portavoce dell'attacco spagnolo alla Cina

L'idea di espandere l'Impero spagnolo fino alle terre dell'Impero cinese fu postulata nel 1526 dal conquistador Hernán Cortés (1485-1547), vincitore degli aztechi e creatore del Vicereame della Nuova Spagna (1535-1821), nella quinta Cartas de relación destinate a Carlo I di Spagna (r. 1516-1556) nella quale suggeriva di sfruttare i porti sulla costa pacifica della Nuova Spagna come testa di ponte per la conquista delle Molucche, snodo nevralgico del mercato asiatico delle spezie, e della Cina.[27]

Tuttavia, a causa del fallimento delle spedizioni verso le Molucche di García Jofre de Loaísa (1525) e Álvaro de Saavedra (1527), quest'ultimo inviato da Cortés per salvare i sopravvissuti della spedizione de Loaísa, Carlo V abbandonò i progetti espansionistici attraverso l'Oceano Pacifico e rinunciò ufficialmente ai suoi diritti sulle Molucche a favore del regno del Portogallo siglando il Trattato di Saragozza nel 1529.[28][F 1]

Primi progressi

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Lo stesso argomento in dettaglio: Indie orientali spagnole.

L'espansione spagnola attraverso il Pacifico divenne fattibile grazie alla scoperta del tornaviaje, l'aliseo che permetteva di andare e tonare lungo la rotta Filippine-Messico similarmente a quanto avveniva nell'Oceano Atlantico lungo la rotta Portogallo-Brasile, da parte dell'esploratore spagnolo Andrés de Urdaneta (1498-1568).[29] Miguel López de Legazpi (1510-1572) poté così guidare la conquista delle Filippine (1565) su mandato del Viceré della Nuova Spagna Luis de Velasco (r. 1550-1564) e garantirne il contatto costante con la Nuova Spagna tramite i c.d. "Galeoni di Manila".[30][31]

Sebbene l'obiettivo principale della missione Legazpi fosse ottenere l'accesso ad uno dei bacini di rifornimento del mercato mondiale delle spezie, molti degli avventurieri coinvolti erano freschi delle conquiste americane e vedevano l'occupazione delle Filippine come propedeutica alla conquista dell'ormai vicino Impero cinese. Poiché piccoli contingenti di spagnoli, supportati da nativi ostili al regime, erano stati sufficienti per dare il via alla caduta degli imperi azteco e inca, gli spagnoli ritennero che lo stesso schema potesse replicarsi nella Cina Ming[32] purché ci si garantisse il supporto di alleati d'etnia cinese, giapponese ed austronesiana.[33] Lo stesso Legazpi, ormai primo governatore generale delle Filippine (c. 1565-1572) scelse Manila (da lui ufficialmente fondata nel 1571 su un precedente sito del Regno di Maynila) invece di Cebú (sempre fondata da Legazpi nel 1565) come base operativa spagnola in ragione della sua interconnessione alle rotte commerciali cinesi:[34] nella neonata Manila era infatti già presente una nutrita comunità cinese di diverse migliaia di membri.

Martín de Rada (1533-1578), missionario e cosmografo

Un primo rapporto sulla fattibilità della penetrazione spagnola in Cina fu inviato al viceré Martín Enríquez de Almansa (r. 1568-1580) dall'agostiniano Martín de Rada (1533-1578), uno degli ambasciatori pionieri nelle terre dei Ming, nel 1569. Dopo la sua visita nel Celeste Impero, Rada dichiarò che, sebbene la Cina fosse densamente abitata, la sua popolazione difettava di spirito bellicoso e s'affidava al proprio numero ed alla grandiosità delle sue fortificazioni per la difesa, quindi non sarebbe stato necessario radunare un grande esercito spagnolo per sottomettere il paese. Rada tuttavia consigliò di procedere con una campagna diplomatica più che militare, facendo affidamento sulla persuasione e sull'evangelizzazione.[F 2]

Dopo la battaglia di Manila (1574) contro i non ancora debellati wokou del rinnegato cinese Limahong,[F 3] l'Impero spagnolo e la dinastia Ming costruirono ponti diplomatici.[35][36] Martín de Rada fu inviato nel Fujian come parte di una delegazione con l'obiettivo di negoziare un insediamento spagnolo sul suolo cinese similarmente a quanto i portoghesi erano già riusciti a fare a Macao.[13][37] La missione fallì e solo allora il nuovo governatore delle Filippine, Francisco de Sande (c. 1575-1580) inviò dispacci a Filippo II di Spagna (r. 1556-1598) proponendo un attacco diretto alla Cina,[38][39] sostenendo che 4.000-6.000 soldati sarebbero stati sufficienti e che le operazioni in loco sarebbero state facilitate dal malcontento creato dalla tirannide Ming nella popolazione cinese.[33] Filippo II, tuttavia, valutò il piano di Sande come non conveniente e, nel 1577, ordinò al governatore di coltivare l'amicizia dei Ming.[33] Un suggerimento simile giunse in Spagna l'anno seguente per mano di Diego García de Palacio, uditore del Guatemala, che propose di iniziare una rotta militare dalla Spagna alle Filippine attraverso l'Honduras, sperando di costruire una guarnigione abbastanza forte da pacificare l'arcipelago e rendere possibile la conquista anche della Cina. I suoi piani furono ignorati.[40] Anche il successore di Sande, Gonzalo Ronquillo de Peñalosa (c. 1580-1583), tornò a perorare la causa della spedizione militare sinica.[41]

Influenza della Compagnia di Gesù

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Lo stesso argomento in dettaglio: Missione gesuita in Cina.

La Empresa de China ricevette un inaspettato aiuto, non solo politico ma anche teologico, dal Sinodo di Manila, in particolare dal controverso gesuita e diplomatico Alonzo Sánchez (1547-1593) che aveva visitato la Cina nel 1582 per confermare la lealtà di Macao a Filippo II dopo la predetta unione dinastica di Spagna e Portogallo del 1580. Sánchez subì e fu testimone di arresti da parte delle autorità cinesi, arrabbiate per non essere state adeguatamente informate degli sviluppi politici occorsi agli iberici. Liberato e rientrato nei domini regi nel 1581, Sánchez era ormai convinto che solo attraverso la forza militare il cristianesimo avrebbe potuto prosperare in Cina.[33][42][43][44]

Domingo de Salazar (1512-1594), missionario e vescovo

Sánchez tornò in tempo per partecipare al terzo concilio del sinodo, nel 1583, dove condivise la possibilità di una conquista con il vescovo Domingo de Salazar (1512-1594) e il missionario Antonio Sedeño, aiutato da uno stato dell'economia locale abbastanza pessimo da incoraggiare la possibilità di espansione.[42] Salazar portò sul tavolo la tesi di Francisco de Vitoria sulla "guerra giusta", sostenendo che la Cina aveva inflitto abbastanza abusi ai cristiani da giustificare una ritorsione armata nei suoi confronti. Raccolse segnalazioni secondo cui le autorità cinesi stavano ostacolando l'attività di predicazione e portò anche attestazioni di otto navigatori spagnoli e portoghesi maltrattati nei loro contatti con i cinesi.[45] Salazar diede anche suggerimenti strategici, proponendo di ottenere l'aiuto del Giappone attraverso la loro rete locale di gesuiti portoghesi, oltre a confiscare le navi mercantili cinesi a Manila per finanziare lo sforzo bellico iniziale. Tuttavia, seguendo attentamente le teorie di Vitoria, ritenne che presto si sarebbe dovuto decidere se la conquista fosse legittimata o meno.[46] Le conclusioni erano contenute in un documento inviato al re Filippo.[47][48][49]

In aggiunta a questi piani, il superiore della missione gesuita in Giappone, Francisco Cabral (1529-1609), informò che il dominio della Cina avrebbe portato incalcolabili benefici di natura sia materiale sia spirituale, per i quali l'attuale amministrazione imperiale cinese sarebbe stata inestimabile una volta assimilata.[50] Basandosi sulle sue esperienze a Macao, affermò che il paese era mal difeso e la sua popolazione era incline a ribellarsi contro i mandarini che la opprimevano, facendo sì che 10000 soldati iberici sarebbero stati sufficienti per l'invasione, a cui si sarebbero aggiunti 2000 soldati giapponesi che avrebbe reclutato grazie ai contatti del suo ordine. Si offrì anche come spia per preparare la campagna, includendo anche i servizi di Matteo Ricci e Michele Ruggieri.[51] Cabral credeva che la conquista si sarebbe conclusa non appena avessero catturato l'imperatore Ming Wanli (r. 1572-1620) a Pechino. Anche Juan Bautista Román credeva di poter radunare 7000 guerrieri cristiani giapponesi.[52]

Konishi Yukinaga (1555-1600), daimyō cristiano e ammiraglio

Con l'avanzare del progetto, il Memoriale Generale delle Filippine del 1586 includeva un documento scritto da Sánchez, intitolato De la entrada de China en particular, in cui raccolse un trattamento estremamente dettagliato della conquista della Cina e del futuro governo delle terre conquistate. Il piano prevedeva di radunare un'armata guidata dal governatore delle Filippine, composta da 10000-12000 soldati iberici, 6000 bisaya e 5000 giapponesi reclutati a Nagasaki, assistiti dai gesuiti per la loro conoscenza delle terre, e dotati di una borsa di 200000 pesos per corrompere strategicamente i mandarini e pagare i mercenari. L'assalto sarebbe stato duplice, con i castigliani che invadevano la Cina attraverso il Fujian e i portoghesi che facevano lo stesso attraverso il Guangdong.[53] Ricci e Ruggieri sarebbero stati precedentemente richiamati per svolgere il ruolo di consulenti e negoziatori con le autorità cinesi,[54] e la presentazione di questi ultimi sarebbe stata esaminata nell'ambito delle politiche vittoriane di prevenzione di violenze inutili e abusi sulla popolazione civile.[49][55]

Una volta che il paese fosse stato sottomesso al controllo spagnolo, avrebbero proceduto alla sua cristianizzazione, fondando encomienda e proprietà nobiliari, costruendo infrastrutture cristiane, come ospedali, università e monasteri, e promuovendo il meticciato tra i conquistadores e le donne cinesi.[55] Il successo avrebbe garantito un enorme progresso per la monarchia universale ispanica, poiché una "Cina spagnola" sarebbe diventata una base inestimabile per estendere il controllo iberico anel Sud-est asiatico e nell'Oceano Indiano, fornendo le forze necessarie a sottomettere e cristianizzare la Cocincina, il Siam, la Kampuchea, l'India, il Borneo, Sumatra, le Molucche ed altre terre, al punto da rendere possibile la raccolta di alleati regionali contro l'Impero ottomano e l'apertura di un fronte orientale contro di esso.[3]

Galeone spagnolo, del tipo che percorreva la tratta Manila-Acapulco

Il 1587 fu l'anno dei preparativi per la guerra. A Manila, il governatorato era passato nelle mani del già Viceré (r. 1572-1578) Santiago de Vera (c. 1584-1590), un burocrate di spiccate capacità, che ordinò l'erigenda del Forte di Nuestra Señora de la Guía, la prima fortificazione alla moderna delle Isole, ed ammassò armi e rifornimenti sotto la supervisione di Sedeño.[33][56] Lo stesso anno, fortuitamente, una delegazione giapponese al comando di Konishi "Antonio" Yukinaga (1555-1600), un giapponese cristiano nominato daimyō di Higo per meriti militari dal Sekkan Toyotomi, arrivò da Hirado per offrire 6.000 vassalli e «tutto il popolo e i soldati richiesti» per collaborare con qualsiasi invasione contro Cina, Borneo, Siam o Molucche.[57][58][59]

Deliberazioni e abbandono

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José de Acosta, teologo e antropologo

Il progetto Sánchez-Salazar, tuttavia, trovò opposizione in un'altra corrente gesuita, guidata dal missionario Alessandro Valignano (1539-1606) ed appoggiata dal Preposito generale Claudio Acquaviva (c. 1581-1615), che vedeva la Empresa de China come un'ingiustificata violazione della regola cristiana di evangelizzare pacificamente.[42] I gesuiti portoghesi la vedevano inoltre come un pericolo per gli interessi economici del loro paese.[2] Quando Sánchez salpò per la Spagna nel giugno del 1586 per informare sullo stato delle Filippine e per affrontare segretamente la realizzazione della Empresa, Acquaviva gli assegnò la supervisione sotto il rinomato teologo e storico José de Acosta, a cui fu ordinato di confutare le sue basi filosofiche. Acosta scrisse un intero trattato utilizzando le tesi di Francisco de Vitoria per criticare l'invasione della Cina.[60] Le proteste, sommate alle azioni di Sánchez nella Nuova Spagna, dove si impegnò per impedire a un gruppo di missionari domenicani di raggiungere la Cina per evitare che ostacolassero lo sforzo bellico, finirono per creare una frattura tra Salazar e lui.[61][62][63]

Sánchez poté incontrare Filippo II nel dicembre del 1587 e, nonostante la presenza di Acosta, trovò l'occasione per inviare al re una copia del suo documento. Le sue aspirazioni ebbero successo e, non appena i preparativi della Invincibile Armata da inviare contro l'Inghilterra lo permisero, Filippo autorizzò la creazione di una Junta para la Empresa de China ufficiale nel marzo del 1588. Il consiglio era composto dal presidente del Consiglio delle Indie, Hernando de Vega y Fonseca, dal generale Alonso de Vargas, dall'ammiraglio Joan de Cardona i Requesens, dai segretari reali Juan de Idiáquez y Olazábal e Cristóbal de Moura, dall'inquisitore Pedro Moya e da quattro membri del Consiglio di Guerra castigliano. Il suo sviluppo, tuttavia, fu interrotto dalla notizia del fallimento dell'Armada in agosto, in mezzo a nuove proteste da parte di domenicani e francescani che ritenevano che il progetto mettesse in pericolo i loro stessi lavori. Alla fine, l'interesse reale per la Empresa diminuì definitivamente.[64][65][66][67]

Il nuovo governatore delle Filippine, Gómez Pérez das Mariñas (c. 1590-1593), fu scelto su suggerimento di Sánchez ma ricevette ordini espliciti di evitare un conflitto militare con la Cina. Al contrario, si trovò invischiato in tensioni diplomatiche con il Giappone quando Toyotomi, ormai ritiratosi al ruolo di taikō (it. "reggente in ritiro") ma ancora bramoso di conquiste, decise finalmente di concretizzare il sogno che fu già di Nobunaga di attaccare la Cina[23] principiando con l'invasione della Corea (1592-1598)[68] che sarebbe stata guidata proprio da Konishi Yukinaga.[58][59] Tra i preparativi per la grande manovra (142000 uomini e 1000 navi) sembrava che Toyotomi intendesse pretendere il vassallaggio delle Filippine spagnole e, stando ai pessimistici presagi delle spie iberiche in loco, ad invaderle in caso di rifiuto.[69] Sebbene questa svolta non si verificò mai, l'ambasciatore inviato dal governatore presso Toyotomi, il domenicano Juan Cobo (ca. 1546-1592),[70] consigliò a das Mariñas di cercare un'alleanza coi Ming contro il Giappone e non viceversa[71] e lo stesso governatore segnalò poi la presenza di spie nipponiche a Manila.[72]

Quando a das Mariñas successe il figlio Luis (c. 1593-1596), il progetto di conquista della Cina fu brevemente rimesso in discussione. Il sacerdote Martín de la Ascensión propose un piano altrettanto complesso per invadere il Giappone Toyotomi, dove si potevano trovare facilmente anche alleati nativi, e i cui eserciti, una volta impegnati con la monarchia ispanica, potevano essere utilizzati in campagne contro la Cina e altre terre vicine. Un alleato locale preso in considerazione, oltre ai soliti cristiani giapponesi, era il daimyō e futuro shogun Tokugawa Ieyasu (r. 1556-1605).[4] L'Incidente della San Filippo (1596) e le sue conseguenze, tuttavia, seppellirono il progetto.[73][74]

Le successive relazioni sino-ispaniche

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Tra il 1598 ed il 1600, il Viceré del Liangguang permise agli spagnoli di fondare un avamposto commerciale in una località oggi non ben indentificata nei pressi di Guangdong (delta del Lingdingyang o dello Xi Jiang), riportata dalle fonti ispaniche come El Piñal. Divenuto però rapidamente un pericoloso rivale per l'avamposto portoghese di Macao, El Piñal fu abbandonato.[75][76]

Il governatore delle Filippine Pedro Bravo de Acuña (c. 1602-1606) dovette sedare nel 1603 la rivolta della popolazione cinese presente nelle isole, i Sangley.[77]

Esplicative
  1. La valutazione degli storici, anzitutto spagnoli, sulla fattibilità della Empresa de China è oggi sostanzialmente concorde nel ritenerla utopica. Su tutti, si consigliano le riflessioni dello storico spagnolo (ES) José Luis Comellas García-Lera, Páginas de la historia, Rialp, 2009, ISBN 9788432137969.
Fonti antiche
  1. (ES) Cristóbal Bernal (a cura di), Tratado de Zaragoza (PDF), Trascrizione della copia del trattato in AGI Ms. ES.41091, 2019 [22 aprile 1529].
  2. Lettera di Martín de Rada a Martín Enríquez de Almansa del 8 luglio 1569 in AGI, Aud. de Filipinas n. 79 - ed. in Jiménez 2013, pp. 215-216.
  3. La Relación del suceso de la venida del tirano chino.
Bibliografiche
  1. 1 2 3 4 Per una trattazione specifica dell'argomento citato, si rimanda alla monografia di Ollé 2002 in bibliografia.
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Bibliografia

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Consultazione

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