Echiichthys vipera

specie di pesce

La tracina vipera (Echiichthys vipera Cuvier, 1829) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Trachinidae[1], comune nel mar Mediterraneo[2]. Si tratta dell'unica specie appartenente al genere Echiichthys[1].

Come leggere il tassobox
Tracina vipera
Stato di conservazione
Specie non valutata
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseActinopterygii
OrdinePerciformes
FamigliaTrachinidae
GenereEchiichthys
Bleeker, 1861
SpecieE. vipera
Nomenclatura binomiale
Echiichthys vipera
Cuvier, 1829
Sinonimi

Trachinus vipera

Areale
Individuo infossato nella sabbia

Distribuzione e habitat

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La specie è diffusa nel mar Mediterraneo[3], dove sembra particolarmente comune nel mar Adriatico[2], e nell'oceano Atlantico nordorientale dal mare del Nord al Marocco, comprese le isole Canarie e Madera[3].

Vive su fondi sabbiosi o di ghiaia fine, a profondità da pochi centimetri[4] a circa 50 metri. In estate è frequente in acqua molto bassa mentra in inverno scende a profondità maggiori[5]. Talvolta frequenta le foci fluviali[4].

Descrizione

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L'aspetto generale di E. vipera è simile a quello tipico delle altre tracine, con bocca grande inserita obliquamente e occhi posti sul profilo dorsale della testa e molto ravvicinati fra loro[2]. Il corpo è leggermente più alto rispetto alle altre tracine[4], è poco compresso ai lati nella sezione anteriore mentre diventa sempre più schiacciato verso la coda. Il corpo è privo di scaglie salvo che sull'opercolo. Le pinne dorsali sono due: la prima è breve e triangolare[2] con 5-7 raggi spiniformi[5], la seconda è molto lunga[2] e composta da 21-24 raggi molli[5]. La pinna anale è quasi simmetrica alla seconda dorsale[2], ha 1 raggio spinoso e 24-26 molli. La pinna caudale è abbastanza grande con margine tronco[5]. Le pinne pettorali sono grandi, le pinne ventrali poco sviluppate[2]. Come in tutte le tracine le spine opercolari e i raggi della prima pinna dorsale sono collegati a ghiandole velenifere[5].

La colorazione di fondo è grigio sabbia sul dorso e argenteo madreperlacea sul ventre. Sui fianchi sono presente macchiette e punti bruno giallastri grossolanamente allineati[4]. La prima pinna dorsale e il bordo della pinna anale sono neri[5].

La taglia è piccola, normalmente non superiore a 10 cm. Eccezionalmente può raggiungere i 27,7 7 cm per 166 grammi di peso[3].

Biologia

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Comportamento

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Passa la maggior parte del tempo infossata nella sabbia con solo gli occhi e la prima pinna dorsale emergenti[3].

Alimentazione

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Predatrice, si nutre di qualsiasi organismo riesca a catturare e ingerire[2].

Riproduzione

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Avviene da maggio a giugno nel golfo di Napoli. Le uova e le larve sono pelagiche. L'uovo ha diametro compreso tra 0,95 e 1, 37 mm, è dotato di numerose goccioline oleose per favorire il galleggiamento. La larva che se ne schiude misura circa 3,2 mm e fa vita pelagica fino a una lunghezza di circa 35 mm[5].

Predatori

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Tra i predatori noti alla scienza vi sono il merlano, la razza Raja montagui e il capone gallinella[6].

Viene pescata perlopiù casualmente con reti da posta costiere e con le lenze. Le carni sono delicate, apprezzate soprattutto nella zuppa di pesce[2].

Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

A dispetto delle piccole dimensioni viene considerata la tracina più pericolosa del Mediterraneo[5], sia per la potenza del veleno che per l'abitudine di trattenersi in estate nelle acque poco profonde e molto frequentate delle spiagge[3]. Le spine opercolari e della prima pinna dorsale sono velenifere e possono provocare punture dolorosissime anche se l'avvelenamento raramente assume carattere di gravità. Si può essere punti sia camminando in acqua bassa che slamando o smagliando dalla rete un pesce pescato o perfino pulendo un esemplare acquistato al mercato[7]. Talvolta succede che attacchi i subacquei[2].

Conservazione

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La specie è comune e non appare minacciata[4]. La IUCN non attribuisce a questa specie alcuna categoria di minaccia.

Bibliografia

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  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  • Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
  • Ghiretti e Cariello, Gli animali marini velenosi e le loro tossine, Piccin, 1984, ISBN: 978-88-299-0271-2.

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Collegamenti esterni

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