Duomo Connection è il nome attribuito all'inchiesta condotta tra il 1989 e il 1990 dal Pubblico ministero milanese Ilda Boccassini, insieme al giudice palermitano Giovanni Falcone, sulla penetrazione mafiosa a Milano.

Le indagini compiute dai Carabinieri del nucleo operativo[1] guidati dal capitano Sergio De Caprio, portarono all'arresto di un folto gruppo di pregiudicati siciliani e del loro presunto boss, il geometra Antonino Carollo detto Toni, figlio incensurato di Gaetano Carollo, esponente della famiglia mafiosa di Resuttana ucciso nel 1987 a Liscate, in provincia di Milano.

L'indagine iniziò nel 1988, quando gli uomini del capitano Sergio De Caprio iniziarono a sorvegliare un bar di Cesano Boscone, punto di ritrovo abituale di balordi e spacciatori di droga. Seguendo un pregiudicato palermitano ricercato per l'omicidio di tre carabinieri, Gaetano La Rosa, si trovarono di fronte al latitante Antonino Zacco, detto «il sommelier», già condannato a diciassette anni di carcere come responsabile di una raffineria di eroina individuata tre anni prima ad Alcamo, in provincia di Trapani.[2] I successivi pedinamenti consentirono ai carabinieri di osservare che Zacco era in contatto con il boss siciliano Luigi Bonanno e con i clan calabresi Papalia e Sergi ma anche con un personaggio che venne identificato successivamente: si scoprì che si trattava di Antonino Carollo (detto Toni), figlio del boss Gaetano (ucciso nel 1987) ed imparentato con i Ciulla, storica "famiglia" di Cosa nostra a Milano, e con Nenè Geraci, fedelissimo di Totò Riina.[3][1]

Insieme a numerosi episodi di traffico di stupefacenti, le indagini accertarono una intensa attività edilizia del gruppo siciliano capeggiato da Carollo, realizzata, secondo l'accusa, con la collaborazione degli imprenditori Sergio Coraglia e Gaetano Nobile[4]. Per agevolare le concessioni edilizie da parte del Comune di Milano, i clan siciliani avevano allacciato contatti con importanti esponenti dell'amministrazione comunale. Vennero indagati per corruzione l'assessore all'urbanistica Attilio Schemmari, il sindaco Paolo Pillitteri e tre alti funzionari.[5]

Processo

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Mentre la posizione di Pillitteri venne archiviata al termine delle indagini preliminari, tutti gli altri indagati furono rinviati a giudizio e condannati al termine di un lungo processo di primo grado, annullato però nel 1995 dalla Cassazione.[6] Al termine del nuovo processo gli unici a venire condannati furono gli accusati di traffico di droga.[1]

  1. 1 2 3 Per la Duomo Connection, 20 accusati, 20 condanne, in la Repubblica, 26 maggio 1992. URL consultato il 4 giugno 2024.
  2. Il fratello del bosso nel bunker di Dalla Chiesa, in la Repubblica, 29 ottobre 1991. URL consultato il 21 settembre 2022.
  3. Giampiero Rossi, La Duomo connection «perde» un pezzo, su Corriere della Sera, 28 aprile 2017. URL consultato il 21 settembre 2022.
  4. 'Cosa Nostra' fa tremare Milano, in la Repubblica, 7 marzo 1991. URL consultato il 21 settembre 2022.
  5. 'Duomo Connection' S'indaga sui politici, in la Repubblica, 19 settembre 1990. URL consultato il 21 settembre 2022.
  6. Processo Duomo Connection per la Cassazione è da rifare, in la Repubblica, 15 novembre 1995. URL consultato il 21 settembre 2022.

Bibliografia

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  • Piero Colaprico, Luca Fazzo e Riccardo Mannelli, Duomo connection: indagine sulla fine della capitale morale, Siena, Edizioni Sisifo, 1991.

Voci correlate

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