Chiesa di Ognissanti (Padova)

edificio religioso di Padova

La chiesa di Ognissanti è un edificio religioso di origine altomedievale situato nell'antica contrà Ognissanti, oggi via Ognissanti, a Padova. Nata originariamente come supporto ad uno xenodochio per i viandanti, la chiesa è stata per secoli il cuore di un importante complesso monastico benedettino, fino alle soppressioni napoleoniche. Di particolare rilievo storico e artistico sono i restauri del XVI secolo, che coinvolsero l'architetto Vincenzo Scamozzi.

Chiesa di Ognissanti
La facciata
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneVeneto
LocalitàPadova
Coordinate45°24′25.27″N 11°53′47.08″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareTutti i Santi
Diocesi Padova
Stile architettonicoromanico, manierista
Inizio costruzioneIV secolo(?)-IX secolo
CompletamentoXVI secolo
Il progetto per il complesso di Ognissanti, di Vincenzo Scamozzi.

Di probabile origine altomedievale[1], la chiesa di Ognissanti nacque come dipendenza di uno xenodochio posto ad accoglienza delle genti che transitavano sulla strada che collegava Patavium e Altinum, in un'area abitata in età paleoveneta, che in età romana divenne luogo funerario.

La definizione cronologica della struttura risulta complessa, poiché le testimonianze documentarie iniziano a menzionarla soltanto a partire dal XII secolo. Nello specifico, la prima attestazione documentaria è datata 9 marzo 1147, e consiste nell'atto di donazione di un terreno situato presso Candesano, ai confini di Padova, destinato proprio alla chiesa Ognissanti[2]. Sebbene le fonti principali siano più tarde, l'autorizzazione del vescovo Sinibaldo del 1123 per la ricostruzione della chiesa di Santa Sofia apre ad una possibile cronologia più antica. Un appiglio in tal senso è offerto da un'appendice del 1203 che, citando un atto di Sinibaldo del 1124, conferma i diritti di Santa Sofia sulle decime della chiesa di Ognissanti, retrodatando così la presenza dell'edificio a tale anno[2].

La chiesa di Ognissanti rientra inoltre nel vasto programma di rinnovamento urbano e religioso promosso a Padova dal vescovo Olderico nel corso dell’XI secolo, in un periodo di forte ripresa edilizia ed ecclesiastica della città. Le fonti ricordano il suo intervento nel rinnovamento della cattedrale romanica padovana e la fondazione di nuove chiese, tra cui San Daniele, nel 1076, e la stessa Ognissanti, costruita nella seconda metà del secolo. Questo clima di intensa attività costruttiva si riflette anche sul piano artistico: Ognissanti presenta infatti affinità stilistiche con la cattedrale e con la chiesa di San Martino, come mostrano alcuni reperti scultorei coevi caratterizzati da una maggiore attenzione alla resa plastica e naturalistica delle forme[3].

Poco dopo queste prime menzioni, nel 1173 appare nei documenti anche l'adiacente xenodochio[2], il quale ottenne nel maggio 1177, insieme alla chiesa, la diretta protezione di papa Alessandro III. Sostenuta nel corso del XII secolo da importanti donazioni come quella di Speronella Dalesmanini, l'istituzione fu inizialmente retta dai benedettini del limitrofo cenobio. Nel secolo successivo, in parallelo alla sua funzione parrocchiale, il monastero, prima doppio e poi priorato, incrementò la propria influenza fino ad inglobare la chiesa. Quest'ultima assunse il titolo di prepositurale e fu affidata stabilmente alla comunità cenobita nel 1256 per volontà del vescovo Giovanni Battista Forzatè.

Nel corso delle visite pastorali del Cinquecento, la chiesa e il monastero di Ognissanti furono descritti come fatiscenti e pericolanti, tant'è che i monaci abbandonarono il priorato. Nel 1589 il cardinale Federico Corner promosse un restauro del complesso, destinato ad accogliere le monache benedettine di Polverara, affidando il progetto a Vincenzo Scamozzi. I lavori procedettero lentamente e si concentrarono soprattutto dal 1657 al 1666 per volontà della badessa Ludovica da Vico e sotto la direzione del proto Zuane Zenso. Nel 1671 il cardinale Gregorio Barbarigo trovò la chiesa completata con cinque altari. Dell'antico edificio a croce latina furono conservati solo il settore presbiteriale e il campanile. Nel 1738 il proto Bernardo Squarcina ampliò ulteriormente la chiesa verso la facciata.

A seguito delle leggi ecclesiastiche napoleoniche[4], la chiesa prepositurale assorbì le parrocchie di San Massimo e Santa Maria Iconia. Il monastero adiacente fu abbandonato fino al 1818, anno in cui Maria Serafina Rossi lo acquistò per fondarvi un collegio femminile, divenuto in seguito sede delle Dame del Sacro Cuore. Nonostante il trasferimento nella chiesa delle salme dei beati Pellegrino e Ongarello (dalla chiesa del Beato Pellegrino), il fervore religioso dei nuovi parrocchiani rimase tiepido, poiché la posizione decentrata della struttura scoraggiava la partecipazione alle funzioni. Per ovviare al problema, il prevosto don Antonio Troilo promosse la costruzione di un nuovo edificio sul sito di Santa Maria Iconia, inaugurato nel 1864. Di conseguenza, la chiesa di Ognissanti fu chiusa al culto e il suo patrimonio artistico venne trasferito presso la chiesa dell'Immacolata, finché, il 5 luglio 1941, grazie all'intervento di don Luigi Bonin, la chiesa fu riaperta con il titolo di parrocchiale.

La nascita e lo sviluppo di edifici religiosi come Ognissanti nella città di Padova, che nell'epoca medievale appare dominante, sembrerebbe riflettere l'esigenza di rispondere ad una crescita parallela del tessuto abitativo e demografico. Padova risulta essere, sin dal IV secolo, un centro diocesano, aspetto che si svilupperà ulteriormente tra XII e XIII secolo[5]. È possibile ipotizzare che l'edificio religioso di Ognissanti facesse parte, come molti altri, di un processo di sviluppo edilizio della città, la quale, tra l'altro, sviluppa nuovi borghi al di là dell'ansa fluviale su cui la città paleoveneta si è originariamente sviluppata.

Attualmente, la chiesa di Ognissanti è una parrocchia appartenente al Vicariato della Cattedrale ed è officiata dal clero secolare della diocesi di Padova. Anticamente, l'edificio ospitava la fraglia dei barcaroli del Portello, i quali possedevano un proprio altare e vi veneravano una statua quattrocentesca della Vergine, oggi conservata presso la chiesa dell'Immacolata. Ognissanti funge, inoltre, da luogo di sepoltura per monache, prevosti e patrizi.

Interventi di restauro e di revisione architettonica

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  • 1546: visita pastorale

Una visita pastorale documenta il grave stato di degrado della chiesa, del monastero e delle strutture annesse. In questo momento l'edificio conserva ancora l'antica pianta a croce latina con un'abside semicircolare orientata a est, transetto e nartece[6].

  • 1589-1627: restauro del monastero e della chiesa

Il vescovo Federico Corner affida a Vincenzo Scamozzi il progetto di restauro del complesso monastico destinato alle monache Benedettine di Polverara. Il progetto viene attuato soprattutto per il monastero, mentre per la chiesa gli interventi rimangono limitati e non modificano ancora l'antica pianta a croce latina[6].

  • 1657-1676: riedificazione della chiesa

Per volontà della badessa Lodovica de Vico, la chiesa viene quasi interamente ricostruita dalle fondamenta. I lavori vengono affidati al capomastro Zuane Zenso, il quale realizza una nuova chiesa ad aula unica con un'abside semicircolare, ispirandosi in parte al progetto scamozziano. Nel 1676 Francesco Fasolato interviene sul presbiterio con il rinnovo dell'altare maggiore, eliminando l'abside semicircolare e ampliando il presbiterio verso nord[6].

  • 1738: ampliamento e rifacimento strutturale

L'ingegnere Bernardo Squarcina cura un importante intervento che comporta il rifacimento completo della copertura e della volta del soffitto. Le murature laterali vengono prolungate verso ovest e viene costruito il coro ligneo destinato ad accogliere l'organo realizzato da Gaetano Callido. La chiesa assume così l'aspetto giunto fino ai giorni nostri[6].

  • 1808-1828: trasformazioni istituzionali

In seguito alla riorganizzazione delle parrocchie cittadine e alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi, il monastero viene chiuso. Nel 1828 il complesso viene acquistato da un'ex monaca e viene trasformato in un collegio femminile[6].

  • 1847-1941: passaggi di proprietà e riapertura al culto

Il monastero e la chiesa passano all'istituzione degli Esposti, con l'obbligo di mantenere aperta la chiesa fino al completamento dei lavori per la costruzione della nuova chiesa di Santa Maria Iconia, inaugurata poi nel 1864. A questo punto molti oggetti d'arredo e opere d'arte vengono trasferiti nel nuovo edificio. Dopo un lungo periodo di abbandono, la chiesa viene restaurata e riaperta al culto il 5 luglio del 1941, con interventi soprattutto sulla muratura nord[6].

  • 1976-1984: restauro post-terremoto

I danni causati dal terremoto del 1976 rendono necessario un nuovo restauro che viene eseguito tra il 1983 e il 1984 con la supervisione dell'architetto Loris Fontana. Gli interventi permettono di individuare le diverse fasi costruttive dell'edificio[6].

  • 1996: restauro dell'organo

Un intervento mirato restaura l'organo realizzato da Gaetano Callido nel XVIII secolo[6].

  • 1999-2000: restauro dell'ex sacrestia

L'ex sacrestia viene recuperata con la realizzazione della cappella feriale, di nuovi spazi di servizio e del museo della Ruota degli Esposti[6].

  • 2002-2003: manutenzione straordinaria

Le coperture, gli impianti elettrici e le coloriture interne della chiesa vengono sottoposti ad alcuni interventi di manutenzione straordinaria[6].

  • 2004: restauro della parete est

La parete orientale della chiesa viene restaurata in seguito ad attente indagini e letture stratigrafiche delle murature[6].

  • 2007: rifacimento dell'impianto di riscaldamento

L'impianto termico viene integrato con un nuovo generatore ad aria calda e contestualmente si realizza un adeguamento degli impianti elettrici, dell'impianto del gas e della centrale termica alle normative di sicurezza[6].

Descrizione

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Esterno

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La chiesa è orientata ponente-levante (abside rivolto a levante) e si innalza a conclusione della via Ognissanti. La bretella che ora affianca il complesso ecclesiastico è frutto di interventi ottocenteschi e novecenteschi. Il lato a sud si accosta a quelle che erano le strutture monastiche. La parte più antica, affiancata all'alto campanile romanico, è quella absidale, di forma quadrangolare.

Secondo l'ipotesi dello studioso Giulio Bresciani Alvarez, la Chiesa di Ognissanti potrebbe derivare dal riadattamento di un fortilizio tardoantico[7]. L'edificio infatti non costituiva un elemento isolato, ma faceva parte di un'area strategica compresa tra il Piovego e il canale di San Massimo ed era protetta da una cortina muraria difensiva, potenziata poi nel Trecento da Francesco I da Carrara. La posizione privilegiata della chiesa, difesa da torrioni e ponti levatoi sul lato orientale, favorì il suo inserimento nel sistema difensivo cittadino anche in età moderna, come dimostrano gli ambiziosi progetti cinquecenteschi del cosiddetto Castelnuovo, una fortificazione a pianta circolare mai completata destinata alla difesa del fronte orientale della città[7].

Analisi stratigrafica

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L'analisi stratigrafica delle murature della Chiesa di Ognissanti evidenzia la presenza di svariate fasi costruttive e di successivi interventi di modifica e rifunzionalizzazione dell'edificio. La lettura delle superfici murarie esibisce infatti una tessitura eterogenea, frutto di rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli e rese riconoscibili da differenze nei materiali, nella disposizione dei laterizi e nelle tecniche costruttive adottate.

Vista della tessitura muraria interna all'edificio di Ognissanti. Si evidenziano l'irregolarità dei corsi, le tracce di tamponature e di modifiche successive.
Vista della tessitura muraria interna all'edificio di Ognissanti. Si evidenziano l'irregolarità dei corsi, le tracce di tamponature e di modifiche successive.

La tessitura muraria della Chiesa di Ognissanti è realizzata prevalentemente in laterizi romani di reimpiego, spesso frammentati e di dimensioni variabili comprese tra i 20 e i 45 cm[8]. L'ampio utilizzo di materiale di riuso, probabilmente proveniente dal teatro romano, testimonia una pratica costruttiva largamente diffusa nella Padova medievale, legata non solo a esigenze economiche e pratiche, ma anche alla rifunzionalizzazione di materiali appartenenti all'antica città romana[9]. Inoltre, le analisi eseguite dall'Università di Padova sulle edificazioni medievali hanno dimostrato che in epoca romanica non era consuetudinaria la pezzatura dei laterizi secondo parametri rigorosi, prediligendo al contrario l'impiego di elementi di forme e dimensioni irregolari[10]. La disposizione dei corsi non appare uniforme[11], poiché alcune porzioni presentano filari ordinati e continui, mentre altre mostrano un andamento più irregolare con variazioni nell'allineamento. Tali differenze suggeriscono l'esistenza di più campagne edilizie, riferibili sia a restauri sia ad ampliamenti successivi.[11]

Tamponatura presente nella zona absidale, con arco a tutto sesto e riempimento interno realizzato con tecnica differente.
Tamponatura presente nella zona absidale, con arco a tutto sesto e riempimento interno realizzato con tecnica differente.

Particolarmente significativa risulta la presenza di alcune tamponature murarie, interpretabili come chiusure di aperture precedenti[12]. Sulla zona absidale è riconoscibile un arco a tutto sesto realizzato con laterizi disposti radialmente, il cui riempimento interno presenta invece mattoni più compatti, regolari e disposti secondo una tecnica differente rispetto alla struttura originaria. Questo elemento consente di ipotizzare un intervento posteriore di chiusura dell'apertura, probabilmente collegato alle trasformazioni dell'assetto interno della chiesa[13].

Questa complessa stratificazione storica si riflette anche sull'attuale assetto architettonico dell'edificio, che presenta ulteriori interventi di epoche diverse. Ad esempio, nella medesima zona absidale, è possibile individuare anche una finestra termale risalente al Cinquecento, mentre il corpo principale è esito di successivi ampliamenti della navata medievale, parzialmente demolita per ingrandire l'aula. Il prospetto settentrionale, scandito da tre imponenti contrafforti, ospita altrettante serliane; una quarta finestra di medesima tipologia è posta sulla facciata incompiuta. Essa presenta tre ingressi, tra cui spicca il portale maggiore seicentesco, sormontato da un frontone spezzato. Le intonacature esterne risalgono, infine, agli anni Quaranta del Novecento. Nel complesso, la lettura stratigrafica conferma il carattere composito della chiesa, formatasi attraverso una lunga successione di interventi che hanno progressivamente trasformato un nucleo originario più antico nell’attuale configurazione architettonica.

Ingresso principale della chiesa di Ognissanti, di epoca seicentesca, connotato da un frontone spezzato e sormontato dallo stemma del comune di Padova.
Ingresso principale della chiesa di Ognissanti, di epoca seicentesca, connotato da un frontone spezzato e sormontato dallo stemma del comune di Padova.
Prospetto settentrionale della chiesa di Ognissanti, in cui è possibile osservare la scansione in tre contrafforti.
Prospetto settentrionale della chiesa di Ognissanti, in cui è possibile osservare la scansione in tre contrafforti.

Torre campanaria

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La torre campanaria, collocata nella parete est, articolata in più registri.
La torre campanaria, collocata nella parete est, articolata in più registri.

La parete est della chiesa risulta essere la più antica tra le facciate, ed è proprio qui che è possibile osservare la torre campanaria romanica[6], in parte inglobata nelle strutture adiacenti. Essa si presenta strutturalmente simile ad altre torri e campanili del territorio padovano, reggendosi, con uno sviluppo verticale accentuato, su un'importante base in pietra su cui si eleva l'alzato in laterizio[14]. Il corpo principale della torre campanaria appare suddiviso in più registri scanditi dalle aperture delle finestre; nella parte inferiore si osservano delle aperture arcuate.

Di grande interesse è la cella campanaria superiore, connotata da ampie bifore ad arco a tutto sesto e sostenute da colonnine centrali, le quali si inseriscono in un sistema architettonico equilibrato e proporzionato. Superiormente corre una cornice ad archetti pensili a sostenimento della copertura.

Anche la torre, così come l'intero edificio, mostra differenti fasi edilizie. Appare evidente la variazione nella tessitura muraria tra il registro inferiore e la cella campanaria, cosa che suggerisce interventi diversi e successivi sul piano cronologico. La differente regolarità dei corsi di mattoni e la presenza di tamponature nelle aperture indicano rimaneggiamenti, nonostante vi sia continuità materica del laterizio che denota una volontà di mantenere un'apparente omogeneità.

Tutti questi aspetti concorrono a sottolineare che la torre avesse non solo una funzione liturgica ma anche di riferimento visivo e territoriale all'interno del sistema urbano dell'area orientale di Padova.

Ruota degli esposti

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La Ruota degli esposti collocata presso la chiesa di Ognissanti. Si tratta di una struttura pensata per accogliere i neonati abbandonati dalle loro famiglie.
La Ruota degli esposti collocata presso la chiesa di Ognissanti. Si tratta di una struttura pensata per accogliere i neonati abbandonati dalle loro famiglie.

Adiacente all'edificio sacro, nell'originario varco d'ingresso al monastero, si trova la Ruota degli esposti, ovvero "una grande mensola di marmo concava all'interno, capace di alloggiare più bimbi insieme, dalla quale la portinaia estraeva il neonato attraverso una finestrella che permetteva la visione all'esterno.[15]". Lo strumento, volto a prevenire l'infanticidio e l'abbandono incontrollato, sembra esser stato istituito a Padova nel corso del Cinquecento, ma venne trasferito presso la chiesa di Ognissanti, sua ultima sede, nella seconda metà dell'Ottocento[15].

Interno

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Interno della chiesa di Ognissanti, in cui è possibile notare la tessitura muraria originale, in laterizi. Si possono osservare delle tamponature che testimoniano assetti precedenti.
Interno della chiesa di Ognissanti, in cui è possibile notare la tessitura muraria originale, in laterizi. Si possono osservare delle tamponature che testimoniano assetti precedenti.

Le indagini effettuate sull'edificio, soprattutto attraverso la rimozione degli intonaci, hanno consentito di chiarire alcuni aspetti della fase di vita medievale della chiesa, specie nella parte orientale della stessa, in corrispondenza dell'altare maggiore. Qui sono infatti state individuate alcune tracce della struttura originaria, tra cui l'impronta di una volta a botte, oggi interrotta dal cornicione del soffitto realizzato nel XVIII secolo[16]. Nell'area absidale sono emersi ulteriori elementi rilevanti, come laterizi sagomati con profilo semicircolare all'interno e rettilineo all'esterno, l'apertura di un accesso al primo piano della torre campanaria e una piccola finestra destinata all'illuminazione della scala[16]. È stato inoltre ipotizzato un intervento duecentesco di rialzamento delle murature di circa 1,60 metri, dato attestato dalla presenza di una differente tipologia di mattoni[16]. Tra le scoperte più rilevanti figura il rinvenimento di un affresco raffigurante Cristo Pantocratore, rimasto occultato nella lunetta dietro l'altare destro dell'abside, datato alla seconda metà dell'XI secolo e messo in relazione con un'immagine stilisticamente analoga presente nella pieve romanica di Sant'Andrea Apostolo a Sommacampagna nel territorio veronese. Sul lato sud, lo scrostamento degli intonaci ha portato alla luce cinque monofore tamponate, una delle quali in parte coperta da un altare laterale settecentesco, confermando le numerose trasformazioni subite dall'edificio nel corso del tempo[16].

L'aula, recentemente restaurata, si sviluppa in direzione del grande altare maggiore, realizzato nel 1676 da Francesco Fasolato in stile manierista-barocco. Questo, in origine, ospitava la celebre pala di Bonifacio Veronese con l'Assunzione della Vergine tra gli Apostoli, successivamente sostituita da una Pentecoste probabilmente cinquecentesca. Ai lati si trovano statue lignee di Santa Scolastica e San Benedetto, mentre il paliotto è decorato con marmi bianchi e neri e il coro conserva preziosi stalli lignei.

Gli interventi di restauro hanno inoltre riportato alla luce altre testimonianze medievali, tra cui, nel presbiterio, i resti di una scala voltata risalente al X-XI secolo e una feritoria. Ai lati si collocano due altari cinquecenteschi rivolti a oriente: su quello di destra è posta una tela settecentesca di Francesco Migliori raffigurante il Paradiso, mentre su quello di sinistra vi è una Crocifissione di autore settecentesco non identificato.

Si conserva, nel paliotto dell'altare, un affresco con Madonna, Bimbo e due santi attribuito a Stefano dall'Arzere, proveniente dalla Ca' di Dio e più volte trasferito prima della definitiva collocazione in Ognissanti nel 1868. Di fronte a esso si trova un altare seicentesco con la pala di Giovanni Carboncino, datata al 1681, raffigurante la Visitazione di Maria. Lungo le pareti vi è un piccolo lapidario recante frammenti epigrafici e cippi di età romana, a testimonianza del riuso dei materiali antichi.

Pavimento

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Parte della pavimentazione della chiesa di Ognissanti, con lastre in marmo bianco e rosso.

Il pavimento della navata, rifatto nel 1990,[16] è composto da lastre di marmo bianco e rosso disposte diagonalmente e delimitate da una fascia perimetrale in marmo rosso; la stessa soluzione decorativa è adottata anche nel presbiterio dove le lastre risultano però di dimensioni minori. Tale sistemazione ha sostituito la precedente pavimentazione ottocentesca in marmo bianco e nero[6].

Negli ambienti annessi si riscontrano invece pavimentazioni più eterogenee: nei locali del piano terra prevale la palladiana di marmo, mentre altri spazi conservano rivestimenti in ceramica, graniglia o linoleum. Al primo piano sono presenti soprattutto pavimenti in gres rosso e, in alcuni ambienti, in parquet[17].

Nella chiesa si conserva il prezioso organo proveniente (dopo il 1810) dalla demolita chiesa di Santa Giuliana. Sarebbe dunque l'opera n. 233 di Gaetano Callido, databile 1785, sebbene non si rinvengano segnature o firme, cosa inusuale per il Callido. Lo strumento, già pesantemente manomesso dalla ditta "La Fonica" negli anni '50 del novecento (estensione della tastiera, pedaliera diritta, inserimento di Viola, Voce Celeste e trasposizione del Flauto in XII a Flauto in Ottava, azionamento pneumatico dei registri con pedale del Crescendo, eliminazione di uno dei due mantici), è stato restaurato in maniera filologica da Alfredo Piccinelli nel 1996 e inaugurato il 6 maggio 1998 da Gustav Leonhardt.

Organo attribuito a Gaetano Callido, databile al 1785, collocato nel barco monastico della chiesa di Ognissanti.
Organo attribuito a Gaetano Callido, databile al 1785, collocato nel barco monastico della chiesa di Ognissanti.

Descrizione

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Lo strumento, posto sul grande barco monastico in controfacciata, luogo un tempo riservato alle monache - che vi accedevano da un'apposita porta direttamente dal monastero -, è collocato in cassa lignea barocca, probabilmente coeva, pur se non ci sono dati. La facciata é composta da 21 canne in stagno appartenenti al registro di Principale, bocche allineate e labbro superiore a mitria, canna maggiore: Do2. La consolle a finestra ospita il manuale (riportato all'originale durante l'ultimo restauro) di 45 tasti, con prima ottava scavezza, e la pedaliera a leggio, ricostruita, di 18 tasti (Do1-Sol#2 + tamburo). I registri, posti a destra della tastiera, sono azionati da tiranti "alla veneta" con Tiraripieno a manovella. La ventilazione, garantita da due mantici a cuneo posti all'interno della cassa, è azionabile sia manualmente (tramite corde) che con elettroventilatore, con valvole di non ritorno rilasciabili tramite apposite cordicelle, raggiungibili rimuovendo il pannello del leggio.

Disposizione

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  • Principale - bassi e soprani
  • Ottava
  • Decimaquinta
  • Decimanona
  • Vigesimaseconda
  • Voce Umana
  • Flauto in XII
  • Cornetta
  • Bassi

Annotazioni

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  • Divisione bassi/soprani: Do#3-Re3
  • Il registro Bassi (pedale) é composo da 12 canne in castagno, di 8 piedi, di fattura più antica
  • Il Tamburo (La2 della pedaliera) è ottenuto con le note Fa#-Sol#-Sib (registro Bassi)
  • Voce Umana e Cornetta: soprani
  • Prime 8 canne del Flauto in XII tappate
  • Il Principale ha le prime 2 canne in legno, poste ai lati del somiere, dietro le lesene
  1. Annalisa Colecchia, Il censimento delle chiese altomedievali nel territorio padovano, 1º gennaio 2008, DOI:10.23744/1057. URL consultato il 12 maggio 2026.
  2. 1 2 3 Gian Pietro Brogiolo e Monica Ibsen (a cura di), Corpus europeo dell'edilizia religiosa dalle origini al Mille. Province di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza. (PDF), Schede di Annalisa Colecchia, Vol. II, Irclama, 2009, pp. 110-112, ISBN 978-953-6002-46-7. URL consultato il 13 aprile 2026.
  3. Alexandra Chavarrìa Arnau (a cura di), Ricerche sul centro episcopale di Padova. Scavi 2011-2012, collana Progetti di Archeologia, Mantova, SAP Società Archeologica s.r.l., 2017, p. 179, ISBN 978-88-99547-10-3.
  4. Raffaele Fasanari, Gli ordinamenti napoleonici in materia ecclesiastica nella loro applicazione a Verona (PDF), in Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona (a cura di), Gli ordinamenti napoleonici in materia ecclesiastica nella loro applicazione a Verona, Atti e Memorie dell'Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, vol. 138, Verona, Linotipia Veronese Ghidini e Fiorini, 1961 - 1962, pp. 99-100. URL consultato il 9 aprile 2026.
    «Prima di Napoleone il clero in Italia costituiva uno stato autonomo non solo per quanto si riferiva alla religione, [...] facente capo al Pontefice. [...] Le modifiche organizzative ecclesiastiche furono tali che nel giro di appena cinque anni Napoleone poté realizzare [...] la concentrazione delle parrocchie e degli ordini ecclesiastici, prima, e quindi la totale soppressione di questi ultimi.»
  5. Elena Bertazzo e Sofia Trivellato, Le chiese di Padova tra IV e XV secolo: analisi urbanistica e cronotipologia degli elementi architettonici (PDF), 2012, pp. 1-17. URL consultato il 4 maggio 2026.
  6. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Le CHIESE delle Diocesi ITALIANE Chiesa di Ognissanti - - Padova - Padova - elenco censimento chiese, su chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 9 maggio 2026.
  7. 1 2 Giulio Bresciani Alvarez, Le strutture urbane e le mura cinquecentesche di Ognissanti, in Padova e la sua provincia, Luglio 1978.
  8. Évelyne Bukowiecki, Antonio Pizzo e Rita Volpe (a cura di), Il reimpiego dei laterizi romani nell’edilizia medievale di Padova, in Demolire, riciclare, reinventare: la lunga vita e l'eredità del laterizio romano nella storia dell'architettura. III Convegno internazionale "Laterizio", collana Costruire nel mondo antico, 2021, pp. 109-113, ISBN 978-88-5491-126-0.
  9. Alexandra Chavarrìa Arnau, Dalla fortificazione romana alla Torre Zabarella, in Paolo Vedovetto (a cura di), La vecchia Padova - Almanacco II, 12 febbraio 2020, pp. 44-45.
  10. Marie-Ange Causarano, Il reimpiego dei laterizi romani nell’edilizia medievale di Padova, in Évelyne Bukowiecki, Antonio Pizzo e Rita Volpe (a cura di), Demolire, riciclare, reinventare: la lunga vita e l'eredità del laterizio romano nella storia dell'architettura III Convegno internazionale "Laterizio", collana Costruire nel mondo antico, 2021, pp. 109-113, ISBN 978-88-5491-126-0.
  11. 1 2 Federico Giacomello, Trasformazioni morfologiche e funzionali della città postclassica. L'esempio di Borgo Rudena a Padova (PDF) (Tesi di Dottorato in Storia, Critica e Conservazione dei Beni Culturali, Ciclo XXX), Università degli Studi di Padova, p. 173.
  12. Elena Bertazzo e Sofia Trivellato, Le chiese di Padova tra IV e XV secolo: analisi urbanistica e cronotipologica degli elementi architettonici, 2012, pp. 1-17.
  13. Federico Giacomello, Francesca Parisi e Sonia Schivo, Una proposta di metodo per l'interpretazione del reimpiego del mattone romano tramite analisi GIS, in Archeologia dell'architettura, XXII, 2017 - Costi, tempi e metri cubi. Quantificare in architettura. Giornata di Studi (Padova, 28 ottobre 2016), DOI:10.1400/263413.
  14. Elena Bertazzo e Sofia Trivellato, Le chiese di Padova tra IV e XV secolo: analisi urbanistica e cronotipologica degli elementi architettonici (PDF), 2012, p. 14.
  15. 1 2 Franco De Checchi, La ruota degli esposti a Padova. (PDF), in Padova e il suo territorio, Padova, La Garangola, Luglio - Agosto 1999, pp. 16-19. URL consultato il 4 aprile 2026.
  16. 1 2 3 4 5 Davide Tramarin, Alla ricerca di raici identitarie per il Portello di Padova. Il complesso di Ognissanti, da fulcro del borgo medievale a confine esterno della cittadella universitaria (PDF), in Regional Studies and Local Development, pp. 289-291, DOI:10.14658/pupj-rsld-2022-3-13.
  17. Art Bonus - Complesso Ognissanti Padova, su artbonus.gov.it. URL consultato l'11 maggio 2026.

Bibliografia

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Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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