Blemmi
I blemmi (in greco: Βλέμυες; in latino: Blemmyae) erano un'antica popolazione nomade della Nubia menzionata da alcune fonti storiche tardo-romane e bizantine.

In altre fonti greco-romane, e poi soprattutto del medioevo, il medesimo nome è attribuito a un popolo con caratteristiche immaginarie.
Storia
modificaProcopio di Cesarea (500-565), storico bizantino del VI secolo, cita i blemmi nel primo libro della sua opera in otto volumi sulle campagne militari di Giustiniano I contro i sasanidi in Persia, i vandali in Numidia e gli ostrogoti in Italia.
«Dalla città di Axum fino ai confini egiziani dell'impero romano, dove si trova la città chiamata Elefantina, ci sono trenta giorni di marcia, per un buon camminatore. Là vivono molti popoli, di cui i Blemmi (Βλέμυες, Blémyes) e i Nobati (Νοβάται, Nobátai) sono i più numerosi. Ma i Blemmi abitano nell'interno di quella regione, mentre i Nobati occupano la zona lungo il fiume Nilo.»
Secondo Procopio, i blemmi abitavano la Nubia assieme ai nobati, e, come questi ultimi, adoravano le stesse divinità dei greci, oltre ad Iside e Osiride.[1] Il loro territorio era delimitato ad ovest dal Nilo e ad est dal Mar Rosso, e si estendeva, da nord a sud, da Copto nell'Alto Egitto alla città di Axum, in Etiopia.[2]
Una fonte latina del IV secolo, la Historia Augusta, elenca i blemmi fra i popoli che onorarono il trionfo di Aureliano nell'anno 274.[3] Nel III secolo, infatti, sia i blemmi che i nobati erano entrati in conflitto più volte con l'impero romano. I nobati, tuttavia, dopo aver subito una dura repressione da parte dall'imperatore Diocleziano nel 298, erano divenuti alleati dei romani (foederati) in Dodecascheno proprio contro i blemmi,[4][5] anche se i governatori romani d'Egitto pagavano comunque ai nobati un tributo annuale in oro per prevenire possibili incursioni nel proprio territorio.[6] I blemmi continuarono a rappresentare una minaccia per l'impero anche nel secolo successivo, come testimonia un'iscrizione in demotico del 373 che ricorda una loro incursione nell'oasi di Kharga, nel deserto libico-nubiano.[7]
La loro localizzazione e il loro stile di vita hanno indotto alcuni storici contemporanei ad avanzare l'ipotesi che i blemmi fossero gli antenati dei begi, un gruppo etnico del Corno d'Africa.[8]
Note
modifica- ↑ Procopio di Cesarea, De Bello Persico (Sulle guerre), I, 19.
- ↑ Jackson, p. 131.
- ↑ Historia Augusta - Aureliano, 33.4.
- ↑ Jackson, p. 152.
- ↑ Santo Mazzarino, L'impero romano, (in italiano) Bari, 1973. ISBN 88-42-02377-9 e ISBN 88-42-02401-5.
- ↑ Jackson, p. 90.
- ↑ Daly & Petry (1998: 28-29).
- ↑ Si veda, al proposito, Momigliano et alii, op. cit., p. 457.
Bibliografia
modifica- Plinio il Vecchio, Historia naturalis V. 44, 46.
- Arnaldo Momigliano, Andrea Carandini, Aldo Schiavone, Lellia Cracco Ruggini, Storia di Roma, vol. 3, pt. 1, Torino, Einaudi, 1993 - ISBN 8806117440
- M. W. Daly, Carl F. Petry, a cura di, The Cambridge History of Egypt: Islamic Egypt, 640-1517, Cambridge University Press, 1998 - ISBN 0521471370
- Robert B. Jackson, At empire's edge. Exploring Rome's egyptian frontier, 2002.
- Rick Riordan, "Le sfide di Apollo - La profezia oscura"
Voci correlate
modificaCollegamenti esterni
modifica- Blemi, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- blemmi, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
- (EN) Blemmyes, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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