Abate del popolo
L'abate del popolo fu una antica magistratura della Repubblica di Genova che venne istituita sul modello di analoghe cariche presenti in altri comuni italiani del XIII secolo. Fu concepito come organo di raccordo fra le società armate delle arti e dei mestieri e il governo della città, l'abate del popolo affiancò in qualità di tutore degli interessi dei "Popolari", la magistratura dei Capitani del Popolo che era normalmente retta da esponenti delle grandi casate nobiliari. L'istituzione ebbe la propria sede nel cosiddetto Palazzo degli Abati, costruito a partire dal 1291 e divenuto in seguito il nucleo originario dell'attuale Palazzo Ducale; l'ultimo tentativo di elezione di un abate del popolo avvenne nel settembre 1339 e si concluse con la proclamazione per acclamazione di Simone Boccanegra a primo doge della Repubblica, evento che pose di fatto termine alla magistratura.
| Abate del popolo | |
|---|---|
| Nome originale | Abbòu do Pôpolo |
| Stato | |
| Tipo | Rappresentante delle arti e dei mestieri presso il governo cittadino |
| Istituito | 1270 |
| da | Oberto Doria e Oberto Spinola |
| Soppresso | 23 settembre 1339 |
| da | acclamazione popolare che elesse Simone Boccanegra primo doge |
| Eletto da | collegio di venti elettori |
| Ultima elezione | 23 settembre 1339 |
| Sede | Palazzo degli Abati, Genova |
Origini e contesto storico
modificaNella seconda metà del XIII secolo, similmente a quanto avveniva in altre città comunali italiane, anche a Genova si affermò l'istituto dei Capitani del Popolo: espressione delle società armate delle arti e dei mestieri e concepito come contrappeso istituzionale allo strapotere delle consorterie nobiliari.[1] Il periodo era segnato dalla crescente organizzazione politica e militare del ceto mercantile e artigiano contro il dominio delle grandi casate feudali (Fieschi, Grimaldi, Doria, Spinola); maturò così anche la figura dell'abate del popolo, posto in alcune fasi al vertice o a fianco del movimento popolare.[2]
Il caso più noto e discusso è quello di Guglielmo Boccanegra, mercante e finanziere genovese di origine non nobiliare che nel 1257 assunse la guida del movimento popolare esercitando poteri di fatto assimilabili a una signoria personale, prima di essere estromesso nel 1262 da una reazione delle famiglie aristocratiche.[2] Le fonti non sono concordi sulla sua esatta qualifica: mentre una parte della storiografia e la tradizione biografica più diffusa lo definiscono primo capitano del popolo della Repubblica,[3] altre ricostruzioni lo indicano come abate del popolo dal 1257 al 1262[2].
Dopo la caduta del Boccanegra e un breve ritorno al regime podestarile dal 1270 si consolidò il sistema delle diarchie di Capitani del Popolo, espressione delle fazioni nobiliari ghibellina e guelfa: si succedettero così le coppie dei Doria e degli Spinola, quindi dei Fieschi e dei Grimaldi, sempre affiancate da un abate del popolo con funzione di garanzia degli interessi dei Popolari nei confronti dell'aristocrazia.[4]
Funzioni e ruolo istituzionale
modificaL'abate del popolo costituiva una magistratura di raccordo fra le società delle arti e il governo cittadino rimanendo distinta dalla più propriamente esecutiva e militare carica dei Capitani del Popolo.[2] Il suo compito era quello di rappresentare e tutelare gli interessi del "popolo" organizzato nelle arti e nei mestieri, tentando di mantenere una neutralità nelle questioni nobiliari, aristocratiche e dalla continua successione delle fazioni guelfa e ghibellina.[5]
La carica veniva conferita tramite un collegio di venti elettori che si riuniva per la designazione nella sede istituzionale della magistratura;[6] tale sede, il cosiddetto Palazzo degli Abati, fu fatta edificare a partire dal 1291 dai Capitani del Popolo Corrado Doria e Oberto Spinola su un'area urbana compresa fra le chiese di San Lorenzo e Sant'Ambrogio, accanto al preesistente palazzo già appartenuto ad Alberto Fieschi (dotato della torre poi detta Grimaldina), a sua volta acquistato dal Comune.[7] L'edificio così chiamato proprio perché sede dell'abate del popolo, allora massimo rappresentante del popolo cittadino, fu il primo nucleo attorno a cui si sviluppò in seguito l'attuale Palazzo Ducale.[8]
La fine dell'istituzione e l'elezione del primo doge (1339)
modificaLa vicenda che pose fine alla magistratura è legata a un celebre episodio della storia genovese. Il 23 settembre 1339, mentre nel Palazzo degli Abati il collegio dei venti elettori si accingeva a designare il nuovo abate del popolo, la folla radunatasi nella piazza antistante, sollecitata dalla proposta di un popolano, acclamò come proprio abate Simone Boccanegra discendente di Lanfranco e fratello del già ricordato Guglielmo.[9] Simone tentò dapprima di sottrarsi a una carica che riteneva di scarso rilievo ma la folla lo acclamò allora doge, una carica vitalizia sul modello veneziano che gli elettori furono indotti a ratificare.[10] Con l'istituzione del dogato la magistratura dei Capitani del Popolo e con essa quella dell'abate del popolo furono di fatto superate dal nuovo assetto costituzionale, imperniato sulla figura del doge affiancato da un consiglio di popolani.[2] Da quel momento il Palazzo degli Abati mutò progressivamente denominazione in Palazzo Ducale, quale sede del nuovo capo della Repubblica.[11]
Note
modifica- ↑ Governo della Repubblica di Genova, voce su Wikipedia in italiano.
- 1 2 3 4 5 Governo della Repubblica di Genova, voce su Wikipedia in italiano.
- ↑ Cfr. la voce Guglielmo Boccanegra su Wikipedia in inglese, con riferimento a R. S. Lopez, Su e giù per la storia di Genova, 1969; e la voce Simone Boccanegra in Enciclopedia Italiana, Treccani, ad vocem.
- ↑ A. Lercari, La nobiltà civica a Genova e in Liguria dal Comune consolare, Atti del Convegno "Comuni e signorie in Piemonte, Liguria e Lombardia" (Genova, 23-26 maggio 1989), Genova, 1990, pp. 459-475.
- ↑ A. Lercari, op. cit., pp. 459-475.
- ↑ Cfr. Simone Boccanegra, in Enciclopedia Italiana, Treccani, ad vocem, che descrive l'elezione del 23 settembre 1339 da parte di "venti elettori" riuniti "nel palazzo degli Abati".
- ↑ Preesistenze medievali del palazzo Ducale di Genova, voce su Wikipedia in italiano; Palazzo Ducale (Genova), voce su Wikipedia in italiano.
- ↑ Genova, Palazzo Ducale. Un gioiello nel cuore della città, Finestre sull'Arte, 12 dicembre 2022.
- ↑ Simone Boccanegra, in Enciclopedia Italiana, Treccani, ad vocem.
- ↑ Simone Boccanegra, in Enciclopedia Italiana, Treccani, ad vocem; Governo della Repubblica di Genova, voce su Wikipedia in italiano.
- ↑ Storia, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura; Genova, Palazzo Ducale. Un gioiello nel cuore della città, Finestre sull'Arte, 12 dicembre 2022.
Bibliografia
modifica- Andrea Lercari, La nobiltà civica a Genova e in Liguria dal Comune consolare alle Signorie, in Atti del Convegno "Comuni e signorie in Piemonte, Liguria e Lombardia", Genova, 23-26 maggio 1989, Genova, Società Ligure di Storia Patria, 1990, pp. 459-475.
- Giovanna Petti Balbi, Genova medievale vista dai suoi contemporanei, Genova, Tilgher, 1978.
- Giovanna Petti Balbi, Governare la città. Pratiche sociali e linguaggi politici a Genova in età medievale, Firenze, Firenze University Press, 2007.
- Vito Vitale, Breviario della storia di Genova, Genova, Società Ligure di Storia Patria, 1955.
- Agostino Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, Genova, 1537.
- Ennio Poleggi, Il Palazzo Ducale di Genova, Genova, Sagep, 1998.
Voci correlate
modificaCollegamenti esterni
modifica- Preesistenze medievali del palazzo Ducale di Genova, voce su Wikipedia in italiano.
- Genova, Palazzo Ducale. Un gioiello nel cuore della città, Finestre sull'Arte.