(Sherlock) The lying detective

Personaggi: Sherlock Holmes
Rating: G
Genere: introspettivo, missing moment
Avvertimenti: angsty, flashfic
Conteggio Parole: 405
Prompt: paura, per la prima missione del COW-T7
Disclaimer: "Io scherzo... forse." (cit. A.Costa) // I personaggi sono realmente esistenti, fanno quel che cavolo pare loro e, ovviamente, niente di tutto ciò è successo, sta succedendo o succederà mai.
Note: flashfic scritta dopo aver visto la 4x02. Could be slightly OOC.






Forse si era sbagliato, forse Mary si era sbagliata, e John non sarebbe venuto a salvarlo.

Sherlock era arrivato a crederci, mentre lottava contro Culverton Smith, la soluzione salina non peggiorava le sue condizioni, ma era stato a lungo sotto l’influenza delle droghe. La presa del signor Smith sul suo naso e sulla sua bocca iniziava a fare effetto, la vista gli si stava appannando. Doveva aggrapparsi a qualsiasi cosa per non lasciarsi andare. Non voleva morire, era stato sincero, anche se sapeva di non correre alcun rischio –non da quello che gli stava entrando nelle vene, quanto meno. I sentimenti erano solo un intralcio, ma per un attimo, dovendo fingere, si era concesso di lasciarsi andare.

Immagini e pensieri si erano affollati nella sua mente, dettagli che tentava di tenere chiusi in qualche cassetto di un mobile nascosto in una stanza buia e polverosa del suo palazzo mentale. Si meritava di morire, per davvero, non aveva fatto molte cose buone nella sua vita –anche se qualcuno potrebbe obiettare che consegnare alla giustizia assassini e criminali di vario genere sia qualcosa di buono, che che ne possano dire i detrattori– e non sarebbe mancato a nessuno.

Voleva dirsi che non era vero, sarebbe mancato ai suoi genitori e a Mycroft, sarebbe mancato a Molly, di sicuro, e alla signora Hudson, probabilmente sarebbe mancato anche a Lestrade –certo gli sarebbe mancato il suo aiuto durante i casi. Sarebbe mancato anche a John? Forse, in futuro, una volta che il dolore per la morte di Mary si fosse attutito… O forse no. Gli sarebbe dispiaciuto, a Sherlock, se durante tutta la sua vita (che sperava il più lunga possibile) non sarebbe mancato nemmeno un po’ a John.

Si meritava davvero di morire, e lo sapeva, ma in quel momento in cui gli era stato permesso –ordinato, quasi– di esprimere un desiderio irrazionale doveva ammetterlo: non voleva morire. Non poteva morire, aveva ancora una promessa da mantenere. Ma sembrava che la sua unica possibilità per mantenerla si stesse rivelando vana.

Lo aveva appena pensato quando la porta venne spalancata e John Watson entrò seguito dalla guardia.

Te lo avevo detto, io. Dovreste proprio iniziare a fidarvi di me, sai, Sherlock?”

Culverton venne tirato via da sopra il suo letto con la risata di Mary in sottofondo. Non era sicuro di averla sentita sul serio, ma sapeva che avrebbe usato quelle parole.

Sherlock avrebbe voluto davvero riuscire a salvarla.